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347 pages, Hardcover
First published January 1, 2009
Sorpresa per un libro così forte, così intenso, così visceralmente "nostro".
Veltroni dipinge, a pennellati forti, ottant'anni d'Italia, attraverso quattro generazioni. Audace è la scelta di protagonisti giovanissimi: non solo la caratterizzazione è ottima, ma l'uso del punto di vista di un ragazzino è una scelta originale, e d'impatto. Perché sono tutti ragazzi accomunati da una dote fondamentale: la sincerità. Le loro emozioni, i loro pensieri, sono autentici, onesti, e ci restituiscono un ritratto del nostro paese assolutamente vivido.
Quattro storie, dunque, per quattro ragazzi, in quattro tempi diversi. E così Veltroni conduce questa grande epica italiana. L'orrore della seconda guerra mondiale, innanzitutto: l'orrore per quel bombardamento che nessuno si sarebbe aspettato nella "città del Papa"; l'orrore per la follia nazista che comincia a trapelare; l'insicurezza di un momento che sembra sganciato per sempre dalla storia e dal tempo.
Poi vengono gli anni sessanta: l'Italia cerca di dimenticare la guerra ed il fallimento fascista cullandosi con frigoriferi, automobili e supermercati americani. Ma chi dimentica? Di certo non un tredicenne, nato dalle ceneri di un paese stanco e sconvolto. Non dimentica la madre, malata di puro dolore per l'orrore delle deportazioni degli ebrei.
Quindi gli anni ottanta: Veltroni preferisce oltrepassare il 68 ed arrivare al suo esito più estremo, gli anni di piombo ed il terrorismo. L'Italia è disillusa, stanca. C'è chi combatte perché non ha altro da fare.
Infine, il futuro. Un futuro agghiacciante: in Italia c'è un regime (che pure è detto "democratico") che ha proposto il compromesso del controllo totale, come garanzia assoluta di sicurezza. Il concetto è: vivi da solo, così non puoi far male. I rapporto umani sono scoraggiati, il passato è cancellato. Ma attenzione: non è una banale riedizione di quel famoso 1984. E' solo la conclusione estrema di una vita frenetica, superbamente individualista, superficiale, indifferente, quasi come sotto anestesia. Viene solo in mente una domanda: davvero è questo quello che ci attende?
"Noi" è dunque un grande romanzo. Meglio: è un'epopea familiare, un romanzo sociale. E' la storia di una famiglia e la storia di un paese intero. L'uomo, come individuo, e come entità collettiva: tipico binomio storicistico. E' questo il nucleo intimo del libro, attorno al quale si strutturano i due temi fondamentali: la crescita e la memoria. La crescita travagliata di un'intera nazione, e la crescita, non meno difficile, di quattro adolescenti diversi, una crescita che passa sempre attraverso il dolore. La memoria: il romanzo, si può dire, è anche un intero omaggio all'eccidio degli ebrei.
Il tutto è arricchito da immancabili allegorie.
Splendida è, ad esempio, l'immagine dei grigi: in periodo di guerra e di orrori, scarseggiano pure i colori, e così il quattordicenne Giovanni deve rinunciare all'arcobaleno per disegnare con una infinita varietà di grigi; e lui, in questi grigi, sa perfettamente riconoscere i colori che vorrebbe vedere.
Me ne viene in mente un'altra: terzo racconto, agli anni '80. Il protagonista, Luca, è testimone consapevole della separazione dei genitori. I due adulti litigano, e litigano. Si parla del '68, del suo fallimento: il padre di Luca non si vuole arrendere, la madre lo ha già fatto, perché ha trovato un altro modo per vincere, prendere in giro il mondo, la società, sfruttarla. Non è solo una lite coniugale: è la lite di un paese violentemente diviso, scosso dal terrorismo degli anni di piombo.
Insomma, io non ne ho dubbi: è il grande romanzo italiano.