Una storia avvincente che si snoda tra le più complesse questioni della matematica ma che investe al contempo gli aspetti umani più profondi. Alla ricerca della soluzione di un celebre problema della matematica, che ha tenuto in scacco generazioni di studiosi e per il quale è in palio un ricco premio, un giovane studente si imbatte in una vecchia storia di tradimento tra due scienziati, che ha condotto l’uno al successo e alla notorietà, l’altro alla fuga da un mondo che non riconosce. Ma tale enigmatica figura, di cui si sono perse le tracce da decenni, attrae il ragazzo tanto da spingerlo a una ricerca insensata, che giungerà a compimento dopo numerose peripezie ma che lo ripagherà poi largamente, consentendogli di coronare il suo sogno scientifico ma anche aprendo ai suoi occhi una realtà nuova. Così il giovane scoprirà i valori autentici della vita e si dedicherà lui stesso, rifuggendo il meritato trionfo e abbandonando gli affetti, rinunciando alla sua passione e a un futuro agiato, al mondo dei più bisognosi e alle sue privazioni. Tenendo sempre a mente l’insegnamento del suo vecchio professore, che l’intelligenza nulla vale se priva del valore fondante dell’amore. THOMAS SERVIGNANI è irrintracciabile da anni. Si dice che viva in qualche eremo sperduto in montagna e che l'unico contatto con la civiltà sia per lui costituito da un suo conoscente tramite il quale divulga i suoi scritti.
Thomas Servignani è uno scrittore di Difficile Collocazione, ridente località posta ai margini del Paese di Editoria. Se scrive di montagna fa pure introspezione, mentre la sua fantascienza è favolistica; il romanzo metafisico è troppo visionario, in quello di formazione ci mette gli algoritmi e quello picaresco abbonda di grottesco; il suo fantasy eccede col realismo e se fa climate fiction ci aggiunge l'umorismo. Insomma, Servignani, quale sarebbe il tuo scaffale?
nei lavori di questo autore si incontrano spesso nozioni di fisica, di matematica, di logica, di epistemologia, persino di filosofia e di ontologia. in questo si parla di complessità computazionale (si capisce che è il suo campo). ma quello che scardina servignani è la convinzione (fasulla al massimo grado) che l’umanesimo sia inconciliabile con la scienza e con la razionalità, e che la filosofia sia una materia umanistica (qui lasciamo perdere proprio) e che gli uomini di scienza siano delle aride macchine computazionali (einstein era un più che discreto violinista, weierstrass diceva che “un matematico che non sia anche un po’ poeta, non sarà mai un matematico completo”, ecco una delle belle epigrafi riportate in ogni capitolo del libro) musil e perutz erano due notevoli menti scientifiche e a me sembra che, mi si concedano i paragoni irriverenti, servignani ne sia una mistura, razionale ma introspettivo e inquieto come musil, razionale ma creativo e ricco di immaginazione come perutz ne esce fuori un’esposizione pulitissima, chiara, fluida e mai fumosa ma anche elegante e ricercata (non c’è niente di più elegante di un teorema), spesso persino poetica, come dice robybat a proposito di nella pietra (su ahinoii). e vivaddio, dei personaggi e delle storie semplicemente “belli”, senza pulp, senza trash, senza qualunquismi e senza mode
“Ogni incremento dell’abilità, se si vuole che produca un incremento anziché una diminuzione della felicità umana, richiede una corrispondente crescita della saggezza. Negli ultimi centocinquanta anni si è verificata una crescita dell’abilità che non ha precedenti, e il ritmo di questo avanzamento non dà segni di stanchezza. Al contrario, la saggezza non ha fatto registrare il benché minimo progresso” (Bertrand Russell)
Romanzo godibilissimo, che si legge in un soffio, eppure che sonda argomenti e questioni non banali. E’ questa la storia di Saverio, brillantissimo studente di matematica, riservato, estraneo alle ambizioni “comuni” dei suoi coetanei quanto a quelle tipiche di certi ambienti universitari; la sua passione per la matematica gli farà scoprire tradimenti e bassezze, ma anche incontrare persone degne e nuovi scopi da perseguire, più in linea con i suoi valori. Vi sono tanti spunti di riflessione nella sua ricerca, intellettuale e umana, e seguendo la sua crescita, ci poniamo insieme a lui tante domande.
Qual è il ruolo della scienza nella vita dell’uomo? A cosa servono scienza e conoscenza se non supportate da un’etica che ne regoli e guidi lo sviluppo e l’utilizzo? E perché perseguire lo scopo di fare soldi e assicurarsi un’esistenza tranquilla e “normale”, quando i valori che contano sono l’amore, la solidarietà, il salvare vite umane?
Mi è piaciuto molto il personaggio di Saverio, forse perché mi assomiglia un po’, nelle inclinazioni e nel carattere (beh, io però sono stata studentessa molto meno brillante), e mi è piaciuto molto il rapporto di amicizia che si instaura tra lui e il vecchio professore ritiratosi dalla vita universitaria, che diventerà quasi una sua guida spirituale e mentore. E mi piace Servignani perché pure se non è Fenoglio, non è Dostoevskji, o chi vi pare, sento una certa sintonia con le idee che esprime e i temi che affronta - al terzo romanzo letto, sento di poterlo dire.
Originale: la letteratura è piena e strapiena di storie di bambini e ragazzi che per crescere si aggrappano alle parole, al loro suono e fascino ancor prima che al significato, e poi in seguito alla meraviglia del fatto che con le parole si può esprimere tutto il mondo. Più rari sono invece i casi di protagonisti che per esprimersi si trovino a loro agio nel mondo dei numeri, della matematica e della logica. Fino ad ora mi viene in mente solo l'Angelo di "Inshallah" della Fallaci.
Ottimo. Coinvolgente sin dalle prime righe, perché sin dalle prime righe sa ben mescolare la teoria delle scienze matematiche con la storia principale, il racconto degli eventi occorsi al protagonista immaginario, il brillante laureando Saverio Vichi. Mi sono in parte ritrovata e rivista nella storia di questo giovane, forse anche grazie a questo la storia ha saputo coinvolgermi. E avvincente è anche il tono di narrazione, a tratti assimilabile a quello di "Nella pietra", un tono di voce che mi immagino tra il serio e il faceto ma mai ammiccante, senza autocompiacimento e che non cerca consenso a tutti i costi.
Il libro è fruibile per tutti, ma certo avrà maggior presa su tutti coloro che dispongono di alcune nozioni di base di matematica e/o di filosofia. Tutte le discipline che messe insieme compongono l'intero scibile umano non sono in nessun caso dei compartimenti a tenuta stagna, bensì giungono sempre a sconfinare l'una nell'altra, in modo che uno le potrebbe rappresentare graficamente con dei colori su una circonferenza, colori che stingono l'uno nell'altro come in un arcobaleno. La matematica diventa geometria che poi diventa architettura, da cui si può parlare di geografia che si incastra con la storia che a sua volta va a braccetto con la letteratura, il cui approfondimento diventa filosofia, il cui studio portato alle estreme conseguenze ritorna a essere nientemeno che matematica. Di tutti i passaggi che si possono individuare, certo il più sorprendente è proprio questo qui che chiude il cerchio mettendo insieme lo studio più scientifico, quale è la matematica, con quello più umanistico quale può essere la filosofia. Ecco, ricamare una storia su questo passaggio non è cosa semplice. E invece, proprio su questa faglia - o giuntura - Servignani costruisce una storia di formazione, un'avventura psicologica ancor prima che avventura di fatti o di luoghi, che si dipana nell'arco di un anno o poco più, ai giorni nostri, e che vede come sfondo, tra gli altri, un piccolo borgo dell'appennino (non c'è due senza tre: dopo Cognetti e Campani…), e riprende alcuni dei temi già approntati in "Archeologico futuro": l'amore per il sapere, e l'incontro-scontro tra due opposte visioni circa le ragioni del progresso umano - una puramente teorica e amante delle conoscenze, l'altra cinicamente materialista.
Oltre che storia di formazione, è anche storia d'amore, un amore alla maniera di Hesse: fintanto che l'oggetto del desiderio si fa negare o si nasconde, e richiede l'impegno e la costanza dell'innamorato, questi ricava da tale tensione le energie per andare sempre avanti nella propria impresa. Ma una volta che l'obiettivo si può dichiarare a tutti gli effetti raggiunto, ogni tensione viene a mancare e quello che fino a poco prima pareva essere un sentimento profondo, ora sembra rapidamente svanito nel nulla lasciando però uno stravolgimento nel modo in cui il protagonista vede il mondo che lo circonda.
E infine, il tema del trovare il proprio posto nel mondo: sembrava facile, per i giovani protagonisti di McCarthy che vagabondavano per il Messico, risalire a cavallo e andarsene a cercare un altrove. Ma la vecchia Europa è altra cosa, e qui ad essere impastoiate sono le persone, dal punto di vista sia materiale che mentale. La storia di Saverio risulta in quest'ottica perfettamente realistica e plausibile.
Concordo con @Parimpari: le epigrafi all'inizio di ogni capitolo sono ricercate ed evocative.
Da segnalare alcuni refusi e sviste di vario genere, difetti del contenitore perdonabili dal momento che il contenuto è ottimo.
A tutti quelli che hanno già letto e apprezzato Servignani, direi: leggete di corsa anche questo. A quelli che ancora non ci hanno provato, leggetene di corsa uno a vostra scelta.
Bel romanzo di formazione, lungo il quale il giovane protagonista, un promettente genio della matematica, inadatto e asociale, viene a scoprire un mondo più vasto di quello rarefatto e ideale da lui vissuto, nel quale sono i rapporti umani che segnano le persone, non i loro elevati ragionamenti. E attraverso il singolare karma della ricerca nella scienza, una volta raggiunto l’apice del pensiero astratto, ecco che proprio da qui parte il cammino di consapevolezza del mondo, delle sue meschinità e dei suoi dolori, nel quale i valori della dignità sono ribaltati rispetto al comune sentire, e risaltano sui più umili, gli inadeguati.
Lodevole prova di sensibilità dell’autore, che acutamente pone in mostra la complessità dell’essere umano al contempo intellettivo e cerebrale, passionale e fragile, empatico e compassionevole.
Molto belle e pertinenti le epigrafi all’inizio di ogni capitolo.
Riporto la descrizione dalla quarta di copertina, non presente in anobii
Una storia avvincente che si snoda tra le più complesse questioni della matematica ma che investe al contempo gli aspetti umani più profondi. Alla ricerca della soluzione di un celebre problema della matematica, che ha tenuto in scacco generazioni di studiosi e per il quale è in palio un ricco premio, un giovane studente si imbatte in una vecchia storia di tradimento tra due scienziati, che ha condotto l’uno al successo e alla notorietà, l’altro alla fuga da un mondo che non riconosce. Ma tale enigmatica figura, di cui si sono perse le tracce da decenni, attrae il ragazzo tanto da spingerlo a una ricerca insensata, che giungerà a compimento dopo numerose peripezie ma che lo ripagherà poi largamente, consentendogli di coronare il suo sogno scientifico ma anche aprendo ai suoi occhi una realtà nuova. Così il giovane scoprirà i valori autentici della vita e si dedicherà lui stesso, rifuggendo il meritato trionfo e abbandonando gli affetti, rinunciando alla sua passione e a un futuro agiato, al mondo dei più bisognosi e alle sue privazioni. Tenendo sempre a mente l’insegnamento del suo vecchio professore, che l’intelligenza nulla vale se priva del valore fondante dell’amore.