C’è più ombra che luce a Milano nel mese di novembre. Non sono giorni facili per le donne e gli uomini della UACV, l’Unità di Analisi del Crimine Violento, che saranno travolti da otto incredibili giornate intrise di sangue e crudeltà. Cosa lega i cadaveri, orribilmente seviziati, di due noti collezionisti d’arte, alla sparizione di un libro esoterico che custodisce un antico segreto? Quale insano istinto scatena proprio ora la follia di un maniaco tra i corridoi universitari alla ricerca di giovani prede femminili? Le vicende personali del solido commissario Mandelli, nell’inusuale veste di studente fuori corso dall’animo inquieto, e quelle del fascinoso e irruento ispettore Casalegno si intrecciano alle trame serrate della caccia a cui partecipano tutti i protagonisti della squadra, aiutati per l’occasione da un’energica poliziotta valtellinese e da un brillante maggiore dei carabinieri. Lungo le strade di una Milano fradicia di pioggia e di corruzione, il lettore viene trascinato in un vortice di inganni e colpi di scena, senza trovare, fino all’ultima riga, una certezza alla quale aggrapparsi.
Non posso dire molto su questo libro perché mi è stato regalato in anteprima; uscirà a fine gennaio nelle librerie e non voglio fare spoiler.
L’ho letto in pochi giorni, quasi seicento pagine che scorrono bene. La storia è interessante, ma mi sono piaciuti di più i personaggi: ben caratterizzati, simpatici, credibili. Si vede che dietro ci sono tanto lavoro e cura.
Lo scioglimento non mi ha sorpreso particolarmente, credo sia perché al lettore non sono state date le possibilità per provare a ragionare e capire chi fosse il colpevole. Un bel giallo non è quello in cui il finale è scontato o facilmente intuibile - ci mancherebbe -, ma quello in cui lettore e investigatore ragionano insieme e cercano di risolvere il mistero senza che si aggiungano troppi nuovi strati nella narrazione; strati per il lettore imprevedibili, che gli impediscono di formarsi una propria teoria. È bello che il colpevole sia in personaggi che si vedono (quasi) dall’inizio della storia e che, per questo, diventano insospettabili fino al momento finale. Secondo me questa cosa è un po’ mancata; non mi sono sentito parte attiva dell’azione, ho “subito” la lettura e mi sono fatto guidare nella spiegazione.
Devo anche dire che lo sguardo maschile si nota. È vero che le forze dell’ordine sono ancora un ambiente maschilista e misogino e quindi è giusto che questa cosa fuoriesca, ma in alcuni punti non era l’ambiente a dare il contesto: era anche lo sguardo (inevitabilmente maschile cisetero), forse inconscio, dell’autore. Se i personaggi maschili son ben delineati, eroici, intelligenti, furbi e ricoprono posizioni importanti, quelli femminili si perdono nella narrazione, esistendo solo per essere l’amante di uno, per essere commentata a livello fisico dall’altro, per essere aiutata o validata dall’altro ancora. Mi fa sorridere che l’unico personaggio femminile rilevante sia quello esteriormente più “mascolino”: alta, muscolosa, imperscrutabile e che, ovviamente, non è vista dai suoi colleghi come sessualmente desiderabile.
Lo stile mi è piaciuto e sicuramente recupererò anche il primo libro dell’autore.
Sono essenzialmente tre i motivi per cui questo libro, ma soprattutto questo autore sono entrati in brevissimo tempo nella mia personale classifica di “cose da leggere quando scrive qualcosa”: La prima, personalmente quella che all’inizio mi ha sorpreso di più, è la voglia che avevo di proseguire con le avventure di Mandelli e della sua squadra. Tendenzialmente dopo aver letto un libro con protagonisti ricorrenti è difficile che prosegua subito con un nuovo capitolo. Mi piace spaziare, variare di genere, staccare un po’. Sono molto pochi gli autori in grado di farmi mollare la lettura di un libro per andare a fiondarmi su qualcosa di appena uscito. Penso a Lansdale con Hap e Leonard, a Vichi con le avventure di Bordelli, a Frascella con il suo Contrera. Ecco, io non vedevo l’ora uscisse il secondo capitolo di questa nuova “saga”. Soprattutto perché, secondo motivo, qui esplode il mio personaggio preferito in assoluto della squadra. Non ho ben capito se era l’obiettivo di Cerone o se è successo durante la scrittura ma il personaggio di Marica Ambrosio, una Giunone tra le vie di Milano, finalmente decolla e si rivela essere clamorosa. Non mi stupirei se tra qualche anno uscisse un libro dedicato esclusivamente a lei, lo spero vivamente perché serve come l’aria una protagonista del genere. Il terzo e ultimo motivo invece è il coraggio di prendere un personaggio apparentemente secondario ma comunque fondamentale nell’ecosistema del racconto, qualcuno di conosciuto a cui in qualche modo ti sei legato, e farlo brutalmente accoltellare a sangue freddo. Se hai il coraggio di non affezionarti troppo alle tue creazioni vuol dire che hai una gran cuore, e soprattutto le palle. Sembra un ossimoro ma vi assicuro che è così. Bonus: c’è anche un po’ della mia Cremona e non sono riuscito a trattenere un sorriso.
Un nuovo romanzo per il commissario Mandelli dove la penna più matura di Gian Andrea Cerone incontra la complicata vicenda criminale dello Spettro, del Maestro e del Cacciatore. Un buon giallo è quello dove i dettagli fanno la differenza e, stando attenti, si può ricostruire l’intera vicenda. Cerone riesce a dare piccoli indizi per stanare i colpevoli unendo alla lettura il piacere palpabile dell’indagine. Unendo questi due fattori a un amore spassionato per Milano e a una squadra (un po’ affollata) unita da sincero affetto, si forma questo romanzo che scorre in crescendo, aumentando via via il ritmo fino ad arrivare al finale spasmodico e adrenalinico.
La seconda prova di Cerrone conferma una assoluta piacevolezza di letttura e tutti gli ingredienti per tenere incollato il lettore alle pagine, anche se sono 600, per sapere se i buoni riescono a sconfiggere i cattivi o il cattivo del caso. peccato solo che già alla seconda puntata l’autore è schiavo dei personaggi che ha creato, il pool di Mandelli e Casalegno sono un po’ i bastardi di Pizzoflacone milanesi, ci si trova in pensiero conetmporaneamente per i loro mali interiori oltre che sperare che risolvano il caso che ovviamente risolvono come nelle migliori favole. il tutto è molto milanese che mi conferma la mia assoluta indisposizione a sopravvivere nel capoluogo lombardo. adesso toccherà aspettare un altro anno per il prossimo libro di Cerrone, che mi piacerebbe ambientato in tutt’altra salsa, perchè seppure godibile qui alcuni colpi di scena sono un po’ tirati per i capelli ed hai la sensazione di scoprire la sorpresa sempre una pagina e mezza prima che la verità venga rilevata anche se sempre con un grandissimo senso e ritmo della suspence. E’ un libro per rinvigorire l’immagine e il morale dei poliziotti che sta volta sembrano molto più di noi invece che essere dipinti come bestie.
Se “Le notti senza sonno”, romanzo d’esordio di Gian Andrea Cerone e primo della serie incentrata sulle indagini della squadra investigativa dell’Unità di Analisi del Crimine Violento di Milano, ha immediatamente catturato l’interesse del pubblico, che ne ha decretato il meritatissimo successo e convinto anche i palati più raffinati, “Il trattamento del silenzio”, elettrizzante e fresco di uscita per i tipi di Guanda, si candida non solo a bissare il riscontro del precedente, ma a superarlo, così come si è davvero superato Cerone nel confezionare un romanzo a tutto tondo e nello scriverlo molto, ma molto, bene, riuscendo a essere lirico e al contempo diretto, efficace nella scelta di ogni termine, mai calante nel ritmo. Che cosa è il trattamento del silenzio? Il trattamento del silenzio è “la pratica di mantenere il silenzio verbale nei confronti di una persona e di manifestare disprezzo nei suoi confronti soltanto attraverso i gesti. Se viene esercitata in modo duraturo si trasforma in un abuso emotivo molto crudele per chi lo subisce.”, pratica inferta dalla prima vittima a colui che poi sarà il suo carnefice. Una pioggia incessante accompagna le indagini, il grigio del cielo è la sfumatura costante che rende sfuggente la città, lo stato d’animo del commissario è quello di chi ha, per la lunga esperienza, la consapevolezza che “ogni giorno ha a che fare con la feroce variabile dei sentimenti umani. Una quotidianità che alla lunga ti fa sanguinare l’anima”. Eppure, l’umanità, i sentimenti profondi e autentici, la pazienza e l’intelligenza di Mandelli che ama immensamente sua moglie, la storia e passeggiare per le vie della sua città, insieme all’imprevedibilità, l’irruenza, la simpatia dei colleghi si stagliano sulla superficie del male, con un’indagine che ci lascia ad ogni pagina in trepidante attesa. La storia galoppa e nitrisce, come di costume per l’autore, che stavolta arriva persino a togliere un giorno ai suoi personaggi, che risolveranno il caso in sei quando ne avevano avuti sette nell’episodio precedente. Sono giornate concitate, tra personaggi nuovi, personaggi affascinanti e sordidi, psichiatri da vip e giovani dannati, virgulte studiose e compagne di corso ormai marce di droga e prostituzione. Una vicenda degna di un feuilleton, vivacizzata da scene pulp e continui rovesci di trama, più volte ribaltata da colpi di scena sempre più fitti che lasciano il lettore senza fiato soprattutto nelle ultime cento pagine. Come già in Notti senza sonno, il ritmo frenetico dell’indagine, sei giorni al cardiopalma, è inframezzato dal racconto delle vicende personali dei protagonisti che pagina dopo pagina si arricchiscono e crescono, combattendo insieme i crimini e la loro solitudine. L’autore dedica a ognuno ampio spazio, donando loro profondità e spessore umano. È proprio la squadra nel suo insieme che entra nel cuore del lettore. Un insieme di personalità diverse e distinte, per carattere e provenienza che sanno creare un meccanismo perfettamente oliato, che si muove all’unisono. Persone che hanno fatto del lavoro la loro normalità, quella che Mandelli pensava di poter trovare altrove e che invece è proprio lì, nel suo quotidiano confrontarsi con la cattiveria degli uomini, cercando di combatterla con le armi della giustizia. Nonostante cattiveria e malvagità siano i punti centrali del libro, non manca una certa dose di ironia, che serve ai personaggi per stemperare la tensione e rimanere attaccati a quella regolarità di vita che il loro lavoro mette continuamente a rischio. Ritmo e colpi di scena non mancano e ci fanno apprezzare ancora una volta questo scrittore alla sua seconda prova. La scrittura di Cerone riesce nell’intento, che è proprio dei grandi thriller: quello di saper incollare il lettore alla pagina, in un gioco sospeso di equilibri, fatto di attese, sorprese, colpi di scena, per farlo avvicinare alla verità che sembra farsi sempre più lontana riga dopo riga, in un’attesa trepidante in cui si finisce quasi per percepire “quello strano formicolio dietro alla nuca” che prende all’improvviso il commissario Mandelli quando “i particolari si vanno definendo e il barlume di una folle idea inizia a farsi strada”. Cerone è bravo a tessere la trama, seguendo e intrecciando i molteplici piani narrativi e le diverse indagini, in cui non mancano colpi di scena, davvero imprevedibili. La scrittura, che indugia e accelera seguendo il racconto, è ricca e il taglio è cinematografico, diversi piani sequenze che si alternano nei momenti cruciali del romanzo. L’alternarsi della prospettiva di narrazione tra i poliziotti e l’assassino regala pathos e coinvolgimento. A fare da contorno la città di metropolitana di Milano, dal centro alle periferie, con il suo traffico, la sua sbandierata multiculturalità, il suo esasperato essere “alla moda” e, infine, i suoi angoli nascosti, quelli ricchi di storia, di leggende, la Milano più vecchia e autentica. Una Milano in continuo movimento, tra luci e ombre, dove il male sembra trovare sempre nuovi modi per attecchire. Una trama ben congegnata per un giallo classico, consigliato agli amanti del genere. Un thriller che avvince per i continui colpi di scena, per gli argomenti trattati, come ad esempio la passione per l’esoterismo e le sue nefaste conseguenze, accanto all’indagine vera e propria, condotta con acume e precisione del caso. Un romanzo, dunque, ricco di contenuti, di umanità, di pathos, saldamente contemporaneo, sapientemente thriller, ma capace di coniugare il quotidiano con l’aberrazione, in un equilibrio raro. Un altro ottimo successo per un autore che sta emergendo, per qualità, nel panorama letterario italiano.
Beh che dire. Un giallo tutto Italiano in cui immergere la mente per evadere dalle giornate monotone che la vita ci impone. Ritroviamo tutta la squadra al completo con un nuovo personaggio particolare per completare quella squadra così diversa e unita che anche questa volta affronta i casi arrivando al compimento del lavoro. Per quanto sia un giallo italiano devo dire che Cerone ha fatto un ottimo lavoro. Una scrittura lineare e allo stesso tempo fatta bene. L'autore riesce a intrecciare i vari casi, a seguire un filo che fa giri immensi per arrivare alla fine. Spero solo che in futuro ci sarà la possibilità di leggere ancora qualche altra storia di questa squadra unita perché se ci siamo innamorati di Mila Vasquez, di Marcus e Sandra o di Vani Sarca, di sicuro non possiamo non amare Mandelli e i suoi uomini. Consiglio vivamente la Lettura, ma consiglio prima di leggere il precedente volume o si rischia di non comprendere a pieno i personaggi che formano questa squadra. Non mancheranno di sicuro i sorrisi, le risate a volte e anche qualche colpo di ansia, seppur leggero che farà sicuramente piacere a chiunque legga i libri di questo autore. 4,5 stelle meritatissime
Nessuna pietà, nessun rispetto per gli affetti, nessun limite alla follia. La punta dell'iceberg emerge nella pianura lombarda mostrando al commissario Mandelli e alla sua squadra la sua crudele realtà. Lentamente emergono crudeli e raccapriccianti particolari che l'autore mescola sapientemente nelle pagine incalzando il lettore. Giovani vite intrecciano giochi pericolosi fra denaro apparentemente facile e corpi in vendita. Insospettabili amanti dell'arte e agiati professionisti si nascondono sotto il pelo dell'acqua gelidi e silenziosi. Sotto una pioggia battente, fredda quanto il ghiaccio questo novembre di morte striscia sui navigli lasciandosi dietro una lunga scia rosso sangue. il Titanic è colpito e sta per affondare. Quante persone riusciranno a salvare Mandelli e colleghi o essi stessi saranno preda del suo gorgo? Buona lettura.
Un romanzo raffinato, colto, che ha in se il respiro della grande narrativa e il profumo acre dei libri antichi. Multiforme e trasversale il cast di personaggi che ruotano attorno alla doppia indagine, che impegna tutta la squadra del commissario Mandelli. Sfumature gotiche impreziosiscono la trama e donano alla storia una profondità misterica particolarmente intrigante. Piove a Milano, sulle strade, sulle scarpe, sui pensieri e sui cadaveri… Piccole gocce di materica emozione, che piange sulle tragedie umane e sulle devianze del destino.
Seconda prova narrativa di Gian Andrea Cerone, che mostra il lato più ampio del Noir contemporaneo, un genere letterario che accoglie autori italiani di notevole caratura.
Devo dire che aspettavo questo libro e l'ho apprezzato. Giallo a mio parere ben costruito e ben scritto. Intreccio non banale, personaggi a cui ci si affeziona e non troppo scontati. Un'unica cosa mi ha irritato all'inizio e ha continuato a farlo per tutta la lettura: perché vice ispettore per una donna? Ispettore è una parola serenamente e facilmente declinabile, non è oltranzismo femminista, si dice vice ispettrice, dove sta il difficile? Ad un certo punto Caterina Dei Cas è la donna poliziotto... Ma perché? Poliziotta non si può dire?
Questo autore me l’ha fatto scoprire una libraia di Bologna che me l’ha consigliato, visto che mi piacciono i gialli. Il commissario Mandelli è un bel personaggio, così pure gli uomini della sua squadra, il commissario Casalegno e i vari agenti. Un po’ mi hanno ricordato quelli di Montalbano in chiave milanese (il commissario dal grande intuito, l’ispettore donnaiolo, l’agente imbranato…). La trama è ben orchestrata, a tratti terrificante e con molti colpi di scena e riesce a tenere incollati alle pagine. Bel libro, devo dire, ma forse un po’ troppo lungo e con troppe vicende in mezzo. Forse il problema è che avendolo preso in prestito in biblioteca ho dovuto leggerlo in fretta, quindi gli altri libri della serie li comprerò.
Così come per il primo libro del Commissario Mandelli e la sua squadra, anche questo una volta iniziato ti trascina e ti fa entrare nella storia. Si legge benissimo e ti fa appassionare al racconto ed ai protagonisti. Aspetto il terzo!!
Il secondo? Ancora meglio del primo. Complimenti come sempre a Gian Andrea, riesce a far rapire il lettore dalla prima all’ultima pagina. Aspetto il terzo…
Molto scorrevole, ogni pagina ti invoglia a leggere la successiva Peccato solo per il finale che secondo me era un po' scontato ma con l'epilogo si è risollevato
Devo dire che questo libro è stato una piacevole sorpresa, un vecchio classico giallo, scorrevole e piacevole da leggere, tanto che ero a metà , e l ho finito in corsa un pomeriggio. Trama; siamo a Milano e la storia si dipana tutta in otto giorni. Un primo cadavere orribilmente seviziato sconvolge Milano, e sui andrà ad indagare la squadra di Analisi del crimine violento. Una squadra particolare, mi ha ricordato molto la squadra dei bastardi di pizzofalcone. Un libro esoterico molto antico scomparso dalla casa della vittima, e un secondo omicidio violento subito dopo, mettono a dura prova la squadra, che nel frattempo si occuperanno per vie traverse, alla stazione di una giovane donna amica della foglia di un ministro, e sui sotto sembra ci sia un giro di prostituzione e 'ndrangheta. Cosa lega i due omicidi? Sarà questo il nocciolo della questione.
Se già, con "Le notti senza sonno", mi ero legata a Mandelli e Casalegno, con "Il Trattamento del silenzio" ci sono andata sotto. L'autore è riuscito ad inserire in queste sue storie tutto ciò che poteva renderle potenti. Personaggi così reali che sembrano far parte delle nostre vite. Non sono i soliti super poliziotti che non devono chiedere mai, ma sono uomini e donne con le loro paure e fragilità ma onesti e coraggiosi. E le storie raccontate? Intrecci e struttura perfetti. Sembra di vedere un film, nel quale riesci ad inserirti. Dentro la scena, profondamente nella trama riuscendo a provare le emozioni che vivono Mandelli e Co. Sto adorando le sue opere. ed ho già in libreria "le conseguenze del male". Devo recuperare "la curva dell'oblio" e attendo l' uscita del nuovo capitolo.
Il trattamento del silenzio è uno dei migliori gialli/thriller/noir mai letti.
Cerone è un genio della trama e soprattutto nel farti affezionate così a dei personaggi che li senti tuoi amici e non puoi non emozionarti per loro. 5 stelle meritstissime.
Gran bel giallo anche questo. Gian Andrea Cerone mi aveva soddisfatto con il primo libro, ma con questo si è superato. La squadra UACV, Unità Analisi Crimini Violenti, di Mandelli, Casalegno e Marica Ambrosio, a cui si aggiungono la Dei Cas e Zurlo, indaga su vari omicidi efferati, apparentemente slegati fra loro ma che poi sembrano intrecciarsi, o forse no... Il ritmo si fa sempre più incalzante lungo le oltre 500 pagine, l'autore dissemina piccoli indizi qua e là, fino ad arrivare ad un finale adrenalinico. Ascoltato in audiolibro e consigliato.
Come mi accade molto spesso, soprattutto con i polizieschi, ho forse apprezzato di più questo secondo romanzo rispetto al primo. Ritrovare personaggi che già conoscevi è come ritrovare degli amici, a cui ormai ti sei affezionata. Ovviamente, questo non sempre basta la, ma in questo caso anche la trama è ben ordita, con colpi di scena pressoché inimmaginabili. Come concludere se non dicendo che, appena terminato l'ascolto, ho subito intrapreso il terzo capitolo della serie...
Secondo libro di questa serie che conferma le positive impressioni del primo. Una storia complessa e intrigante, ben costruita e congegnata, una lettura che mi ha soddisfatto.