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Dies irae

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A Vermicino, un giorno dell’estate 1981, il piccolo Alfredino resta intrappolato in un pozzo artesiano. Si mobilitano i soccorsi, arriva addirittura il presidente della Repubblica Pertini, e la Rai trasmette una diretta allucinatoria di 18 ore, che ipnotizza l’Italia intera e ne muta per sempre la storia mediatica. Il mistero del nuovo romanzo di Giuseppe Genna ruota attorno all’esistenza di un video che mostra alcuni uomini che gettano il bambino nel pozzo. Quell’assassinio servì al condizionamento mentale di un intero popolo attraverso il canale televisivo? Chi possiede quel video? Viene usato per ricattare i Potenti e il Palazzo? I misteri raggiungono l’apice all’inizio degli anni Novanta, quando esplode la finta rivoluzione, anch’essa mediatica, di Tangentopoli. Tra i personaggi che attraversano questi intrighi con i loro problemi esistenziali, affettivi, personali, il principale è proprio quello dell’autore, che vive esperienze drammatiche e grottesche alle prese con la scrittura di un libro totale, definitivo, che sul modello di Underworld di Don DeLillo inventa un intreccio poliziesco sofisticato ed esagerato per raccontare 25 anni di storia d’Italia.

761 pages, Paperback

First published January 1, 2006

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About the author

Giuseppe Genna

39 books42 followers
Giuseppe Genna è nato a Milano il 12 dicembre 1969. Ha lavorato in televisione (nel 1991-92 a Odeon Tv; per la Rai nel 1995), presso la rivista mensile Poesia (Crocetti Editore), come attaché alla Presidenza della Camera nel 1994-95, per Mondadori nei settori New Media e Libri nel 1996-99, a Clarence(.)com nel 1999-2002, per RCS Libri nel 2006-07, per le web agency Siris e Mikamai nel 2009-10.
Con Daniela Lanticina e Paolo Spada ha fondato nel 2010 la multiagency culturale Yallee e il blogzine THE YALLEES.
Nel 2006 è stato chiamato a fare parte delle Giurie della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (sezione Orizzonti). Dal medesimo anno collabora con Vanity Fair. Dal 2000 è redattore di Carmilla, magazine on line diretto da Valerio Evangelisti.
Presso il Padiglione Italia alla Biennale di architettura del 2010 ha esposto una installazione realizzata con Italo Rota, dal titolo Ultima Stele.

Ha pubblicato romanzi, saggi e racconti, in Italia e all’estero:
Catrame (Mondadori, 1999)
Nel nome di Ishmael (Mondadori, 2001)
Assalto a un tempo devastato e vile (peQuod, 2001; edizione 2.0 presso Mondadori, 2002; edizione 3.0 presso minimum max, 2010)
Forget domani. Racconti dell’italian lounge (Pequod, 2002, con Igino Domanin)
Non toccare la pelle del drago (Mondadori, 2003)
I Demoni (Pequod, 2003, Michele Monina e Ferruccio Parazzoli)
Grande Madre Rossa (Mondadori, 2004)
Il caso Battisti (con Valerio Evangelisti e Wu Ming 1, Nda 2004)
L’anno luce (il Saggiatore, 2005)
Costantino e l’impero (Marco Tropea, 2005, con Michele Monina)
Dies Irae (Rizzoli, 2006)
Medium (online @Lulu.com, 2007)
Hitler (Mondadori, 2008)
Italia De Profundis (minimum fax, 2008)
Le teste (Mondadori, 2009)
Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari (duepunti, 2010)

(da http://www.giugenna.com/biobiblio/ )

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Profile Image for Rob.
92 reviews37 followers
July 25, 2020
MONUMENTO ALLA MELMA

Oh mamma, da dove devo partire? Non ne ho idea. Beh, forse posso partire da dov'è partito Genna, con un prologo straordinario: da un pozzo. Anche chi è nato dopo il 1981 conosce la tragedia di Vermicino. Come si può non conoscerla? E' stato l'inizio di una nuova era, quella in cui gli italiani sono diventati spettatori e non più cittadini, elettori, attori. Per Genna, l'Italia è morta in quel pozzo insieme ad Alfredino, e ha passato i successivi venticinque (al momento della pubblicazione)-quarant'anni a cercare di riempire quel vuoto. È un processo iniziato negli anni 80 della Milano da bere, del craxismo, dei paninari, delle televendite di Sergio Baracco, delle tv private, di Umberto Smaila e del Drive-in. Anni di droghe e piaceri sessuali, da quelli liberatori di Moana Pozzi a quelli meccanici e dolorosi come quelli del sadomaso.

E' da questo punto che Genna cerca, a modo suo, di raccontare decenni di storia italiana fatta di melma, di merda, di fango, dello stesso fango in cui era immerso Alfredino. Dies Irae, romanzo che come pochi altri si presta a giudizi di amore ed odio, è un romanzo magmatico, ininterrotto, è un fiume in piena. E' scritto come un lunghissimo flusso di coscienza incontrollato, ma con un linguaggio intenzionale, quindi pianificato. E' un urlo di tormento e disperazione, ma spesso appare represso, inelaborabile. E' ricco, originale, e allo stesso tempo è derivativo, vista l'evidente ispirazione al postmodernismo americano e a The Waste Land di Eliot, e profondamente autoreferenziale. E' pieno di pagine di autentico splendore come di pagine frustranti, insopportabili, orribili. E' un lungo canto di morte, il funerale di una nazione, ed è anche un libro pieno di funerali mai conclusi, rimasti a metà. E' un grido di amore ed odio verso l'Italia dei padri, colpevoli, assenti, tragicamente presenti. In questa Italia di complotti oscuri, di manovre dietro le quinte, di poteri forti, si muovono nell'insensato caos il personaggio Genna (spesso preda di snervanti deliri), e Paola (la cui storia è straordinaria) e Monica. A loro modo cercano di uscire dai loro pozzi artesiani. Lo fanno nella Milano degli anni Ottanta, voluttuosa e slabbrata come esclusiva ed escludente, nella Berlino degli ultimi giorni del Muro, nella Amsterdam delle droghe degli anni 90, e nella Roma dei misteri, nell'era ormai compiuta del berlusconismo. Ognuno alla ricerca di sè, di un senso, o dell'origine di un senso, da cercare tra i milioni di pagine di un incomprensibile libro di fantascienza chiamato Dies Irae, il Giorno dell'Ira che prima o poi giungerà. Alla ricerca della propria pace, della propria coscienza in una nazione senza coscienza dall'istante della morte di Alfredino Rampi.
Profile Image for Daniele.
308 reviews68 followers
May 8, 2021
Fuori da schemi e canoni comuni al romanzo italiano, Genna realizza un'opera della quale non riesco a parole a dire tutto quel che ci sarebbe da dire. Posso dire però che le sensazioni che trasmette leggendola sono tantissime, non sempre è una lettura piacevole sia ben chiaro, ma ci sono anche pagine di grande bellezza in questo romanzo incatalogabile.
Un incipit che ti risucchia dentro, poi la scrittura rimane per tutta l'opera molto pregna, densa, intensa a tratti stagnante ed asfissiante, a volte leggendo sembra di essere dentro quel pozzo artesiano in cui era caduto Alfredino.

C'è un capitolo, la lettera di Alex a Paola, che è scrittura di altissimo livello, un pugno nello stomaco come non ne ricevevo da anni.

Conosco i miei buchi neri, uno per uno. Conosco la loro forza di attrazione, che per anni è stata un'attrattiva. Non parlo di forza interiore né di debolezza interiore. Sono l'osservatore gelido che non è disincarnato ma fa finta di esserlo. In questo risiede uno dei miei più notevoli fallimenti.


L'Europa è una piccola madre che partorisce se stessa, un feto affetto da trisomia, candidato al vaso di formalina. L'Europa partorisce nel dolore e non nel sangue. Il sangue si dilata, si versa in sottili scoli negli anni a venire, mancano tre giorni alla rottura delle acque. Berlino, il centro della nuova vivescenza, è già una città morta, e Aberdeen decollando in serata vede le luci e si immagina dall'alto un fiume di topi umani esaltati da una storia che non conosceranno mai e di cui mai saranno padroni. In esodo, mentre l'esodo reale è altrove e lui si sistema nella poltrona e sorride alla hostess e sa che l'esodo reale è questo di cui lui è una particola in movimento non impazzito. Sta flottando a quattromila metri su un parto e non vede l'ora di analizzare il feto piagato dalle ustioni e slogato dalla trisomia. L'Europa difettata è il suo nuovo hotel. Si addormenta in un sonno americano.

Sei libera di ricordare o meno. Perché uno dovrebbe continuare a ricordare il male?
Perché c'è una fede nel male. Perché il male non è mai risolto.
Profile Image for Wu Ming.
Author 38 books1,273 followers
December 29, 2010
WM1: Cosa abbiamo qui?
Il primo capitolo di Dies irae è un colpo basso sferrato dall'alto di una prosa che mi ha incantato, prima di lancinarmi e farmi piangere, perché adesso lo so, so cosa vuol dire avere un figlio (figlia, nel mio caso), io so quanto progetto e fatica, quanta - semplicemente - vita si dedica e si riversa e prende forma in un figlio, il pensiero il sesso la gravidanza il travaglio il parto, l'aria che brucia prima la pelle e poi i polmoni, il pianto, il neonato non sa dove si trova e perché, non sa nemmeno chi è, cos'è, non vede niente, tutto è sfocato, le prime ore accanto alla madre, la fatica della suzione e la mandibola che fa male, e un'ora dopo la prima di tante coliche, aria che preme la pancia da dentro, esperienza di un dolore terribile senza parole per confinarlo, il bimbo non sa cosa né perché, la fame è un demone che morde, l'urlo e il pianto, la testa è pesantissima e il collo non la sorregge, e la fatica del genitore, i risvegli notturni che spezzano il sonno e la schiena, il correre in aiuto al minimo segno, l'ansia, respira?, dorme?, ha mangiato?, e il primo sorriso a farti sapere che ti è grato, cerca di darti in cambio quel poco che può ed è tantissimo, è tutto quel che ti importa, è un mondo intero che ti riempie le arterie, il miracolo di una bocca che si inarca, e il bimbo assimila, impara a tenere alta la testa, intreccia le mani, esplora il proprio corpo, mette a fuoco la vista, si impegna a stare seduto, e l'impresa del gattonare, e l'incubo della dentizione, lame che tagliano le gengive da sotto, la testa segata in due da nuovo dolore, male dentro le orecchie e malanni, e impara ad aggrapparsi e alzarsi in piedi, muove i primi passi, e nel frattempo cresce, impara, supera le malattie, afferra le cose del mondo, estende i campi sinaptici, partecipa all'impresa, s'inventa nuovi modi di ringraziarti per quello che fai, e il primo farfugliare parole immaginarie, fonemi liberi a circondare i primi nuclei di senso, i "mammamma" e "baba", e sempre avanti, sempre meglio, le parole, la corsa, il gioco, l'asilo, gli altri bimbi, la materna, la sfilza dei "perché?", la scuola, la vacanza dalla scuola, il sole, il profumo dell'erba, la mezza sera...
Alfredino. Un pozzo stretto e fangoso, profondo.
Qui comincia Dies irae, libro che sfonda tutte le pareti, ordinatissimo e scomposto, pagine curate all'ossessione o vomitate in un amen, pagine memorabili e altre da buttar via senza remore (ma quali sono le prime? e quali le seconde?). Tripudio sommesso dell'horror.
[La recensione prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/itali... ]
Profile Image for marco renzi.
299 reviews100 followers
August 28, 2017
[****1/2]

IL POZZO ARTESIANO DEL[L'IPER]MODERNO

Ho difficoltà a parlare di questo libro perché molte sono le suggestioni, gli spunti, le riflessioni e i pareri che mi suscita. Opinioni perlopiù positive, di certo mai davvero negative: so solo che se affermassi di aver amato Dies Irae non direi qualcosa di sbagliato, semmai di impreciso. Posso infatti scrivere d’averlo amato e odiato allo stesso tempo, e ho il presentimento che l’autore ne sarebbe contento.

Cercherò adesso di procedere con (dis)ordine, tentando di spiegarmi.

Si tratta di un testo a dir poco corposo, sia nei contenuti sia nella mole; un romanzo che attraversava, al momento dell’uscita, gli ultimi venticinque anni della storia d’Italia; ora mi viene più facile dire: gli ultimi trentacinque anni della nostra storia.

Si comincia con Alfredo Rampi, il bambino che nel 1981 cadde nel pozzo artesiano.
La tragedia di Vermicino, il primo vero caso mediatico italiano, una sorta di proto-reality, coinvolse l’Italia intera; milioni di telespettatori seguirono in diretta gli sviluppi della vicenda: dai vani tentativi delle forze dell’ordine di riportare il bimbo sulla terra, agli interventi di volontari dal fisico minuto scesi giù nel pozzo, fino alla visita del Presidente Pertini. E infine, la morte di Alfredino
.
Ecco. Genna racconta questa storia col trasporto di chi l’ha vissuta in diretta, del ragazzino di dodici anni dell’epoca, cercando di far confluire nello sguardo del bambino gli occhi del narratore adulto, unendo il taglio chirurgico della cronaca alla verità romanzesca, conferendo al romanzo un inizio che di per sé è un piccolo capolavoro, una delle cose migliori mai scritte da un narratore italiano del nostro tempo. Un ritratto lucido, calibrato e spietato dell’Italia del tempo, che anticipa il Bel Paese contemporaneo. Pagine perfette capaci di arrivare dritte all’anima, tra la testa, il cuore e la pancia del lettore.

Dopo un incipit che non poteva essere migliore di così, Dies Irae prosegue con una divisione in macro-sequenze, che scandiscono cronologicamente la narrazione. Accanto al personaggio-Giuseppe Genna, alle sue inquietudini, alla sua vita tra letteratura, lavori improbabili e antidepressivi, c’è una Milano ancora, in un certo senso, “da bere”, che nel suo nucleo centrale porta ancora i segni dell’edonismo craxiano, il quale però ha toccato solo di striscio la periferia, la parte di città più popolosa e più dimenticata; quella delle case popolari dove Giuseppe vive come abusivo, nella casa che fu di suo nonno, dove si aggirano e lo tormentano i fantasmi della sua famiglia, della quale il narratore prova a ripercorrere il burrascoso passato, innestandolo nei meandri di una autofiction dolorosa, la cui scrittura fluviale e ossessiva trasuda un’urgenza metafisica.
Un’urgenza espressiva alla quale l’altro Dies Irae, un testo che ci viene proposto in alcuni suoi spezzoni all’interno del “nostro” Dies Irae, quello che stringiamo tra le mani: è un romanzo a carattere fantascientifico sul quale il personaggio-Genna lavora da tempo, accumulando fogli su fogli, parole su parole. È lo stesso Genna che lavora per la TV locale, che vive una storia complicata sin dal suo principio con Maura, che s’imbottisce di paroxetina, che partecipa alla nascita di una rivista di poesia in un tempo in cui la poesia sembra non esistere più; un’epoca che però ne avrebbe bisogno come non mai. È il medesimo personaggio che viene chiamato a lavorare per la presidenza della Camera dei Deputati, dove studia le carte del processo P2.

E anche qui, Genna entra in collisione con la Storia e la sua letteratura di fa, appunto, Storia.
Ci sono infatti la P2, Craxi, l’epoca Berlusconiana e pre-Berlusconiana; gli anni Novanta del benessere che segnano però l’inizio della fine, la crisi economica, Tangentopoli, la pietra tombale sulla Prima Repubblica e la nascita della Seconda, che della Prima ha gli stessi vizi e le stesse storture. C’è il Pentapartito, Craxi e le sue imponenti architetture ai congressi del PSI, le sfilate di VIP e personaggi di spicco alla corte dell’uomo forte che sarà principale artefice dell’ascesa impreditoriale e poi politica del Cavaliere.

Oltre a ciò, ci sono Paola e Manuela.
Due storie diverse: da una parte la tossicodipendenza e la fuga dall’Italia; dall’altra la vita a contatto con l’altissima borghesia, con la ricchezza, con un padre ricco e potente finito poi ingoiato dal vortice degli avvisi di garanzia. Entrambe ritroveranno il Giuseppe Genna che, a bordo del suo motorino, percorre la buia Milano per recarsi a uno spettacolo fatto da persone disabili e con problemi psichici. Deve presenziare in quanto scrittore; per poi essere alla festa, sentirsi a disagio per l’ennesima volta nella sua diversità, col suo occhio ipercritico e disilluso proiettato su un mondo che gli appartiene solo perché ci è nato.

Uno sguardo pessimistico, quasi al limite dell’auto-commiserazione; ma uno sguardo necessario, aggiungo. Perché è da qui che si giunge al distinguo tra ottimo scrittore e abile narratore: Genna appartiene a mio parere alla prima categoria, ma volendo incarna entrambi gli spiriti, soprattutto per la sua capacità di ripercorrere con una certa maestria gli stilemi della forma-romanzo che vanno dal romanticismo francese (Hugo?) a echi filosofici leopardiani, fino al romanzo postmoderno di De Lillo, Pynchon e Philip Roth e all’autofiction di quest’ultimo; ma anche di Ellis e, a suo modo, di Houellebecq.

Non voglio qui paragonare l’autore milanese a tutti questi giganti, non mi sembra il caso; non ho neanche gli strumenti necessari per farlo, e lui penso sarebbe il primo a incazzarsi se mi ci mettessi seriamente.
Ciò che mi preme dire è che senz’altro Giuseppe Genna è riuscito a cristallizzare e fare sua la propria esperienza di lettore e, direi, anche di autore di gialli-thriller. Con questo romanzo è stato capace di catturare parte dello spirito letterario, politico e filosofico del nostro tempo, gettandolo in faccia al lettore, senza la pretesa di farsi amare. Sta qui uno dei suoi molteplici punti di forza: con la sua prosa a momenti quasi verbosa (in questo caso per me è un complimento), con il suo incedere debordante che talvolta sembra far sfoggio di tecnica e padronanza del mezzo (la parola), attraverso il continuo passaggio di palla tra narratori interni ed esterni, tra voci e focalizzazioni differenti, tra tempi e luoghi più o meno tra loro distanti, egli crea il suo romanzo-mondo, superando il postmoderno e captandone, come altri, l’ormai avvenuta fine, inserendosi in ciò che Donnarumma e altri hanno chiamato “Ipermodernità” (Raffale Donnarumma, Ipermodernità, Il Mulino, Bologna, 2014).

Come accennavo all’inizio, un autore e un testo che non si fanno amare del tutto, ma sta proprio lì, probabilmente, il loro bello. Poiché farsi amare sembra diventato troppo facile, e cercare di non farsi amare, quanto meno in letteratura e nell’arte in generale, è una delle cose migliori che uno Scrittore con la S maiuscola possa fare, sebbene qui il processo avvenga con qualche lungaggine di troppo sulla quale si può soprassedere in tranquillità.

L’importante, qui, è sprofondare in Dies Irae come fosse un pozzo artesiano, immagine-chiave che ricorre in modo estenuante: farsi acchiappare dal flusso narrativo, dall’incatenarsi di storie e trame, fiction o non-fiction che siano.

E poi, scendere nel gorgo (o nel pozzo).
Muti.
Profile Image for Mar Gherita.
87 reviews16 followers
January 9, 2021
punteggio pieno, nonostante qualche pagina saltata perché il mio stomaco (il mio sterno?) non reggeva.
Un lavoro enorme, profondo, multiforme. Grande.
Qualsiasi cosa io possa scrivere, sarebbe insufficiente e inadeguato.
Uno degli ultimi capitoli, particolarmente autoreferenziale, potrebbe valere quanto un intero libro, da solo.
Mi domando se oggi, post 2020 la prospettiva così buia possa essere cambiata. Forse un'occasione di rinascita ci si è presentata. L'abbiamo colta?
Profile Image for Hex75.
986 reviews60 followers
August 21, 2017
storie che si incrociano, storie che talvolta si sfiornano (nella stessa città, nello stesso periodo, a volte nello stesso luogo) ma che solo a tratti s'incontrano. storie difficili, brutali, e tra esse anche quella dell'autore,non saprei quanto realmente autobiografica (e comunque ci vuole lo stesso un coraggio incredibile a mettersi così a nudo). sullo sfondo, la storia degli ultimi decenni, tra avvenimenti destinati a far parte dell'immaginario collettivo e manovre dietro le quinte, chissà quanto verosimile. e -ancor più sullo sfondo- frammenti di un romanzo di fantascienza, intitolato (come altre cose) "dies irae" una discesa in un inferno contemporaneamente privato e pubblico, che si divora in pochi giorni e che è destinata a restare dentro per parecchio.
Profile Image for Bobparr.
1,150 reviews89 followers
August 5, 2017
Il sunto del libro è tutto nella copertina, bisogna guardarla con attenzione. G. è un poeta psicotico pericoloso, perche' ha in dono la capacità di dir - bene - senza farsi intendere. A volte si fa invece intendere fin troppo bene. In entrambi i casi sempre in modo affascinante. Testo interessante per chi è nato agli inizi degli anni 70, o prima. Per chi è nato dopo i nomi di Craxi, Pertini o Vermicino potrebbero risultare vuoti di significato. Romanzo orrorifico per le ipotesi che connette e per le accurate descrizioni del mondo della pedofilia, del BDSM, della prostituzione tossica, della violenza domestica. Dell'Italia di allora e di sempre.
Profile Image for Elena R..
15 reviews10 followers
March 17, 2015
Estenuante quanto tremendamente illuminante!
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
November 14, 2010
Qua si racconta di ciò che ha passato l’Italia a partire dagli anni Ottanta, dello stupro a cui questo Paese è stato sottoposto: stupro mediatico, culturale, politico, addirittura antropologico. Un fenomeno di degenerazione etica (ed estetica) forse soltanto “accaduto”, simile a un disastro naturale enigmaticamente accurato nella sua distruttività, o forse frutto – come pensa e ricostruisce l’autore – di una vasta cospirazione ordita da chi vuole sfuggire al tribunale della ragione.
(Non spaventi il pensiero della cospirazione: può essere un artificio concettuale reazionario, padre di costruzioni arbitrarie che alimentano il sentimento della fatalità; o può muoversi per vie oblique, permettendo di cogliere connessioni sottili: un discorso che nomina cause insospettate e, prima di essere nominate, invisibili può apparire cospiratorio, incentrato cioè su maschere della realtà, ma essere al contrario occasione per andare al fondo di essa, al di là degli automatismi mentali.)
L’evento che l’autore individua all’origine, ideale e fisica, del romanzo e degli ultimi decenni italiani è la morte di un bimbo di sei anni, caduto (calato?) in un pozzo artesiano, nel 1981, e lì – laggiù, a 36 metri, poi 65, di profondità – morto, dopo ore di vani tentativi di salvataggio – e di diretta televisiva. La morte di Alfredo – Alfredino – Rampi fu una tragedia collettiva, riflessa sugli schermi di tutta l’Italia, e stornò l’attenzione da altri eventi che in quei giorni si consumavano: le rivelazioni sullo scandalo P2, i passi non timidi ma fin troppo decisi dei costruttori di Milano 3, città ricca di verde e amica dei bambini… Ma il crimine non consistette nel solo, materiale, atto di copertura, bensì in un’operazione ben più sottile: la sofferenza dilatata ed esposta, resa spettacolo televisivo – la scoperta dell’impudicizia, della pornografia quotidiana. Gli anni Ottanta che si aprivano: il “sistema” – in apparenza invincibile – in cui spettacolo, pubblicità, corruzione, arrivismo, ricchezza facile, glamour, mistica del successo si sarebbero stretti in un cappio attorno al collo di questo Paese, che si era trovato d’un tratto sbarazzato di ogni coscienza, rapita, tramortita, calata e abbandonata a 36 metri (poi 65) di profondità in un pozzo artesiano, spinta, premuta al fondo di un budello nero largo appena 30 centimetri – un parto invertito che ha spazzate via dal mondo, ricacciandole nel nulla, l’innocenza e la serietà.
Dopo sono venuti gli anni di Craxi, dell’apparenza, della droga per svago e per moda, degli assegni a vuoto, di un immaginario falso e contorto – ma anche dei “servizi” e delle “strutture”, parallele e occulte, che sorvegliavano benevole il paese dei balocchi, sbrigando il lavoro serio (e sporco). Gli anni del disimpegno e della festa erette a sistema, perché faceva comodo che le cose andassero così.
L’autore narra questa era seguendo tre storie: quella di un giovane, mummificato nella propria intelligenza delle cose del mondo, e quelle di due donne, due vite che toccano lo zenit e il nadir della sfera celeste degli anni Ottanta: Monica, la cui traiettoria nella società milanese e nel mondo dolorosamente diurno del Successo descrive con chiarezza l’origine della parola vanità – e quanto questa sia in realtà rigonfia d’angoscia; e Paola, che sprofonda nella notte tossica di Berlino Ovest e in quella tecnosciamanica di Amsterdam, in fuga dal ghigno rabbioso di un passato troppo orribile per essere ricordato. Tutti e tre i personaggi ridotti a feti, mummie coperte di fango, innocenze stuprate e spinte a forza – cadaveri ancora coscienti – nel pozzo artesiano di un’esistenza che dovrà essere, convenzionalmente, la loro tomba e insieme l’utero per il parto glorioso – ininterrotto – della menzogna, personale e sociale. Protagonisti e combustibile – risorsa umana, diremmo oggi – della tragedia che affatica un paese “devastato e vile”.
Cfr. http://www.anobii.com/books/01ff08db5...
Forse perché a questo punto diventa vitale frantumare l’orizzonte, Dies Irae è interrotto da inserti fantascientifici, tratti dal romanzo segreto dell’autore – la storia del genere umano: dalla colonizzazione di Marte all’abbandono del sistema solare, fino all’estrema evoluzione, oltreumana, e al ritorno –, parentesi che fanno esplodere i limiti delle storie umane e condannano senza speranza di appello le cospirazioni, microscopiche e inutili – come il testo in fine testimonia – degli individui che hanno tradito la loro stirpe, destinata a un più alto destino, a una finale trasfigurazione.
Cfr. http://www.anobii.com/books/01433813d...
Scandito da queste parentesi di riflessione cosmica, Dies Irae si propone come opera sociale e didattica, come un’epopea alternativa, scrigno di insegnamenti disattesi e caduti in disgrazia: il racconto di fondazione di una realtà che è stata abortita, ricacciata e soffocata nell’utero fangoso della storia; al posto della quale altri hanno plasmato un incubo luccicante e squassato da ghigni rabbiosi.
Profile Image for Gerardo.
489 reviews34 followers
February 9, 2016
Un testo notevole, che non dovrà essere dimenticato. E' sicuramente una delle produzioni più interessanti degli anni Duemila, sintomo di una mutazione in atto all'interno della letteratura italiana.

Il testo guarda con devozione al capolavoro di DeLillo: Underworld. Avere un punto di riferimento così nobile è già di per sé un valore. Il rischio era di produrre una pallida copia dell'originale, ma Genna, fortunatamente, riesce ad andare oltre: trasferisce le strutture di Underworld all'interno della società italiana e scrive un testo che ha dei suoi elementi di originalità.

Il testo ruota intorno a tre personaggi che inizialmente vengono tratteggiati come degli stereotipi della società italiana: lo sfigato nullafacente (Genna), la tossica traumatizzata (Paola), la figlia di papà con la puzza sotto al naso (Monica). Il testo, partendo dagli anni Ottanta per arrivare ai Duemila, vede l'evoluzione di questi stereotipi in personaggi profondi, solidi, che acquistano una loro unicità.

Lo stile, forse, è l'unico punto 'delicato': a me piace molto, ma sono consapevole che ad altri potrebbe risultare irritante. Questo è un romanzo che ha subito un trauma e questo trauma viene descritto nella prima parte: la morte di Alfredino, caso mediatico italiano passato alla storia come il primo reality della tragedia. Una morte in diretta, per intenderci. La morte di Alfredino, il quale era caduto in un pozzo, diviene metafora ossessiva onnipresente in tutto il testo. Tutti i personaggi, nei loro momenti di crisi, vengono a trovarsi al limitare di un buco nero, di un pozzo artesiano, di un baratro in cui stanno per essere annientati. La scrittura è nevrotica: a tratti ci troviamo di fronte a periodi lunghissimi da leggere a perdifiato, in altri punti, invece, singole parole costituiscono un intero paragrafo, tanto che è il biancore della pagina a evidenziarle, sottolinearle, farle assomigliare a ferite sulla carta.

E' un testo che narra il dolore di un'epoca che non riesce a capire che cosa vuole. Ma è anche un testo che riflette sulla possibilità di una rinascita, di un'evoluzione da uno stato ormai stantio e morente. Il vecchio muore, ma per far nascere qualcosa di nuovo c'è bisogno di nuovi strumenti.

SPOILER

L'ultimo pensiero viene rappresentato nell'ultima parte dalla morte dei padri di Monica e Genna stesso, ma il nuovo che nasce viene rappresentato dai figli di Monica nati in vitro. A parer mio, questa è l'immagine di un'epoca che deve rinascere adottando nuovi strumenti, strumenti così nuovi da rivoluzionarie procedure date per acquisite, intese come immutabili, come, nel caso rappresentato, la riproduzione sessuale.

Termino dicendo che in questo romanzo sono presenti riflessioni che hanno influenzato, in maniera diretta o indiretta, l'intera produzione letteraria italiana: la commistione dei generi, l'unione di realtà e finzione, il racconto autobiografico misto a elementi fantastici, l'interesse nei confronti delle trame politiche della Guerra Fredda in Italia, l'analisi dello strapotere del mondo pubblicitario nella società contemporanea.


Non piacerà a tutti, ma è un testo troppo interessante per lasciarlo marcire nelle librerie. Salvatelo!

Ne parlo anche qui: http://www.rivistaunaspecie.com/cult-...
Profile Image for fdifrantumaglia.
208 reviews49 followers
February 18, 2022
«L'umanità è serrata nel fango di un pozzo artesiano e fatica a uscirne.»
Profile Image for GONZA.
7,440 reviews126 followers
March 21, 2014
Librone questo, ci ho messo un po' a finirlo e chiaramente non lo capirò completamente, ma d'altronde che cosa c'è da capire?
Quanto c'è di vero in quanto scrive Genna non lo saprò mai, nessuno dei servizi mi chiamerà per informarmi.
Comunque su internet si trova un po' di tutto, specialmente sui siti di controinformazione o su quello dell'autore (www.giugenna.com).
Andiamo con ordine, Genna è conosciuto ai più come scrittore di gialli o come coautore di Carmilla - rivista telematica veramente molto interessante secondo me (http://www.carmillaonline.com) - assieme ad un altro di quegli scrittori che nella mia mente archivio come visionari e cioè Valerio Evangelisti, magnifico creatore di Nicholas Eymerich e di Pantera (ne ho già parlato sul blog in passato).
In questo libro di tante pagine l'autore, come da un po' di tempo accade, si inserisce nel libro come protagonista, ma la sua non è l'unica storia che si dipana nel corso dei circa 25 anni che vanno dalla morte di Alfredino Rampi nel pozzo di Vermicino, ai giorni nostri; con la sua, si intrecciano la storia di una ragazza della buona borghesia milanese e di un'altra bambina, che invece non vanta proprio simili origini, e che si troverà a Berlino durante la caduta del muro.
Attraverso le loro vicende si intravedono sullo sfondo, o in primo piano, le vicende dell'Italia del boom, dei paninari, colpo grosso e drive in, e poi quella della Sardegna e dei vips, con degli spaccati sulla vita di craxi, cossiga, Moana Pozzi, berlusconi, pillitteri e di altri personaggio più o meno occulti, che, per quel pochissimo che ho capito, da tempo e per la CIA sorvegliavano e manovravano i destini del nostro paese, ormai diventato strategicamente poco importante in quanto l'asse, dopo la caduta del muro, sembra si sia spostato.
E' scritto bene, ma è tanto questo libro, è tanto perchè apre molti interrogativi e come scrive lo stesso autore, siamo nell'epoca del sospetto e basta ventilarne uno perchè si dia il via ad una teoria delle cospirazioni, detto fatto, sono giorni che mi chiedo se veramente hanno buttato il povero Alfredino nel pozzo....
Profile Image for Mia -.
44 reviews12 followers
March 9, 2011
Un romanzo (?) che copre un arco temporale che va dal 1981 al 2006.
Dalla morte di Alfedrino Rampi, il bambino caduto (?) nel pozzo a Vermicino, Genna snocciola la storia del paese Italia, passando per Gelli, la P2, il processo Calvi, la nascita di Milano 3, la caduta del muro di Berlino, Tangentopoli, la guerra in Iraq, i servizi segreti.
La fa scorrere, la storia del paese Italia, attraverso la vicenda di tre personaggi principali, Paola C. alle prese con la fuga dal suo trauma, Monica B., figlia della Milano bene travolta da tangetopoli, e lo scrittore Giuseppe Genna.
Tutti caduti in un pozzo da cui devono riuscire ad uscire. Come il paese Italia.

Un libro di cui ho divorato le prime 600 pagine, nonostante la sintassi articolata e il linguaggio non proprio quotidiano di Genna, facendo un po' di fatica ad affrontare le ultime 100, provando un affetto particolare per il personaggio di Paolo C.

E resto, ancora, dopo aver letto anche Italia De Profundis, con questa oscillazione interiore che non mi porta a decidere se Genna sia un genio, un abile affabulatore, o tutte e due le cose.
E comunque, un libro che mette il moto il muscolo cervello, che apre finestre, innesca ragionamenti.
Un modo di scrivere che ti centrifuga, almeno a me, alterando la temperatura corporea durante la lettura.

Mi riprometto di leggere altro, in modo da fermare questa oscillazione, o magari no. Che l'altra cosa che non ho capito è se è davvero importante darmi una risposta.

Profile Image for Emmapeel.
131 reviews
August 11, 2017
A Genna non manca il talento, né il coraggio. Un ambizioso libro-monstre sulle trame italiane degli ultimi decenni, oscure e asfittiche come il pozzo in cui si consuma la Prima Grande Tragedia in Diretta Tv. Non tutto allo stesso livello, ma nel complesso un gran bel libro.
Profile Image for Cristian.
434 reviews8 followers
April 8, 2021
Genna; un Autore come pochi.
Letteralmente vomitato dall'autore, scuote e strema sino all'impossibile. E vorresti strappare pagine e amarne altre. Ma è questo. È questo l'urlo allucinato di Genna. E non si tocca.
Profile Image for Lungarells.
42 reviews9 followers
August 21, 2021
"Io cercherei una scrittura che sfonda la poetica dei generi, parole indecifrabili quindi irrevocabilmente misteriose. Mappature che non si comprendono. Periodi invendibili" (pag. 683).
Titanico, maestoso, fitto di rimandi, un romanzo-macchina complesso e perfetto.
3 reviews
August 29, 2012
Maestoso e spesso ispirato, peccato solo che sia approssimativo nella struttura e ridondante.
1 review
April 27, 2019
Un librone da leggere e rileggere. Genna è una garanzia.
15 reviews
June 13, 2021
Che fatica! Ci ho messo sette mesi per finirlo. A tratti merita davvero, a tratti si trascina stancamente. Sono contento di essere comunque riuscito a finirlo.
Profile Image for Paolo.
105 reviews13 followers
August 27, 2024
questo libro mi ha stregato. livello di scrittura altissimo. davvero complimenti all'autore. lo stile rende quasi meno importante il contenuto. infatti, ora che ho terminato il libro mi chiedo: Di cosa parla??
Difficile riassumere... C'è tanta roba ma tutta tenuta assieme magistralmente. Potrebbe essere una "autobiografia", a cui però si aggiunge la storia dell'Italia da Alfredino a i primi Duemila, a cui si aggiungono riflessioni metaletterarie... Un libro italiano con uno stile che non sembra italiano.

Sono arrivato a Genna tramite il suo True Crime su Yara. Poi sono approdato a Dies Irae... non mi fermerò qui.
63 reviews1 follower
August 31, 2022
Uno dei libri italiani più belli che io abbia mai letto. Questo libro è una sinfonia, in cui temi ricorrono, si intrecciano e si sovrappongono, in infinite variazioni e toni. Una sinfonia che usa la panoplia di trucchi post moderni per distruggere l'approccio post moderno alla letteratura, senza cedere niente della sperimentazione.
Un libro che eleva e fa male. Una voce unica. Un autore che si mette a nudo fino alle ossa.
84 reviews3 followers
March 18, 2022
Gna faccio. Ho riprovato, dopo Hitler. Niente da fare, per me è un autore illeggibile. Se solo fosse meno pretenzioso.
Profile Image for Daniela Meglio.
20 reviews2 followers
June 17, 2025
Il primo capitolo ti stende, il secondo quasi ti respinge ma se hai la tenacia di proseguire, pagina dopo pagina in un percorso accidentato e faticoso, ti si splancherà davanti l'abisso vertiginoso di questa storia horror che è la Nostra storia e sarai ripagato dalla scrittura di un maestro. Un grande romanzo per lettori impavidi dallo stomaco forte.
Profile Image for Fabio.
230 reviews14 followers
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August 9, 2011
sembra interessante, mi ricordo della tragedia di Alfredino....
Displaying 1 - 26 of 26 reviews

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