Guido Nocentini, chef pugliese quarantenne, è interessato solo al lavoro e non ha una vita affettiva. I nonni paterni che non ha conosciuto, Giovanni e Beatrice, sembrano essere per lui l'unico punto di riferimento in una famiglia che da sempre detesta. Il nonno, cuoco fiorentino confinato alle Tremiti durante il fascismo, è ancora ricordato dagli isolani per un piatto eccezionale, lo stesso che anche Guido - senza saperlo - inventerà in un ristorante stellato londinese. Dopo aver scoperto il fatto, nello chef si rafforza la convinzione che il proprio genio culinario sia legato al DNA. E dopo la morte del padre, per eseguirne le ultime volontà e trovare conferma alle proprie idee, torna a San Domino, mentre incombe il primo lockdown. Dovrà fare i conti con un passato sorprendente, di cui è parte anche Vittorio, l'omosessuale amato da Beatrice e odiato da Giovanni, morto il giorno delle loro nozze. E cambiare così anche il proprio futuro.
Roberta Lepri torna per Voland con un nuovo romanzo, dopo il suo “Hai presente Liam Neeson?”.
Stessa bravura, diversa storia, un nuovo respiro e una scrittura che corre veloce come un veliero con il vento in poppa, come ho scritto a Roberta che ama e vive il mare. E il mare delle Tremiti è uno dei luoghi che fanno da sfondo ai fatti raccontati.
n ampio arco temporale che partendo dal periodo della seconda guerra arriva fino all’inizio del lockdown. A San Domino Giovanni Nocentini vive un confino politico contrassegnato da fame e difficoltà condivise con la moglie e altri personaggi chiave del romanzo, a San Domino suo nipote Guido, chef di successo, torna prima della reclusione per pandemia. Un cerchio si chiude, ma prima lo percorriamo tutto in un’armonica danza che pagina dopo pagina scioglie nodi e misteri.
Ho letto il libro a dicembre, ma ne scrivo ora perché allora non era ancora in circolazione, ma ho ancora ben presenti i tratti distintivi dei personaggi: Guido e Giovanni, stessa ombrosità, stessa tenacia, l’intelligenza e il senso pratico di Beatrice, la creatività di Vittorio.
L’architettura del romanzo è più articolata rispetto al precedente, dove le due principali voci narranti si alternavano nei capitoli regalandoci un punto di vista duplice. Qui abbiamo una trama più complessa e corale, con un importante affondo nella storia (imparare non guasta mai) e un crescendo che conduce allo scioglimento finale.
Nel libro c’è tutto l’amore che Roberta ha per il mare e per la cucina. Il riccio della copertina è alla base di una ricetta che sfamò gli abitanti delle Tremiti nel 1940 e che è diligentemente riportata alla fine del libro. Ma trovate una variante ai ricci perché una postilla ci avverte che la specie è depauperata e va preservata.
Attraverso un’alternanza temporale che si sposta dalla Seconda Guerra mondiale sino ai primi giorni del lockdown, i due protagonisti di questo breve ma intenso romanzo, Guido Nocentini e suo nonno Giovanni, ci parlano di cucina anche se ognuno spinto da motivazioni assai diverse. La cucina di Giovanni, cuoco fiorentino che per le sue idee rivoluzionarie e sovversive è stato confinato sull’isola di San Domino (Tremiti) durante il regime fascista, è una cucina di passione ma soprattutto di necessità. Sono suoi gli espedienti per la ricerca degli ingredienti e per la preparazione di piatti che tengano letteralmente in vita chi si trova confinato sulla remota isola pugliese. Guido Nocentini, invece, è uno vero e proprio chef stellato, interessato soltanto al lavoro e alla sua affermazione professionale. Roberta Lepri è stata nuovamente capace di unire storia (da non trascurare la disamina degli omosessuali puniti con il confino durante il fascismo), cucina e mare…aspetti che molte volte, specialmente per il popolo italiano, sono interconnessi e concatenati fra loro. Potete leggere la recensione completa sul blog (link in bio)
Un bel romanzo che intreccia più storie al suo interno, spaziando dalla fine degli anni 40 al 2020. Protagonisti l’amore per il cibo, il mare e la voglia di riscatto, soprattutto quella di Guido, che alla fine si dissocia dalla figura del nonno, a cui lo hanno sempre paragonato per il carattere schivo e belligerante, perché capisce che tutta quella rabbia non ha senso, ti acceca e ti fa perdere il bello. Nota di merito per la rappresentazione veritiera di com’è la vita di uno chef e il mondo nascosto nelle cucine di alto livello.
Che delusione! Un libro piatto e banale, storia raccontata molto superficialmente e senza alcun guizzo nella scrittura, tutt'altro. Il potenziale c'era ma l'esecuzione lascia davvero a desiderare, i temi trattati sarebbero anche interessanti ma sono affrontati in modo superficiale e appena abbozzato. Menomale che l'ho comprato usato e quindi pagato a metà prezzo.