Con Il parco dei cervi, Coconino Press prosegue il prezioso lavoro di diffusione in Italia dell’opera di Kamimura Kazuo, portando per la prima volta fuori dal Giappone un manga del 1976 che nasce dall’incontro fra due giganti: il maestro del disegno e Noribumi Suzuki, regista e sceneggiatore. Il volume, elegante e curatissimo come già Il fiume Shinano, si presenta come un esperimento narrativo sospeso fra cinema e letteratura. Non a caso, ogni capitolo si apre come fosse la locandina di un film, con tanto di “regia” e “sceneggiatura” dichiarate.
Suzuki intreccia due fili tematici principali: il declino del cinema erotico giapponese degli anni ’70 e la vendetta femminile. Da un lato, il manga restituisce un affresco spietato del mondo del pinku-eiga, dove registi e produttori spadroneggiano senza scrupoli, mentre i giovani cineasti arrancano nel tentativo di emergere. Murase Takayuki, alter-ego dello stesso Suzuki, incarna proprio questa lotta generazionale destinata a consumarsi in un’atmosfera di rancore e sopraffazione. Dall’altro lato, il centro narrativo si sposta sulla figura di Azusa Wakaba, eroina tragica kamimuriana: una donna sola, determinata, che usa senza esitazione la propria sensualità per portare avanti un piano di vendetta dalle tinte sempre più oscure e persino soprannaturali.
L’opera si nutre di rimandi colti e stratificati. In Giappone, il romanzo di Akinari Ueda La passione del serpente fornisce il materiale del film da realizzare e introduce la potente figura simbolica del serpente, che percorre l’intero manga come metafora della seduzione e della costrizione. In Occidente, invece, riecheggia Il parco dei cervi di Norman Mailer, con il suo ritratto cinico e scandaloso del mondo dello spettacolo. Lo stesso titolo evoca inoltre il “Parc-aux-Cerfs” di Versailles, il bordello segreto di Luigi XV, ulteriore legame fra sesso, potere e spettacolo.
Sul piano visivo Kamimura dà prova di una raffinatezza straordinaria: corde, pellicole e oggetti di scena si piegano per evocare la forma sinuosa del serpente, che avvolge e soffoca, proprio come fa Azusa con le sue vittime. Le tavole diventano così inquadrature sofisticate, quasi cinematiche, capaci di fondere eros, tensione drammatica e allegoria.
La conclusione del manga è tanto tragica quanto inevitabile: la vendetta di Azusa si compie, ma a cadere non sono solo i singoli colpevoli, bensì l’intero sistema cinematografico, su cui Kamimura cala un sipario carico di simboli.
A impreziosire l’edizione italiana vi sono due approfondimenti critici, firmati da Giacomo Calorio e Paolo La Marca, che aiutano a contestualizzare l’opera nel suo scenario culturale e storico.
Il parco dei cervi è, in definitiva, un tassello essenziale per chi ama Kamimura: un manga che unisce sesso, cinema e letteratura in un racconto che è al tempo stesso spietato e affascinante, elegante e disturbante. Una lettura consigliata, da collezionare e assaporare lentamente, come una pellicola d’autore che non smette di parlare al presente.