Un diario e un antico orologio da taschino ormai rotto: è questo tutto ciò che resta dell’ex professore Steven Aubrey. L’uomo è scomparso, ma da tempo si sono perse le sue tracce. E forse lui stesso le aveva smarrite, polverizzandosi nel deserto di un’esistenza vuota e grigia, illuminata da una fiamma dell’amore per un periodo troppo breve. E nessuno è più morto di chi si è sentito vivo solo per un istante.
Su come è strutturato il libro nulla da dire: è originale, ben fatto, grafia diversa dal solito tutto molto bello. Per quanto riguarda il contenuto, meh, speravo mi colpisse un pelino di più, mi ha delusa un pochino. Non dico che la trama faccia schifo, anzi, carina però mi aspettavo di più.
⭐ Ho letto questo libro molto breve in una serata, un centinaio di pagine che scorrono velocemente, grazie alla narrativa incalzante dell'autrice che tiene sospeso il lettore in una specie di limbo contorto proprio fino alla fine, quando tutte le domande trovano risposta... O forse no? ⭐ Il libro é scritto in prima persona dal protagonista Steven, ex docente all'università, costretto in una vita che non gli aggrada... Una sera uno strano incontro lo porta a credere che sia morto. Da qui comincia le sessioni di psicoterapia con il dottor Lund, che gli consiglia di scrivere un diario. Quello che viene appunto proposto al lettore. ⭐ In un excursus di terrore, disagio e follia, pagina dopo pagina il fu docente si rende conto di ciò che gli é accaduto... Ciò che é diventato. ⭐Oltre alla condizione attuale del protagonista, viene indagato anche il suo passato. Veniamo a conoscenza di Lenore e, forse, Steven era diventato cadavere, un morto che parla e cammina ancor prima di quella fatidica sera. Quale uomo o donna potrebbe sopravvivere alla perdita della speranza, dell'amore? Come si può sopravvivere ad una vita che vita non é più, ma mera esistenza? ⭐ Come ogni uscita Dark Abyss, anche l'impaginazione del libro é meticolosamente studiata e resa unica, arricchita dal font corsivo - rendendo appunto l'idea della scrittura a mano - oltre a delle immagini che permettono al lettore di entrare ulteriormente all'interno della vicenda. ⭐ Consiglio il libro a tutti gli amanti del genere, che cercano una lettura veloce ma non meno curata ed avvincente.
Di libri sulla sindrome di Cotard ne ho letti, ma nessuno è come Diario di un cadavere. Raramente mi soffermo sull'aspetto grafico di un romanzo, preferendo parlare del contenuto, ma questa volta devo fare un'eccezione e partire proprio dalla veste estetica di quest'opera. È un diario. In tutto e per tutto. Le pagine alternano facciate riempite di fiumi di parole, che sembrano proprio vergate dal pugno di un uomo disturbato, e disegni angoscianti che paiono essere stati scarabocchiati all'attimo. La veste grafica quindi cala immediatamente e senza sforzo direttamente nella mente di Steven Aubrey, l'autore del diario. Il resto lo fa lo stile di Maddalena, che richiama atmosfere gotiche e deliranti. Questo libriccino si lascia divorare, sia per il contenuto numero di pagine, sia per il ritmo incalzante: con dei cenni a tratti thriller, si è letteralmente trascinati nel baratro della follia. La caduta è molto veloce, ma non per questo indolore. Un'ottima opera, che coinvolge e disturba al punto giusto.
Struggimento e un lento affondare, ecco cosa resta dalla lettura. Anomalo nel senso migliore del termine, un punto di vista storto e nuovo su uno spunto classico. Consigliatissimo.