Bentornati a una nuova puntata di #FaeViews - la rubrica in cui leggo e recensisco ogni libro in cui incappo che abbia come protagonisti i Fae!
EDIT: l'autrice mi ha gentilmente fatto notare che la copia digitale da me ricevuta non è quella definitiva, pertanto molti degli errori e dei refusi che menziono nella mia recensione sono stati editati correttamente nella versione finale del libro.
Ho ricevuto una copia digitale di questo libro dall'autrice. Le opinioni espresse restano comunque oneste e frutto della mia esperienza e del mio gusto personale.
Quando sono venuta a conoscenza del fatto che un membro della community bookstagram italiana stava per pubblicare un libro Fantasy dedicato ai Fae non ho saputo resistere. La copertina è meravigliosa e la trama aveva catturato la mia attenzione (diciamo che non ci vuole molto a catturarla quando si tratta di Fae...), perciò quando l'autrice ha esternato l'intenzione di trovare persone nuove con cui collaborare sono corsa a propormi.
Sandy è stata carinissima fin da subito, facendomi sentire come se fossi io a fare un favore a lei leggendo il suo libro e non il contrario! E' veramente un tesoro, e le auguro veramente ogni bene nella sua carriera da scrittrice appena cominciata. Ho apprezzato molto anche la "sportività" da lei dimostrata quando le ho fatto presente che sarei stata disposta a collaborare solo se lei avesse accettato una mia recensione onesta: non tutti gli autori, specialmente emergenti, sono disposti a correre il rischio di ricevere un parere negativo sul loro libro d'esordio, al punto da arrivare anche ad alterarsi quando poi questo accade. Sandy si è dimostrata invece molto matura su questo aspetto.
Ci tengo quindi a sottolineare che la mia non vuole essere una recensione negativa volta ad affossare questo libro, e la mia speranza è che possa essere recepita come una critica costruttiva. Ivy and Ruins è comunque un romanzo di debutto, cosa che ho sempre tenuto bene a mente mentre leggevo e formavo le mie personali opinioni sulla storia: non mi aspettavo quindi il nuovo ACOTAR e trovo ogni "mancanza" assolutamente comprensibile e giustificabile, senza contare che - essendo io una grande amante delle storie sui Fae - ne ho lette talmente tante, dalle più famose a quelle di autori stranieri autopubblicati, che è diventato difficile trovare qualcosa che mi colpisca veramente.
Ma andiamo per ordine:
TRAMA: Evans ed Everan vivono a Rosedale, una cittadina di montagna costruita ai margini di una foresta. Hanno perso i genitori in tenera età, e da allora è loro fratello Hunter a prendersi cura di loro. Evans ed Everan non sono adolescenti qualunque: possiedono infatti la Seconda Vista, ovvero la capacità di vedere le creature del Popolo Fatato e di vedere oltre ai glamour dei Fae. Sono quindi a conoscenza dell'esistenza di un mondo a parte, vicino ma allo stesso tempo incredibilmente distante da quello umano, ma hanno due approcci molto diversi alla cosa: Evans adora il Mondo Nascosto e sin da piccola non sogna altro che farne parte. E' diventata amica del re dei Fae selvaggi, e ogni mese va a ballare sotto la Sithbruaich nelle notti di luna piena. Everan è invece convinto che i Fae siano di quanto più mostruoso ci sia al mondo ed è intenzionato a restare il più possibile lontano dal loro mondo. Questa divergenza di opinioni ha creato, nel tempo, un divario tra i due gemelli. Qualcosa si sta però agitando nei dintorni di Rosedale e ben presto i due dovranno unire le forze per lottare contro qualcosa molto più grande di loro.
La trama è carina e intrigante, sebbene concretamente non goda di una grandissima originalità, almeno non in questo primo libro. Ci sono tanti aspetti di essa che avrebbero giovato di un maggiore sviluppo, e tanti altri che sicuramente andranno approfonditi nei prossimi libri della serie.
AMBIENTAZIONE: il world-building di Ivy and Ruins è, a mio parere, un pochino sottosviluppato. Sappiamo infatti che i protagonisti vivono in questa cittadina chiamata Rosedale, sappiamo che ci sono delle mura cittadine, sappiamo le specie di alberi che ci crescono, sappiamo che ci sono delle montagne e un bosco con un lago al suo interno, e sappiamo di essere negli USA perché i gemelli frequentano la high school. Rosedale potrebbe essere letteralmente una qualunque cittadina di un qualunque Fantasy e purtroppo non sono mai riuscita a inquadrarla veramente, non ho mai capito quale fosse l'atmosfera legata a questo posto, e ho avuto la costante sensazione di star leggendo di un mondo davvero troppo vago. Anche la Sithbruaich non viene mai descritta a dovere, al punto che se me lo chiedessero non sarei assolutamente in grado di descrivere come sia strutturata al suo interno. So che c'è una sala del trono, so che ci sono dei corridoi e so che ci sono delle stanze da letto. Questo è tutto ciò che ci è dato sapere del mondo segreto dei Fae selvaggi, ed è un vero peccato.
STILE DI SCRITTURA: la penna di Sandy è ancora un po' acerba ma, come ho detto all'inizio, la cosa è assolutamente comprensibile. La copia digitale che ho ricevuto è piena di refusi ed errori di battitura, quindi forse era necessario un migliore lavoro di editing. Ciò che però più mi ha colpita è l'altisonanza della scrittura, e qui devo fare alcuni esempi:
"Scoprire che avevamo compagnia in quella sconosciuta abitazione..."
"Le grigie nubi temporalesche..."
"La consistenza della ruvida corteccia..."
"...gli chiesi in tono dolce e scaltro, curiosa di conoscere ciò che stava abilmente omettendo" (come si fa a dire che il proprio tono è scaltro??)
"...che gracchiò contro il pavimento e mi costrinse a fare una smorfia infastidita a causa del forte rumore"
"...scacciando il lieve freddo che mi si era appiccicato all'epidermide"
"Le stringenti pareti di casa..."
"I riccioli color dell'ebano..."
Ho avuto spesso la sensazione che l'autrice volesse forzare uno stile più "ricercato" e particolare, quando non ce n'era assolutamente bisogno. L'uso frequente di "epidermide" al posto di "pelle" e di frasi come "riccioli color dell'ebano" mi ha un po' ricordato lo stile che si trova nelle fanfiction. Il tutto risulta un po' troppo pretenzionso, specialmente all'inizio (la cosa va a scemare man mano che la storia diventa più dinamica). E a proposito dell'inizio, il primo 30% di questo libro purtroppo è zeppo di info-dump, sui luoghi, sulle persone, su qualunque cosa. Insomma, l'autrice deve sicuramente migliorare il "mostrare piuttosto che dire".
C'è inoltre un forte contrasto di stile per quanto riguarda le descrizioni di scene e azioni: in alcuni casi il tutto è troppo dettagliato, portando all'inserimento di frasi assolutamente superflue che non aggiungono nulla alla narrazione e la rendono semplicemente più pesante (come quando Evans ci dice "posai la tazza ormai vuota nel lavello e vi feci scorrere un po' di acqua dentro" o ancora "Dopo aver sciacquato e messo ad asciugare la scodella, uscii finalmente di casa e chiusi la porta con un giro di chiave" oppure "Mi portai le dita sul taglio e poi le allontanai"), in altri casi invece è tutto troppo vago (come quando Evans ci dice "Avevo tentato in ogni modo possibile di trovare qualsiasi informazione utile sull'Ancora" sì okay, ma quali sono questi modi? O tutte le volte che ci viene detto che "esperti erano arrivati per studiare la situazione" ma chi sono questi esperti, esperti di cosa poi? O quando veniamo a sapere che i Fae stanno facendo qualche pattugliamento o qualche incantesimo iper vago). Insomma, da questo punto di vista c'è bisogno di un maggior equilibrio.
Ho trovato spesso anche delle ripetizioni, come quando Everan ci dice "Non ero di indole impulsiva, era mia sorella quella impulsiva", frase che non solo contiene già di per sé una ripetizione, ma che viene letteralmente ripetuta in due capitoli distinti (capitolo 6 e capitolo 24).
Sinceramente credo che molti di questi aspetti potessero essere evitati con un miglior lavoro di editing. Se una normale lettrice come me si è accorta di tutti queste cose, un'editor dovrebbe essere in grado di notarle e sistemarle.
Ci tengo però a sottolineare come tutti questi "problemi" siano andati a svanire man mano che la storia diventava più dinamica, il che mi dà l'impressione che l'autrice debba lavorare più che altro sulla gestione dei momenti "morti" della storia, specialmente quelli iniziali che devono dare il via.
Menzione d'onore al capitolo 10, al cui interno troviamo una scena veramente commovente con Everan.
"Loro erano intorno a me, tra le pietre e i ciuffi d'erba, nel vento e negli alberi. Erano sempre stati lì ad aspettarmi."
Mi si è stretto il cuore.
PERSONAGGI: Ivy and Ruins è indubbiamente un libro character-driven, e infatti ai due protagonisti viene dato ampio spazio per lo sviluppo personale. Non saprei dire sinceramente chi mi abbia colpito di più tra Evans ed Everan, sebbene la prima l'abbia trovata a volte un tantino troppo supponente per i miei gusti. Entrambi hanno comunque i loro pregi e i loro difetti, e devo dire che risultano piuttosto realistici in questo. Mi è piaciuto molto leggere di questo loro legame indissolubile, talmente forte da superare anche i momenti più difficili e le divergenze peggiori. Ho sofferto però del fatto che la storia cominci quando i due gemelli sono già in netto contrasto tra di loro da tempo: il lettore non ha quindi modo di vedere il legame tra i due deteriorarsi pian piano a causa di tutti i segreti, ma viene buttato nella storia quando Evans ed Everan sono ormai distanti anni luce l'uno dall'altra, e questo rende difficile empatizzare con il loro amore fraterno.
Sylvain e Dark sono invece molto meno sviluppati, specialmente il primo. Il re dei Fae selvaggi non mostra mai grandi sfaccettature nel proprio carattere, risultando sempre composto, quasi "robotico", preoccupato di tanto in tanto ma niente di più. Ci viene detto fin dall'inizio che Evans e Sylvain sono amici da anni, ma questo legame è assolutamente inesistente a conti fatti: non c'è un singolo momento nella storia in cui si percepisca che i due sono effettivamente amici, né è evidente il fatto che abbiano alle spalle anni di conoscenza, che dovrebbero comunque aver portato a un ottimo livello di confidenza e complicità. Lo stesso vale per il rapporto tra Sylvain e Dark: anche qui si parla di anni e anni di amicizia profonda, di condivisione di momenti molto importanti, eppure mai una volta ho percepito alcun vero legame tra i due. Questi due rapporti di amicizia ci vengono solo "comunicati", ci viene detto che esistono, ma non ci viene mai mostrato.
Dark non mi ha conquistata come avrei voluto, specialmente perché anche il suo rapporto con Evans non mi ha convinta. I due infatti si avvicinano troppo velocemente per i miei gusti, spesso anche "fuori campo" per cui ci viene detto che hanno passato tanto tempo insieme e il loro legame si è approfondito, ma anche qui la cosa ci viene detta troppo spesso e mostrata troppo poco. Al capitolo 13 Evans già sostiene che senza Dark niente avrebbe avuto più importanza, e trattandosi di un libro da 42 capitoli direi che affermazioni così importanti non possono arrivare così presto nella storia, qualunque sia il legame che c'è dietro.
Ho comunque apprezzato molto il lato più oscuro di Dark, il suo essere disposto a tutto per tenere al sicuro Evans, anche a costo di perderla per sempre a causa delle proprie azioni. Sicuramente ciò non denota una relazione sana, ma mi è piaciuto vedere questa crepa tra i due (anche se ammetto che avrei voluto vedere una reazione un po più decisa da parte di Evans, che invece si lascia andare un po' troppo facilmente ai propri sentimenti. Io sinceramente non tornerei così velocemente nel letto di uno se questo mi facesse capire che ucciderebbe mio fratello senza pensarci due volte).
La velocità eccessiva di sviluppo della relazione si ripropone anche nel rapporto tra Sylvain ed Everan: se la storia comincia con Everan che odia qualunque cosa abbia a che fare con i Fae, e in particolar modo il loro re, al capitolo 12 tutto questo è già stato sostituito da un'attrazione bruciante nei confronti di Sylvain, e al capitolo 16 già scopriamo che sono legati da qualcosa di più di una semplice attrazione tra due persone. Tuttavia ho apprezzato molto vedere Everan restio nell'accettare la realtà delle cose e dei propri sentimenti, proprio per paura che fossero "forzati" da questo legame.
Lilith, la nostra villain, è anch'essa decisamente poco sviluppata, e per ora non è riuscita a trasmettermi l'aura di pericolo che dovrebbe accompagnarla costantemente. Vorrei sapere soprattutto perché fa ciò che fa, quali sono i motivi che l'hanno spinta ad agire in un certo modo in passato e che la spingono tutt'ora.
Menzione d'onore per Killian, il changeling dalla vita incredibilmente sfortunata che viene bullizzato da chiunque. Non ho idea di cosa gli passi per la testa, né del perché abbia sempre fatto ciò che ha fatto, ma ammetto che per ora è forse il personaggio che più mi incuriosisce. Il suo rapporto malato con Everan mi ha stuzzicata fin dall'inizio, e devo ammettere che per ora shippo più Everian che Sylveveran. Purtroppo credo che la mia ship non salperà mai.
Sono anche molto curiosa di scoprire qualcosa in più sulla madre dei gemelli e re Oberon.
Insomma, Ivy and Ruins è un romanzo di debutto che riesce sicuramente a difendersi, ma la storia di Evans ed Everan necessita di numerosi miglioramenti che ne sfruttino a pieno il potenziale. Sebbene il primo 35% della storia si trascini piuttosto lentamente, superato quello scoglio comincia a scorrere fluidamente e ti spinge a voltare pagina. Il finale mi è piaciuto davvero molto e ammetto che certi plot twist non li avevo previsti! Inoltre ho apprezzato moltissimo l'evidente ricerca dietro agli elementi folkloristici della storia. Sottolineo nuovamente che gran parte dei "problemi" da me riscontrati sono dovuti a un cattivo editing, che purtroppo può fare davvero una grande differenza, specialmente in romanzi di autori emergenti.
Ringrazio nuovamente Sandy per avermi permesso di leggere il suo libro in anteprima!