"Essere un grande artista non significa nulla: essere un puro artista ecco ciò che importa."
Alcuni mesi fa, leggendo "L'acustica perfetta" di Daria Bignardi, mi imbatto nel personaggio di Dino Campana e nel libro di Vassalli che racconta della sua vita, e mi si presentano entrambi - libro e personaggio - avvolti in un alone di mistero e di magia.
In realtà questo libro è un lavoro assolutamente scientifico, una indagine che ricostruisce la vicenda artistica e umana di Dino Campana: lascia poco spazio per l'invenzione e il romanzato, riporta invece attentamente documenti e testimonianze e laddove mancano i documenti si limita a motivare le spiegazioni più logiche e plausibili. Non mi aspettavo certo un romanzo vero e proprio ma comunque mi immaginavo qualcosa dai toni un po' meno processuali. Vassalli pare invece mettere sotto accusa - e neanche tanto velatamente - tutti coloro che hanno contribuito allo smarrimento di Campana: la famiglia tutta, gli insegnanti, i letterati e i critici, la Aleramo, gli editori, gli psichiatri e i medici, "e poi ancora gli affossatori senza nome, i mentitori senza scopo, i denigratori disinteressati…". A causa di questa istruttoria, egli sarà poi a sua volta messo sotto accusa per attentato al mito, per aver cercato di smontare la vecchia leggenda del genio-pazzo. In questo derby, io sto decisamente dalla parte di Vassalli.
Questa biografia è erudita, piacevole e scorrevole tuttavia la struttura in brevi capitoli, con molti incisi, note ed interruzioni, rende la lettura piuttosto sfuggente, ed in effetti quell'alone di magia che avevo acciuffato per la coda nel libro della Bignardi, qui mi è decisamente sfuggito.
Ancor più della figura di Dino Campana, riguardo il quale molti documenti sono andati smarriti o distrutti così pure come tanti suoi scritti, quel che emerge nitidamente da questa lettura è la figura dell'Italia tra la fine del XIX sec e l'inizio del XX sec, con gli usi e i costumi, i circoli e i caffè e le riviste, le stazioni, le vetture di posta e le prime automobili. Si staglia nitida anche l'immagine di Marradi, un paese come tanti altri lungo la dorsale appenninica, dislocati nei pressi dei valichi o lungo percorsi di cui oggi si è persa la memoria, un tempo erano luoghi di confine tra due o più stati, importanti centri di passaggio e di smistamento di cose e persone. Oggi resta solo qualche sporadico turista che si ferma nell'unico bar-trattoria-albergo, collocato nell'edificio che un tempo fu la antica stazione di posta, e restano solo le pietre ad esprimere la muta perplessità per la repentina desertificazione, le pietre non lo sanno che laggiù in fondo alla valle scorre l'autostrada con i TIR incolonnati. "Prima che l'Italia diventasse un unico circuito automobilistico, dalle Alpi all'estremità della Sicilia, la gente ancora si parlava."
Discorso a parte merita il tema del manicomio, per il quale Dino Campana può essere una specie di reality-réclame, visto che ne è entrato e uscito più volte: il manicomio in Italia è stato impiegato come efficace alternativa tra il carcere vero e proprio - non comminabile a chi di fatto non ha commesso reato - e una famiglia che spesso e volentieri non intende farsi carico di un proprio membro il più delle volte solo bisognoso di aiuto oppure di uno stravagante mal sopportato. Ancora oggi capita di sentire, tra i discorsi da bar della gente amareggiata per l'andazzo generale, che gli odierni eccessi di micro-criminalità sono effetto della legge Basaglia.
Dunque Campana come Van Gogh, come Ligabue e come tanti altri che per avere avuto una particolare sensibilità nei confronti del mondo e della natura che li circonda sono stati presi per matti o - nella migliore delle ipotesi - per degli strambi. Questo a dire il vero accade molto spesso ancora oggi, nella nostra società così omologante che se una persona si apparta dal branco per stare con un libro o con uno strumento musicale o anche solo per stare con la natura, il minimo che deve aspettarsi è di esser derisa; se uno vuole tenere qualcosa per sé e non sente il bisogno di sbandierarlo in piazza (principalmente la piazza virtuale…) viene subito guardato con sospetto.
La notte del passaggio della cometa di Halley nel Maggio 1910 è stata un momento di follia collettiva e di collettiva ispirazione, e Vassalli la descrive in modo molto suggestivo. L'intera vita di Campana è stata così, come una folle cavalcata in groppa a questa stessa cometa, una vita di disperazione e ispirazione al tempo stesso. Suggestiva è anche l'idea esposta da Vassalli secondo il quale a ogni passaggio della stella corrisponde il passaggio sulla terra di un vero Poeta, uno ogni 76 anni. Ricordo vagamente il passaggio della cometa di Halley nel 1986: ovviamente la cometa in sé non l'ho vista per niente, ma mi ricordo che a forza di sentirla nominare in televisione e nei discorsi della gente, e poi con questo nome intrigante e avvincente come un personaggio da cartone animato, alla fine questa benedetta cometa di Halley è diventata uno degli elementi fissi nei fantasiosi giochi tra me e mia cugina. E intanto chissà dov'era il nuovo Poeta atteso da Vassalli, e ora sotto quale ponte o in quale call-center starà rimuginando versi dedicati al cielo e invettive dedicate al mondo…