Nel 1942 l'Italia fascista, fino a quel momento neutrale, si schiera con gli Alleati nel conflitto contro il Terzo Reich. In questo scenario storico, vertiginoso ma raccontato con impressionante realismo, il dodicenne Lorenzo Pellegrini passa dalla rassicurante vita borghese - comprensiva di studi ginnasiali, adunate balilla e vacanze a Riccione - alla dura esperienza della vita da sfollato. Nel Borgo che accoglie la sua famiglia, autentico spicchio dell'Italia più verace e conformista, Lorenzo si lascia l'infanzia alle spalle: è testimone della distanza che si crea fra i suoi genitori allorché la madre comincia a lavorare, partecipa come avanguardista alla vita della Nazione in guerra, e combatte in prima persona le battaglie fra ragazzini sullo sfondo di quelle, affascinanti e terribili, degli adulti. Passare indenne attraverso i bombardamenti e le esperienze iniziatiche della prima adolescenza sarà la sua più grande vittoria. "La nostra guerra" ha il registro agrodolce dei classici della cinematografia nostrana, da "Tutti a casa" a "Il Federale", coniugato a una verve narrativa in grado di produrre il primo kolossal sulla (fanta)storia d'Italia. Dopo "L'inattesa piega degli eventi", è il secondo capitolo della saga che Enrico Brizzi ambienta nell'Italia del XX secolo. Un'Italia immaginaria, beninteso, ma fra una risata e un sospiro capita spesso di domandarsi se questa stralunata Nazione in camicia nera non rispecchi tratti, fascinazioni e difetti inemendabili del nostro Paese.
Questo romanzo fa parte della trilogia dedicata da Enrico Brizzi alla sua storia alternativa del Novecento italiano: è il secondo in ordine di scrittura, dopo "L'inattesa piega degli eventi", ma il primo in ordine cronologico, dato che racconta la vita di Lorenzo Pellegrini fra i 12 e i 14 anni ("Lorenzo Pellegrini e le donne" lo ritrae intorno ai vent'anni, e "L'inattesa piega degli eventi" qualche anno più tardi). Il punto di partenza della serie è abbastanza semplice ma molto efficace: l'Italia fascista non si è mai alleata con la Germania, non ha mai emanato le Leggi razziali, e soprattutto non è mai entrata in guerra a fianco di Hitler. Di conseguenza, viene attaccata dalla Germania nel 1942: il libro racconta le peripezie di Lorenzo Pellegrini durante i due anni di guerra che seguono. Data la giovane età del protagonista, che non partecipa direttamente ai combattimenti, più che un romanzo di guerra è un romanzo di formazione, dedicato alle amicizie, alla scoperta del mondo, dell'affettività e della sessualità, e all'evoluzione del rapporto con i genitori. Una storia molto leggibile, che una volta terminata vorresti ricominciare un'altra volta. Ho dato 4 stelle al romanzo. Dal punto di vista narrativo sarebbero state 5, ma ho trovato un grosso problema nel libro che a tratti mi ha un po' guastato il piacere. Innanzitutto, va spiegato che Lorenzo è un fascista convinto, figlio di una camicia nera della prima ora, e la gran parte del romanzo è presentato dal suo punto di vista. Quindi nel romanzo i fascisti sono i 'buoni', o quantomeno il mainstream che raramente viene messo in discussione dal protagonista. Se dal punto di vista cognitivo questo è un po' straniante, narrativamente funziona, e del resto è un'operazione che è stata utilizzata efficacemente anche da altri autori (penso in primo luogo a "The Iron Dream" di Norman Spinrad). Il problema è che a tratti la narrazione passa dal punto di vista del protagonista a quello del narratore onnisciente, per raccontare sia l'evoluzione della guerra, sia le dinamiche di politica internazionale. Anche qui, non vengono fuori particolari elementi di critica al regime: sembra quasi che Brizzi sposi implicitamente la tesi storiografica del "fascismo buono", secondo cui (per dirla in termini molto semplicistici) il regime mussoliniano non sarebbe stato malaccio se non si fosse alleato con la Germania. Soprattutto, altra aporia che risulta un po' fastidiosa, nel libro si sorvola totalmente sul ruolo degli antifascisti. La dinamica politica è tutta fra il fascismo, che nel 1942 viene rappresentato ancora come animato da spinte rivoluzionarie, e la conservazione rappresentata da Casa Savoia. Ancora una volta, la cosa funziona dal punto di vista narrativo, rendendo la narrazione molto compatta e lineare, ma non dal punto di vista storico. Ed è un peccato, perché per il resto l'autore si mette in evidenza per un lavoro di world building veramente impressionante, con tanto di invenzione di intere armate e nuove città-colonia enumerate minuziosamente. Io non sono esattamente un esperto dell'epoca, quindi non posso dire se non ci siano errori, ma la verosimiglianza è impressionante. Rispetto a queste parti 'storiche' del libro, ho una mia personale teoria. Secondo me, erano state pensate come estratti del "diario di guerra" in cui Lorenzo, durante le ostilità, annota minuziosamente l'evolversi della situazione bellica. Se questo fosse il caso, avrebbero avuto totalmente senso, in quanto parti del vissuto soggettivo del protagonista (e si spiegherebbero anche alcune parti un po' farsesche nella rappresentazione dei protagonisti storici del periodo). Dato che però l'autore ha evidentemente deciso di non esplicitare questo nesso, risulta il problema che ho evidenziato sopra. In sintesi: se amate l'alternate history e/o il romanzo storico, questo libro è una lettura deliziosa. Se però avete pregiudizi ideologici che vi impediscono di godere di un romanzo in cui i fascisti sono sostanzialmente rappresentati come i buoni, consiglio di astenervi.
Secondo capitolo della saga ucronica di Brizzi, che conferma pregi e virtù del primo capitolo (L'inattesa piega degli eventi), ma in maniera diversa.
Parto dalla mia personalissima convinzione che questo romanzo è impostato meglio del precedente: molto più popolano e popolare nell'illustrare la vita del dodicenne Lorenzo Pellegrini al tempo delle guerra. La storia sua, di giovane ragazzino pieno di ideali (ovviamente, fascistissimi) che viene a confrontarsi con l'evolversi dei fatti storici, viaggiando con questi ultimi in parallelo. Fatti storici non è che sia proprio la locuzione giusta: fatti ucronici, sarebbe meglio dire.
Infatti tutto il racconto si impernia su un what-if dai risvolti colossali: e se Mussolini, nel '40, fosse rimasto neutrale? Brizzi immagina una paciosa (e proficua) neutralità fino al '42; dopodiché i tedeschi attaccano anche l'Italia. Seguono tre anni di guerra, lo sfondamento del fronte italiano fino all'Appennino (la Linea Gotica al rovescio), la controffensiva, la vittoria. In mezzo Brizzi ci mette pure il tradimento del Re sciaboletta per far deporre il Duce e cercare il compromesso coi tedeschi.
La storia del giovane Lorenzo che sfolla fra le montagne toscane scappando dalla Bologna occupata insieme alla famiglia, la quale nemmeno molto lentamente si sgretola a seguito delle peripezie amatorie del patriarca, l'avvocato (e grandissimo puttaniere), nonché camicia nera della rivoluzione fascista Paride Pellegrini.
E molto si capisce qui del carattere del protagonista, di quello che ne è stato descritto nell'altro romanzo e che tanto mi lasciava perplesso. Bravo Brizzi.
Il romanzone popolar-fascista è credibile, ben raccontato (indubbiamente Brizzi sa scrivere, bene fra l'altro). Credibile però solo finché rimane nella micro-storia, ossia mentre racconta le peripezie della famiglia Pellegrini e la formazione adolescienziale del giovane Lorenzo, fra fascistissime convinzioni e fregole sessual-amorose.
Anche se sembra che i dodicenni degli anni Quaranta non avessero in mente altro che due cose. La prima è il calcio. La seconda ve la lascio immaginare.
Comunque, il romanzone popolare all'epoca del fascio trionfante e salvatore (che avevo fra l'altro a gran voce richiesto dopo la lettura del primo libro, ritenendolo là mancante), c'è tutto. Un pò troppo tirato per le lunghe, secondo i miei gusti.
Quello che non riesco a trovare credibile, per nulla, è l'ucronia in sé. Come faccia il carnevalesco esercito italiano e il regime di cartapesta che ci stava dietro a non sbriciolarsi immediatamente dopo l'attacco del più potente esercito del mondo, non è dato saperlo; addirittura resiste con continui ripiegamenti fino agli Appennini, da solo, per più di un anno, mentre nel suo seno si scatena addirittura una guerra intestina fra monarchici e fascisti (che poi sfocia in una aperta e breve guerra civile), con i sabaudi che remano addirittura contro.
Perché non parliamo di un esercito diverso da quello che si fa mazzuolare ovunque, in tutto il Mediterraneo, nella nostra time-line: dai britannici, pur in enorme inferiorità numerica, in Egitto; dai disastratissimi francesi prossimi alla resa; dai greci (i greci!!!!). Con gli stessi imbarazzanti comandi. E con la stessa identica capacità industriale.
Non è che in due anni si diventa volpi, se prima si era galline.
Inoltre, trovo imbarazzante la trovata di far coincidere temporalmente eventi cardine della nostra linea temporale con altri, altrettanto basilari, dell'ucronia (per dire: il 25 luglio '43 diventa qui la data di un attentato a Mussolini, che lo stesso utilizzerà per attaccare la dinastia regnante mentre l'8 settembre avviene la liquidazione di Vittorio Emanuele III e dei Savoia). Sono forzature inutili, senza senso.
Insomma, il racconto fila abbastanza e si legge con piacere. Brizzi è un ottimo narratore. L'idea rimane ottima, ma la resa storica (seppur preparata da una ricerca storica, lo si nota, piuttosto buona) e ucronica rimane scarsa, a tratti clamorosamente semplificatoria. Sarebbe servita una preparazione dell'ucronia più complessa, facendo partire la linea temporale ipotetica PRIMA, e rendendola in maniera più credibile.
Peccato.
P.S. molto riusciti gli inserimenti dei dialoghi fra i grandi della storia (Mussolini, Balbo, Churchill, Roosveelt, Stalin, ecc), resi in chiave quasi fumettistica e semplicistica, proprio come se li potrebbe immaginare un dodicenne fascistissimo. All'inizio si rimane un pò perplessi, poi si capisce l'intenzione e si apprezza molto.
La nostra guerra è un romanzo di Enrico Brizzi, prequel de “L’inattesa piega degli eventi” pubblicato da Baldini Castoldi Dalai nel 2009.
Siamo nel 1942 e l’Italia si è dichiarata neutrale all’avanzata nazista in Europa. La Francia ha un governo fantoccio dove nell’ombra troviamo ancora il burattinaio Hitler. Solo Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna cercano di combattere il nazismo. L’Italia continua le guerre coloniali in Africa senza preoccuparsi della politica europea, forte dell’amicizia con il dittatore tedesco. Poi le cose cambiano. Hitler cerca di forzare la mano a Mussolini per obbligarlo ad allearsi con loro, ma l’Italia si sforza di non farsi coinvolgere. Finché la Germania non invade l’Italia.
Lorenzo Pellegrini è un ragazzo balilla di Bologna, benestante, figlio di un avvocato legato al partito fascista (“una camicia nera premarcia”). Si troverà a scappare dall’avanzata tedesca nella Pianura Padana, sfollando sugli appennini alle sorgenti del Tevere. Poi crescerà diventando il giornalista sportivo de “L’inattesa piega degli eventi“.
Il romanzo è scritto molto bene, anche se decisamente troppo lungo (614 pagine). E’ scorrevole, avvincente. Nessuna critica su questo.
Ma se ne “L’inattesa piega degli eventi” spesso si sparlava del fascismo come un partito in declino e ormai privo di spinta, spesso preso in giro e scherzato dagli intellettuali di cui Pellegrini fa parte, l’apologia del fascismo presente in questo romanzo mi ha lasciato allibito. Nessuna ironia, nessuna possibilità di fraintendimento. L’Italia vince perché fascista. L’Italia meglio per Mussolini. Assolutamente non condivisibile. Era una cazzo di dittatura, non basta non allearsi con Hitler per diventare la salvezza e l’orgoglio del popolo italiano. E raccontare di come i fascisti si battevano clandestinamente e sulle montagne contro l’occupazione tedesca… No, proprio non si può leggere.
Primo: la presentazione del libro si riferisce a L'inattesa piega degli eventi, e non a La nostra guerra. Secondo: mi lasciano un po' in dubbio le parti del romanzo nelle quali si racconta direttamente cosa fanno e dicono Hitler, Mussolini, Roosevelt e Churchill; non sempre sono convincenti. Forse Brizzi avrebbe fatto meglio a risparmiarsele, o a raccontarle in discorso indiretto. Terzo: tutto il resto è notevolissimo, e l'epopea della famiglia Pellegrini travolta dalla guerra funziona perfettamente. L'ambientazione bolognese e riminese della prima parte, il luogo esilio a San Sepolcro, con la sua atmosfera di paese, e tutto il conflitto che infuria intorno, ha indubbiamente una presa potente sul lettore, almeno l'ha avuta su di me. Dissento da quelli che hanno apprezzato solo la narrazione del conflitto e non le piccole storie della gente qualsiasi, come Lorenzo, il padre, la madre e gli altri familiari sfollati. Le une danno più sostanza all'altra, e se ci fosse solo la prima il romanzo non funzionerebbe affatto. Quarto: dopo questo e L'inattesa piega degli eventi, mi sa che dovrò attaccare anche Lorenzo Pellegrini e le donne...
Zerst�rungsroman Il prologo di "L'inattesa piega degli eventi" � l'adolescenza del Lorenzo Pellegrini. Fra "cinni" avanguardisti molto boyscout e bombardamenti molto dolorosi, un romanzo di distruzione delle sue illusioni, dei miti, sulla societ�, la famiglia, il Fascio, le ragazze, gli amici eccetera cio� il consueto sacco di paccotiglia che l'adolescenza deve sfilarsi di dosso. La paccotiglia, una volta distesa e abbandonata a terra, brilla iridescente e bellissima ma come la pelle delle vipere dopo la muta. Pare che agli ofidi non faccia male, beati loro. Tutto questo naturalmente in un Italia che, svitando solo un paio di moduli dal motherboard fascista, s'infila nella seconda guerra mondiale con Inghilterra Stati Uniti e Unione Sovietica... contro il III Reich. Plausibilit� notevole ben maneggiata. Licenze da palcoscenico per Hitler e gerarchi vari (il 3% di quelle che si � preso Tarantino, in ogni caso). Un esempio del Genio: il Ro-Ber-To, mnemonico per camicie nere dell'Asse Roma Berlino Tokyo (il Federale - U. Tognazzi), diventa qui il W RoMoLo, ovvero Washington Roma Mosca Londra. Con la stessa abilit� scompone e ricompone il resto. Si ride spesso, si ghigna di pi� - talvolta si ammutolisce - e si rimane sbalorditi di come cambiando quasi tutto, ma con gli italiani uguali, alla fine si arriva pi� o meno allo stesso punto. Fra le creativit� fa pure la sua comparsa il capitano Mafarca (da Mafarka il Futurista, di F.T. Marinetti) Un paio di moduli ho detto: frase di Mussolini..."quanti negri abbiamo ancora da mandare in prima linea?" Solo un paio. Colonna sonora: Jaco Pastorius - Punk Jazz I & II
Ma che bravo, che prepararazione, che padronanza della materia e della tecnica. E che dialoghi, che spasso, ma anche quanto realismo e profondità. Avrebbe potuto forse stringere un pochino, ma è evidente che aveva molto da raccontare (anche a se stesso) e si divertiva.
brizzi cerca da dare un prequel a quel gioiello che era stato "l'inattesa piega degli eventi", ma in realtà scrive qualcosa di diverso: c'è il romanzo di formazione, con il giovane lorenzo pellegrini che è costretto dagli eventi e dalla famiglia a crescere più di quanto l'età potrebbe sopportare, c'è un buon tentativo di creare una storia parallela decisamente verosimile (con il gioco di inserire personaggi in futuro famosi in parti diverse), e c'è la descrizione dell'eterna italietta con la sua corruzione, la sua doppia morale, il suo campanilismo (ben descritto dalla tragica faida tra i ragazzini dei due paesini) che resiste a qualsiasi situazione. qualcosa tra le pagine si perde un po', eppure c'è lo stesso da applaudire: se alla r.a.i. avessero coraggio ne potrebbe uscire una fiction meravigliosa.
Ho apprezzato lo sforzo di immaginare un secondo conflitto mondiale dai toni alternativi dove l'Italia, dapprima neutrale, entra in guerra a fianco degli alleati contro la Germania, dove a Yalta a fianco di Stalin, Roosevelt e Churchill troviamo anche Mussolini e dove il CLR è il comitato littorio di Resistenza (!!). A parte questo, i bombardamenti, la storia della gente comune, le vicissitudini degli sfollati, le rovine e le morti sono comuni al vero scenario di guerra. Un solo dubbio, legittimo: il Sud Italia che ebbe un ruolo fondamentale durante il vero secondo conflitto mondiale, in questo romanzo non è contemplato. Scrivere delle campagne d'Africa e dei diversi vari scenari di guerra senza coinvolgere in questa ricostruzione storica anche il Sud mi è sembrata una effettiva leggerezza.
Ucronia fantastica con un romanzo di formazione di un adolescente che vive all'ombra di un conflitto totalmente inventato dove Mussolini diventa addirittura uno dei quattro alleati che sonfiggono la Germania Nazista. Grande esercizio di fantasia e immaginazione di Brizzi che ci porta in un universo parallelo molto realistico. Altamente raccomandato!
Troppo troppo lungo, questo romanzo che parte da un'idea interessante - Mussolini che non si allea con Hitler - ma si disperde nella descrizione minuziosa di innumerevoli battaglie e in imbarazzanti siparietti con "Rusveltaccio" e "Ciercillone". Fanno anche un po' impressione la Resistenza fatta dalle camicie nere e in generale il fascismo buono ma vabbè, è fiction.
Divertente, e pur essendo un libro basato sulla Storia Alternativa, si assapora molto bene la Bologna dei primi anni '40. Aggiungiamo il fatto che si fa volentieri il tifo per la squinternata famiglia del protagonista e qualche serata piacevole immersi nella lettura è assicurata.
Meh. Le ucronie sono divertenti, e anche questa ci prova a intrattenerti con un resoconto dettagliato di questa guerra, con le avventure di un ragazzino sfollato in campagna e dei suoi amici, ma alla fine la cronaca bellica non è interessante, e la vita del ragazzino non è niente di speciale.
Prequel de "l'inattesa piega degli eventi" ben scritta, ovviamente, con un'ottima idea di fondo: come sarebbe andata se? Peccato che sia molto affascinante la parte relativa alla vita del giovane Pellegrini, ma mortalmente noiosa quella che riguarda lo scenario di questa ipotetica seconda guerra mondiale. Non nego di aver saltato a piè pari alcuni di questi passaggi..