In Dolore Minimo, Giovanna Cristina Vivinetto attends to her own becoming in language both tender and fierce, painful and luminous. This collection, Vivinetto' s first, charts the course of her gender transition in poems that enact a mutually constitutive relationship between self and place, interrogating the foundations of physical, cultural, and emotional landscapes assumed or averred immutable. Her imagination is rooted in the Sicilian landscape of her native Siracusa, even as that ground shifts under foot in response to the poet' s own emotional and physical transformations. Vivinetto engages with classical mythology, Italian feminist theory, and received constructs of family, religion, and gender to explore the terrors and pleasures of a childhood that culminates in a second birth, in which she must be both mother and child. Fee and Malech' s collaborative translations reflect the polyvocal and processual qualities of Vivinetto' s poetry, using language that foregrounds an active liminality and expresses the multiplicities of the self in dynamic conversation over the course of the collection. In Dolore Minimo, the lyric “ I” is a chorus, but an intimate one.
Per quel che mi riguarda, il libro di poesie dell'anno. Dolore minimo non è solo una silloge poetica, ma un racconto in cui le composizioni si susseguono a formare un percorso temporale ed emozionale attraverso una metamorfosi, come nei migliori classici. Anche se il titolo lo definisce "minimo", il dolore è palpabile attraverso tutte le pagine in tutte le sue forme: entrare nel cuore dell'autrice e vivere in versi la sua transizione è un'esperienza potente, a tratti soffocante e in altri punti lieve e delicata. La Vivinetto scrive con una maestria tale da mescolare al meglio le influenze classiche con le tendenze più contemporanee e prosastiche. Consigliatissimo.
Es la poesía más emocionante que he leído en un tiempo largo.
La experiencia de las personas trans es a menudo inalcanzable y aquí está mi frustración con conseguir la cercanía y el contacto que quiero. Aunque no pueda ver la huella del tránsito porque "el sendero es demasiado estrecho para habitarlo ambos", me siento muy agradecido de poder encontrar luz en las palabras de Giovanna. Palabras escritas con otros fines pero que a mí me han servido como herramientas de camino y como puente.
Con la poesía siempre busco acercarme cada vez un poco más al mundo. Es inevitable que unas obras cumplan mejor o peor este objetivo. Tras Dolore Minimo me siento más cerca de muchas personas.
"...Ha venido al mundo con la vívida certeza de resplandecer sola en la diversidad. No demanda, por lo tanto, dolores comunes. La herida de la que nació está aún abierta: no la curéis, dice, hace veinte años que espero que la luz me penetre. Miradle el cuerpo: un dolor poco común reluce."
unha poesía moi potente, moi refrescante en canto a temáticas pero tamén nalgún punto inesperada. o simbólico e o explícito combínanse e altérnanse para tratar temas variados, non só sobre a identidade trans senón de moitos outros temas e situaciones relacionados que non adoitan ser retratados tan a miúdo (reflexións en primeira persoa sobre as perspectivas doutras persoas respecto da súa transición, exploracións do pasado e da infancia, des/re-personalizacións...). algúns textos son máis frouxos pero en xeral moi bo poemario que recomendo, sobre todo porque hai que aprender a ler a máis xente trans que sempre fai cousas moi interesantes!!!!!
Fatevi un regalo e leggete questo libro. Giovanna ci racconta la fatica di salvare il se stesso precedente dando spazio alla madre che la conteneva. Abbandonare Giovanni per salvarlo. Convergere in una identità che si fonde, cambiare nome per rinascere. Una volontà e una grande amore di sé, un grande amore per la vita. Dovremmo raccontare queste storie di resistenza umana profonda e dovremmo farlo con la gioia della prepotenza della vita che vuole sbocciare, vita che fa rinascere anche se da una ferita verticale. Sono poesie che si insinuano, tracciano un sentiero preciso di Dolore Minimo che, sopportabile, è la condizione normale per poter affrontare la vita. So come vanno le cose, mi tengo il piccolo dolore della consapevolezza. C'è tutta la storia di una transizione, senza che nulla venga tralasciato, dall'infanzia, all'adolescenza, alla cura, ai rapporti con la famiglia, al sesso... Giovanna ci racconta tutto di sé. Lo fa con parole appropriate, un linguaggio adulto, maturo, commovente molto spesso, scarso di metafore e figure retoriche, nei suoi versi di retorico non c'è nemmeno una virgola. Abbiate il coraggio di leggerla senza pruderie. Nei suoi versi, per altri versi, ci siamo tutti, nessuno escluso.
«Quando nacqui mia madre mi fece un dono antichissimo, il dono dell’indovino Tiresia: mutare sesso una volta nella vita.
[…]
Divenni indovina, un’altra Tiresia. Praticai l’arte della veggenza, mi feci maga, strega, donna e mi arresi al bisbiglio del corpo - cedetti alla sua femminea seduzione».
«Cuando nací, mi madre me hizo un regalo antiquísimo, el don de Tiresias, el adivino: mudar el sexo una vez en la vida.
[…]
Me transformé en adivina, en otra Tiresias. Practiqué el arte de la clarividencia, me hice maga, bruja, mujer y me rendí ante el murmullo del cuerpo: cedí a su femenina seducción».
Fuera del relato común de la experiencia familiar, escolar, judicial, etc., de las ansias de lo (tan mal) llamado normal, la voz poética de Dolore minimo, «Ha venido / al mundo con la vívida certeza / de resplandecer sola en la diversidad». Y es precisamente a través del lenguaje poético en el que esa diversidad, desde que comienza a ser un elemento consciente (en distintas etapas de años pasados), hasta que pasa a ser adquirida y reflexiona en el momento presente de la escritura, se va cifrando a lo largo de una selección, en esta cuidada edición bilingüe, única en su forma y contenido, rotunda y deslumbrante.
Guardate quella madre: non porta con sé un dolore comune. Ricorda di aver avuto un figlio, e anche il treno su cui è salito in agosto per costruirsi un futuro. Alla stazione di Siracusa l’ha visto tornare il suo figlio maschio, dopo anni. Era lì davanti a lei ma non era più maschio. Una femmina, una giovane donna dove si specchiava le veniva incontro. La guardava, non era vero, pensava: le somigliava. Che dolore, che dolore non comune, pensava, non averti data alla luce, figlia mia, quando bisognava.
Guardate quel padre: non porta con sé un dolore comune. Ricorda di avere avuto un figlio, il fratello di un altro uguale e che erano nati insieme, sani tutti e due maschi. Com’è possibile accorgersi dopo diciannove anni che quel figlio maschio non era: quali errori, quali nemesi dei padri lo avevano colpito? Eppure l’altro figlio non l’ha ingannato. Che dolore non comune, pensava, ricominciare da capo, dai primi vagiti. Abituarsi dopo vent’anni a ridiventare padre.
Guardate quella figlia: non porta con sé un dolore comune. Guardatela bene: è appena nata ma da nessuno è stata generata. Nessun padre l’ha voluta, nessuna madre con dolore l’ha partorita. È venuta al mondo con la vivida certezza di splendere sola nella diversità. Non chiede perciò dolori comuni. La ferita da cui è nata è ancora aperta: non curatela, dice, sono vent’anni che aspetto di farmi entrare la luce. Guardatele il corpo: un dolore non comune riluce.
Las metáforas son una joya, los lugares hostiles tan comunes para muches toman otra dimensión, se recolocan las responsabilidades en la mirada cis. Me encanta leer poesía que resalte lo bello y poderoso de decidir esculpirse y nombrarse.
Adoro las imágenes que plasma de nacerte de varias formas, desde las raíces de un bosque siendo tú tu propia madre y tu hija al mismo tiempo. Una feminidad envolvente que se nombra con todo lo que permiten las palabras. Qué evocador es todo y qué lindo define los dolores de una transición ❤️🩹
Un procedere delicato che, componimento dopo componimento, accompagna in un viaggio interiore, fatto di figure che si scontrano, che si combattono e che infine si uniscono accettandosi.
"E quando le mie scelte furono le tue, quando i tratti tuoi si sovrapposero ai miei, vidi quella fragile natura aprirsi, e radicarsi, e consolare. Di tutto quel fondersi violento capii che darti spazio non fu annullamento né mutilazione, non fu rinuncia, non negazione: fu cederti lievemente il passo, farmi fiaccola della tua luce".
De los poemarios más hermosos y desgarradores que he leído.
A través de sus estrofas, Vivinetto nos invita a recorrer su proceso de transición y nos muestra el impacto que tuvo en ella, en sus padres y en su entorno más cercano.
essendo io stessa tra quelli chiamati contro natura, essendomi io stessa convinta all'autonegazione, anche se non nello stesso modo che ha colto l'autrice, questo libro mi ha colpita in pieno volto.
Uno de los mejores poemarios trans* que he leído nunca. Es conmovedor e inolvidable. Además, la traducción es excelente y la presentación bilingüe es un gran acierto.
“La herida de la que nació está aún abierta: no la curéis, dice, hace veinte años que espero que la luz me penetre. Miradle el cuerpo: un dolor poco común reluce."
"Ed è più ridicolo che io ti pensi proprio adesso che ho messo a posto le cose. Ma tu non ci sei, non ci sei ed io avrei voluto solo finire d'amarti in tempo."
Elogio funebre e al tempo stesso lettera d'amore fuori tempo massimo. L'autrice sussurra e urla tutto il dolore della distruzione, ma ancor più della costruzione, sinonimo di una lapide che racconta cosa c'è e cosa c'era. L'esistenza di ieri è raccontata dalla vita di oggi con parole che svelano quel dolore minimo che si insinua nelle più minuscole fessure.
Ogni volta che lo rileggo è un esperienza nuova, ogni volta mi da più consapevolezza, e diventa sempre più bello, più poetico, più dolce d più vero. “Non esisti più, Giovanni,ho dimenticato la prassi dell’addio. Sei durato quanto la polvere depositata sulle conche delle mani in un ventoso lunedì mattina e come polvere ti sei piantato in gola”
Perché, alla fine, non c’è cosa più bella dell’ “essere tra coloro che vengono considerati diversi”, non c’è bellezza nell’ omologazione,né nel fingere di essere ciò che non si è solo perché si ha paura del mondo, se il mondo sbaglia, perché dobbiamo farlo anche noi? Se la nostra “natura” non ci appartiene, perché non cambiarla? Non bisognerebbe mai “rinunciare alla propria anima” per compiacere il mondo, l’anima è tutto ciò che abbiamo in fin dei conti. Quindi forse davvero bisogna prima morire, per strappare il tempo fermo. dai cespugli dell’infanzia, lasciarlo perdere, senza se stessi.
Vivinetto's Dolore Minimo documents its speaker's gender dysphoria and transition with probing honesty and directness. The sequence of poems reads like a tender and intimate back-and-forth peppered with deeply thought-provoking observations and striking imagery. What a gift to the reader to be admitted to such a space! This bilingual edition is fabulously translated and with great sensitivity as well.