La coincidenza insospettisce
Ho ripreso in mano Erri De Luca dopo circa dieci anni di pausa. Avevo letto, e riletto, pressoché tutto di suo: racconti, romanzi, traduzioni dall'ebraico, saggi biblici, ...; la sua scrittura mi entusiasmava e mi specchiava. Poi l'amore si è spezzato e non l'ho più cercato.
Mi è capitato ora di leggere parole positive sul suo ultimo "Impossibile", da parte di un amico con cui avevo condiviso i vecchi amori, e ho dunque dato ad Erri una nuova occasione di lettura.
Vi ho ritrovato un concentrato dei consueti temi a lui cari: la montagna, l'amore per una donna, la legge. Soprattutto Erri ritorna, a grande respiro, sul tema dei propri trascorsi politici nei movimenti giovanili di sinistra e alle proprie storie rivoluzionarie.
E in particolare, qui, ho trovato a confronto due solitudini: quella ricercata delle arrampicate (Quando salgo a ritmo sostenuto, succede una specie di meditazione del corpo, mentre la testa svaria tra pensieri leggeri e altri solenni, fantasie, strofe di canzoni, dialoghi a distanza) e quella obbligata del carcere (qui dentro ci si dimentica di essere un corpo nel mondo, [...] ci sono un mucchio di ragioni per smettere di credere in qualcosa, [...] non ci sta niente da raccogliere e da rimettere in ordine).
Erri non si è smentito come accurato e preciso cesellatore delle parole, di cui conosce i significati più profondi. Originale la struttura narrativa a due modalità: si alternano pagine di dialoghi tra Erri e un magistrato, che sta indagando su un suo presunto omicidio, a pagine di lettere d'amore per una donna lontana, scritte dal carcere e mai spedite: in pratica si alternano esplorazioni del suo rapporto con l'esterno e la società e del rapporto con se stesso.
Forse, dopo aver tanto apprezzato EDL, auspicavo una lettura all'altezza del ricordo. Non vi ho ritrovato il coinvolgimento (suo e mio) ai passati livelli, ma ho rivissuto solo la nostalgia per l'antico amore ormai finito.