Non è mai troppo tardi per imparare a essere figli, né per riannodare la memoria al presente. Renzo e Camilla non sono un padre e una figlia qualunque. Novantadue anni lui, diciassette lei, una vita intera li divide, o anche più d'una. Di quest'uomo che aveva già i capelli grigi quando è nata, che non ha mai visto giovane e forte come i papà delle sue amiche, Camilla si è sempre un po' vergognata. E così, quando Renzo si ammala gravemente e viene ricoverato in una clinica dalla quale è presto chiaro che non tornerà più a casa, Camilla ha l'inconfessabile sensazione di potersi finalmente tuffare verso il futuro, senza voltarsi indietro. Mala malattia del padre la mette davanti alla consapevolezza che non si può costruire niente senza aver prima fatto i conti con le proprie radici, che non puoi perdere qualcuno senza aver provato a conoscerlo, e che forse le rimane ancora un po' di tempo per essere davvero sua figlia. Così inizierà a cercare nel passato per scoprire il ragazzo che Renzo è stato tanti anni prima, quando la guerra infiammava l'Italia, i giovani salivano in montagna, sparavano, soffrivano la fame e il ghiaccio, cercando ogni giorno e ogni notte di dare un senso alle loro azioni. Il tempo in cui Renzo era ‘Tempesta', comandante di una brigata partigiana. Per Camilla, riappropriarsi della storia familiare e di una memoria collettiva che non ha smesso di vibrare significherà trovare una nuova prospettiva per aprirsi al mondo, agli altri e all'amore. Con una scrittura di inconsueta sensibilità, capace di tendere agguati e rivelare sempre nuovi angoli dell'essere, Camilla Ghiotto dà voce a una generazione consapevole di dover combattere battaglie diverse da quelle del passato, ma non meno decisive. Perché la libertà non si conquista mai una volta per tutte.
“Tempesta” è la storia di Camilla, e di suo padre partigiano, raccontata in prima persona da entrambi. Oltre alla storia avvincente, il libro è scritto benissimo, lo consiglio a tutt
Recensione: Tempesta di Camilla Ghiotto, Salani. Non è mai troppo tardi per imparare a essere figli, né per riannodare la memoria al presente.
E' tutta nello spazio della resistenza l'anima di 'Tempesta', il primo romanzo di Camilla Ghiotto, 23 anni, che è riuscita a dare voce al rapporto con suo padre, il comandante 'Tempesta' di una brigata partigiana, e alla sua storia di battaglie riscoperta in un manoscritto trovato alla sua morte.
Uno scritto prezioso ambientato tra il '44 e la fine della guerra che è stata la scintilla di questo romanzo, pubblicato da Salani - Le Stanze, in cui le pagine del presente si alternano con quelle di quel diario. Un padre che Camilla non ha mai conosciuto giovane, che quand'era piccola si vergognava fosse così diverso da quello delle sue compagne e che ora è il maestro che porta dentro di sé.
"Sono nata quando mio padre aveva 74 anni. Ho voluto raccontare cosa significasse una relazione padre-figlia così anomala. Lui era verso la fine della sua vita, passava le giornate immobile, a leggere, seduto sul divano mentre la protagonista del libro è una ragazza nel pieno della gioventù e dell'azione e avrebbe bisogno dell'esatto opposto, di ritmo, di movimento. E' un po' come il paradosso di Achille e la tartaruga, viaggiano a due velocità diverse, il loro rapporto è composto di sguardi e osservazioni reciproche, ma poi nessuno dei due fa quel passo verso l'altro per riuscire a conoscersi veramente. Infatti lei lo conoscerà meglio dopo la sua morte" racconta la scrittrice esordiente che è nata a Vicenza e ora vive a Roma dove sta per laurearsi in filosofia.
Come ha trovato i manoscritti? "Mio padre scriveva molto e dopo la sua morte ho trovato moltissimi testi tra i quali questo manoscritto. Molte di queste vicende le aveva raccontate a me e a mia madre. Le parti del libro ambientate durante la guerra sono così come lui le ha lasciate, scritte già in terza persona.
Aveva raccontato l'anno che ha trascorso da partigiano. Avevo 17 anni quando li ho trovati, non li ho letti subito, ma quando avevo 19-20 anni e la cosa che mi ha colpito è che lui in quel periodo che racconta aveva 19 anni, la mia stessa età. E' stato come conoscerlo da giovane per la prima volta e, dal punto di vista storico, ho potuto scoprire il periodo della resistenza attraverso i suoi occhi". Il manoscritto "era nella sua ventiquattrore, dove teneva le cose più importanti per lui, insieme al Discorso sul metodo di Cartesio e all'Iliade che portava sempre con sé" racconta Camilla del padre che amava molto l'Argentina dove ha vissuto 20 anni. "Ci è andato alla fine della guerra dove ha fatto moltissimi lavori e ha conosciuto, con suo fratello giornalista, Borges e Che Guevara che in un incontro al confine con la Bolivia gli ha chiesto tra l'altro anche della resistenza italiana e del metodo di lotta" diceva.
Romanzo sulla libertà, 'Tempesta', che sarà presentato l'11 marzo alle 18.00 alla libreria Risvolti a Roma, è stato un modo per Camilla Ghiotto di confrontarsi con il passato e di farsi delle domande sul presente. "Le sfide della mia generazione sono diverse da quelle di mio padre, ma c'è un coraggio anche nella sfiducia che ci circonda che io ammiro molto, anche nei ragazzi più piccoli di me. Certo siamo impauriti. Credo che la paura faccia parte comunque del momento in cui si diventa grandi. E' un po' come la linea d'ombra di Conrad in cui tutto luccica di promesse, tutto sta per succedere e senti che dipende veramente da te. Ma in questa generazione c'è anche una forte predisposizione all'ascolto reciproco e questo alla fine trasforma quella paura in coraggio" sottolinea.
"Il significato di resistere, anche dopo aver letto questi scritti di mio padre, credo sia trasversale, penso non appartenga solo a quella precisa epoca storica ma che possa sempre essere un modo di esistere" dice Ghiotto che ci tiene a precisare che 'Tempesta' "è un romanzo, non un diario personale in cui ha incontrato suo padre come non era mai accaduto".
recensione a cura del blog “Libri Magnetici" by Meghan
Raccontare di guerra e soprattutto raccontare degli ultimi due anni vissuti al termine del conflitto mondiale non è mai semplice: è facile cadere nella critica storica o nell’eccessivo schierarsi per l’una o l’altra parte. La storia di Tempesta è però un racconto dove non solo conosciamo meglio il coraggio dei gruppi partigiani su quelle stesse montagne oggetto del Primo conflitto mondiale, ma anche del suo rapporto quotidiano con la figlia, figlia a sua volta dei nostri di tempi, in un incrocio di destini che viaggiano su binari diversi, in un linguaggio delle anime che non si incrociano e che trovano la vicinanza in momenti improvvisi.
«Andare in Argentina è stato per mio padre porre fine al combattimento. Io ci vado per scovare la culla della sua pace, con la tacita speranza di trovarci anche la mia.»
Suo padre, quel giovane arruolato nell’Accademia Navale, era scappato gettandosi in una vita fatta di incertezza e isolamento, in una sorta di ribellione: quella stessa ribellione che l’autrice, adolescente, vive nei suoi confronti, non capendo il suo attaccamento alla lettura, al silenzio, alle abitudini ripetute quasi ossessivamente. Quel silenzio tra padre e figlia, che lei ricerca in quelle montagne da lui amate e vissute nella lotta clandestina, è il ricordo di lui, indefinibile, sfumato e labile come un incantesimo, e che non porta quell’assoluzione che lei cerca.
«Questo posto senza di lui ha perso la sua magi, ne resta soltanto lo scheletro. I luoghi di per sé non hanno anima, sono le persone a renderli familiari.»
Quando Renzo diventa definitivamente Tempesta, l’essere capo di quel gruppo di partigiani lo fa divenire ancora più consapevole non tanto di quella loro lotta per libertà, quanto della povertà, del cibo che manca costantemente, delle armi, che sono sempre più prive di proiettili, degli aiuti che non arrivano neanche da quelli che combattono come loro, i cosiddetti “badogliani”.
«Desiderò tornare tra i suoi, toccarli, sporchi e pidocchiosi, ma veri, affamati, ma sani e reali, col loro desiderio di rivoluzionare quei metodi che vedeva lì, ancora resistenti.»
In un perfetto bilanciamento di passato, presente e ricordi, il rapporto padre-figlia viene esplorato con grande delicatezza e profondità, e permette al lettore di capire quella sorta di studio a vicenda che c’era tra i due, così lontani per età ma anche per la paura di conoscersi, per la timidezza di scoprire forse un linguaggio che potesse avvicinarli e così scoprire per davvero l’altro.
«Alcune cose bisogna pure amarle per vivere, lasciare che persistano, che compongano la realtà e così la vita stessa.»
I loro mondi non si incontreranno se non nella scoperta di quei fogli, di quelle mappe ripiegate, di quel racconto, di quel coraggio che lei scopre nascosto in quel panama, in quel camminare ingobbito dal tempo e che le rivela un uomo capace delle sue stesse grandi passioni. Un racconto che ci parla di noi, della nostra storia, delle nostre emozioni e che, grazie ad una scrittrice giovane, riesce a dare un tocco di particolarità alla narrazione: sottolineando le diversità generazionali e caratteriali, Camilla Ghiotto ci mostra che il coraggio non ha tempo o luogo, perché vivere ogni giorno è il nostro coraggio.
Libro di esordio di questa autrice a mio avviso da tenere d’occhio. Racconta la sua storia, il suo essere figlia di Tempesta, un ex partigiano. Lo fa partendo dalla morte di suo padre, raccontando del loro rapporto difficile, dell’avere un padre già ‘vecchio’ con cui fatica a trovare punti di incontro. Il libro si svolge su due piani, la storia partigiana di Renzo, la sua battaglia per una libertà in cui crede fermamente. La guerra, i rastrellamenti ma anche i grandi spazi aperti della montagna. Dall’altra parte troviamo l’essere figlia di Camilla, il papà visto attraverso i suoi occhi e le sue emozioni. Questo libro è emozionante, delicato nonostante l’argomento, pieno di sentimento. Un libro che rapisce, travolge. Una storia di formazione, di crescita e di ricerca di se stessi. Due generazioni così lontane e che in modo diverso cercano la propria strada e la propria libertà Da leggere
L'esordio di Camilla Ghiotto è un romanzo toccante, che trascina in un rapporto padre-figlia assente e difficile da realizzare. Due anime così lontane, e diverse, non potevano sperare di incontrare qualcuno di così simile a loro nell'inevitabilità della vita. "Tempesta" però non è solo la storia tra Camilla e suo padre, una storia ricca di emozioni e momenti importanti, momenti che contraddistinguono qualsiasi figlia adolescente, Camilla Ghiotto ha raccontato la storia di Italia: i partigiani che hanno combattuto e nascosti tra le montagne per salvare e proteggere il nostro paese. Alcuni da quelle montagne sono caduti, ma non Renzo Ghiotto, padre di Camilla, che è diventato lui stesso una montagna di cicatrici e ricordi, dolori e amicizie che sarebbero state dimenticate altrimenti.
"Ci sono generazioni che hanno creduto nella propria bellezza e hanno prodotto capolavori, altre hanno creduto nella giustizia e hanno compiuto rivoluzioni. Non so in che cosa creda la nostra, forse è tropo presto per dirlo, lo diranno quelle successive, ci daranno un'identità, ci attribuiranno valori e personaggi di riferimento. Una cosa, però, è certa: noi in quelli che hanno fatto capolavori e rivoluzioni ci crediamo e, in fondo, anche in noi stessi. Deve far parte dell'essere umano guardare indietro per trovare qualche cosa in cui riporre fiducia e allo stesso tempo pensare al futuro, costantemente. Tanto basta per evitare la fine del mondo."
Quattro stelle per il primo libro letto nel 2024. Scritto da una giovane autrice, manca la quinta stella perché c’è un pizzico di troppo di “comunismo col Rolex” (o forse manca un pizzico in più di ovosodo, fate voi); ad ogni modo, voglio spendermi in una profezia: se ben guidata, Camilla Ghiotto diventerà una scrittrice di spicco nel panorama italiano. Su cosa baso questa mia convinzione? Sul fatto che ha voluto scrivere una storia “importante”, ambiziosa… ed è riuscita a mantenere una misura e un equilibrio davvero encomiabili. In alcuni passaggi, inoltre, i concetti espressi erano non solo profondi ma anche espressi con chiarezza ed eleganza.
<< Quelli venuti prima di noi hanno disegnato i confini del nostro tempo. Per fortuna molti di loro erano coraggiosi e ci hanno permesso di uscire dalla tenebra, ci hanno dato la luce. Però si tratta di mantenerla, di fare in modo che non si spenga e per farlo serve un esempio, un ricordo vivo. Tu pensi che il passato esista? Perché io non ne sono così sicuro. >> dice. Rifletto, mi sta invitando a prendere in mano i testi di mio padre. Mi chiedo che cosa sto aspettando, come ho potuto lasciar passare quasi un anno senza neanche sfogliarli. Devo leggerli e devo farlo al più presto.
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Il libro contiene il racconto molto intenso del rapporto tra una figlia e un padre, sempre stato frenato nel confronto diretto da una sorta di ritrosia e che invece trova modo di evolversi e approfondirsi per mano della figlia grazie all'accettazione della storia e della figura del padre. Un po' prolisso nelle descrizioni delle ambientazioni e meno preciso nelle rappresentazioni degli scontri, ma questa giovane scrittrice ha un grande futuro di fronte a sé
Conosciamo davvero le persone che abbiamo accanto? Che siano amici o parenti, li conosciamo per davvero?
Renzo ha 92, Camilla 17. Cosa li lega? Sono padre e figlia. Ma Camilla non ha mai davvero conosciuto suo padre, non per chi è stato. Lo ha conosciuto come il padre anziano e basta, senza saper nulla del suo passato. Alla domanda del perché Camilla non conoscesse alcune cose del padre, la risposta della madre è stata: perché non lo hai mai chiesto.
Camilla dopo la morte del padre trova dei fogli dentro una valigia, un manoscritto del padre risalente alla seconda guerra mondiale, un manoscritto che ripercorre la sua vita da Partigiano.
Renzo che è stato Tempesta, comandante di brigata sull’Altopiano di Asiago. Si era unito appena diciannovenne ai partigiani con la voglia di giustizia e rivalsa.
«Quelli venuti prima di noi hanno disegnato i confini del nostro tempo. Per fortuna molti di loro erano coraggiosi e ci hanno permesso di uscire dalla tenebra, ci hanno dato luce. Però si tratta di mantenerla, di fare in modo che non si spenga e per farlo serve un esempio, un ricordo vivo. Tu pensi che il passato esista? Perché io non sono più così sicuro.»
Con questo manoscritto Camilo ripercorre la vita di suo padre, quel padre che ha sempre visto distante, seduto sulla poltrona a leggere o fumare, o con il bastone. O a prendere un caffè al bar, un padre che nel momento nel quale viene a mancare lascia un vuoto enorme.
«Buongiorno, sono Renzo Ghiotto» comincia, rompendo la sospensione che ci avvolgeva. «Ringrazio il Sindaco per avermi invitato oggi. Sono molto grato perché questa occasione mi permette di celebrare la fine della guerra con voi».
Un libro emozionante, un libro che ci insegna che non si smette mai di conoscere ed imparare, ma soprattutto che ogni legame è qualcosa di unico e bellissimo. E che lottare per qualcosa nel quale si crede veramente ne vale sempre la pena.
This is a very good book, especially considering it's the first book from a young author. It's an engaging read, very well written, and it makes you think.