‘Ho bisogno di parlarle di una cosa seria’. Una voce di donna, al cellulare. Max Gilardi non conosce Lidia Morandi, ma è spaventata, così le promette che l’indomani sarà da lei. Non farà in tempo a al suo arrivo Lidia è già morta, uccisa da sette coltellate nel suo stesso appartamento. Senza averla mai vista da viva, Gilardi sarà costretto a conoscerla tramite il suo passato, attraversato da grandi successi e uomini potenti, ma anche da tragedie crudeli e inspiegabili. Tra vicini impiccioni, architetti sfuggenti e giovani donne belle e misteriose, il caso si snoda tra colpi di scena, intrighi di quartiere e confessioni. E ancora una volta, sarà la sua Napoli il teatro delle indagini. La cliente sconosciuta inaugura una nuova serie di romanzi dal respiro più serrato, che raccontano alcuni casi risolti con straordinaria intuizione, competenza e impegno professionale da Max Gilardi, personaggio già amato da un vasto pubblico di lettori. Di scena esclusivamente vicende in cui episodi tratti dalla cronaca si intrecciano con la fantasia, il gusto e la scrittura avvolgente di Elda Lanza.
Parto dal finale, inteso come nota finale dell’autore: Elda Lanza spiega che questo romanzo è un momento di svolta narrativa e d’ora in avanti Max Gilardi non sarà più l’unico protagonista assoluto della narrazione, ma solo un avvocato, parte di un team di avvocati e questo costituirà un cambio di prospettiva anche dal punto di vista del genere, spostandosi dal noir alla Simenon - in un incontro pubblico del 2009 Elda Lanza stessa disse di ispirarsi allo scrittore francese, non prendetevela per il paragone - verso il ‘procedural’ o ‘legal’ che dir si voglia. Un giorno, poi, vorrei parlare con un editore e chiedere come scelgono dove mettere le introduzioni e le note finali - ci parlo spesso coi direttori editoriali di case editrici e, giuro, mi scordo sempre di chiederlo. Perché, non so se capita anche a voi, ma io mi trovo sempre introduzioni che, se le leggi, ti trovi condensata tutta la trama (a volte finale incluso) per fare un commento di essa e, francamente, il tutto mi rovina metà del piacere della lettura. Mentre quando arrivo a una nota finale, spesso trovo delle indicazioni che forse da lettore mi sarebbe piaciuto ricevere prima di iniziare la lettura. Questo è un caso.
Perché, diciamolo, io sono rimasta sconvolta dall’attacco. Drriiiiiinnnnn, campanello, si apre la porta, ciao sono Gilardi, ciao qui c’è un cadavere. Così, in mezza pagina. Se arrivi a quella mezza pagina dopo esserti letto tutti gli altri romanzi con protagonista Gilardi, ti trovi basito. Perché sai che manca qualcosa. Quel qualcosa che si chiama atmosfera. La svolta da noir a procedural a me non è piaciuta. Non è piaciuta affatto. Pagine e pagine di dialoghi. Personaggi piatti. Stucchevoli i continui riferimenti alle serie tv, cui probabilmente la narrazione guarda come a un archetipo cui rifarsi (Law and Order, etc.), citate dagli stessi personaggi. Come se tutti i personaggi che appaiono in un giallo non facessero altro che stare sintonizzati su Fox a prepararsi un alibi durante il resto della loro vita - letteraria, ça va sans dire. Troppo dialogo, troppa poca descrizione. Dice la regola della scuola di scrittura della Columbia che farlo dire a un personaggio è meno efficace che farlo capire attraverso quello che il personaggio fa: qui si sprecano le parole in bocca agli astanti. Finale: abbastanza scontato.
Quindi, tornando alla nota finale, ringrazio la signora Lanza per quanto anticipatoci e mi scuso, se dopo tutti questi anni di frequentazione metto fine così a un rapporto che durava qua e là di romanzo in romanzo. Ma non credo di trovarmi d’accordo col nuovo corso voluto dare alle cose. Per cui, non andrò oltre nella lettura di ulteriori avventure del Gilardi, desolata.
Doveroso ritorno alle origini: no, non sono stata del tutto sincera nella recensione. Ho citato un incontro pubblico del 2009 qualche riga fa. Non ho detto che l’impressione fattami da Elda Lanza durante quell’incontro pubblico è la vera ragione per la quale ho letto i romanzi finora. Ai quali, in verità, non ho mai dato punteggi molto alti. Non rinnego le mie scelte. Non sono il tipo di persona che divide la letteratura tra alta, bassa, infima, ma solo tra quella di mio gusto e quella che non lo è. Questa serie di romanzi con protagonista Gilardi, lungi dall’essere tra le migliori serie noir che ho letto, a tratti mi ha divertito. E in fondo, questo è quello che mi aspettavo da quella lettura. Potrei fare molte altre considerazioni su questioni puramente commerciali nell’editoria italiana, che lascio in sospeso. Credo che verranno fuori col tempo. Non so stare zitta, del resto, ma almeno so come creare aspettativa nel lettore - vi dovrete sorbire migliaia di altre note su romanzi nelle quali svilupperò qua e là quello che avrei voluto, con lunghissima esegesi, sputar fuori oggi. Lo considererò un crudele processo di fidelizzazione :).
Scaltra, intelligente ma generosa con il prossimo, Lidia portava delle protesi alle gambe, se voleva, poteva anche camminare e guidava una macchina speciale per andare dalla parrucchiera e a farsi i massaggi. In occasione del suo ultimo compleanno, festeggiato il 12 febbraio, Lidia si era regalata un anello prezioso conservato in cassaforte la cui combinazione era sconosciuta a tutti. Inoltre la badante, Rosa Carrisi, aveva dichiarato sia alla polizia sia a Gilardi che la sua padrona, i cui genitori erano morti anni prima in un incidente automobilistico dai contorni poco chiari, non riceveva e non conosceva quasi nessuno. Eppure qualcuno aveva fornito alla Morandi il nome e il numero di telefono di Gilardi. Una faccenda complessa, un caso intricato, perché la signora non aveva molti rapporti, non aveva né parenti né amici, in pratica viveva sola. Per uccidere una donna ricca, mutilata a quel modo, in sostanza inoffensiva, bisognava avere ragioni molto gravi. Max Gilardi, coadiuvato dall’investigatore Giacomo Cataldo e dall’avvocata Laura Licasi, deve trovare il bandolo della matassa. Carino e si legge velocemente.
Avendo letto i precedenti libri, questo non mi è piaciuto particolarmente. La stessa scrittrice alla fine dichiara di aver cambiato qualcosa nello stile. Il protagonista non è più solo Max Gilardi che ad un certo punto mi sembra quasi marginale, della sua vita personale non si sa più nulla (nei primi tre libri invece se ne parla parecchio e fa da sfondo alle vicende giudiziarie). C'è l'indagine nuda e cruda, poco contorno (cosa che invece mi era piaciuta degli altri libri).Si legge facilmente e velocemente e riesce comunque a mantenere l'attenzione viva, ma non mi ha convinto l' indagine e ancora di meno il finale.
Debole nella scrittura, nella trama, nella non caratterizzazione dei personaggi. Debole nella struttura, debole nel messaggio, posto che ci fosse davvero un messaggio. Evitabile