"Ora tutto quell'edificio franava come una massa d'argilla giù da una montagna, e la sua alta opinione mutò in una spaventosa, improvvisa indifferenza. Ci fu il silenzio completo e sinistro che sempre segue una valanga di quelle proporzioni."
Ho letto questo libro allo stesso modo in cui ho guardato La corrispondenza, il film di Giuseppe Tornatore.
Non ci sono paragoni tra i due, ma voglio dire che l'ho letto con una tale partecipazione che non so dire se sia un bel libro davvero.
Partecipazione, non immedesimazione. È sicuramente un romanzo imperfetto, ma mi ha coinvolto sia con la storia sia con la scrittura, davvero elegante, sottile, puntuale.
il personaggio che mi ha affascinato di più è lui, Conrad Fleming. Uno talmente assertivo e sicuro di sé da comportarsi sempre con divina noncuranza, divertito nel mettere in imbarazzo gli altri e nel rendersi impopolare. "Arrivato a un'età che dava ulteriore lustro al suo carisma, si era costruito una personalità complicata, misteriosa e irriverente che faceva di lui un folle del diciannovesimo secolo". Uomo dei contrasti, può avere sentimenti forti, può essere subdolamente crudele o allegramente indifferente. Mi ci sono proprio divertita.
È un libro molto femminile, e non è privo dei cliché su crisi di coppia e relazioni adultere. Però questo "lungo sguardo" mi è sembrato posarsi con intelligenza, e in certe parti l'ho seguito con la stessa tensione e lo stesso pathos che fa provare un thriller.
La parte centrale è quella che dà più dipendenza, incalzante, si dirama, è originale, la comunicazione è suggerita, contenuta, le dinamiche si sviluppano attraverso brevi dialoghi allusivi. E in effetti il libro procede in crescendo. Poi però l'ultima parte è forse la più debole, la tensione cala, le parole aumentano, è tutto troppo descritto, nonostante sia quella che racconta come tutto è iniziato. Il finale, quello proprio delle ultime scene, è buono però.
Ma una cosa la Howard la rappresenta molto bene, una cosa che ho sempre sentito con forza riguardo a certi rapporti finiti male alla distanza. Quella sensazione che il disastro inizi sempre per piccoli movimenti, una scossa leggera, un lieve sgretolarsi che forma una crepa che diventa un crepaccio che diventa una voragine. La prima incomprensione accompagnata dal primo silenzio ostinato, il primo rifiuto di empatia più o meno rancoroso, il primo moto di glaciale indifferenza, e piano piano viene giù tutto, come una slavina che alimenta se stessa e si gonfia man mano.