"Il motivo per cui possiamo correre fin dove vogliamo è che abbiamo un posto in cui tornare."
4,5
Con sommo stupore di tutti, le ultime tappe saranno un testa a testa serrato tra un'università famosa, come quella di Educazione Fisica di Tokyo, e la nostra banda di disperati per accaparrarsi l'ultimo posto come testa di serie, il decimo. Visto il ritardo accumulato alla fine della prima giornata, sembrava un'impresa impossibile, ma la frazione di Yuki ha dato il via all'operazione rimonta. La nona tappa vede prima il record di Fujioka e poi, appena pochi minuti dopo, quello di Kakeru, che finalmente sembra aver trovato la serenità perduta, un posto in cui essere se stesso e un obiettivo da raggiungere il più velocemente possibile. Oltre alla risposta alla fantomatica domanda "ti piace correre?". Il picco di emozione si raggiunge con la decima frazione, quella di Haiji che, per la prima volta dopo tanto tempo, corre con entusiasmo - una corsa che finirà per segnare il suo fisico in maniera definitiva e che ne stroncherà le possibilità di carriera. Eppure gli permetterà di raggiungere la "vetta" insieme ai compagni di avventura. Perché è questa una delle lezioni principali di "Run with the Wind": Haiji non riusciva più a correre da solo, non aveva più la motivazione giusta, e quindi ha tirato in mezzo anche gli altri, dando forma a questo strano progetto. Ma la verità è che nessuno degli altri, nemmeno Kakeru (che in quel momento aveva sì il suo talento, ma nessuna direzione da seguire), ce l'avrebbe fatta da solo. La vera chiave del loro successo è stata proprio l'unione che si è venuta a creare: si sono fatti forza e coraggio a vicenda, hanno imparato a fidarsi gli uni degli altri, hanno remato tutti verso un obiettivo comune. All'inizio non è che sprizzassero proprio di entusiasmo, però hanno tenuto duro tutti insieme, molti di loro hanno superato degli ostacoli che probabilmente ritenevano insormontabili. Insieme. Senza mai lasciare nessuno indietro. E alla fine della fiera, l'obiettivo è stato raggiunto alla grande grazie al contributo di tutti. E anche dopo che ognuno ha preso la sua strada, quel legame speciale resiste. L'ekiden di Hakone diventa una lezione di fiducia. Parliamoci chiaro, nessuna persona sana di mente accetterebbe di farsi 20 e passa chilometri senza avere un minimo di fiducia nei compagni. Fiducia nel fatto che, a dispetto della fatica, della voglia di buttarsi per terra o lavarsene le mani di tutto, il compagno arriverà al traguardo per passare la fascia. Shindo aveva ragione: inizialmente erano solo un gruppo di coinquilini, quella era l'unica cosa che avevano in comune insieme all'università che frequentavano. Ma alla fine il loro legame si è fatto più profondo e solido.
Io non sono una fan della corsa...o di qualsiasi altro sport, mi limito solo a guardare altri dalla comodità di casa mia. Però questa è una storia che non si limita solo al lato sportivo, ma è una storia di vita che lascia diversi spunti interessanti di riflessione. Spero che qualche casa editrice decida di tradurre anche il romanzo, in modo da poter leggere anche l'opera originale che ha ispirato il manga e l'anime.