Millemosche, cavaliere senza cavalcatura, è un disertore mercenario che gira alla ventura con due compagni dal nome quanto mai eloquente, Pannocchia e Carestia, in un Medioevo in cui l’alternativa è morire di guerra o morire di fame. Animati da uno spirito epico di grande comicità, questi tre cavalieri ne passano di tutti i colori: battaglie, digiuni interminabili, caccia disperata e inutile al cibo, avventure in convento, falsi miracoli, soldatagli e truffatori. In attesa di tempi migliori, sempre affamati e sempre attenti a portare in salvo la propria pelle, Millemosche, Pannocchia e Carestia cercano come possono di contrastare con la saggezza di chi è abituato a difendersi dalle prevaricazioni dei più forti. Un capolavoro di umorismo e antiretorica, un gioco narrativo nato dalla fervida immaginazione di due grandi scrittori.
Co-founder of the Gruppo 63. Luigi Malerba (born Luigi Bonardi; November 11, 1927 – May 8, 2008) was an Italian author who wrote short stories (often written with Tonino Guerra), historical novels, and screenplays, and who co-founded the Gruppo 63, based on Marxism and Structuralism. Umberto Eco said that Malerba was defined post-modern, but that's not all true, because he is maliciously ironic, unpredictable, and ambiguous. He was one of the most important exponents of the Italian literary moviment called Neoavanguardia, along with Balestrini, Sanguineti, and Manganelli. He was the first writer to win the Prix Médicis étranger in 1970. He also won the Brancati Prize in 1979, the Grinzane Cavour Prize in 1989 (with Stefano Jacomuzzi and Raffaele La Capria), the Viareggio Prize and the Feronia Prize in 1992.
Qui si ride molto, spesso di un riso amaro, e ci si diverte anche parecchio, seguendo il filo degli illogici e paradossali ragionamenti di tre poveri derelitti dai nomi fatali, Pannocchia, Carestia e Millemosche, attraverso una lunghissima sequela di micro-racconti di pochissime pagine concatenati l'un con l'altro, che li vedono protagonisti delle più atroci disavventure: perennemente in fuga dalla morte e sempre attanagliati dalla fame, continuamente costretti a subire le prevaricazioni dei potenti e le sciagure cui li ha destinati la sorte; in un Medioevo che cessa d'essere epoca storica per divenire innanzitutto il luogo dell'azione del racconto, battuto in lungo e in largo dai nostri tre scalcagnati eroi che non avrebbero certo sfigurato al seguito di Brancaleone. Qua e là l'umorismo si fa triviale, ma lo spasso non è solo fine a se stesso, molto spesso nasconde formidabili squarci sul mondo medievale ed inaspettate riflessioni sulla vita e la condizione umana.
Ļoti asprātīga versija par Eiropas viduslaikiem (es patiešām brīžiem iesmējos). Divi profesionāli klaidoņi un viens pēc kaujas izdzīvojušais, par tādu nejauši kļuvušais bruņinieks ir tiešām apburošs trio. Kā vēsta grāmatas apraksts tā it kā ir kā domāta bērniem, bet neko tādu vecumu izslēdzošu noteikti nemanīju - kaut gan droši saku, ka būtu paticis lasīt jau no kādu 10 gadu vecuma. Nezinu, kā jūtos par Gata Šļūkas ilustrācijām - no vienas puses tās noteikti atbilda grāmatas humora garam, bet no otras - tas vāks likās kā anekdošu krājumam un droši vien tāpēc ap iznākšanas laiku vispār palaidu garām kā sev ko interesējošu.
Che fatica finirlo. Mi aspettavo che almeno mi facesse sorridere, in fondo è un libro per bambini, no? Invece ho solo arrancato, pagina dopo pagina. Ho trovato dei protagonisti odiosi, uno stile di scrittura terribile, dei dialoghi senza senso. Forse sono io che non riesco ad apprezzare il genere, non so. Ma devo dire che a mio figlio leggerei senza dubbio altro. Caro Tonino, ti ricorderò per altre cose.
L'ho finito in poche ore. È un libretto carino e semplice da leggere. Le battute sono molto sagaci, e ci si appassiona subito alle avventure dei tre sgangherati protagonisti. Certamente è quello che è, una lettura per ragazzi. Però molto piacevole. Ho sorriso in diverse parti, e preso spunto per annotarmi certe cose sul medioevo, grazie anche all'ottima prefazione. C'è stato del lavoro dietro da parte dei due scrittori, e si vede.
[seconda recensione del 2026, quella precedente si trova in fondo al testo]
Rilettura. La prima lettura risale ai tempi delle scuole medie, e ovviamente non ricordavo quasi nulla dei contenuti, se non che il libro mi piaceva tantissimo e probabilmente l'avrò riletto parecchie volte già ai tempi (fino a un certo età rileggevo compulsivamente). Ebbene, qualche giorno fa mi si accende casualmente la curiosità, controllo se per caso mica esiste una nuova edizione, e scopro che intorno ai cinque anni fa è stato ripubblicato. È sempre difficile districare il ricordo nostalgico dall'obiettività del presente (ma esiste poi l'obiettività?), anche perché son bastate le prime pagine a cominciare a risvegliare pezzettini di memorie sparse qua e là sui personaggi, le scene, le vicende, pezzettini che un po' alla volta hanno fatto riaffiorare un quadro perduto. Resta quindi la domanda se il libro lo apprezzerei oggi, se fosse una semplice prima lettura. Ma io credo di sì, perché quel che me lo faceva apprezzare allora è in buona parte rimasto, ed è un certo gusto per le situazioni paradossali e la scrittura arguta, che in questo libro abbondano. Se dissacrare la retorica del Medioevo eroico e letterario non è una novità, quello con cui si divertono i due autori, qui, è un Medioevo soprattutto stralunato, portato al limite, fatto di personaggi e avventure che bizzarri è dir poco, in cui, oltre alla perenne ossessione per il cibo e la fame, e in genere per le necessità e gli istinti più basilari, più materiali, dell'essere umano, si può notare una capacità quasi zen di costruire situazioni e dialoghi: in questi ultimi le metafore e i modi di dire passano costantemente dal letterale al (di nuovo) metaforico, oppure inanellano sequenze che vanno a forzare il significato di parole e termini, denotazioni e denotati. Al di là dell'ironia e della comicità più immediata, c'è dunque un gioco consapevole e continuo col linguaggio e coi concetti. Era questo che già trovavo quando lessi il libro al tempo, e che mi stregò, e ciò che ho riscontrato nella lettura odierna, sempre con piacere.
[prima recensione del 2008] Letto alle scuole medie, penso anche più di una volta. Mi era piaciuto parecchio, e al di sotto delle vicende comiche avvertivo già con piacevole inquietudine il gioco sottile dei paradossi logici, quelli che ritrovavo anche ne Il cavaliere inesistente (letto più o meno nello stesso periodo). Dei contenuti non ricordo più nulla, purtroppo, se non lo straniante finale e un capitolo in cui uno dei personaggi, dopo aver tentato di costruire un muro per rinchiudervi dentro ciò che desidera possedere conclude che non ha bisogno di faticare, perché tutto ciò che desidera è già rinchiuso dentro al mondo...
Lezione medievale Con la missione di cancellare nell'immaginario del lettore la patina di epico romanticismo dei romanzi medievali, questo libro propone le comiche gesta di tre “cavalieri di sventura”. Attraverso le loro avventure "tragi-comicamente disgraziate”, impariamo a parteggiare e simpatizzare con i protagonisti, finendo per condividere la loro filosofia spicciola che li aiuta a sopravvivere contro ogni aspettativa.
Libro molto originale che spesso fa sorridere. I protagonisti sono tre disperati che rasentano l'idiozia, a pensarci bene un po' tutti a giudicare dai dialoghi assurdi. E forse è proprio questo che piace. A me dopo un po' ha stufato.