Sono gli anni della Grande Guerra a Milano e il dottor Stenio Zorzi trascorre le sue giornate all’ambulatorio Esoneri, dove non solo si occupa di curare i soldati mandati al massacro al fronte, ma anche di combattere la simulazione e l’autolesionismo di coloro che sperano di essere dispensati, spedendoli davanti al Tribunale militare. Ai tempi dell’università, Zorzi non poteva immaginare che un giorno avrebbe incontrato qualcuno in grado di procurarsi deliberatamente una patologia, come ci si procura la scialuppa su cui salire per salvarsi da un male maggiore. Ma ora è stanco di quel conflitto che ha fatto di lui un ispettore e all’occorrenza un gendarme.Nell’appartamento di un palazzo defilato, dietro il tratto più alto dei vecchi bastioni spagnoli, lavora il dottor Lucio Farradi. La mole pingue, Farradi si considera un uomo scaltro, uno che di rado perde la calma, capace di provare un amore tenero e possessivo per i soldati della sua guerra privata. Se Zorzi, infatti, si prodiga per curare i soldati e rimandarli a combattere, Farradi li fa ammalare, o li aiuta a procurarsi lesioni abbastanza gravi per essere esonerati. I due medici, che hanno studiato insieme nel prestigioso Istituto di Pavia, non si sfidano solo sul piano professionale, ma anche su quello sono infatti entrambi innamorati della bella e coraggiosa infermiera Anna. Ma quando nel 1918 arriva la grande epidemia di febbre spagnola, il tempo per l’amore, la politica e la scienza finisce col confondersi pericolosamente«Protagonisti del libro sono due medici che militano su fronti opposti, e alla guerra si intreccia, con un nodo scorsoio, la pandemia». Antonio D’Orrico, Sette-Corriere della sera«Carlo Patriarca, medico e romanziere, ha scritto un libro sulla Spagnola che sembra raccontare i nostri giorni».Il Giornale
Questo romanzo , scritto magistralmente, è ora diventato un film diretto da Gianni Amelio “campo di battaglia “. POST IT : “ mi creda dottore, la guerra vera fa paura e la paura la lunga fa ammalare, ma non lo devo dire a lei.”
“ i veri malati sono quelli che non hanno più paura”.
L'autore - un medico - conosce chiaramente molto bene la storia della medicina, la storia della grande guerra e i modi in cui l'una e l'altra si sono intersecati. (E conosce molto bene anche il mileu culturale dell'Università di Pavia a inizio '900, descritta con quelle note struggenti di nostalgia perfette per far commuovere gli ex-studenti dell'ateneo).
Se tutte queste cose le conosce anche il lettore: benissimo, e ci sono i presupposti per una lettura piuttosto appagante. Ma se invece il lettore non ha dimestichezza con le materie di cui sopra, secondo me rischia di perdersi mille dettagli, e anche importanti. L'autore tende a dare per scontati, senza spiegarli bene al grande pubblico, questioni mediche che secondo me sono lampanti solo per i professionisti sanitari (e forse solo a quelli di determinate specializzazioni) e altre che temo siano note solo a chi (per professione da storico, o per curiosità professionale da dottore) ha già letto qualche saggio storico sull'epidemia di spagnola. Va a finire che, secondo me, il lettore generalista finisce col perdersi dettagli che hanno un ruolo importante nella trama e un ruolo di primaria importanza nella scena finale, che temo risulterà da brivido solo per chi ha le conoscenze pregresse necessarie per capirla in tutte le sue implicazioni.
Ed è un gran peccato perché la trama in sé ha del potenziale. Sarò molto curiosa di vedere il modo in cui è stata adattata per il grande schermo.