Lettura molto gradevole, uno stile di scrittura che mi è piaciuto, una struttura narrativa scorrevole e intrigante, non certo memorabile nella sostanza, ma con all’attivo almeno un personaggio che si fa ricordare.
Non il capitano Piero Colaprico, no, piuttosto il suo secondo, lo zaptiè, il carabiniere indigeno: Ogbà, lo Sherlock Holmes abissino. Colui che per ogni termine in tigrigna cerca il corrispondente in italiano e viceversa. Simpaticissimo!
Bella l’ambientazione e assai interessante il periodo storico in cui la vicenda è collocata: gli ultimi tempi del colonialismo italiano in Eritrea, nel Corno d’Africa. Curioso, ma non certo sgradevole, l’inserimento frequente del tigrigna, la lingua del posto.
Vado a caccia del secondo: Il tempo delle iene, nella speranza di ritrovare Ogbà.
Berghèz (Ovvio)
🌍 LdM: Eritrea 🇪🇷
✍️ C.L.