E' difficile credere all'anoressia mentale. Chi la osserva da fuori non concepisce che il cibo possa diventare un nemico così, all'improvviso, apparentemente senza motivi. Chi la vive non riesce più a capire come le persone possano mangiare senza problemi, senza l'ansia, senza l'angoscia. L'esistenza della protagonista di questo racconto parzialmente autobiografico si riduce un po' alla volta "in briciole". Si tiene in vita con pillole che anticipano l'alimentazione del futuro oppure alternando mangiate che la fanno star male a digiuni inflessibili. Ma sarà proprio una briciola di emozione, la riscoperta dei sentimenti, a ribaltarla e salvarle la vita.
Giornalista e scrittrice, scrive per il Corriere della Sera.
Pubblicazioni
2007 - E se incontrassi un uomo perbene?, Sonzogno editore, EAN 9788845414077 2006 - Lunatica. Storia di una mente bipolare, Rizzoli editore, EAN 9788817013826 1997 - Unico indizio: la normalità. L'Italia a sud dell'Italia, Feltrinelli editore, EAN 9788807814167 1995 - Leoncavallo Blues 1994 - Briciole, Feltrinelli editore, EAN 9788807812552
La storia, triste e paranoica, di una ragazza che percipita in quel buco nero chiamato anoressia. Testimonianza importante ma narrazione che ricordo un po' scialba e con poco coinvolgimento emotivo. Apprezzai di più il film.
Non posso commentare questo libro con le solite parole. Bello e piacevole non si sposano con l'argomento trattato in questo libro. Bello? Non c'è nulla di bello in una vita spazzata via da un malattia, una malattia che è la nostra stessa mente a creare... terribile e spaventoso. Piacevole? No di certo, considerando quante volte la parola "vomito" o il verbo "vomitare" sono comparsi in questo libro... Intenso, qusto sì, e come ho scritto prima, terrificante. Terrificante perchè non è un agente esterno che causa una malattia, ma è la propria mente che decide che magro non è mai abbastanza che ti dice che sopra i 40 kg c'è il baratro più nero. E il cibo diventa l'unica cosa importante, intorno al quale ruota tutta la vita, persino il matrimonio. Una vita triste, vissuta a metà, solo per compiacere gli altri, e mai se stessa. Descrizioni crude e forti di una quotidianeità sballata e priva di significato. Nonostante questo non sono riuscita a staccare gli occhi dal libro, come se fosse un Horror con la protagonista in perenne pericolo, e in effetti questo libro fa paura ti mette l'ansia ed è terrificante forse anche di più di un Horror. Ma se un cattivo con l'accetta in mano può essere catturato, il fantasma può sparire o tu andartene di casa, l'anoressia non è causata da un fattore esterno, ma è il proprio corpo o meglio la propria mente che, pezzettino dopo pezzettino divora se stessa.. ed esisterà mai un lieto fine?
Da anoressica questo libro mi ha stravolto, purtroppo son tutte cose vere, noi dentro abbiamo un mondo che gli altri non vedono. Noi vogliamo apparire perfette agli occhi degli altri e tutto gira intorno al cibo, la giornata è scandita dal cibo e dal movimento. Sono sicura che prima o poi riuscirò anche io, come Elena, a uscirne. Devo vincere io questa battaglia.
Alessandra Arachi ci guida nei meandri di una malattia che devasta il corpo e l'anima. La malattia in questione è l'anoressia, la malattia mentale che distrugge pian piano le sue vittime. "Briciole" segue il percorso di Elena, lungo un tunnel che dall'anoressia la porta alla bulimia. Lungo le 104 pagine del libro, vediamo questa giovane che si consuma, arrivando a pesare 30 kg e accontentandosi delle "briciole". Le briciole, non sono solo i 25 grammi di mozzarella o prosciutto di cui si alimenta, ma sono anche i pochi residui di vita, di emozione che si concede. Passare da un ragazzo a un altro, da una storia a un'altra, da una abbuffata al digiuno completo, non sono altro che i sintomi terribili di questa patologia. Passo dopo passo, Elena imparerà ad accettarsi, a vedersi in un altro modo, cercando altro e non volendo più solo le "briciole".
i libri sui disturbi alimentari sono armi a doppio taglio. Possono aiutare a comprendere i meccanismi che scattano nella testa a causa della malattia, ponendo chi non conosce questo mostro difronte a uno scenario di dolore ripugnante. Però, chi la malattia ce l'ha, leggendo queste pagine(o quelle di altri libri che ne parlano) può sentirsi insufficientemente malato e viene tentato da far diventare suoi determinati comportamenti masochisti che vengono descritti. Non sempre leggere della propria malattia può essere un'aiuto, e poichè i DCA portano molto spesso alla competizione, mettere un testo del genere nelle "mani sbagliate" potrebbe rivelarsi una scelta poco saggia, e, anzi, un invito ad alimentare il mostro che è già padrone di un malato. Questo libro fa parte di quella categoria che da la possibilità ad un* malat* di copiare le abitudini malsane della protagonista, descritte in modo crudo e preciso.
It doesn’t sit right to put a rating on people’s lives, but these genre of books helped me a lot during a tough period of my life, and I wouldn’t be the person I am today without them.
Un libro da brivido, sul quale non si può dire molto. Sono temi profondi e delicati, che fanno male e commuovono, stritolano il lettore solo se li si conosce o se li si sono vissuti in prima o terza persona che sia... La narrazione è perfetta, vivida, vera; asciutta, incisiva, precisa come una freccia e per questo calzante. Non ci sono parole per descrivere tutto questo.
L’anoressia. Chi non la vive, direttamente o attraverso una persona cara, non riuscirà a comprendere fino in fondo quanto il cibo possa diventare un nemico, qualcosa di demoniaco da cui allontanarsi. Di contro, chi convive con l’anoressia, non riesce più a comprendere chi ama il cibo e riesce ad ingerirlo senza provare ansia o senso di colpa.
Il libro “Briciole” di Alessandra Arachi, a metà tra il romanzo e l’autobiografia, ci catapulta nella vita di chi non ama più il cibo al punto da sostituirlo con delle pillole.
L’anoressia nervosa, così come la bulimia nervosa, fanno parte della grande famiglia dei disturbi della condotta alimentare (DCA), patologie caratterizzate da un cambiamento delle abitudini alimentari legato ad un’eccessiva preoccupazione per il peso e l’aspetto fisico. Insorgono, solitamente, durante l’adolescenza ed interessano soprattutto le ragazze. Chi è affetto da DCA solitamente mangia molto poco, fino ad arrivare al digiuno, oppure assume enormi quantità di cibo per poi espellerle in maniera forzata. Soffrire di un disturbo dell’alimentazione comporta, oltre ai problemi fisici, anche problemi relazionali poiché anche la semplice cena fuori con gli amici può scaturire delle crisi d’ansia.
Gli altri disturbi che fanno parte di questa categoria diagnostica sono: Pica Disturbo di ruminazione Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo Disturbo da alimentazione incontrollata Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con specificazione Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione.
Mangiare mi aveva sempre dato gusto. Panna montata e ghiaccioli, ma anche tortellini, patatine fritte, cioccolata. Una bambina vivace. Poi un adolescente allegra e sportiva. È a metà della crescita che ho voluto rovinare una vita bella, dunque tranquilla, dunque noiosa. Così la vedeva un cervello che era troppo cupo, senza motivi, per occhi troppo accesi.
Il cibo che mi veniva sbattuto nel piatto era magicamente diventato la fonte di tutti i miei problemi: rigettandolo li avrei risolti.
“No, grazie,” diventava quindi il trionfo della volontà.
Un racconto di una ragazza e della sua malattia: come inizia, come peggiora, poco si racconta di come riesce a riprendere la sua vita, o almeno a ricreare un contorno della realtà. Sono rimasta colpita negativamente di come le cure mediche non le siano state di particolare aiuto, se non a preservare la vita ma non la salute psichica. "Programma di modificazione comportamentale non significa che qualcuno ti viene vicino e cerca di farti cambiare atteggiamento nei confronti della vita. Questa terapia in clinica viene stabilita a tavolino. I medici prendono te, anoressica, ti scrutano, ti visitano, ti pesano. Poi decidono di quanti etti devi ingrassare ogni giorno per guarire. A quel punto o mangi o a farti mangiare ci pensa una sonda gastrica: tre pasti al giorno buttati direttamente nello stomaco da un tubino."
L’ho trovato molto superficiale: mi aspettavo che parlasse molto di più degli aspetti psicologici della protagonista, invece ho trovato che si sia focalizzato molto di più sulla trama della storia e sullo scorrere della vita della protagonista, tra l’altro troppo velocemente. Sono rimasta molto indifferente alla storia, se non in alcuni passaggi molto forti e toccanti.
La storia di Elena, ragazza prima e donna poi, ruota intorno al cibo e alle privazioni che si impone, da anoressica e poi bulimica. Sullo sfondo scorrono veloci la scuola, lo sport e le altre passioni (la fisica, la musica classica, la lettura), persino la famiglia, le compagnie e le relazioni sentimentali. Quello che colpisce è che niente sembra essere più importante dei suoi rituali di controllo del corpo. Forse l'unico legame che scalfisce questa ossessione cieca, arrivando all'interno della torre d'avorio in cui si è confinata metaforicamente, risulta essere l'amicizia con Saverio. Un ragazzo diventato pelle e ossa, perché tiraneggiato da un altro mostro: la dipendenza dalla droga. Il romanzo si snoda dalla metà degli anni '70 a quella degli anni '90, e se la mancanza dei social e degli smartphone può farlo apparire "vintage" per le nuove generazioni, resta attuale il senso di smarrimento e solitudine della protagonista, le parole crude con cui descrive il procurarsi il vomito per non assimilare nulla oltre i 40 kg. La narrazione procede rapida, forse troppo, perché passiamo da una fase all'altra della vita di Elena (il liceo, l'esame di maturità, le estati al mare, l'università, il matrimonio etc...) empatizzando poco con chi la circonda. Sembrano tutte comparse, anche un pochino sbiadite, mentre questa malattia terribile, che parte dal di dentro, si impone sulla scena.
Honestly, It hurts The story of a starvation both form food and feelings. A burning desire to reach the infinity or the flawlessness A life spent in meeting other's explectations because of the fear of looking into herself. Hollow, emptied by a perpetual, stubborn and aware vomiting
This entire review has been hidden because of spoilers.
This book has literally no filters, it describes the reality of the illness without thinking twice. PAY ATTENTION AND NOT READ IF U ARE SENSIBLE. It’s good for understand what really means having an ED but it can be triggering for someone.
Un libro dalla scrittura confusa, caotica, “spigolosa”, che a tratti mi ha quasi disturbata. Detto ciò alcuni passi mi hanno comunque trafitto lo stomaco.
Non penso di poter dare un voto a questo libro, alla vita di una persona. Posso solo dire che è stato molto crudo ed esplicito, tratta di tematiche molto forti e non penso sia un libro per tutti. Soprattutto se non si è nelle condizioni mentali per affrontarlo. Era la prima volta che leggevo di anoressia e devo dire che è stato difficile.
Letto nel tempo di due pause pranzo, quindi piuttosto veloce e scorrevole. Ho sempre trovato i romanzi sui disturbi dell'alimentazione grossi mattoni melodrammatici, ragion per cui non sono mai riuscita a finirne uno. Ma questo mi ha preso dalla prima frase, non è stato di intrattenimento, al contrario, mi ha quasi disturbata e angosciata, e proprio questo è il punto di forza del libro. Devo ancora capire se ho apprezzato o odiato il finale (che ovviamente non rivelerò).