Come storico della lingua italiana, avverto anche l’esigenza di un certo impegno civile: diffondere la padronanza della lingua e della sua storia è un modo per rafforzare il senso di appartenenza a una comunità.
La lingua che parliamo dice molto di noi e del modo in cui stiamo nel mondo. È uno strumento di formazione non solo individuale e collettiva, ma anche, in senso ampio, civile. In questa conversazione con Giuseppe Antonelli, Luca Serianni torna su alcuni nuclei centrali della sua attività di grammatico e di storico della lingua: la norma e l’uso, l’insegnamento scolastico e universitario, l’italiano della poesia e del melodramma. È un libro dal tono affabile, ricco di aneddoti, che offre nuovi e originali spunti di riflessione. Davvero quella dei ragazzi di oggi è la "generazione venti parole"? È ancora utile studiare le lingue classiche? Usare il dialetto è un bene o un male? La grammatica si va impoverendo? E quanto conterà, per la lingua del futuro, la rivoluzione digitale? Un dialogo appassionato sull’italiano, la sua storia e il suo presente: la sua importanza per la vita della nostra comunità e delle nostre istituzioni.
Luca Serianni è stato è stato un linguista, filologo e accademico italiano. Ha insegnato Storia della lingua italiana alla Sapienza-Università di Roma. Con il Mulino ha pubblicato «Il primo Ottocento. Dall’età giacobina all’Unità» (1989) e «Il secondo Ottocento. Dall’Unità alla prima guerra mondiale» (1990), nella serie diretta da Francesco Bruni «Storia della lingua italiana». Tra i suoi ultimi libri «Scritti sui banchi. L’italiano a scuola tra alunni e insegnanti» (con G. Benedetti; Carocci, 2009), «L’ora di italiano» (Laterza, nuova ed. 2012) e «Manuale di linguistica italiana» (con G. Antonelli; Bruno Mondadori, 2011). Il 18 luglio 2022 è stato investito da un'automobile a Ostia, non lontano dalla sua abitazione, mentre attraversava sulle strisce pedonali; ricoverato in coma irreversibile presso l'ospedale San Camillo di Roma, è deceduto tre giorni dopo.
È stata per me una lettura accademica, ma lo consiglio a chiunque possa essere interessato all’argomento: una lettura scorrevole e estremamente piacevole sulla lingua italiana!
Molto godibile ma con alcuni scivoloni da ""purista"" del Serianni nei riguardi dell'italiano futuro e contemporaneo. Riesce a risultare gradevole anche per un pubblico non formato seppur rimanendo puntuale e ben scritto. Interessante come esperimento
Una lettura molto agile e interessante, ricca di spunti e curiosità sulla nostra bella lingua italiana. Scritto sotto forma di intervista è un libro dall'approccio semplice anche per chi non ha conoscenze approfondite di linguistica. Consigliato!
Molte le riflessioni interessanti e condivisibili. Purtroppo sono velate da una supponenza rara (forse i professori bravissimi quando diventano vecchi diventano narcisisti e tremendamente egocentrici e non bisognerebbe intervistarli)
Un libro interessante, ricco di diversi spunti di riflessioni, con molti (troppi?) pareri personali di Serianni, per questo molto opinabili. Peccato per la parte di libro incentata più sul linguista in se e sulla sua storia personale che sulla lingua e la lingusitica in generale.