Emma Watson è una giovane donna amabile, raffinata e di bell’aspetto. Viene cresciuta dalla famiglia dello zio in condizioni agiate, ma alla morte di questi viene mandata alla casa natale, dove condurrà una vita più modesta e si ritroverà a convivere con familiari molto diversi da lei. La sua buona indole e lo spirito di adattamento l’aiutano ad abituarsi facilmente a questa nuova vita, inoltre, nel padre e nella sorella maggiore troverà delle care compagnie.
Nonostante la riservatezza, la bellezza di Emma e i suoi modi gentili non passano inosservati e suscitano, al contrario, l’ammirazione di persone diverse per estrazione sociale e indole. Ciò causerà anche qualche invidia.
Se la trama vi è sembrata familiare, avete ragione a pensarlo, perché questo libro altro non è che la rivisitazione dell’opera incompiuta I Watson, di Jane Austen!
A terminare quello che sarebbe stato un altro grande classico di zia Jane, è nientemeno che la nipote stessa: Catherine Hubback. La Hubback riprende i primi cinque capitoli della zia e li porta avanti con il suo stile scorrevole e vivace, seguendo la direzione generale che l’opera avrebbe preso, almeno stando a ciò che l’autrice avrebbe appreso da Cassandra, sorella e confidente di Jane Austen.
Andrò dritta al punto, senza troppi giri di parole: questo libro l’ho adorato. È semplicemente delizioso, perfetto per chi non ne avrà mai abbastanza delle storie austeniane, per chi si imbarazza a rivelare quante volte ha riguardato tutti gli adattamenti o letto tutti i libri. È vero che lo stile è molto diverso da quello di Jane Austen, ma mi sembra abbastanza ovvio trattandosi di due persone non solo diverse, ma anche appartenenti a due società molto distinte fra loro. Catherine Hubback vive nell’800 e la sua eroina, nonostante le ovvie affinità con quelle della Austen, ha idee molto moderne.
Emma è un personaggio davvero interessante: è molto equilibrata, buona, ma dal carattere forte. Viene definita orgogliosa, ma a mio parere si tratta soprattutto di un forte rispetto per sé stessa, per questo motivo mi piace tantissimo. Non si vergogna delle sue condizioni umili e non si stupisce della ricchezza, conosce il suo posto nella società e lo rispetta, ma non è sottomessa. Insomma, un’eroina molto interessante che si rivela al lettore piano piano e che sicuramente riserverà tante sorprese. Non dico di più sulla trama o sugli altri personaggi perché se siete familiari con questo tipo di storie, capirete che gli avvenimenti in sé sono pochi, tutto sta nei dialoghi, nei giochi di sguardi, nelle parole non dette e nelle emozioni che tutto ciò comporta. Balli, visite in carrozza, pranzi… c’è tutto questo e molto di più.
Questo volume rappresenta la prima di tre parti, infatti la casa editrice ha scelto di rispettare la pubblicazione originale in tre volumi. Questa parte ha fatto battere il mio cuore da janeite e mi ha reso oltremodo curiosa per il seguito.
Consiglio vivamente questo libro, anche se raccomando di allontanare la tentazione di fare paragoni. È un’opera perfettamente godibile e ben scritta, da gustare per quello che è, non per quello che poteva essere nelle mani dell’inimitabile zia Jane.