Budapest 1949: in un fumoso caffè, il giovane pittore István vede per la prima volta la bellissima Rebeka, seduta da sola a un tavolo con in mano una sigaretta, e rimane folgorato da quella bocca sensuale e quegli occhi fieri. Impossibile resistere alla tentazione di prendere foglio e matita e farle subito un ritratto. È l’inizio di una storia d’amore travolgente quanto contrastata, passionale e piena di ostacoli, tra l’impetuosa Rebeka, di famiglia altolocata, che coltiva il sogno di diventare attrice, e lo squattrinato studente di pittura István, insofferente alle regole del regime comunista. Soprattutto quando la famiglia di Rebeka cade in disgrazia, e la ragazza si troverà divisa tra la passione per il pittore e la sicurezza che le offre il professor Breitner, maestro di István e uomo di potere… Berlino 2017: Anna è una gallerista di successo con una lunga relazione a distanza con Michael, proprietario di una galleria d’arte a Vienna. Quando scopre di essere incinta, proprio lei che non ha mai desiderato figli, cade in una profonda crisi, mettendo a rischio il rapporto col compagno. È proprio allora che un avvocato venuto da Budapest le consegna un meraviglioso ritratto femminile di un celebre artista ungherese. Ma il misterioso dipinto ha molto più in comune con il drammatico passato della sua famiglia di quanto Anna possa immaginare… Inizia un viaggio a ritroso che la porterà prima nella romantica Vienna, poi nell’affascinante Budapest degli anni ’50, sulle orme di un amore impossibile e di un segreto mai svelato.
Mari Riss - per RFS . Anche Anna un giorno si sarebbe guardata allo specchio e non si sarebbe più riconosciuta. Il suo vero io sarebbe stato ancora vivo, nascosto da qualche parte dentro di lei. Il suo volto sarebbe stato coperto di rughe, il suo corpo decrepito, ma nel frattempo avrebbe vissuto, amato e forse anche cresciuto un figlio. Solo il suo involucro sarebbe appassito, lei sarebbe rimasta la stessa per sempre. (Tratto dal libro)
Ciao a tutti, amanti della lettura!
La felicità dei giorni perduti è un romanzo storico, che si sviluppa su due piani narrativi paralleli ma collocati in luoghi e periodi storici distinti.
A Budapest, nel 1949, si sviluppa la storia di Istvàn e Rebeka, raccontata attraverso le loro riflessioni. Leggiamo di come si sono conosciuti e delle loro rispettive aspirazioni: lui è un giovane pittore, lei un’aspirante attrice di teatro. Entrambi sono uniti dall’amore per l’arte, eppure non possono essere più diversi, data la loro estrazione sociale che influisce sul loro modo di vedere la vita.
Rebeka è ancorata alla sua esistenza borghese e non accetta che le cose possano andare diversamente da come lei si aspetta. Nel momento in cui sarà costretta a lasciare Budapest e la sua casa, il suo attaccamento a certe abitudini diverrà ancora più evidente, causandole all’inizio l’astio degli abitanti del piccolo paese in campagna, dove i ricchi della città sono stati esiliati dopo l’ordine di espatrio emanato dal regime sovietico-comunista. La sua convinzione di aver subito un’ingiustizia, unita all’incapacità di accettare la sua nuova vita, è spesso motivo di attrito con Istvàn.
“Io sono un’attrice. Te ne sei dimenticato? Io non mi accontento di passare la vita a coltivare il campo e a crescere i figli. Mi sono innamorata di un artista emergente pieno di ambizioni e di ideali, non di un contadino. Di un uomo che non avrebbe mai tradito ciò in cui credeva, che si batteva contro le ingiustizie e aspirava a qualcosa di più elevato.” (Tratto dal libro)
Istvàn ha una grande capacità d’integrazione e sa trarre il meglio da ogni situazione. Dopo aver deciso, per amore, di seguire Rebeka nel suo esilio, trova una nuova dimensione nella vita con lei pur tra le difficoltà di un lavoro umile e sottopagato. L’amore per la sua arte che all’inizio credeva essere la sua unica strada, cede il passo a una nuova aspirazione, che vede la felicità in una bella casa con giardino, un pezzo di terra da coltivare, una moglie da amare e i loro figli da crescere. L’uomo è però costretto ogni giorno ad affrontare la delusione per l’atteggiamento ostile della donna che ama, sempre focalizzata sul ricordo di ciò che ha perso, trascurando ciò che ha. La donna è concentrata unicamente su se stessa e sui propri rimpianti e dimentica troppo spesso i sacrifici che Istvàn ha fatto per lei.
“Ebbene sì, sono cambiato! In una notte ho buttato via la mia vita, i miei amici, i miei studi. La signora non se n’era accorta?”
Il secondo piano storico/geografico si colloca a Berlino nel 2017 e ci mostra la vita di Anna, gallerista di successo con una lunga relazione a distanza con Michael, proprietario di una galleria d’arte a Vienna. Anna è la nipote di Rebeka con cui ha perso qualunque contatto, finché la visita di un avvocato ungherese, non la obbliga a rintracciare la lontana parente. L’avvocato è un esecutore testamentario e le comunica che sua nonna è stata nominata erede universale dal defunto Professor Breitner consegnandole al contempo il ritratto di un artista ungherese il cui soggetto è proprio la nonna di Anna!
Inizia dunque per la giovane donna un viaggio tra i ricordi della sua famiglia, che la porta prima a Vienna e poi in Ungheria. Il tempo che Anna trascorrerà con sua nonna, sarà per lei occasione non solo di recuperare un rapporto a lungo sacrificato, ma anche di conoscere meglio se stessa, traendo un’importante lezione dagli errori del passato della sua antenata.
Ammetto di nutrire una predilezione per i romanzi a sfondo storico e questo è scritto veramente bene. All’inizio il ritmo è un po’ lento ma funzionale all’impostazione della storia, che acquista con lo scorrere delle pagine una cadenza serrata e appassionante. Nonostante vi siano due piani narrativi paralleli, si dà molto spazio alla storia dell’Ungheria anni ’50 con i suoi protagonisti.
Rebeka è una donna consunta dal rimpianto di non aver scelto la felicità accanto all’uomo che amava, preferendo sempre scelte di buon senso che pur avendole garantito l’agognata buona vita borghese, le hanno lasciato in bocca il gusto amaro della delusione. Per quanto mi sforzi, non riesco a provare dispiacere per questa donna; invece di rimboccarsi le maniche e cercare di riscattarsi dalle ingiustizie subite, ostenta sempre un atteggiamento di superiorità nei confronti degli altri, ricordando a tutti le sue origini borghesi e la sua estraneità a una vita di fatica e povertà.
Mi è invece piaciuto molto Istvàn il cui spirito di sacrificio dimostra quanto il suo amore per Rebeka fosse autentico. La sua vita non è certo senza rimpianti, ma ogni sua scelta è stata dettata dall’affetto e dal desiderio di poter dare alle persone a lui care la migliore vita possibile.
Unico neo di questo romanzo è l’epilogo, che lascia molti punti aperti. L’autrice ha indubbiamente il merito di aprire una finestra su aspetti poco conosciuti relativi alla storia dell’Ungheria, inserendo in tale cornice vite e amori di due personaggi di spessore.
Tuttavia il finale è proprio bruttino e mi ha un po’ deluso. Peccato, perché nel complesso il libro è delizioso e per questo voglio comunque premiarlo a pieni voti.
Libro scoperto per puro caso, la sua copertina meravigliosa ha attirato la mia attenzione. E la trama non è da meno, per una volta tanto non è la seconda guerra ad essere la "protagonista" ma il periodo immediatamente successivo in Ungheria. Come sempre più spesso la storia viene narrata su due piani temporali, la contemporaneità del 2017 a Berlino e gli anni dal 1949 a Budapest. E' un romanzo storico dove, attraverso la vita di Rebeka e Istvàn, si raccontano gli eventi della dittatura comunista e la rivolta ungherese. Rebeka e Istvàn, due mondi diversi accomunati dall'arte: lei, borghese, con il desiderio di diventare una grande attrice di teatro; lui studente d'arte, pittore che però non riesce a seguire gli ideali socialisti imposti alla pittura e quindi sempre in pericolo di essere espulso dall'università. L'incontro casuale, un amore molto controverso, contrastato da loro stessi che, sfugge sempre. Anche quando, dopo aver perso la villa di famiglia per l'esproprio e il suicidio del padre, nonostante Istvàn corra in aiuto di Rebeka, "deportandosi" in uno sperduto villaggio di campagna, vivendo di stenti, le loro idee non si incontrano mai. Un amore tormentato, a volte prenderesti a schiaffi entrambi, ma forse più di tutti Istvàn. Si adagia troppo, si lascia trasportare dagli eventi senza combattere, mette da parte il sogno di diventare pittore, al contrario di Rebeka. Non è fatta per la vita di campagna, anche se a quelle condizioni non si adatterebbe nessuno, lei vuole la sua vecchia vita, quei giorni che erano felici nonostante tutto. Ad un certo punto la loro situazione migliora, stanno per sposarsi ma il regime cade e chi era stato trasferito forzatamente può rientrare, anche se non nelle proprie case. Lo "scontro" avviene e lei ritorna a Budapest lasciandolo solo e con una figlia in grembo che Istvàn saprà di avere solo qualche anno dopo. Quella bambina è la madre di Anna, cresciuta senza il padre, senza sapere chi sia. Sarà Anna a scoprire la storia della sua famiglia, riallacciando i rapporti con la nonna, attraverso un lascito testamentario, i dipinti e l'appartamento appartenuti al professor Breitner, artista ed ex professore di arte di Istvàn, nonché "quasi" fidanzato di Rebeka. Indubbiamente la parte che mi è piaciuta di più è quella del passato, più intrigante e movimentata, rispetto a quella di Anna. Il finale un po' deludente però, che quasi ho dimenticato, ma che non modifica la mia valutazione.
Ammetto di essere un’anima perdutamente romantica e che la prima cosa che mi ha colpita di questo romanzo è stata la copertina: struggente, malinconica e velata di quel fascino anni '20 che trovo irresistibile.Le pagine al suo interno non sono state da meno perché la storia è ricca di elementi tipici di queste narrazioni, cioè amore, guerra, gelidi inverni e struggimenti degni della miglior soap opera.
Anna è una gallerista di successo, a quasi 40 anni vive da 20 una relazione con Micheal, un uomo sposato, incapace (of course) di lasciare la moglie. Per molto tempo Anna ha creduto di essere felice di questa situazione non desiderando, per sé stessa, un percorso troppo borghese e pieno di cliché. Ogni cosa viene stravolta con un notizia inattesa e indesiderata: aspetta un figlio da Micheal. E nel contempo inciampa nell’opera (inconsueta per il suo stile) di un noto artista ungherese, Istvan Szabo'.
Anna è chiamata a indagare sulla donna del ritratto, la sua nonna materna Rebeka fuggita dalla guerra civile ungherese. Il passato che Rebeka si lascia dietro è difficile e pieno di rimpianti ma Anna capirà, grazie alla nonna, che una donna sa sempre reinventarsi e ripartire, anche da sola, specie se una nuova vita sta per nascere.
Ho amato molto Anna, coi suoi tormenti e le sue fragilità. Diversamente, Rebeka è sì, una grande eroina ma ricalca troppo Madame Bovary, uno dei personaggi letterari che più mi istiga le coronarie. Il punto è: quando si smette di essere ambiziosi? In quale istante della nostra vita iniziamo ad “accontentarci"? Ma soprattutto saremo mai felici se ci accontentassimo?
Nel tormento della storia tra Rebeka e Istvan si delinea ben chiara una cosa. E cioè che la felicità non è roboante, non è estatica. Al contrario è semplice come un gesto appena accennato, come un sorriso. Come acqua che ci scorre nelle dita.
Non mi posso aiutare ma non mi e'piaciuto un granche'. La trama mi ispirava, la copertina mi piaceva... Pero' poi comunque, l'inizio mi sembrava lento, ci sono tanti discorsi sull'arte, sulla situazione politica... Magari a qualcuno puo' interessare, pero' io leggevo questi passaggi in fretta. Poi mi piaceva di piu' la parte che si svolgeva in campagna, non piu' a Budapest, ero piu' entusiasta, e' diventato piu' scorrevole, pero' poi di nuovo, tornati in citta', rivoluzione, tante descrizioni di quello che succedeva per le strade... E anche il finale un po' strano, non mi risultava ne' triste, ne' lieto, cosi' cosi'...