Cosa resta in una ex colonia quando il paese che ti ha invaso non ha teoricamente più potere su di te? Cosa cambia? Praticamente nulla se non macerie, e "Settimana nera" ne è la dimostrazione perfetta.
Nella Somalia dopo la caduta del fascismo, un uomo -assolutamente anonimo al lettore, che però impara pagina dopo pagina a pagina a conoscerne umore e mentalità- crede di innamorarsi di Regina, donna resa dal suo proprietario Farneti (ex fascista riciclatosi commerciante) in un oggetto sessuale: come tale infatti viene momentaneamente ceduta al protagonista, che appunto crede di poter amare ed essere ricambiato da una donna che cede di aver imparato a conoscere.
Ma ovviamente non è così, non può funzionare così: senza alcuna ridicola retorica dell'ex colonizzatore che viene a salvare e civilizzare la bellezza locale, Emanuelli mostra il vero volto dello sfruttamento, talvolta nascosto da pseudo motivi civilizzatori (ben rappresentati da Contardi, personaggio inquietante e drammatico al tempo stesso) e altre volte da ipocriti sogni di salvataggi improbabili (i disperati tentativi del protagonista di indurre Regina a mostrare almeno un sentimento spontaneo, i suoi tentativi di non essere identificato come "padrone"), e altre volte ancora (Farneti) semplicemente violento senza alcuna maschera.
Con un protagonista che per gran parte del libro rientra tra i grandi personaggi indifferenti della letteratura italiana, "Settimana nera" è un libro ingiustamente dimenticato e rimosso, eppure capace di parlare una lingua modernissima su argomenti ancora drammaticamente attuali.