Libro corto e facile da leggere, non è che un insieme eterogeneo di articoli di vari autori sulla sindrome di Asperger al femminile. Come un po' in tutte le raccolte a diverse mani, la qualità dei contenuti oscilla fra alti e bassi tra chi sa affrontare l'argomento con interventi troppo brevi, ma esposti con parole competenti e sensibili (Tony Attwood e Temple Grandin, i cui nomi figurano in copertina per furbe strategie di marketing), e chi invece occupa fin troppe pagine quando dovrebbe solo cambiare mestiere perché con una penna fa più danni di mille spade (Lisa Iland).
Cominciamo proprio da Iland, il cui capitolo si mangia una fetta spropositata e immeritata dello spessore di questo volume. Per definirla un'esperta serve un notevole sforzo di fantasia. Iland suggerisce infatti alle giovani Aspie di corteggiare la massa di adolescenti superficiali per mendicare qualche simpatia da parte loro: consultare Wikipedia per informarsi sui canali televisivi seguiti dai ragazzi neurotipici, ascoltare le ultime boiate in fatto di musica, farsi la ceretta come fanno tutte, interessarsi al make-up come fanno tutte, vestire come fanno tutte. Se poi questo penoso processo di azzeramento della personalità provoca nella ragazza Aspie un esaurimento nervoso di proporzioni bibliche, be', almeno potrà contare sulla sua nuova migliore amica che la conforterà col contatto indesiderato di un braccio che le cinge le spalle.
Capito? Se sei una ragazza con la sindrome di Asperger, l'accettazione sociale da parte dei bimbiminkia si ottiene solo se ti sforzi di essere come loro, anche a costo di abbandonare ogni tratto caratteriale che ti renda remotamente interessante. Che ti renda te stessa. Se Maometto è troppo trasgry e svogliato per fare mezzo passo verso la montagna, la montagna deve sgretolarsi e rotolare verso Maometto. E prostrarsi al suo cospetto. Bene, benissimo, benerrimo! (Sarcasmo mode: ON) Di fatto, Iland promuove l'annullamento della personalità come cura all'isolamento e agli episodi di bullismo fra coetanei, e questo l'ho trovato, pur se motivato dalle migliori intenzioni (ma la strada verso l'inferno è costellata di buone intenzioni, vero?), davvero offensivo.
Cerco di riavvolgere il nastro della mia vita fino agli anni delle superiori e mi chiedo: come mi sarei sentita, allora, se oltre a essere circondata da chiacchiere sul sesso, le sigarette, i pantaloni griffati, Amici di Maria De Filippi, il Grande Fratello, le discussioni sugli orari per andare in discoteca (tutti interessi assolutamente legittimi, eh, ma che accendevano e accendono in me lo stesso entusiasmo che riserverei a una deiezione canina sul marciapiede), avessi avvertito anche una fortissima pressione esterna ad abbandonare i miei interessi fissi per accontentare quelli degli altri (leggasi: dei bulli)? Se fossi stata costretta a fingere, simulare, atteggiarmi a persona che non sono, per poter trovare un posto tra le altre ragazze? Il tutto con parecchia fatica, bruciando la mia "batteria sociale" in metà del tempo. Già si sentiva a casa, in sottofondo, una nenia continua ma blanda di inviti sulla stregua di "ma perché non socializzi di più? ma perché non vesti come loro? ma perché ti isoli? ma perché non esci? ma perché sei così impacciata nello sport? ma perché non hai un ragazzo? ma perché non ti interessa avere un ragazzo? ma perché pensi solo ai libri? ma perché perché perché...".
Non ho una diagnosi ufficiale, ma mi sono immedesimata molto negli scenari descritti nel libro. Come mi sarei sentita, insomma? Ecco, mi sarei sentita infelice. Infelice e circondata da amicizie di comodo, superficiali come pozzanghere, perché come mai potresti (con)fidarti in mezzo a persone che dimostrano puntualmente quanto siano maligne, meschine, disoneste, stronze, pronte a buttarti fuori di casa dopo che hai assolto alla tua funzione di tutor domestico di fisica delle costruzioni perché nello stesso pomeriggio in cui tu attendi alla fermata del bus nel freddo fottuto di dicembre loro si sono date appuntamento alla pista di pattinaggio all'aperto insieme alle amikette? (Questo ricordo, ora che riprendo fiato, puzza ancora di livore, vero?)
Sarei stata molto più infelice e miseranda che se fossi rimasta in completa solitudine in compagnia del libro fantasy del momento (perché si può essere soli e ben accompagnati). Oh, ovviamente c'erano, tra le ragazze, le dovute eccezioni di persone oneste e sincere, ma in numero piuttosto esiguo e alla compagnia delle ragazze ho sempre e comunque preferito quella dei maschi più introversi. Eh ma poi magari scopri che ti piace parlare di mascara o fare a gara a chi si fa deflorare per prima. No, no e ancora no. Fingere di essere chi non si è per essere accettati socialmente non dovrebbe essere un comportamento da incoraggiare, c@zzo! Piuttosto, siate voi genitori a educare al rispetto delle differenze quelle scimmie selvatiche che vi ritrovate per figli/e!?
Il colmo di questo assortimento di articoli si ha con il riuscitissimo excursus di Jennifer McIlwee Myers, che parla alle Aspie adulte / young adult con consigli relazionali prudenti, delicati e diametralmente opposti rispetto alle linee guida suggerite dalla Iland per le adolescenti, alludendo al danno che può fare l'imitazione imposta dall'esterno:
"After all those years of being pushed to imitate and hang out with the most sociable and socially skilled kids at school, many girls with AS will pick out just such people at social events. We’re just following a pattern we’ve been taught. See a problem coming? I thought you would."
Si sottolinea il potenziale sociale degli interessi speciali delle giovani Aspie. La Myers propone la socializzazione selettiva tramite interessi comuni là dove la Iland insiste sulla necessità di dover compiacere tutto e tutti. Come dico spesso... Toc toc, editor? Ci sei?
Rabbrividisco al pensiero che un genitore possa comprare questo libro ed educare la figlia adolescente fermandosi ai consigli della Iland (perché che ragione avrebbe di proseguire la lettura nei capitoli dedicati alla donna adulta?). Inizi a percepire una certa mancanza di competenza - nonché di tatto - quando le parole dell'esperto che stai leggendo non stonerebbero sulla bocca di tua madre che della psicologia Asperger ne sa quanto un cane da tartufo e che pensa che dalla sindrome si possa "guarire" una volta per tutte, come se fosse un malanno stagionale, con una terapia di socializzazione forzata che spesso e purtroppo getta l'ingenua ragazza Asperger nelle grinfie di predatori e manipolatori. Se vi slogaste una caviglia e l'ortopedico vi suggerisse di curarla con maratone di 20 km al giorno, seguireste il suo consiglio o lo colpireste sulla testa con la cartella clinica?
Sull'onda dei consigli da lei proposti nel libro, avrei dovuto cominciare a fumare sigarette, bere fino a ubriacarmi. Perché se non fai ciò che facciamo noi, non considerarti parte del nostro gruppo. Queste non sono strategie di adattamento. Così si fa solo sentire la ragazza Aspie più in difetto di quanto già non si senta nel periodo più emotivamente delicato della sua vita. Si agisce sul senso di colpa ("non vengo accettata perché non mi sforzo abbastanza di fare quello che gli altri fanno naturalmente") per rincorrere un miraggio, perché le compagne socialmente perspicaci odoreranno l'olezzo di menzogna al primo respiro ed escluderanno comunque la compagna stramba, introversa, goffa, ingenua, taciturna ma sempre gentile, puntualmente bullizzata e ora pure leccaculo. Un giorno del secondo anno di superiori le ho sentite confabulare in gran segreto: Siamo tutte un po' cresciute, tranne la Lepisma. Ah ok. Giusto, giustissimo, perché, come fa notare anche la Myers, nell'immaginario collettivo una ragazza è psicologicamente matura solo quando si innamora e trova il principe azzurro col quale instaurare una relazione duratura. Ecco la soluzione: sarebbe bastato riempirmi la bocca delle mie eccitanti esperienze sessuali perché l'età percepita si mettesse in pari con quella anagrafica effettiva! Non è così anche nel mondo adulto, dove la donna diventa degna di essere definita tale solo quando si fa impalmare e sforna un figlio?
Genitori, saltate in tronco il capitolo di Lisa Iland e applicate quanto detto dalla Myers. Poco importa che il pubblico di riferimento abbia qualche anno di più, i suoi consigli sono molto più validi di qualsiasi tentativo di adattamento forzato proposto dalla Iland.
Anziché insegnare agli adolescenti neurotipici ad avere rispetto della diversità (e magari a non eccedere in certi comportamenti deleteri), si incoraggia la diversità a essere meno diversa. Prossimamente si inviteranno i giovani in carrozzina ad alzarsi in piedi per poter ballare la tunz-tunz-tunz-para-para-tunz insieme ai coetanei. Congratunz.
E se dopo tutto 'sto sproloquio tenterete ancora di forzare vostra figlia Aspie a essere come tutte le altre anziché incoraggiarla a vivere la propria diversità con una prospettiva più sana, allora non vi scandalizzate quando al tiggì daranno l'ennesima notizia di cronaca nera di adolescenti che violentano coetanee o si accoltellano a vicenda. Il mostro lo avrete creato voi, insegnando loro, a questi ragazzi sperduti, che è il mondo che deve adattarsi al loro pregiudizio e non il loro pregiudizio che deve essere preso a calci affinché loro diventino capaci di stare al mondo. May we never meet.
"Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido."
~ Albert Einstein (o così si suppone)