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Il caffè delle donne

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Il caffè è un punto fermo nella vita di espresso e vigoroso come lo beve la madre, ingentilito da un goccio di latte come piace al suo compagno, oppure fatto bollire tre volte, amaro e profumato di cardamomo, come ha imparato a berlo in Giordania. Da sempre Qamar è in equilibrio tra due mondi, ma lo ha scoperto solo il giorno del suo quattordicesimo compleanno, quando è diventata ufficialmente donna. Sottratta a ogni contatto promiscuo, costretta a una improvvisa separazione dagli amici, Qamar deve confrontarsi con le differenze profonde tra le due culture di cui è figlia. Eppure, nelle lunghe giornate trascorse con le donne di famiglia, impara a curare il corpo come ogni sposa deve saper fare, a cucinare, a essere seducente e insieme modesta. Ed è durante queste lunghe ore al femminile che viene introdotta all'antico, affascinante rituale del caffè: nonna, zie, sorelle, riunite nel salotto si scambiano confidenze e si preparano a conoscere il destino. Solo una, ogni giorno, è la prescelta per l'interpretazione dei fondi da parte di Khalto Sherin, che sa leggere nel sedimento i segreti del cuore e del futuro. Anni dopo, di fronte al dolore di una maternità mancata, Qamar sentirà la necessità di recuperare le proprie radici e ripensare alle parole ascoltate il giorno lontano in cui lesse la propria vita nel sedimento. Scegliere gli ingredienti del proprio caffè, deciderne aroma e intensità, significa capire che gusto vogliamo dare alle nostre giornate.

Paperback

First published September 4, 2012

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About the author

Widad Tamimi

4 books
Widad Tamimi (Milano, 1981), figlia di un profugo palestinese fuggito dall’occupazione israeliana del 1967 e di una donna di origini ebree, la cui famiglia scappò a New York durante la Seconda guerra mondiale, è cresciuta in Italia. Attualmente vive a Lubiana col marito e i due figli e presta servizio nei campi di accoglienza ai profughi nell’ambito del programma “Restoring Family Link” della Croce Rossa Slovena. Nel 2012, per Mondadori, ha pubblicato il suo primo romanzo Il caffè delle donne. Scrive racconti per “Delo”, il principale quotidiano sloveno.

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5 (3%)
Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Elisa.
953 reviews12 followers
June 29, 2025
Un libro che ho scoperto per caso, ma è stata una lettura molto interessante.
Una ragazza divisa tra due culture diverse.
Un amore giovanile e uno più maturo.
Un desiderio di diventare madre che è un grande rebus.
Amman e Milano due città diverse che sanno molto compensarsi.
Il rito del caffè molto interessante!
Profile Image for Amarilli 73 .
2,739 reviews91 followers
October 26, 2012
da www.sognipensieriparole.com

Sognare la libertà sul fondo di una tazzina

Questo romanzo mi ha ricordato un oggetto prezioso che si può guardare ma non toccare, e cioè un testo molto curato, a tratti poetico, che però ti lascia apatica, della serie “ben scritto, ma alla fine cosa mi hai dato?”
Alcune idee di partenza sono senza dubbio originali, in primis la descrizione dei vari personaggi e dei loro caratteri fatta attraverso il tipo di caffè che prediligono. Alla madre di Qamar, ad esempio, il caffè piace forte, intenso superiore ricco. Con la giusta corposità. E mentre a Qamar piace leggero, annacquato, quasi senza carattere, sua madre cerca un aroma che incida, “e lo beve bollente perché la lingua venga scolpita da solchi indimenticabili, eterni”.
Molto bella è anche l’idea di ricollegare al caffè la vita della protagonista, facendo partire le sue sofferte decisioni e la sua graduale maturazione da una lontana divinazione dei fondi del caffè che le avevano fatto da ragazzina, così come quella di combinare caffè ed amore: “Le difficoltà in una coppia arrivano sempre, bisogna lasciare sedimentare. Perché l’amore è come il caffè”.

Tuttavia, l’innegabile bellezza di queste descrizioni si perde poi nella trama complessiva, nella narrazione della vita presente di Qamar, inframmezzata ai ricordi delle estati che passava da bambina in Giordania, presso la numerosa famiglia paterna, convivendo in una grande casa con una tribù di zie, zii, cugini e vicini. Immagino che l’autrice volesse verosimilmente descrivere con rimpianto e malinconia il periodo passato da Qamar ad Amman: l’impressione che se ne trae è invece quella di ambiente chiuso, bigotto, in cui una donna si sente imprigionata, in cui il tempo sembra non scorrere mai.
Ecco, la narrazione ha questo stesso ritmo sonnacchioso, per pagine e pagine.
Non per niente Qamar, dopo che è divenuta donna ed è stata separata e confinata dietro le mura, non ci ritorna più per quasi venti anni, preferendo crescere nella più banale (ma certamente più vivace) Italia.

Se poi si considera che l’unico “evento” consentito alle donne nella Grande Casa (oltre a lavorare e partorire figli, possibilmente maschi) consisteva nel riunirsi per bere il caffè e per leggere il futuro nei sedimenti lasciati nella tazzina, non si riesce davvero a capire da dove derivi tutto questo rimpianto per Qamar, giovane arabo-occidentale, eternamente insoddisfatta.
Il fatto è che la sua vita in occidente (ovvero università, carriera nelle ONG, convivenza con fidanzato -occhio, non matrimonio! - in assoluta LIBERTA’), le appare così grigia (?), mentre laggiù ad Amman tutto resta ammantato da un velo di (finta) favola: ah…le mie radici, ah quella cara vecchia cultura che non mi appartiene, ma a cui resterò legata per sempre.
Confesso che io, nella mia probabile ottusità mentale, non ho proprio capito perché.
Persino questa visione idealizzata non riesce a nascondere inaccettabili contraddizioni: lei, libera, istruita, con un lavoro come mediatrice culturale, non batte ciglio quando vede i lividi sotto il velo della zia. Nel nostro mondo sarebbe violenza, laggiù giammai! Qamar si guarda bene dal minimo accenno di critica: il marito ha sempre rispetto e pudore per la sua sposa, e non si spinge mai oltre il limite (e gli altri familiari possono far finta di non vedere, perché tanto c’è sempre lo sguardo compassionevole dell’Onnipotente che dall’alto benedice le mogli docili e devote…).

La Tamimi scrive bene, con frasi da annotare, ma non mi è piaciuto il tanto promesso incontro-scontro tra culture: ciò presuppone, in effetti, la contrapposizione di almeno due culture, ma qui dove sono? In realtà Qamar non ci fa che parlare del suo mondo, della sua tradizione arabo-mussulmana, e, solo per intuizione-deduzione, capiamo che sia sua madre, sia il suo compagno Giacomo non ne fanno parte. Ma, appunto, quale è la loro cultura, contrapposta alla sua? Silenzio assoluto. Come se loro non avessero neppure una propria dimensione religiosa, o una propria tradizione familiare (anche se banalmente italiana).

Davvero un testo contraddittorio: seppure viene continuamente ribadito il concetto della ricerca dell’unione tra le differenze, del ponte gettato tra due mondi, io ne ho visto e conosciuto - attraverso gli occhi di Qamar- uno solo.
Profile Image for Collezionedistorie.
325 reviews13 followers
August 14, 2017
Con Qamar, se fosse reale, di certo farei amicizia. Perché ha le mie paure, i miei dubbi, le mie incertezze, la mia perenne ricerca di qualcosa di non ben identificato. Qamar vuole un figlio, ma non riesce ad averlo; Qamar ha origini giordane e italiane ed è in bilico tra due culture, non sa qual è il suo posto, il punto di equilibrio. Qamar cerca: la sua identità, un bambino da amare, l'amore per Giacomo che è andato a confondersi con quello per il cugino Yusef, riemerso dai tredici anni. Qamar, alla fine, riesce a trovare quasi tutto. Scrittura semplice, scorrevole, un romanzo meno superficiale di quanto sembrerebbe alle prime pagine.
Profile Image for Esther.
Author 3 books50 followers
May 4, 2018
Qamar is growing up in Italy; but being the daughter of a Jordanian father, she spends the summers of her youth with her father's family in Jordan. She enjoys the free life in the Grand House of her grandparents, the family gatherings with her cousins, the heat and the desert, in short the totally different life to her everyday life in Milan.
But as she becomes a teenager, the rules in Jordan change for her too. She becomes aware of what makes her different from her Jordanian cousins: the clothes, her puberty reactions, her immaturity. She is invited into the circle of women and reluctantly accepts the invitation, while missing her life as a wild child.
During her last summer in Jordan, she is told her destiny by a neighbor who reads from the coffee grounds. And she falls wildly in love with her cousin Yusef and is granted the privilege of being alone with him regularly, something probably none of the other young girls in her family would have been able to do. She is 14 years old - and will not return to Jordan for many years to come.

Interlaced with her childhood story is the story of Qamar as a young woman. She is living with Giacomo, her Italian childhood friend and lover since some time and is trying to have a baby with him. When she loses the baby in the first weeks of pregnancy, the destiny that she had been told as a child in Jordan comes back to her mind. She is desperate about the idea of never having children and in her impulsive way, she decides to break up her relation to go back to Jordan to find answers about her "true identity".


I really enjoyed the description of Jordan and the life Qamar shared with her family. There was so much life and love and joy, despite the hardship of everyday life and the unequal rights for men and women, the different treatment of daughters and sons.
I think Widad Tamimi did a wonderful job of contrasting the different worlds of her protagonist (who might be much of herself, as far as I can judge from her biography and from the acknowledgement at the end) and of showing the good and the bad of each world.
I found the development of Qamar into a young woman who is in between worlds and does not know where to belong, what to call her origins, on which side to stand, very authentic and touching.

Altogether, I found it in parts a bit too sentimental. But then again, to bring about her message that love can come in very different ways and that especially the love for a child depends on nothing more and nothing less than falling in love with the child, whether it is your own or not, I guess some sentimentality did help.

A nice discovery - that I picked up by chance and the local library, for lack of finding what I was looking for.
Profile Image for Veronica.
483 reviews
May 18, 2023
Attraverso il caffé ci viene svelato il mondo di Qamar e della sua famiglia, conosciamo quindi sua madre (un'occidentale sposata con un arabo) e la famiglia giordana con i suoi personaggi caratteristici come la nonna Teta. Queste due culture che la compongono la tengono in bilico e insoddisfatta della sua vita anche se dalla narrazione non c'è alcuna contrapposizione tra esse che dia un vero senso alla sua insoddisfazione.
Le giornate estive di Amman ci scorrono sotto gli occhi narrate dalla voce infantile della protagonista che idealizza quel mondo ponendo sotto un velo tutte le cose problematiche della cultura liquidando il tutto con "lì si usa così" o per lo meno questa è l'impressione che ha dato a me. Sia la Qamar bambina che quella adulta non muovono né passi né parole contro quel sistema, cosa che mi ha fatto anche infuriare visto che lei sa bene cosa sia avere dei diritti e libertà.
Qamar è il tipo di personaggio che vorresti prendere a sberle per quanto è stronza: il suo modo di agire, pestando i piedi e dando addosso agli altri per i suoi errori e sfortune è terribilmente infantile e dimostra che nonostante sia adulta ormai non è mai maturata. Resta una bambina viziata che si aggrappa a un passato e una cultura a cui far parte solo quando le fa più comodo. Perché in realtà dal testo non trasparisce il suo appartenere alla cultura araba se non per il fatto che suo padre lo sia e solo durante le estati infantili ne viene un po' ammantata per poi ritornare a non esserlo con il ritorno a Milano. Per lo meno questo è ciò che è venuto in mante a me leggendo.
Ho già detto quanto il suo comportamento mi desse ai nervi e dal momento in cui perde il bambino lo diventa anche di più portandola a un'odio viscerale insensato per Giacomo, il suo compagno santo (sinceramente non so come abbia fatto lui a volerla di nuovo nella sua vita), e a un'invidia malsana verso le altre madri mischiata anche all'odio. Sulla cotta per il cugino non mi voglio esprimere perché davvero è un altro fattore che spiega bene la sua immaturità.
Un punto a favore della narrazione è stato il modo in cui la Tamimi è riuscita a descrivere proprio la situazione intorno all'aborto spontaneo che Qamar ha avuto, in effetti è la sola cosa che salvo di questo libro.
Nemmeno alla fine quando la realtà giordana le viene sbattuta in faccia riesce a maturare, sì torna da Giacomo (che più che una persona amata sembra un ripiego sicuro) e sì ripercorre il passato ritornando in Giordania e riallacciando i rapporti con i parenti, sì fa anche pace con se stessa ... ma rimane sempre una bambina viziata che appena può pesta i piedi e urla per avere ciò che vuole fregandosene degli altri.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Il pesciolino d'argento.
162 reviews25 followers
July 5, 2020
Il caffè delle donne è il libro d’esordio di Widad Tamimi, figlia di un profugo palestinese fuggito dall’occupazione israeliana del 1967 e di una donna ebrea; cresce in Italia, a Milano. Tamimi è una donna dunque figlia di diverse culture, e probabilmente per tanto tempo ha fatto fatica a scegliere in quale identificarsi.
Proprio questo conflitto interiore è l’argomento intorno al quale si dipana la trama del libro, ed è facile accostare l’autrice e le sue esperienze a quelle della protagonista, Qamar […]
Recensione completa qui 👇
https://www.ilpesciolinodargento.it/i...
Profile Image for Maria Cristina.
96 reviews6 followers
October 9, 2022
In previsione del mio viaggio in Giordania ho chiesto alle mie libraie un libro che parlasse di questo luogo che tanto a lungo ho sognato. La storia di Qamar è divisa tra l’Italia, dove è nata, e l Giordania patria di suo padre: le estati scorrono felici in Giordania per poi tornare a scuola in Italia. Fino a che è bambina tutti scorre felicemente ma arriva un momento che le tradizioni arabe le vanno strette.
Due mondi completamente diversi che per un po’ scozzano al suo interno fino a fare pace.
Profile Image for Rosy.
41 reviews
June 8, 2021
Tamin, scrittrice italiana di origini mediorientali, ti immerge in un mondo da mille e una notte con tutte le contraddizioni del mondo arabo. Qamar, la giovane protagonista realizzata dal punto di vista lavorativo e affettivo si trova a fare i conti con i due mondi a cui appartiene. Deve chiudere un capitolo del suo vissuto tanto idealizzato per poter andare avnti senza ripensamenti. Storia a tratti commovente con un ottimo finale.
1 review
January 2, 2020
bello, semplice e ambiguo come molti ragazzi che non si sentono di appartenere nè ad una cultura nè all'altra. Ricerca di radici e tentativo di aggrapparsi in un ritorno nel tempo. Alla fine la cocnte delusione, ma nello stesso tempo la consapevolezza della realtà. Bello il personaggio di Qatar, esempio di adolescente in bilico come tante adesso.
Profile Image for Erica.
65 reviews3 followers
January 7, 2018
Nella mia infinita cattiveria e acidità che solo un romanzo mediocre può suscitarmi (non bello, non brutto, insipido) ho maturato questo pensiero: se non fosse stato per tutti gli aquiloni e tutti i cacciatori di questo mondo, questo libro non sarebbe mai stato pubblicato.
Spunti interessanti lasciati cadere nel nulla, stereotipi descritti con banalità, scivoloni verso derive Harmony. Detto questo, non è mica da buttar via. Ma quello che intendo io per "scrittore di talento" è diverso.
Profile Image for Anna Scrive.
27 reviews2 followers
June 3, 2024
Un bel libro dalla lettura scorrevole e piacevole. Ho apprezzato le scene della vita in Giordania, quasi sentivo anch’io i profumi, gli aromi descritti e percepivo questa aria calda e secca del deserto. Una storia che è riuscita a farmi sentire connessa a tutte le diverse donne narrate.
Inaspettato l’epilogo di Yufef, che lascia una sensazione amara e spiacevole.
E poi Giacomo… ma quanta pazienza ha sto uomo?!?! :D
Profile Image for Cristina.
874 reviews39 followers
December 7, 2014
Arrivo dalla lettura (travagliata e lasciata incompleta) di Venuto al mondo della Mazzantini e confesso che appena la protagonista manifesta il desiderio di avere un figlio avrei mollato volentieri il libro nella raccolta indifferenziata. Poi ho perseverato nella lettura: in fondo i primi capitoli mi sono piaciuti, e poi non è che mi posso presentare di nuovo alla cena del Club di lettura senza aver finito il libro, no? Con Venuto al mondo ero giustificata dall'insostenibile pesantezza dello stile e dalla urticante protagonista. Qui almeno lo stile è lineare e semplice. Non posso dire altrettanto della stronzissima protagonista, purtroppo.
Qamar vive tra due mondi: figlia di un immigrato giordano venuto in italia per studiare è stata educata in Italia, ma passa le sue estati ad Amman, con la famiglia paterna, dove viene trattata come una piccola principessa (e ci sciala in questa sua presunta superiorità). Passa così l'infanzia idealizzando l'ambiente in cui vivono i suoi nonni e i parenti, che sembra un mondo di favola. Poco importa che le cugine si sposino a 15 anni se non prima, e che vengano sistematicamente picchiate dai mariti quando questi sono nervosi. Il risveglio arriva brusco con l'adolescenza, momento in cui le vengono per la prima volta messi dei limiti, perchè è donna, ormai, e si deve comportare di conseguenza. Ovviamente Qamar, viziata, abituata a ben altra vita, sclera: non parla, non gioca, non comunica, perchè sono tutti brutti e cattivi e la tengono prigioniera, lei povera principessa in esilio. Fortunatamente la prima cotta (ovviamente per un cugino, tutte abbiamo la prima cotta per il cugino figo) ammanta di nuovo tutto di magia, e la Giordania, Amman, ritornano a essere - infantilmente - il regno magico.
Incontriamo Qamar in Italia, ormail adulta, con un lavoro che non la soddisfa (ma va?) e un fidanzato che la adora, e sembra andare tutto bene, nonostante un rapporto non ben definito con la madre (che non sono sicura sia giordana o italiana ma non mi va di rileggere il libro per capirlo) e un padre assente sempre via per lavoro.
Poi la tragedia: l'orologio biologico si sveglia e Qamar vuole, disperatamente vuole, un figlio. La tafila è la solita: aborto, prognosi infausta, sviluppo di una serie impressionante di paturnie e egoismi, tutti gettati sul compagno che certo, lui mica soffre per la perdita del bambino, lui! Su tutto l'invidia divorante verso le altre donne, verso quelle che i figli li possono avere. La speranza dell'adozione, purtroppo rifiutata da Giacomo che invece di adottare non se la sente, la crisi con lui che non la capisce perchè lei è di un'altra cultura (sottociuto: io sono meglio, che vuoi capire tu) e il rifugiarsi nel ricordo idilliaco del passato, dell'infanzia, perchè Qamar di fronte ai problemi, dalla bambina viziata che è, scappa.
Ora una precisazione: capisco il dolore di chi perde un figlio, i sogni che hai, l'amore per questa persona in divenire, l'infinita sofferenza della perdita. Ma l'invidia divorante quella spero di no, di non capirla mai, perchè non c'è nulla di più brutto dell'invidia e del rancore.

Il ritorno alla realtà è a opera del primo - mai dimenticato? - amore. E qui davvero l'idealizzazione del passato della protagonista tocca il fondo: con i sogli di amore eterno con il cugino che però non è lui, è una idealizzazione infantile di non si sa chi.
Il ritorno ad Amman (non a caso fatto avvenire in inverno) mette Qamar di fronte alla realtà della vita in Giordania, ma le fa anche riscoprire valori e affetti che la patina rosa che aveva suglio occhi non le permetteva di vedere.
La principessa scende - un poco - da trono, e rivaluta le cose che dava per scontate. Purtroppo non abbastanza perchè alla fine del libro non mi pare sia del tutto cresciuta: credo che la convinzione che tutto debba andare come vuole lei sia sempre li.
Tutto sommato il libro non mi è dispiaciuto, e gli do tre stelle nonostante la protagonista stronza. A bilanciare i personaggi che mi sono piaciuti: il nonno e la nonna, Leila, la madre e la sorella di Qamar, soprattutto Giacomo, dolce e gentile e votato alla santità con una cretina simile come moglie.

Profile Image for Karin - Le Lettrici Impertinenti.
364 reviews51 followers
November 26, 2016
Recensione di Rossella per il blog http://lettriciimpertinenti.blogspot....

Amo il caffè, mi piace godermi il gorgoglio della moka, immergermi nel profumo, gustarne il sapore. Lo voglio deciso, intenso, con pochissimo zucchero… come potevo, quindi, non essere attratta da questo romanzo? Beh, le mie aspettative non sono state per nulla deluse: si tratta di un bel romanzo d’esordio dal respiro multiculturale, come piace a me.



L’infanzia di Qamar è divisa tra la libera, ricca ed occidentale Milano, dove vive con la madre, ed Amman, bella ma piena di contraddizioni e regole non scritte. Qui vive la famiglia del padre, nella grande casa piena di donne dalle quali Qamar apprende pian piano le usanze, i riti ed anche gli “inconvenienti dell’essere donna nella cultura islamica. Un rito che la colpisce particolarmente è quello quotidiano della lettura dei fondi di caffè, alla quale le ragazze non sono ammesse fino al compimento dei 14 anni, momento in cui diventano donne. Quest’usanza sacrale, come tutte le cose nuove e sconosciute, la eccita e la intimidisce allo stesso tempo e quando finalmente giunge il momento della lettura della sua chicchera lei è così spaventata che scappa senza voler conoscere il responso. Questo segreto resta sospeso per molti anni tra il suo passato e l’oggi, che Qamar vive a Milano con Giacomo, altra figura importante nel romanzo.



Ma, come dice il proverbio, tutti i nodi vengono al pettine ed anche per lei arriva il momento di fare i conti con le sue radici, di scegliere come vuole che sia il suo caffè, di chiudere le ferite aperte e trovare, finalmente se stessa.



Perché mi è piaciuto? Perché mi affascina l’oriente, la sua cultura, i riti, le usanze le tradizioni che a volte ci sembrano così diverse dalle nostre… ma se ci pensiamo bene, nonostante le differenze, tutto il mondo è paese, ovunque può esserci una casa, una famiglia, comunque la si intenda. Ovunque due persone possono riunirsi, conversare, confrontarsi davanti ad una tazzina di caffè, che sia ristretto, breve ed intenso o aromatizzato al cardamomo e preparato secondo un rituale lento e preciso.



E poi mi sono piaciuti i personaggi, così normali da poter essere i vicini dell’appartamento accanto al nostro: Qamar con le sue incertezze, il vittimismo dietro il quale le donne a volte nascondono la loro paura di affrontare i problemi, ma che spesso mette a rischio i pochi rapporti solidi e le scarse certezze che restano. E’ proprio questo che rischia Qamar con Giacomo, il suo stabile, rassicurante e paziente compagno che diventa bersaglio preferito su cui sfogarsi… ma nulla si può dare per scontato nella vita, a volte bisogna scegliere con coraggio e decidere quale rischio correre.



Come definirei questo libro? Bello, semplice e profondo, scritto in modo scorrevole e delicato, per nulla melenso sebbene abbia a che fare con sentimenti profondi. Esordio pienamente soddisfacente!
Profile Image for Girandolina.
4 reviews
February 8, 2013
Forse era il libro giusto al momento giusto.
Non lo so, ma mi ha catturata completamente e ora che l'ho finito è un po' come se avessi perso un amico. Vorrei avere ancora delle pagine da scoprire, vedere come vivranno Qamar e Giacomo, guardare ancora una volta negli occhi teta, avere ancora la possibilità di scoprire quale sia il caffè che fa per me: quello nero e amaro che prendo ogni mattina? quello macchiato che prendo quando voglio che duri di più la pausa che il caffè sempre rappresenta? o forse quello arabo che ho bevuto una sola volta, quasi per scherzo?

Un filo sottile di orgoglio nel riconoscere i significati di alcune parole arabe che sto faticosamente cercando di imparare; la duplicità con cui due mondi lontani si avvicinano: un'estrema naturalezza e - nello stesso tempo - uno stridio fastidiosissimo; il calore e l'abbraccio della Grande Casa ... ma anche della casa di Qamar e Giacomo e, in definitiva, anche di quella di mamma e baba ...
Tante sensazioni, tanti pensieri ... e - su tutto - il profumo del caffè ...
Profile Image for Eleonora.
25 reviews3 followers
March 24, 2013
Chi ricorda Julia Robert in Se scappi ti sposo che non riesce a decidere come cucinarsi le uova a colazione? Anche Qamar, la protagonista, deve trovare il "suo" caffè, un compromesso fra quello arabo, americano o preparato con la moka.
Di ritorno dopo una trasferta a Istanbul, dove ho assaggiato il mio primo caffe' turco, mi sono scolata il libro in circa 3 ore: la narrazione ogni tanto perde il ritmo (i dettagli su come sono vestite le persone qualche volta mi hanno ricordato i consigli delle scuole di scrittura per i romanzi rosa) e in generale non capita nulla di particolarmente eccezionale. Ma il libro è carino, ed e' facile affezionarsi alla protagonista, che non riesce ad appartenere mai ad una categoria univoca: ne' occidentale ne' orientale (come il bambino protagonista nel film "Almanya", nato in germania da genitori turchi, che non sa se giocare nella squadra turca o in quella tedesca), ma un po' tutte e due, come negli altri ruoli opposti e complementari (figlia/mamma, emancipata /donna di casa).
125 reviews
November 5, 2012
Bellissima descrizione al femminile della vita di chi si sente a metà tra 2 mondi: quello occidentale e quello mediorientale, che trovano una loro integrazione nella voglia di famiglia e di maternità della protagonista.
Profile Image for ClaudiaBiEnne.
207 reviews9 followers
August 25, 2017
Tematiche interessanti (identità, cultura, islamismo, maternità), ma trattate in maniera troppo superficiale: l'autrice pone molte domande ma risponde in maniera semplicistica e scontata.
I passaggi relativi alla sua relazione col compagno sono leziosi ed irritanti.
Peccato perché a tratti ci sono espressioni felici e una certa sensibilità molto attuale.
Displaying 1 - 18 of 18 reviews

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