Non ci sono, forse, due autori altrettanto iconici per il genere della fantascienza. Isaac Asimov e Ray Bradbury, nati entrambi cent'anni fa, nel 1920, cresciuti insieme nel fandom della fantascienza, diventando da semplici lettori a scrittori, fino a raggiungere il successo. Il primo, newyorkese, affascinato dalla scienza, dal suo rigore e dai suoi paradossi; il secondo, californiano, insofferente agli schemi, alla ricerca di qualcosa di inafferrabile, usando i viaggi nello spazio per esplorare il pianeta uomo.Tanti appassionati, tanti scrittori di fantascienza sono cresciuti sulle loro pagine, e hanno cominciato a scrivere seguendone le orme. Anche in Italia.Paolo Aresi ha chiesto a quattordici tra i migliori autori italiani che si riconoscono in questa descrizione di scrivere una storia che rendesse loro omaggio. Ne è uscita questa antologia, che comprende quattordici racconti più due, da due autori che, a loro volta, hanno influenzato e ispirato i due grande maestri.
Ecco una grande antologia di vera SF, tutta da leggere. Normalmente in un'antologia vi sono diversi livelli qualitativi tra i racconti presentati, ma questa volta il lavoro di Paolo Aresi è stato veramente ottimo, riuscendo a metter insieme tanti testi di alto livello. Poi ognuno troverà quelli più vicini alla propria sensibilità ed al proprio gusto, ma qui ne abbiamo veramente per ogni gusto. Personalmente ho particolarmente apprezzato i testi di Silvio Sosio, di Franci Conforti e di Alessandro Vietti, ma siamo veramente in una condizione di "primi inter pares".
Delusione! Antologia ben confezionata all'apparenza, ma trattasi solo di "facciata". Sembra che il lavoro di editing sia stato fatto affrettatamente e con superficialità: numerosi i refusi nel testo. Mancano le schede introduttive sugli autori (sarebbe bastata anche solo mezza pagina) che, in un prodotto del genere, ritengo indispensabili. Per entrare nel merito dei contributi, a parte un paio di racconti degni di tale definizione, per la maggior parte si tratta di storie monche, interrotte improvvisamente e che hanno sovente poca attinenza con il tema dell'antologia (celebrazione di Asimov e Bradbury). La scelta di riproporre "il crollo della casa degli Usher", in una traduzione del 1869, è la ciliegina sulla torta: non so se si tratti di vezzo letterario o di escamotage per aggirare pagamenti di royalties, ma il testo proposto è quasi illeggibile; e dire che di traduzioni di Poe più aggiornate e godibili ne esistono diverse!