L'instancabile portiera Lionarda, l'impiegatuccia sognatrice amante del cinematografo, l'indomita cacciatora, sono solo alcuni dei ritratti femminili contenuti in questa raccolta di racconti.
Emerge un'Italia rurale, contadina, dove ci sono rigide regole, soprattutto per le donne, e pochi, ma preziosi, spazi di libertà dal proprio ruolo. Le donne raccontate sono molto diverse fra loro, eppure nessuna, nemmeno le più tradizionali, è giudicata. Anche a quelle donne che sembrano ridotte al loro posto di madri, mogli, e lavoratrici indefesse, la Negri restituisce in qualche modo una vita interiore, una luminosità individuale, un carattere che le sottrae all'etichetta che pure apparentemente si adatta loro tanto bene.
Mi ha colpito molto il conflitto, anche generazionale, fra Marzia e Pietra, nel racconto "La cicatrice", in cui la mamma, vittima di abusi da parte del marito, dice alla figlia "Sei una disgraziata. Io avrò gran torti verso di te; ma sei una disgraziata che non vuoi bene a nessuno. Tuo
padre, almeno, a modo suo mi voleva bene. Non ridere: è proprio così. Lo so, che non me la puoi vedere sulla faccia, questa cicatrice. Ma tu, con tutta la tua indifferenza, con tutto il tuo spirito di libertà, sei più misera di me. Pezzo di ghiaccio, va, non lo troverai certo, tu, un marito o un amante che ti ami al punto di ferirti per amore. Non ridere. Piangi, invece. Piangi, piangi!" C'è Pietra, che non vuole sposarsi, perché per lei questo significa "avere l'inferno in casa, e far nascere dei figli a
soffrire, e un bel giorno buscarmi quel regalino sulla guancia", e che incarna una visione nuova dell'amore, ben diverso da quello eguagliato alla gelosia e alla violenza con cui Marzia ha convissuto. Nemmeno l'ombra di victim blaming nei confronti di Marzia, solo un confronto disperato fra due donne separate da una voragine.
Memorabile anche la Cacciatora: "A furia di vestire da uomo, pensavo, mi verrà fatto di sentire come un uomo, di non soffrir più della mia debolezza di donna".
Ritratti davvero dolci, che ricreano magistralmente atmosfere così lontane da sembrare perdute, e che però allo stesso tempo ci parlano di cuori così simili ai nostri.