On a planet condemned by a scorching sun, mankind lives in overpopulated cities below the surface. Only the disinherited are forced to survive on the inhospitable surface; they are called the -outer ones.- This is the story of a beautiful woman, full of life, who joins forces with an escaped rebel in a desperate attempt to reach salvation in the legendary place called the -City of Domes.- Their odyssey, however, is controlled by mysterious beings linked to the power of the -Mega,- an entity who is much closer than they imagine.
Akcja albumu przenosi nas do bliżej nieokreślonej przyszłości, na planetę gdzie ludzkość musi codziennie borykać się ze skutkami palącego słońca. Mocno niegościnna pustynna i prawie martwa powierzchnia to miejsce, gdzie radzi sobie tylko garstka ludzi zwanych „Zewnętrzniakami”. W takich realiach przychodzi żyć dwójce głównych bohaterów, dla których zabójczy skwar nie będzie jedynym problemem. Los bowiem połączy życie pewnej urodziwej nomadki i uciekającego buntownika. Staną się oni celem dla władzy, która zrobi wszystko, aby ich schwytać. Za tym wszystkim kryje się większa tajemnica, która może mieć wielki wpływ na przyszłość zarówno bohaterów, jak i całego świata. Mamy tutaj do czynienia z retro historią science fiction (komiks powstał początkiem lat 80-tych) ze wszystkimi tego zaletami i wadami. Autor od samego początku pokazuje jednak, że doskonale w tym gatunku się czuje i jeżeli komuś nie będą przeszkadzać pewne uproszczenia czy scenariuszowe udziwnienia, to powinien się przy tym komiksie bawić doskonale.
Alfonso Font łączy tutaj masę dynamicznej treści (pościgi, tajemnice, strzelaniny) z solidną dawką „głębszej” fabuły. Stara się on tutaj pokazać potencjalnie niezbyt przyjemną przyszłość przez pryzmat równie nieciekawej apokaliptycznej teraźniejszości. Znalazło się tutaj również miejsce dla wątków politycznych, pokazania nierówności społecznych, nieograniczonej władzy korporacji. Wszystko to brzmi dość poważnie, jednak jest podane w bardzo przystępnej rozrywkowej formie. Całość jeszcze dodatkowo dobrze doprawiona została szczyptą ironicznego humoru i delikatnej erotyki.
Wielki miłośnik sci-fi, pochłaniając kolejne strony albumu, ma również możliwość odkrywania inspiracji/nawiązań, jakimi kierował się autor podczas tworzenia swojego dzieła. Spektrum wielkich nazwisk jest tutaj naprawdę spore, a takie tuzy jak Asimov, Moebius to tylko mały tego przykład. Font postawił w swoim dziele na czarno-biały styl, co moim zdaniem było świetnym posunięciem. Pewna prostota kreski nie stoi na przeszkodzie, aby z kolejnych kadrów wydobyć piękno i zaprezentować w nich masę detali. Uwagę szczególnie zwraca tutaj dbałość artysty o urozmaiconą mimikę twarzy postaci, która idealnie wręcz oddaje targające nimi emocje.
Na temat rodzimego wydania nie ma sensu się zbyt mocno rozpisywać. Wystarczy napisać, że zostało ono przygotowane perfekcyjnie. Dobre tłumaczenie, twarda oprawa, świetnej jakości papier kredowy. Więzień gwiazd to porcja postapokaliptycznego sci-fi, które zachwyca pod wieloma względami. Naprawdę mamy tutaj do czynienia z „klasyką”, którą powinno się znać, a jeśli ktoś jeszcze nie miał takiej okazji, to czym prędzej powinien nadrobić zaległości.
-Racconti di un Futuro Imperfetto. Si tratta di una raccolta di storie brevissime, che vanno dalle 4 pagine a poco più, di fantascienza dal sapore decisamente retrò. Dunque, sebbene siano state realizzate nel 1980-1, le sue radici si fondano sulla narrativa classica, da Asimov ad Heinlein, di qualche decennio prima oppure alla fantascienza a fumetti di quegli anni, per lo più argentina. Infatti lo Spagna, come l’Argentina, ha vissuto la dittatura ma la differenza sta nel fatto che solo dopo il regime franchista Font ed altri spagnoli si sono sentiti liberi di poter dire la propria, di fare critica sociale e alla fine in questo caso si tratta di fantascienza usata come mero pretesto. In ogni caso non è fantascienza seria, anzi, è vero il contrario, le storie sono quasi tutte coperte da un velo di ironia e altre addirittura comiche. Questo è in realtà il punto forte della serie, assieme ai buoni disegni di Font, ovvero la capacità di intrattenere e di avere quel minimo di profondità – tangibile – che ti spinge a riflette sulla società. Il fumetto è molto dialogato, non è pesante perché è ben scritto, ma il sale dei racconti è tutto servito in ogni pagina finale; quindi si tratta di storie con finale a sorpresa, talvolta spietato, talvolta poetico, però non tutte sono sullo stesso livello. I disegni di Font sono ricchi ma immediati, saltano all’occhio e sono gradevoli, mai pesanti e la capacità dell’autore nel rappresentare le varie fantasie – provenienti da una ricca cultura fantascientifica – non sono da poco. Qui Font fa anche uso dei retini, il che non è proprio comune tra gli occidentali, ma il tratto migliorerà sensibilmente già nell’anno seguente, con le altre 2 serie. In questi apologhi senza tempo riesce a parlare di tematiche complesse, certamente non andando a fondo, come l’inquinamento, la guerra, il sesso, il potere… e sebbene le sue critiche siano rivolte alla Spagna, si può dire che sono altresì universali.
-Clarke & Kubrick, Spazialisti Ltd. Questa serie è nata nell’82 da una costola di Racconti di un Futuro Imperfetto, infatti i 2 protagonisti sono apparsi già 2 anni prima in una storia. Ebbene, i nomi parlano da sé, ovvio riferimento a 2001 e a Clarke in particolare essendo scrittore di fantascienza, ma ciò che è interessante è quanto rivelato da Font in un’intervista sul fatto che voleva essere fumettista perché voleva essere allo stesso tempo Clarke, la mente, e Kubrick, la pratica. In realtà è un modo diverso per dire che voleva avere controllo totale sulle sue storie, ma questo si rispecchia anche nel carattere dei 2 protagonisti da lui creati. Clarke e Kubrick hanno i tratti più distintivi degli originali, pacato il primo e irascibile il secondo, ma poi sono spassosi, imbranati ed ingenui. Dunque l’intera serie si poggia su un tono decisamente ironico, più da commedia, e Il mood di questo fumetto è davvero unico, infatti si legge in scioltezza nonostante la mole dei dialoghi. E’ un peccato che sia finita “subito” perché, a differenza dei Racconti che alla lunga avrebbero sicuramente stancato, questa ha un approccio diverso. Infatti io la preferisco per la sua coerenza comica, la serie prende dalla prima all’ultima pagina del capitolo, non ha bisogno di sollevarsi con il finale, poi le storie sono mediamente più lunghe e una dura anche 5 capitoli. Inoltre il disegno, come ho detto, è migliorato; oltre al fatto che le espressioni facciali sono davvero variegate e naturali, il tratto si è fatto più fine, preciso e i retini sono spariti. I due protagonisti si completano a vicenda, ingegnere di volo e pilota, e lavorano presso la compagnia di esplorazione extraterrestre, così nelle loro disavventure affronteranno viaggi intergalattici, entreranno in contatto con altre razze, con i robot e soprattutto con altri uomini. La serie è più leggera ma non manca una critica velata a più aspetti: milizia, tecnologia, burocrazia, ecc. Mancano le 2 storie lunghe a colori scritte 3-4 anni dopo, che sarebbero la "seconda serie", cioè il terzo tomo francese(forse).
-Il Prigioniero delle Stelle. Questo è l’unico racconto lungo del volume, con una trama unica, e secondo me Font rende di più con le storie brevi. E’ anche questa datata ‘82-83 e sebbene il disegno sia leggermente migliore de I Racconti, anzi migliora pian piano nell’avanzare, infatti all’inizio il tratto è nervoso, poi diventa più preciso e da metà in poi abbandona del tutto i retini, ma con la sceneggiatura fa un passo indietro. Non è scanzonato come C&K, meno fatalista de I Racconti ma verte sull’action, infatti forse il “problema” è proprio alla base: fare una serie più votata all’intrattenimento. Le idee buone ci sono e dopotutto è ancora una volta una critica sugli stessi temi ma è come se non li sapesse gestire alla lunga, o meglio, non quanto riesce – in maniera eccellente – a gestire le idee destinate ad estinguersi in poche pagine. E’ un post-apocalittico pessimista con inseguimenti e qualche sparatoria, il protagonista è un osservato speciale e sembra essere qualcuno di importante ma non lo sa. C’è da dire che se la sceneggiatura perde il confronto con i dialoghi e la profondità, è anche vero che l’intreccio risulta più suggestivo grazie alla possibilità di esplorare un mondo intero diviso dal classico binomio ricchi e poveri. Font capisce quando deve chiudere la storia e lo fa con un finale molto buono e abbastanza imprevedibile. O forse non ha capito quando farla finita perché ho letto che esiste un secondo ciclo iniziato pochi anni dopo, lungo la metà, e a colori, che è meno bello di questo. Devo dire che Font, almeno in questo trittico, ricorda moltissimo Moebius ai tempi di Blueberry ma è certamente riconoscibile. La pecca del volume Urania, volendo, è che ripropone solo la prima serie di C&K e del Prigioniero, ma c’è da dire che le seconde serie non sono necessarie e sono un bonus. Tutto sommato, tra i pro e i contro, è leggermente inferiore a I Racconti ma mezzo voto in meno rispetto a C&K.
Story = ** This is one of those that I never really knew what is going on and to make it worse I had to constantly reread panels. The plot is good enough to keep you going but the absurdity that comes about as things are revealed puts a shadow of "really?" over the whole thing.
Art = *** It's really sharp in it's thin->lined black and whiteness but it really should have gotten colored. All the women have dumb perfect circle balloon b00bs busting out their shirts which takes away character credibility.
Un volume memorabile, che riunisce insieme, per la prima volta, tre capolavori di Alfonso Font, il grande disegnatore-sceneggiatore spagnolo. Si tratta di “Il prigioniero delle stelle”, “Clarke e Kubrick spazialisti” e “Racconti di un futuro imperfetto”, tre capisaldi del fumetto di fantascienza mondiale. Come sempre l’autore, oltre a disegni fantastici e pieni di espressività, condisce le storie con la sua proverbiale ironia, disegnando ed illustrando dei capolavori del genere. Da non perdere assolutamente.
Grim and gritty, this serialized European story features the standard dastardly villians that are evil for the sake of being evil and strong females characters that must constantly expose their breasts. I don't have a problem with that per se, but it feels like the most interesting thing to look at in this dreary story. The art is outstanding, but would have been better served in at least partial color as the level of detail makes it hard for the eye to follow the action in b&w.
Bajo mi punto de vista no consigue cumplir con las expectativas, para muchos el mejor cómic español de ciencia ficción de todos los tiempos. Si con ser español significa escribir en castellano, El incal, la casta de los metabarones..... lo superan con creces no, lo siguiente. Por mucho más.