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VECCHI LIBRI E NUOVE STORIE

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Gli studi sulla cultura del libro e della stampa sono una specializzazione accademica in rapida crescita. Affascinanti, rigorosi e vitali, affondano le radici in tre grandi discipline scientifiche – storia, letteratura e bibliografia – che studiano il libro rispettivamente come veicolo di cultura, testo letterario e manufatto. Vecchi libri e nuove storie ci guida in questo territorio ricco ma a volte insidioso, mostrando come da differenti approcci disciplinari a quella che può sembrare “la stessa cosa” possano sorgere domande contrastanti e risposte contraddittorie. Più che ripercorrere le tappe e i momenti cruciali della storia della cultura del libro, o i dibattiti teorici che sono sorti via via, in questo volume Leslie Howsam propone una bibliografia ragionata per orientarsi nel settore, definendone i confini disciplinari e le tensioni interdisciplinari.

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Leslie Howsam

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Profile Image for Brunella Longo.
Author 6 books
January 11, 2024
I made a long, scholar-sh review of this book in 2020 in occasion of its Italian translation. The book review was published in the Italian journal AIB Studi, 2021, n. 1 but it is not easy to find, discover or download online.

Here is the whole text:

Leslie Howsam, Vecchi libri e nuove storie: introduzione agli studi sulla cultura del libro e della stampa, traduzione di Roberta Cesana. Milano; Udine: Mimesis, 2019. 132 p. (Libricolae; 7) ISBN 9788857546971.

Pubblicato ora in Italia da Mimesis nella collana Libricolae diretta da Giorgio Montecchi, con il contributo della Università degli Studi di Milano, questo agile volumetto, la cui edizione originale data 2006, offre una interessante opportunità di riflessione su quello che per circa vent’anni, tra il 1980 e il 2000, fu noto in ambito anglosassone come The Darnton Debate - dal titolo di un fortunato scritto di Robert Darnton del 1982 tradotto in italiano nel 1994, Che cos’è la storia del libro. Proprio questo titolo è diventato nel frattempo un meme tra gli esperti, super-citato e adottato da altri autori, come il recente What is the history of the book di James Raven uscito nel 2018 che continua, e idealmente aggiorna, l’opera della Howsam.

Gli studi di storia del libro nell’ultima decade hanno visto, infatti, una accelerazione lungo la direttrice interdisciplinare auspicata dall’autrice: a suo tempo, la Howsam ne affermava la necessità, ancorando tuttavia la storia del libro alle aree degli studi storici, della bibliografia e della letteratura (o critica letteraria) di cui lamentava l’inesorabile frammentarietà e incompletezza.

Il testo non rende quindi giustizia della ricerca più recente che da ogni angolazione disciplinare e tradizione ha attratto studenti e lettori non specialisti e confermato una crescita di interesse per il soggetto. Ricercatori di varia provenienza sono sempre più indifferenti a barriere disciplinari e attenti, invece, a documentare aspetti particolari, speciali e di immenso valore della esperienza umana di cui la storia dei libri è testimonianza - da Too much to know della studiosa di Harvard Ann Blair all'italiano La fabbrica delle parole di De Pasquale per citare due testi che personalmente ho apprezzato molto. La mancanza di aggiornamento indebolisce complessivamente non poco il peso che Vecchi libri e nuove storie può avere oggi come introduzione allo studio della materia per lo studente universitario italiano.

Ciò nonostante l’opera si presta ad essere uno strumento didattico e storiografico molto accurato per chi voglia considerarlo come tale: la stessa autrice avverte nella prefazione a questa edizione italiana del 2019 che la spinta propulsiva di numerosi progetti delle digital humanities, animati da un approccio socio tecnico, ha ulteriormente affermato la natura interdisciplinare, globale e transnazionale della storia del libro.

Lo sguardo di insieme del primo e del secondo capitolo introduce e spiega lo schema semplice ma efficace alla base dell’intero lavoro: nella triangolazione tra letteratura, storia e bibliografia, la Howsam vede emergere feconde collaborazioni disciplinari e aree di indagine. Per esempio, la contaminazione di letteratura e bibliografia dà origine alla sociologia dei testi (la corrente di McKenzie, molto attuale oggi con la proliferazione di ricerche sul paratesto) e agli studi sulla lettura mentre la storia del commercio librario scaturisce dall’incrocio tra storia e bibliografia e gli studi sulla cultura si collocano all’incontro di storia e letteratura.

Nel terzo capitolo troviamo una sintesi puntuale e ragionata delle idee di Darnton (1982), Adams e Barker (1993), McDonald (1997) e Secord (2000) che hanno fornito pilastri contrapposti nell’ideale dibattito sul “posto del libro nella storia” per circa due decadi: privilegiando chi la industria della comunicazione, chi la tradizione degli studi bibliografici, chi la critica letteraria e la storia della divulgazione della scienza, questi autori sono responsabili di un livello di rappresentazione concettuale dell’oggetto di studio che merita, secondo l’autrice, la definizione di “modelli”.

Dov’è il libro nella storia? è la domanda-tormentone che apre il quarto capitolo, forse il più interessante per gli storici, dove ci si potrebbe aspettare, appunto, un approfondimento storiografico. E invece no: l’autrice colloca qui la problematica della comunicazione nelle culture del passato con riferimenti a Innis, McLuhan, Johns, Chartier. Le considerazioni sul dibattito aperto nell’area dei media e degli studi sulla cultura continuano infine nel quinto capitolo dove trovano spazio gli studi della Eisenstein, di McKitterick e Marcus.

In una così densa summa di riferimenti anglosassoni fa piacere trovare citati, seppure solo in pochi paragrafi, Guglielmo Cavallo (unico nome italiano) e altri che hanno studiato le trasformazioni della lettura, della scrittura e della editoria nella tradizione francese delle Annales, radicata negli studi storici ma con una impronta interdisciplinare, cara a molti in Italia. Non a caso, ci si ricorderà, forse, che l'Introduzione di Armando Petrucci alla traduzione, del 1977, de L'apparition du livre di Febvre-Martin (uscito nel 1958) si intitolava - già allora, e molto prima di Darnton! - Per una nuova storia del libro. Lascia pertanto una certa amarezza il fatto che un testo introduttivo promosso da una Università italiana non includa autori come Marc Bloch o Carlo Ginzburg, a proposito di riflessioni sulla storia del libro in rapporto a campi più ampi degli studi storici contemporanei come storiografia, microstoria, storia locale o della letteratura popolare: Il formaggio e i vermi fu pubblicato nel 1976 e sospetto abbia avuto una grande influenza sugli studi transnazionali di sociologia dei testi di McKenzie nella decade successiva.

Così pure lo studente di bibliografia potrebbe trovarsi disorientato dall’assenza di autori come Whittaker, Katz, Totok e Weitzel ma anche di un italiano di rilevanza internazionale come Balsamo, la cui opera del 1984, tradotta in inglese e spagnolo negli anni novanta, La bibliografia: storia di una tradizione, potrebbe egregiamente considerarsi pionieristica della prospettiva interdisciplinare.

L'autrice sembra aver escluso dalla sua indagine la storia della stampa e dell'editoria come attività produttive: la prospettiva economica è infatti considerata in modo marginale solo nel contesto degli studi sulla comunicazione del quarto capitolo. Questa mi pare una lacuna non trascurabile, specialmente oggi che l'intero comparto dei media e della stampa attraversa straordinarie trasformazioni strutturali e tecnologiche. L'area degli studi economici potrebbe apportare alla storia del libro, non solo per quanto riguarda il libro moderno ma anche per la comprensione dei circuiti del libro antico, una dimensione profondamente educativa, abituando lo studente a vedere faccette di questa disciplina direttamente in relazione con il mondo del lavoro.

Rispetto alla edizione originale, questa italiana presenta le note bibliografiche a piè di pagina anziché in un capitolo finale: la scelta facilita la lettura, considerato che la pubblicazione consiste di fatto in una originale bibliografia ragionata. Non altrettanto felice, vista la estrema densità del testo che suggerisce costantemente una puntigliosa revisione di idee e nozioni, è la riduzione dell’indice analitico inglese, inclusivo di soggetti, al solo indice dei nomi.

Il testo è corredato anche da una comprensiva e utile bibliografia finale.

La traduzione è quasi sempre scorrevole e precisa tranne che in poche occasioni: tra queste, il titolo del quinto capitolo reso, ottimisticamente, con osservazioni interdisciplinari mentre il testo originale si limitava a parlare, più esattamente, di cross disciplinary observations: la storia del libro a metà degli anni 2000 era ancora pervasa da tensioni e contrasti tra specialisti, non a caso riflesse in cautele linguistiche non trascurabili.

In conclusione, il volumetto potrebbe servire per un ideale corso di bibliografia critica, di alfabetizzazione bibliografica o di media e information literacy, da somministrare agli studenti con una buona dose di istruzioni per l’uso e di esercizi per ricerche supplementari. In fin dei conti, non c’è niente di più istruttivo che riscrivere la storia infinita delle storie del libro.

Brunella Longo
Palestra Internet Panta Rei, Online Data Assessment


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