Nonostante Of Men and Monsters sia un racconto di appena 158 pagine, la sua brevità non mi ha impedito di trascorrere la lettura elaborando una complessa teoria su quello che (credevo) fosse il significato della storia, e che (secondo le mie previsioni) si sarebbe rivelato nel finale.
Ad essere sincera, c'è la remota possibilità che, ecco, forse, questa mia teoria sia stata influenzata da Shingeki no Kyojin.
MA NON È QUESTO IL PUNTO.
Il fatto è che, nonostante abbia approfonditamente cercato su Google una qualsiasi piccola traccia che potesse farmi esclamare "ecco, allora avevo ragione!" e non abbia trovato un bel niente, non riesco a togliermi dalla testa il pensiero che la storia avrebbe avuto molto più senso se si fosse compiuta come la immaginavo io.
Per favore, lasciatemi spiegare.
/* SPOILER da qui in avanti */
«L'uomo ha alcune caratteristiche fondamentali in comune col topo e con lo scarafaggio: mangia quasi di tutto, è molto adattabile e riesce a vivere in quasi tutte le condizioni. Può sopravvivere come individuo, ma preferisce riunirsi in gruppo. E se possibile preferisce vivere di quello che altre creature hanno prodotto naturalmente o artificialmente. È quindi inevitabile concludere che è stato designato dalla natura a essere una specie di parassita di categoria superiore, e solo la mancanza di un ospite abbastanza ricco nel suo primitivo ambiente, gli aveva impedito di assumere il ruolo di eterno ospite, costringendolo a vivere, famelico, insoddisfatto e irritabile, delle risorse che riusciva a procurarsi.»
Queste parole pronunciate da Aaron verso il termine del racconto racchiudono la chiave della storia. In un mondo sottosopra, l'uomo è divenuto il topo da laboratorio, il parassita da eliminare. Fin qui tutto chiaro. Ma allora, se l'uomo è l'insetto, chi è che recita la parte dell'uomo? Chi sono i mostri?
Per spiegarmi meglio, devo chiamare in causa l'unico aspetto che mi ha affascinata dello stile di scrittura dell'opera: la descrizione dei mostri, dei loro spazi e dei loro oggetti. Essa avviene sempre e solo attraverso gli occhi del protagonista, Eric, donando alla storia un intrigante mistero, giacché Eric non sa niente dei mostri e del loro mondo; perciò tutto ciò che può fare è limitarsi a descrivere ciò che vede e sente coi suoi sensi, senza però riuscire a dare una vera identità alle cose; ne consegue che neanche al lettore sia dato sapere esattamente che cosa sia ciò che viene descritto, e durante l'intera lettura ho avuto la convinzione che in questo ci fosse un messaggio cifrato.
"Ci troviamo in una delle cavità che loro lasciano sempre alla base di tutti i mobili", spiega Arthur, e io convenivo che effettivamente anche i nostri mobili senza piedini hanno sempre un piccolo rialzo di qualche millimetro. E quando si parla della "pallottola di sostanza rossa, gelatinosa" che scoppia a contatto con la saliva, mi immaginavo una Frizzy Pazzy. Quanto al ripiano bianco con un foro in mezzo, non poteva che trattarsi di un lavandino. L'enigma più grande, però, era la differenza fra i mostri con tentacoli corti e rosa carico versus quelli con tentacoli lunghi e rosa chiaro. Non riuscivo a trovarvi attinenza con un tratto umano, ma ero sicura che fosse qualcosa atto a differenziare i maschi dalle femmine (perché, pensandola in modo un po' retrogrado, quando gli esemplari dai tentacoli corti e rosa carico vedono un Uomo "si spaventano, piangono e scappano", proprio come lo stereotipo della casalinga anni 50 davanti a uno scarafaggio, no?). Insomma, non mi dilungo oltre: pensavo che i mostri fossero, letteralmente, umani. / 𝅘𝅥𝅮 Sasageyo, sasageyo... 𝅘𝅥𝅮 /
"Hai lavorato parecchio con la fantasia!", direte. Beh, MAI QUANTO WILLIAM TENN! Sul serio, cosa cazzo stava descrivendo se non si trattava di oggetti umani? È una domanda senza risposta che mi lascia un'angoscia profonda, molto più oscura di quella che, credo, Tenn si proponesse di trasmettere.
In realtà, penso che un altro elemento che mi ha portata a sviluppare questo film mentale risieda nella traduzione del testo. Nel testo originale si parla infatti di "mostri" (Monsters) e di "scienza aliena" (Alien-Science); quindi viene ben esplicitato che i giganti sono alieni. In italiano compare invece la parola Titanico, fra l'altro curiosamente utilizzata sia come sostantivo ("i Titanici") sia come aggettivo ("la scienza Titanica"). Si tratta di una traduzione del 1969, periodo in cui c'era un approccio alla traduzione molto diverso da quello odierno, quindi inutile infierire sull'infelicità di questa scelta. Rimane comunque fuorviante, così come, fra le altre cose, è anche il titolo dell'opera tradotto. The men in the walls è infatti un racconto breve scritto da Tenn nel 1963; grazie al suo successo, nel 1968 ne venne pubblicata una versione ampliata, che prese il nome di Of Men and Monsters. A rigor di logica quindi il lettore italiano potrebbe ingannarsi di avere fra le mani la versione "corta" del '63: non è così.
Pippe mentali a parte, nel complesso è stata una lettura piacevole, non priva di punti deboli. A mio avviso la storia aveva potenziale per continuare ancora per molte, moltissime pagine, andando ad approfondire alcuni temi che vengono invece lasciati a morire un po' nel nulla. In particolare, fin dalle prime pagine sembra che le due scienze antitetiche, quella ancestrale e quella titanica, svolgano un ruolo chiave nel racconto: invece si giunge alla fine senza capire veramente in cosa consistano, mentre Aaron liquida le nostre curiosità con un "Scienza titanica... Scienza ancestrale. Anche noi ci abbiamo creduto, e a lungo, ma dopo molti studi e considerazioni le abbiamo accantonate moltissimo tempo fa". Nella sezione Review and Reception della pagina Wikipedia dedicata, viene citato Adam-Troy Castro, "[who] called the novel "imaginative and often witty", but faulted the characterization as "both simple and schematic", noting that "nobody's interesting, not even the hero".": e mi sento di appoggiare al cento per cento questo giudizio. In definitiva, considero questo libro positivamente, ma ne vedo distintamente i limiti.
Certo, ormai Tenn se l'è portata nella tomba, la vera natura dei tentacoli rosa. Mannaggia.