Un'intervista dialogo con Andrea Camilleri: «Roma, il cinema, la politica, giornali e televisione, la Sicilia, il teatrino delle nostre famiglie d'origine, e quindi le sue storie, i suoi personaggi, la sua scrittura: in una afosa serata di luglio, parlammo fino a tardi di tutte queste cose». Come nasce un libro; come si forgia un linguaggio che sembra così personale da non essere comunicativo ma che si rivela un mezzo di coinvolgimento irresistibile; come persuadere il lettore a guardare il mondo con gli occhi di un personaggio. Questa inchiesta in forma di dialogo su un caso letterario di portata non ordinaria, il «caso Camilleri» è cominciata qualche tempo fa: «Con Andrea Camilleri, non ci conoscevamo - ricorda Marcello Sorgi. - Un giorno di due anni fa per lavoro combinammo di incontrarci. Roma, il cinema, la politica, giornali e televisione, la Sicilia, il teatrino delle nostre famiglie d'origine, e quindi le sue storie, i suoi personaggi, la sua scrittura: in una afosa serata di luglio, parlammo fino a tardi di tutte queste cose. Fu proprio naturale, l'indomani, scoprire il piacere di continuare la conversazione». Ne nacque l'intervista, che parte da una domanda alla quale in realtà non c'è risposta diretta: il segreto di un successo. Invece si articola e si dirama, «come certe forme di galassie, di nebulose che sono allungate», nell'universo creativo di Camilleri, senza trascurare aneddoti e ricordi personali. E nella leggerezza del conversare tra due uomini di spirito e divaganti (e nella nostalgia, a tratti, dello scambio tra attese e risultati della vita), la comunicazione letteraria si svela per ciò che veramente è: un gioco a due tra l'autore e il lettore. Di cui l'autore conosce solo la sua parte e le sue regole. Il resto, essendo solo la sensazione ambigua di «essere guardato negli occhi dal lettore».
Marcello Sorgi (Palermo, 31 marzo 1955) è un giornalista italiano. Ha conosciuto e intervistato quasi tutti i leader della Prima, Seconda e Terza Repubblica. Scrive per «La Stampa», giornale che ha diretto per sette anni. È stato direttore anche del Tg1 e del Giornale Radio Rai. Ha pubblicato La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri (Sellerio 2000), Edda Ciano e il comunista (Rizzoli 2009), Le amanti del vulcano (Rizzoli 2010), Il grande dandy (Rizzoli 2011), Le sconfitte non contano (Rizzoli 2013) e Colosseo vendesi (Bompiani 2016). Nel 2008 ha curato la mostra fotografica Il secolo dell'Avvocato, dedicata a Gianni Agnelli. Per Einaudi ha pubblicato Presunto colpevole. Gli ultimi giorni di Craxi (2020)
Partirò con un'ovvietà: Andrea Camilleri è certamente uno scrittore, ma in tutta onestà non l'ho mai particolarmente apprezzato per questo, di contro ho sempre amato profondamente le sue doti d'oratore o meglio di narratore. In Sicilia c'è una grande tradizione di cantastorie quelli che "cuntanu u cuntu" (raccontano il racconto), lui per me, anche se inconsapevolmente, ci rientra a pieno titolo. Questo libro-intervista per me avrebbe potuto anche durare dieci volte tanto e credo che a volte avrò voglia di rileggerlo. Mi affascina non solo il suo modo di raccontare ma parimenti l'oggetto della narrazione, una vita straordinaria, vissuta attraverso decenni di stravolgimenti, incrociando i mostri della nostra (e non solo "nostra") cultura. Questo piccolo volume è quindi un dono per chiunque di quel tempo abbia solo letto sterili cronache o per chi abbia sempre bisogno di separare il bianco e il nero, non avendo avuto la possibilità di cogliere le sfumature.
Sono anni che provo a cimentarmi nella lettura di Camilleri e poi rimando sempre. Mi è dispiaciuto molto della sua scomparsa, e questa intervista - per chi ne ha conosciuta la voce attraverso radio e TV - ne rappresenta una fascinosa eco. Ho apprezzato i commenti sulle proprie opere (con conseguente desiderio di approfondimento) ma soprattutto gli ultimi capitoli, dove inserisce la questione della sicilianità all’interno del nostro panorama letterario e civile. Sarà utile tornarci a riflettere.