Molti adolescenti di oggi non si sentono spinti a camminare da soli. A rischiare. Provare emozioni, ribellioni, responsabilità. In questo libro, rivolto ai giovani ma anche ai loro genitori e insegnanti, Paolo Crepet affronta una delle più forti ipoteche sul futuro della società. E cerca di suggerire i possibili rimedi, che coinvolgono prima di tutto l'educazione e la scuola.
«Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova a osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa' crescere dentro di te rabbia e sete per l'inquietudine. Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti. Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso».
Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, è un esperto nel campo della ricerca sul tentato suicidio, dell’epidemiologia psichiatrica e della psichiatria sociale.
Nessuna teoria innovativa, sconvolgente o eclatante, zero tecnicismi e tanto buon senso. E' un saggio rivolto più ai ragazzi (e ai genitori) che un testo divulgativo. Ad ogni modo tutte le affermazioni di Crepet sono condivisibili, soprattutto quelle in cui afferma che le difficoltà e le esperienze aiutano i ragazzi a crescere e critica le famiglie indifferenti o peggio troppo protettive. Ho apprezzato inoltre il suo riconoscere l'importanza del tempo scolastico (il valore educativo di un pasto consumato a mensa!) e la velata critica ad un modo italiano di fare scuola che rifugge la valutazione degli insegnanti e che mette al centro più i problemi sindacali che l'educazione degli studenti.
Bruttissimo libro pubblicato tanto per fare cassa secondo me. Un’accozzaglia di pensieri dell’autore raccolti in capitoletti che non seguono nessuna logica se non quella del IO IO IO...