Se “Le notti senza sonno”, romanzo d’esordio di Gian Andrea Cerone e primo della serie incentrata sulle indagini della squadra investigativa dell’Unità di Analisi del Crimine Violento di Milano, ha immediatamente catturato l’interesse del pubblico, che ne ha decretato il meritatissimo successo e convinto anche i palati più raffinati, “Il trattamento del silenzio”, elettrizzante e fresco di uscita per i tipi di Guanda, si candida non solo a bissare il riscontro del precedente, ma a superarlo, così come si è davvero superato Cerone nel confezionare un romanzo a tutto tondo e nello scriverlo molto, ma molto, bene, riuscendo a essere lirico e al contempo diretto, efficace nella scelta di ogni termine, mai calante nel ritmo.
Che cosa è il trattamento del silenzio?
Il trattamento del silenzio è “la pratica di mantenere il silenzio verbale nei confronti di una persona e di manifestare disprezzo nei suoi confronti soltanto attraverso i gesti. Se viene esercitata in modo duraturo si trasforma in un abuso emotivo molto crudele per chi lo subisce.”, pratica inferta dalla prima vittima a colui che poi sarà il suo carnefice.
Una pioggia incessante accompagna le indagini, il grigio del cielo è la sfumatura costante che rende sfuggente la città, lo stato d’animo del commissario è quello di chi ha, per la lunga esperienza, la consapevolezza che “ogni giorno ha a che fare con la feroce variabile dei sentimenti umani. Una quotidianità che alla lunga ti fa sanguinare l’anima”. Eppure, l’umanità, i sentimenti profondi e autentici, la pazienza e l’intelligenza di Mandelli che ama immensamente sua moglie, la storia e passeggiare per le vie della sua città, insieme all’imprevedibilità, l’irruenza, la simpatia dei colleghi si stagliano sulla superficie del male, con un’indagine che ci lascia ad ogni pagina in trepidante attesa.
La storia galoppa e nitrisce, come di costume per l’autore, che stavolta arriva persino a togliere un giorno ai suoi personaggi, che risolveranno il caso in sei quando ne avevano avuti sette nell’episodio precedente. Sono giornate concitate, tra personaggi nuovi, personaggi affascinanti e sordidi, psichiatri da vip e giovani dannati, virgulte studiose e compagne di corso ormai marce di droga e prostituzione. Una vicenda degna di un feuilleton, vivacizzata da scene pulp e continui rovesci di trama, più volte ribaltata da colpi di scena sempre più fitti che lasciano il lettore senza fiato soprattutto nelle ultime cento pagine.
Come già in Notti senza sonno, il ritmo frenetico dell’indagine, sei giorni al cardiopalma, è inframezzato dal racconto delle vicende personali dei protagonisti che pagina dopo pagina si arricchiscono e crescono, combattendo insieme i crimini e la loro solitudine.
L’autore dedica a ognuno ampio spazio, donando loro profondità e spessore umano.
È proprio la squadra nel suo insieme che entra nel cuore del lettore. Un insieme di personalità diverse e distinte, per carattere e provenienza che sanno creare un meccanismo perfettamente oliato, che si muove all’unisono. Persone che hanno fatto del lavoro la loro normalità, quella che Mandelli pensava di poter trovare altrove e che invece è proprio lì, nel suo quotidiano confrontarsi con la cattiveria degli uomini, cercando di combatterla con le armi della giustizia.
Nonostante cattiveria e malvagità siano i punti centrali del libro, non manca una certa dose di ironia, che serve ai personaggi per stemperare la tensione e rimanere attaccati a quella regolarità di vita che il loro lavoro mette continuamente a rischio.
Ritmo e colpi di scena non mancano e ci fanno apprezzare ancora una volta questo scrittore alla sua seconda prova.
La scrittura di Cerone riesce nell’intento, che è proprio dei grandi thriller: quello di saper incollare il lettore alla pagina, in un gioco sospeso di equilibri, fatto di attese, sorprese, colpi di scena, per farlo avvicinare alla verità che sembra farsi sempre più lontana riga dopo riga, in un’attesa trepidante in cui si finisce quasi per percepire “quello strano formicolio dietro alla nuca” che prende all’improvviso il commissario Mandelli quando “i particolari si vanno definendo e il barlume di una folle idea inizia a farsi strada”.
Cerone è bravo a tessere la trama, seguendo e intrecciando i molteplici piani narrativi e le diverse indagini, in cui non mancano colpi di scena, davvero imprevedibili. La scrittura, che indugia e accelera seguendo il racconto, è ricca e il taglio è cinematografico, diversi piani sequenze che si alternano nei momenti cruciali del romanzo. L’alternarsi della prospettiva di narrazione tra i poliziotti e l’assassino regala pathos e coinvolgimento.
A fare da contorno la città di metropolitana di Milano, dal centro alle periferie, con il suo traffico, la sua sbandierata multiculturalità, il suo esasperato essere “alla moda” e, infine, i suoi angoli nascosti, quelli ricchi di storia, di leggende, la Milano più vecchia e autentica. Una Milano in continuo movimento, tra luci e ombre, dove il male sembra trovare sempre nuovi modi per attecchire.
Una trama ben congegnata per un giallo classico, consigliato agli amanti del genere. Un thriller che avvince per i continui colpi di scena, per gli argomenti trattati, come ad esempio la passione per l’esoterismo e le sue nefaste conseguenze, accanto all’indagine vera e propria, condotta con acume e precisione del caso.
Un romanzo, dunque, ricco di contenuti, di umanità, di pathos, saldamente contemporaneo, sapientemente thriller, ma capace di coniugare il quotidiano con l’aberrazione, in un equilibrio raro.
Un altro ottimo successo per un autore che sta emergendo, per qualità, nel panorama letterario italiano.