Venezia, oggi, nell'ambiente studentesco. Maria Grazia Graticola si diverte a disegnare genitali maschili sulle traduzioni italiane dei manga, i fumetti porno giapponesi. Già fidanzata con Tullio Parmesan, che scoprirà di essere omosessuale, ha un rapporto blandamente incestuoso con il nonno. Altri personaggi: Fabrizio Rumegotto, che si mantiene agli studi con strani espedienti; Alfredo, il laureando che un giorno salva Carolina che aveva tentato il suicidio gettandosi nel canale dal vaporetto. Rovistando nel diario della ragazza, chiedendo di lei ad amici e conoscenti, Alfredo finisce per scrivere un trattatello sulla sua storia, che è poi il romanzo che leggiamo.
Questo libro è diverso da qualunque altro abbia mai letto. In ordine di apparizione, per quel che mi ricordo, contiene (spoiler, quindi leggete a vostro rischio e pericolo): - una studentessa dell'Accademia di belle arti di Venezia che disegna geniali sulle traduzioni italiane degli hentai, e del suo esplosivo episodio di diarrea su un vaporetto; - due coinquilini che pagano parte del proprio affitto tramite barattoli di sperma che la loro padrona di casa usa come crema di bellezza per mantenere la pelle giovane; - una ragazza che prende òa metropolitana londinese accompagnata dalla propria pantegana domestica; - un nonno appassionato di yoga che molesta la propria nipote. Inutile dire che si viene fuori dall'esperienza di lettura di quest'accozzaglia di personaggi, stili ed elementi confusi e cambiati. Consiglio questo libro, in particolare per il personaggio di Carolina Groppo/Maria Grazia Graticola, nella quale mi sono ritrovata molto. So che è intesa come parodia di un certo tipo di ragazze, ma, caro il mio signor Scarpa, me ne infischio e me ne vanto. In mia discolpa posso dire, come si può pretendere che una giovane donna alla ricerca della propria identità non si identifichi in questo paragrafo: "Invece un giorno magari arriva il direttore di un giornalino manga e mi appioppa uno pseudonimo. All'improvviso si è fatta avanti quest'altra parte di me, si è messa in azione, mi ha promesso perfino di darmi da mangiare e da vivere, ha radunato tutti i suoi pezzi sparpagliati di carolinità fasulla e si è data un nome e cognome [...]. Mestessa è solo una fra i tanti personaggi che gli altri mi hanno trapiantato dentro."?
Romanzo/non-romanzo didattico ed elucubrativo, mostruosamente cerebrale. Senza traccia di emozione ne' sentimento. Interessante esperimento letterario che mischia i generi e le scritture. Piu' che romanzo, si direbbe saggio con elementi di narrazione in embryo. Scarpa fa sfoggio di invidiabile bagaglio lesssicale che mescola dialetti, gerghi, linguaggi specialistici. Tuttavia a lettura ultimata l'esperimento risulta sterile e fine a se stesso. I personaggi sembrano fatti di cartone, unidimensionali, robotici, senza vie di accesso a una qualche interiorita' sia pure impoverita. Alcune idee esposte in forma saggistica sono curiose e divertenti, ma non riescono di certo a sopperire alla mancanza di narrazione vera e propria. In conclusione, romanzo da leggersi come rappresentativo di una certo periodo di transizione e malessere giovanile anni' 90 e anche come ultima propaggine della lunga tradizione novecentesca delle avanguardie letterarie italiane.
Il ragazzo è intelligente e sa scrivere più che bene. Peccato che l'accenno di trama di questa sua opera prima finisca annegato da una fiumana di secrezioni, fluidi e umori corporali d'ogni tipo. E così Scarpa, a ogni piè sospinto, a ogni riga, rischia di far la figura del bimbo che ha appena scoperto come il gioco della coprolalia scandalizzi gli adulti. Ma è solo un gioco, e lo scandalo, se protratto per troppe pagine, finisce per nauseare o, al più annoiare: sì, Scarpa, sai dire "cacca! cacca!" in modo molto raffinato. Ma c'è forse altro?
Ok, è un libro fottutamente bello. Al di là della prosa e degli esperimenti avanguardistici interessanti, che però allungano tanto il brodo e appesantiscono molto la narrazione, mi ha stupito il modo in cui Scarpa tratta i personaggi, è un modo assolutamente reale: per il narratore una persona è una cosa, per un co-protagonista è un'altra e nessuno dei due ha totalmente torto o totalmente ragione. Idee geniali ed estremamente divertenti scorrono come un fiume in piena tra le pagine fino al finale MERAVIGLIOSO che ho cercato per giorni di spoilerarmi senza successo su internet. E menomale, aggiungo, perché fino alla penultima pagina il finale sembra cosí positivo e appagante da farti cadere ogni arto del corpo ma poi arriva la botta finale e una bellissima esaltazione euforica che consiglio a tutti di godersi senza soffiate di alcun genere.
Tiziano scarpa è il capostipite della letteratura pulp insieme ad Aldo Nove, questo libro non mi ha convinto, forse non ne ho saputo cogliere la forza innovatrice del linguaggio o l’idea che la letteratura è sempre figlia del suo tempo. Il libro è molto più vicino al fumetto o forse alla piece teatrale che al romanzo le categorie classiche del racconto sono sacrificate per far spazio a nuovi modelli narrativi ad una nuova avanguardia che a posteriori oramai possiamo definire già defunta .
Mi fu consigliato al corso di linguistica all'università. Lo lessi tutto d'un fiato, non solo per la trama (fuori dagli schemi), ma anche per la sintassi teatrale e lo stile sfacciatamente anticonformista. Uno dei pochi libri che rileggerei volentieri.
Giorni fa stavo dando gli ultimi ritocchi al quinto capitolo della mia tesi sulle brutte figure nella narrativa di Fëdor Dostoevskij. Seduto in biblioteca, non riuscivo a combinare un bel niente. All’ombra dei libroni guardavo la pioggia fuori dalla finestra, ristagnavo in una pozzanghera bibliografica a piè di pagina.
Come si fa a resistere a un incipit così? Io non l'ho fatto, anzi mi sono tuffato entusiasta nella lettura di questo libro del 1996 che, ho scoperto dopo, è stato annoverato tra i primi e più rappresentativi titoli del pulp italiano. In realtà l'entusiasmo iniziale si è presto smorzato per via delle molte divagazioni che seguono solo flebilmente il filo della trama. Si passa da passaggi geniali
Tutt’intorno, la pioggia tormentava la superficie del canale chiazzandola di cerchietti, disegnava una smisurata dimostrazione di insiemistica, intersezioni a migliaia fra insiemi interconnessi accennavano una mappatura teorica dell’universo mondo che durava un istante e veniva immediatamente sostituita dallo scroscio della teoria insiemistica successiva
ad altri invero insulsi, in cui l'autore sembra voler solo far sfoggio della sua scrittura erudita e frizzante
I corpi contengono un potenziale atomico verbale capace di distruggere il pianeta novecento-novantanove trilioni di volte, una quantità potenziale di parole immane, esplosiva, detonante, che supera in un corpo solo l’intera quantità di parole racchiuse nelle biblioteche di tutto il pianeta moltiplicate per un miliardo di miliardi.
Il risultato d'insieme elude qualsiasi giudizio definitivo, un po' come accade a certi quadri astratti in grado di far gridare al capolavoro alcuni critici e far storcere il naso ad altri. Sicuramente, di oggettivo, c'è che l'autore sfoggia una grande padronanza della lingua, divertendosi anche a inserire gustosi neologismi e rendendo la lettura divertente da un punto di vista intellettuale, forse un po' meno da quello della narrazione.
E' abbastanza surreale; è il primo romanzo che leggo di questo autore, per cui non ho pietre di paragone.
Questo Occhi sulla graticola è una parodia che credo possano apprezzare soprattutto gli studenti di lettere e delle facoltà umanistiche; è un romanzo che fa il verso ai saggi e agli scritti critici, in particolare alla critica letteraria, sfruttando le convenzioni di genere e applicandole a argomenti triviali o volgari, con un effetto di paradosso non da poco.
All'inizio mi piaceva e lo trovavo ironico e intelligente, però mi sembra che a un certo punto si perda un po', esageri nei suoi manierismi e diventi un po' faticoso da leggere, un po' artefatto e compiaciuto (IMHO), un esercizio di stile narcisistico spesso astruso e noioso. Pur essendo un libro di 100 pagine si legge lentamente. La storia di per sé è semplice; è il modo in cui è costruita e rappresentata ad essere contorto.
Non so cosa pensarne. Credo mi sia piaciuto. Di sicuro non mi aspettavo un libro tanto corporeo e (fin troppo) sessuocentrico. Non mi aspettavo uno studio tanto anaffettivo e distaccato (eppur anche terribilmente giudicante e soggettivo) dell'essere umano e delle sue relazioni. Non mi aspettavo tutte queste sperimentazioni e contaminazioni stilistiche. Di certo, è riuscito a spiazzarmi.
Domande esistenziali di prima mattina: Perchè è stato pubblicato da Einaudi? Perchè l'ho preso in biblioteca in prestito? Ma soprattutto perchè l'ho letto sino alla fine?
read it for my bookclub, did not enjoy it (and would not have finished were it not for my bookclub), but the discussion was really good so that's something!
Sono arrivato al "romanzo" di Scarpa in un periodo di forte fascinazione per Aldo Nove e la letteratura cannibale. "Occhi sulla graticola" si è rivelato uno dei libri più folli che io abbia mai incontrato: esagerato e sperimentale e allo stesso tempo ironico e leggero. Semplicemente postmoderno. Ricorderò sempre il capitolo sui 12 motivi per cui Venezia è considerabile la "Vagina d'Europa" (e per cui Apollinaire aveva indubbiamente ragione). Creatività pura.