La poursuite de la redécouverte d'un auteur majeur de la littérature italienne. La rencontre de deux hommes, séparés par une frontière infranchissable, cette barrière mentale entre le Nord et le Sud, entre la richesse culturelle et la pauvreté intellectuelle. Un roman magistral, une magnifique réflexion sur le courage de vivre, et de mourir, servie par un duo de personnages unis dans leur combat contre le mal qui ronge une Italie décadente. La redécouverte d'un roman magistral, par l'une des plus grandes signatures de la littérature italienne d'après-guerre. Dans le Turin crépusculaire et décadent des années 1970, un périple bouleversant, fait d'ombre et de lumière, une magnifique réflexion sur le courage de vivre et de mourir.
La vie de Carlo Botero, instituteur à la retraite, s'égrène lentement : tous les matins, ce même réveil solitaire, ces discussions absconses avec Staline, son chat, et la lecture du journal, cette longue-vue braquée sur un monde qu'il ne comprend plus. Et puis, un jour, comme pour l'arracher à sa torpeur, sa fille Stella dépose un revolver sur sa table. Chargé de la débarrasser de Pepito, son misérable époux, Botero erre dans les rues sombres de Turin. Jusqu'à ce que son chemin croise celui de Raffaele Cardoso. L'homme vient de Calabre pour réaliser une promesse... Unis par l'infortune, l'intellectuel turinois et le rustre calabrais vont se confronter, se jauger, s'apprécier et entamer ensemble une danse macabre qui n'est autre qu'un formidable élan de survie...
Giovanni Arpino was an Italian writer and journalist.
Born in Pula (in Istria, then part of Italy) to Piedmontese parents, Arpino moved to Bra in the Province of Cuneo. Here he married Caterina Brero before moving to Turin, where he would remain for the rest of his life.
He graduated in 1951 with a thesis on the Russian poet Sergei Yesenin, and the following year made his literary debut with the novel Sei stato felice, Giovanni, published by Einaudi. He also took up sports journalism, writing for the daily papers La Stampa and Il Giornale; together with Gianni Brera at the La Gazzetta dello Sport he brought a new literary quality to Italian writing on sport. His most important work in this line was the 1977 football novel Azzurro tenebra. Arpino also wrote plays, short stories, epigrams and stories for children.
In Italy he got to know the Argentinian writer, and fellow sports enthusiast, Osvaldo Soriano and won the Strega Prize of 1964 with L'ombra delle colline, the Premio Campiello of 1972 with Randagio è l'eroe and the SuperCampiello of 1980 with Il fratello italiano. His novels are characterised by a dry and ironical style.
His story Il buio e il miele was made into two films: Dino Risi's Profumo di donna, with Vittorio Gassman, and Martin Brest's Scent of a Woman, which earnt Al Pacino an Academy Award for Best Actor.
Arpino died in Turin in 1987. His links to his childhood town of Bra have been maintained by the establishment of a multi-functional cultural centre and of a prize for children's literature.
Ho apprezzato molto i primi due capitoli, li ho scolati rapidamente e con piacere. Ammiravo il modo in cui Arpino descriveva il gatto compagno d'appartamento del sessantaduenne Carlo Botero (ex maestro elementare). L’associazione con i personaggi del pittore omonimo mi faceva immaginare Botero in carne, florido, mi ha sorpreso leggere
Ma mi vedi? Ma se peserò cinquanta chili, comprese le scarpe e ben bagnato.
Sta parlando con sua figlia e sta contraccambiando l’alterigia e il livore con la quale lei gli si rivolge.
Ho sbagliato tutto con te, fin dal momento in cui ti ho messo quel nome Stella, che cretinata; tua madre ti voleva battezzare Domenica; abbiamo sbagliato tutto, io e lei; questa è la verità: padri non si nasce, maestri si diventa ma padri qualche volta no, perché ci vuole anche un figlio che ti aiuti a non confondere le parti, ci vuole anche il mondo con le sue regole; e invece noi, per te: riempiamola di latte d’usignoli, ungiamole la pelle con le pomate delle principesse…
Carlo Botero è vedovo, vive a Torino con la sola compagnia del gatto Stalin, sua figlia lo va a trovare solo per formulare richieste; quella che gli sottopone alla fine del primo capitolo condizionerà l’intero romanzo. Cosa non si fa per i figli? «I figli nascono prima a tradimento e poi crescono per tradire» dirà l’altro personaggio principale del romanzo, Raffaele Cardoso, un calabrese che dalla Germania è arrivato a Torino in cerca di una figlia ancora più scapestrata di Stella. Anche Raffaele è un pensionato, sembra di esser dentro un libro di Don Robertson. Arpino non giudica l’operato dei propri personaggi, si limita a raccontarne azioni e pensieri. La città è appiccicosa durante la notte, la campagna circostante afosa le mattine successive; sono lo specchio dello stato d’animo dei personaggi che ignorano qualsiasi forma di bellezza. Le piazze sono sudicie, gli alberi morenti, le fabbriche incombenti, le cascine minacciose: due uomini stanno facendo i conti con la propria vita, hanno una differente estrazione sociale ma sodalizzano. Il fratello italiano del torinese Botero, sarà il calabrese Cardoso, due estranei che nel volgere di pochi giorni instaureranno un legame pericoloso. Siamo alla fine degli anni sessanta, l’eroina è già salita sul palco, il mondo sta cambiando, Carlo e Raffaele si attengono ancora a regole tribali.
Avrei preferito che il romanzo si chiudesse con il capitolo undici. Vi ricordate di romanzi terminati con un capitolo dispari? Il capitolo dodici aggiunge qualche trascurabile considerazione sulla differenza fra una confessione e un tema in classe, l’amaro pre finale del capitolo precedente sarebbe stata una conclusione più degna. È un noir quota 100.
Colonna sonora del libro: A bocca serrata, tra lingua e gola, il maestro modulò segretamente l’aria di Se quel guerrier io fossi. https://www.youtube.com/watch?v=Oo-_J...
Premio Campiello 1980, un libro di violenza e morte, attraverso una vecchiaia in cui "non si serve più a niente" se non ad animare una vendetta. Una Torino sporca e notturna, una serie di personaggi senza redenzione, due amici "impossibili" uniti dal dolore e dalla sconfitta. Apparentemente un "giallo" ma con dentro molto di più, a livello di lettura sociale e antropologica. Una lingua per lo più cruda e violenta come la storia ma, quando serve, capace di volare in alto:
Avrebbe voluto tanto spiegare. Dire: io ho sempre creduto nel doppio decimetro, nel compasso, nelle righe dei quaderni, nell'addizione la moltiplicazione la sottrazione, nelle forme, per cui l'Italia è da vedere come stivale, l'Africa come cotoletta alla milanese, l'America del sud come un cono gelato. Le forme indicano, comandano, modellano, ripetono il Creato. Con le forme cominciamo a capire. Bambini: alzate due dita della mano, di tutte e due le mani. Ecco che due più due fanno quattro. E il quattro diventa idea, diventa forma che non si dimentica. I bambini a scuola capiscono se gli fai vedere l'America del sud come un cono gelato. Ridono, ed anche questo ridere è una forma, grazie alla quale non dimenticheranno mai più. Io ho sempre creduto nella grammatica, nel verbo "'essere" e "avere", perché anche la grammatica, anche la coniugazione di "essere" e "avere" costituiscono una forma di giustizia, ma minuscola, non quella che tu, Raffaele Cardoso, padre e assassino, pretendi di incontrare come dèa, statua con la bilancia, stupido marmo. p.133-134
In una Torino agostana di fine anni’70 due pensionati alla ricerca di una personale giustizia. Il primo è Carlo Bottero, maestro elementare in pensione, vive in un piccolo appartamento di un palazzo di semi periferia, vista sul cortile ed eterno disordine, in compagnia di un gatto soriano di nome Stalin. Gioia e cruccio (molto più quest’ultimo) l’unica figlia con cui è un bisticcio continuo le poche volte che si vedono; lei ha bisogno di aiuto perché l’ex marito, un poco di buono per non dire peggio, continua a perseguitarla dopo averle già “mangiato un sacco di soldi”. Il padre, con molta riluttanza non essendo un guerriero, accetta di cercarlo per metterlo in riga (con una pistola). Durante le ricerche in un bar di dubbia fama incontra Raffaele Cardoso, uomo del sud a Torino alla ricerca della figlia, che mentre vantava lavori e stipendi, finiva invece nei giri della prostituzione, causando, una volta scoperta la verità, la morte di dolore della madre. Un “calabrone” dall’aria trascurata che dorme dove capita e porta sempre indosso una giacca malandata dove ha nascosto, cuciti, un sacco di soldi (e poi deve coprire una beretta..) Nasce un sodalizio e anche un’amicizia che li porta, su una vecchia seicento noleggiata, in giro prima in una Torino stravolta dalla calura e dei temporali come uragani, poi nelle campagne degradate, ad incontrare strani ed ambigui personaggi per sistemare le loro faccende, prima la figlia di Cardoso, poi l’ex genero di Botero. Arpino scrive una piccola storia tra ironia e cinismo; ironia nei dialoghi e nelle battute fulminanti, tra le “sentenze” di Cardoso e i pensieri di Botero, nella caratterizzazione quasi da macchietta dei personaggi secondari. Cinico come l’incipit: “Non tutti i giorni ci si può svegliare ridendo, come disse quel tale in coma” ma non solo, in una storia di amicizia e di solitudini disperate, dove la ricerca di giustizia porta a delle scelte crudeli, drastiche, molto discutibili. Confesso di avere un debole per le storie di Arpino e quindi, nonostante tutti i possibili difetti riscontrabili, attribuisco quattro stelle e mezzo per una lettura che mi ha preso dalla prima all’ultima pagina.
========== Non tutti i giorni ci si può svegliare ridendo, come diceva quel tale in coma. ========== Ad esempio tu, Stella: sei nata perché in quel giorno il Padreterno aveva tempo da perdere. Ci ho messo trent’anni a rendermene conto, tua madre per fortuna sua è morta credendo ancora che tu diventassi una Joan Crawford, aveva sempre avuto una passione per quella Joan Crawford. Ma intanto lui, sempre il signor Padreterno, ha visto che potevi costituire il mio castigo, e così ti ha lasciata crescere. Conclusione: se ti ha spianata la strada nientemeno che il Padreterno, che scherza sempre, come posso rifiutarmi io?, io condannato a volerti bene anche se in questo bene non c’è forza per correggere né te né me? ========== «Eppure a scuola era una consolazione vederli» sospirò il maestro. «Fino ai dieci anni, anzi no: diciamo fino a tredici, o ricchi o poveri, belli e brutti, sani e storti, i bambini sono un’umanità meravigliosa. Che ride piange crede, vuol sapere di bestie e di numeri, inventa favole.» ========== Noi italiani siamo unici. Se mancassimo, di cosa riderebbe il mondo?» fu il sogghigno di Botero, due dita sole sul volante. ========== «La carne italiana ha concimato l’universo» fu l’assenso di Botero. «Sottoterra siamo la lingua più parlata.» ========== Suonò il comando: «Ricorda che la morte non è affar tuo. Dei destini di morte, altri sanno l’ora e il perché. Tu no. Tu hai condotto la vita del pezzo di pane. E come un pezzo di pane, finiscila». ========== Questa fogna che è il vivere, non poté evitare il maestro tra i sussulti oscuri della coscienza. Però reagendo: ma fogna in salita, oh già, perché la si possa odorare meglio, perché lo sfangare sia lungo garantito profumato. ========== C’era solo un guscio vuoto e secco nel suo interno d’uomo: doveva trattarsi dell’anima, strappata via. ========== «La vita: proprio non dà spiegazioni» sospirò il maestro. ==========
Essere vecchi per Arpino significa essere soli; talvolta però può capitare che due antiche solitudini si uniscano al fine di conseguire un obiettivo comune sullo sfondo di una città infuocata d'Agosto- Torino, sempre Torino- popolata da straordinarie figure di ultimi, sconfitti dalla vita e dal bisogno inappagato d'amore. L'obiettivo in questione è criminoso per entrambi i protagonisti, ma alla fine a me sono parsi due straordinari gesti d'amore rivolti a delle figlie infelici, distrutte, sfregiate nell'anima. Non vorrei aggiungere altro sulla trama- ancora una volta eccezionale- perché ogni ulteriore indizio non renderebbe il giusto omaggio ad un autore che trovo sempre più intrigante e originale ad ogni romanzo che riesco faticosamente a procurarmi. L'unica pecca dell'edizione è aver affidato la prefazione a Mario Desiati, un autore che personalmente detesto e il cui Strega mi risulta incomprensibile, soprattutto nel confronto col Campiello a 'Il fratello italiano' del 1981 e che con la serie di banalità arraffazzonate in incipit ha però il merito di far risultare ancor più originale e ben scritto il romanzo di Arpino.
Non conoscevo questo autore: ho seguito con delizia la sua scrittura pulita e incisiva, gradevolmente influenzata - mi è sembrato - da regionalismi. la trama è molto insolita e la poca presenza di introspezione psicologica la rende ancora più interessante, perché compensata dalla nitidezza dei gesti e delle emozioni dei personaggi. molto bello, leggerò sicuramente altro.
L'incontro tra due anziani, pensionati, con i loro problemi e un desiderio di giustizia che li unirà e darà un "senso" al loro bisogno di sentirsi ancora vivi e utili. Un libro che sicuramente pone delle domande alle quali non sarà così facile rispondere.