Gianni Mura, cronista sportivo di "Repubblica", si inventa un Tour de France bagnato di sangue. Il protagonista, nonché io narrante, fa più o meno il mestiere di segue il Tour insieme alla "banda" dei giornalisti internazionali, quando può mangia bene, si industria con passione e stile a ricreare per i lettori il clima delle tappe, telefona di tanto in tanto alla saggia moglie, esercita il suo sguardo umano sulla quotidianità bizzarra di una delle manifestazioni sportive più fascinosamente epiche. Ma guardare costa. E comincia a costare da subito. Una giovane prostituta che ha tentato di adescarlo viene trovata senza vita davanti alla porta della camera d'albergo del nostro cronista. Che naturalmente viene subito sospettato, portato in galera e interrogato a sangue. Non fosse per la durevole ostilità del giudice al quale sono affidate le indagini, l'episodio sembrerebbe rientrare, ma ecco un nuovo, terribile omicidio. È a questo punto che entra in scena il detective Magrite - il solitario, riservato, acuto Monsieur Magrite che si mette sulle tracce dell'assassino. Ma ci vorranno un altro morto, una dark lady e un nugolo di appetitosi personaggi minori per scoprire il legame fra l'una e l'altra morte violenta e ripulire così le strade del Tour.
La trama del giallo è piuttosto debole, vero. Il libro per un terzo è costituito da articoli di Mura stesso del 2005, vero. Un'altra parte significativa riguarda ciò che mangia e che beve, vero anche questo. Però (tolto che a me Mura piace molto, i suoi pezzi li adoro, leggerei anche la sua lista della spesa) ciò che ho amato di questo libro è lo sguardo del dietro le quinte del Tour, e l'amore per la Grande boucle che si respira in ogni pagina. E anche, se posso aggiungere un'altra notazione da fan del ciclismo, tornare a una vaga età dell'innocenza, con il sorriso gentile e misurato di "Mirko Valli", il "Birillo" poi travolto dal doping, e l'inattaccabile "Sheldon" , che scelse il salotto televisivo più esclusivo per confessare al mondo la sua truffa
Uno tra i libri più noiosi mai letti Praticamente 3/4 del libro sono di telecronaca del Tour de France (saltate quasi tutte perché letteralmente erano nomi di ciclisti e come pedalavano) 1/4 del libro invece era una sorta di giallo in cui vengono uccise 4 persone e alla fine del libro spunta un colpevole senza alcuna indagine ne colpi di scena Veramente veramente banale
Il giallo � quello della maglia del leader di classifica al Tour. Purtroppo, ad onta dell'esprit du temps, della Weltanschauung, del politically correctness, dell'impatto ambientale, dei pinguini, dello Zeitgeist, della rava & fava e di tutte le solfe con cui viene condita la nostra vita al solo scopo di farsi belli ed aumentare i nostri sensi di colpa... non posseggo da almeno quindici anni e senza nostalgia alcuna una bicicletta (*): di conseguenza la mia passione per il ciclismo, i ciclisti e in particolare i francesi � scarsina. Il fatto incontrovertibile che il Tour da pretesto per un giallo dilaghi tanto da essere il giallo un pretesto per una cornucopia di aneddoti di Gianni Mura � ci� che gli costa la quarta stellina. Gli aneddoti - nonostante i continui lai e bai sul tempo che fu e mai torner� - sono spesso gustosi ma tolti quelli il giallo si riduce a poca cosa tenuta assieme da improbabili rivetti, ben scritta con qualche lampo eccellente, ma poca cosa. (*) invenzione che ebbe come unico pregio quello di aver permesso l'invenzione immediatamente successiva della motocicletta.
non leggo giornali sportivi, ma pedalo. non ho mai comprato la gazzetta in vita mia, né credo che sentirò mai il bisogno di farlo. ma riconosco un giornalista sportivo che, per quanto bravo, si fa tentare dalla voglia di idolatrare sé stesso (e mi pare che - avendone o meno i numeri, non importa - non ne abbia bisogno) e scriversi un romanzo. ok, c'è il tour. ma con i nomi finti: armstrong non si può chiamare armstrong? perché inventare un tour invece che parlare di uno vero? ok, i morti non ci sono stati, ma quello al giallo lo si concede. o forse mura ha il pudore di non voler dire con nome e cognome quello che pensa dei corridori? non dice mai niente di così grave, non capisco. oltretutto mica si inventa un alter ego, il protagonista è proprio lui medesimo. poi: mezzo libro a ricordare il clima dei tour di una volta. benissimo, ottimo argomento: allora perché non ambientare il tutto negli anni sessanta? e poi: il giallo non lega col tour, sono pagine troppo distinte. tre pagine di tour, due di giallo. tre di tour, due di giallo. senza armonizzazione tra i due soggetti. peccato.
La prosa di Gianni Mura è, come sempre, piacevole ed a tratti divertente. Il giallo in sé, però, non è risultato appassionante: l'ambientazione ciclistica porta a forzare un po' la trama, risultando in una storia che appare sempre un po' artefatta e quindi in una narrazione priva di suspence. Il parallelo tra la Grande Boucle e la storia costruita sui quotidiani resoconti sulle tappe dell'inviato Mura spezzano troppo il filo narrativo ed a volte, anche per gli appassionati, risulta un po' tedioso. Decisamente è più un libro per chi ama il ciclismo piuttosto che per chi ama i gialli, ma anche lì, viceversa, si può dire che c'è troppa storia al contorno e poco approfondimento sugli eventi sportivi per un appassionato di ciclismo. Insomma, un esperimento anche coraggioso, però non propriamente riuscito.
Una banda di giornalisti si prepara a seguire il Tour de France. Hanno in mente di lavorare e godersela, osservare bei panorami, mangiare buon cibo, bere ottimo vino; la gara sarà avvincente, il gruppo è affiatato, le redazioni supporteranno e daranno ampio spazio a cronaca e commenti delle tappe. Ma lo scenario idilliaco va in frantumi già la prima sera, quando Gianni trova fuori dal suo alloggio il cadavere di una giovane prostituta che aveva tentato maldestramente di abbordarlo.
metà del libro è costituito da cronache presunte delle innumerevoli tappe del Tour, così come il protagonista le detta al suo giornale. Della restante metà, 4/5 sono una guida turistica enogastronomica dei percorsi del tour. Il giallo si riduce al restante 1/5 della metà, ovvero a meno di 30 pagine. Un giallo che non esiste, risolto da un commissario che più inconsistente (come personaggio) non si può. Non ricordo chi mi avesse consigliato questo libro, sicuramente non lo consiglio a nessuno.
la trama gialla e la parte relativa al tour de france sono quasi del tutto slegate, inoltre ho trovato la parte gialla troppo approssimativa. essere appassionata di gialli ma totalmente ignara di ciclismo non mi ha aiutata ad apprezzare questo libro.