Ne La conquista di Plassans Émile Zola ci riporta dove tutto è iniziato. Dopo un lungo lavoro di gestazione, anche questo romanzo come altri dello stesso autore è stato dapprima pubblicato sulla rivista letteraria “Le Siècle” in quarantaquattro puntate, tra il febbraio e l'aprile del 1874 e poi in volume unico nel 1876.
Romanzo che piacque a Turgenev e Flaubert, La conquista di Plassans è considerato dai più un ritorno alle origini del ciclo sia perché è strettamente legato al primo romanzo, La fortuna dei Rougon, sia perché si svolge nella stessa cittadina di origine della famiglia Rougon-Macquart, Plassans nella regione della Provenza pochi anni dopo gli avvenimenti del primo volume.
Qui troviamo la famiglia di François Mouret, sposato con sua cugina Marthe Rougon. Dopo aver passato alcuni anni a Marsiglia, quando lui va in pensione i due coniugi decidono di trasferirsi a Plassans. La famiglia Mouret è una famiglia felice, con tre figli e le loro giornate trascorrono serene, tranquille e monotone nella loro quotidianità. Casa Mouret è pulita, ordinata e solare; il giardino – orgoglio del capofamiglia – è curato personalmente da François, una parte è coltivata come frutteto l'altra come giardino con siepi di bosso, confina da una parte con il cortile della Sottoprefettura e dall'altra parte con quello della famiglia Rastoil.
La serenità della casa viene sconvolta quando François, per aiutare l'economia familiare, decide di subaffittare una stanza al terzo piano della sua abitazione –che al momento è usata come deposito– all'abate Foujas di Besançon che gli è stato raccomandato dall'abate Bourette, in cerca di una stanza per lui e la madre. Questa notizia nonostante porti beneficio economico alla famiglia non lascia tranquilla Marthe. L'arrivo improvviso e anticipato di madre e figlio porta lo sconvolgimento all'interno della casa. I due estranei a poco a poco si insinuano nella vita familiare e nella casa dei Mouret, sconvolgendo i precari equilibri familiari e la fragile salute mentale dei due coniugi (entrambi eredi della follia genetica della capostipite Adelaide), che ogni giorno diventano sempre più distanti.
Romanzo sconosciuto rispetto ad altri più famosi appartenenti al ciclo, La conquista di Plassans si è rivelato un buon libro che si legge con piacere, coinvolgente, in cui il contesto è ben descritto. Al centro di questo romanzo vi sono intrighi politici, intrighi religiosi, ambizioni personali, questioni familiari, fragilità umane.
In questo romanzo Zola ci mostra quanto e come è cambiata la vita e il clima politico-sociale nella provincia francese, in particolare a Plassans, alcuni anni dopo il colpo di stato di Luigi Napoleone.
Sono, infatti, passati pochi anni dall'instaurazione dell'impero di Napoleone III, è il 1858 e la cittadina di Plassans dopo aver appoggiato il colpo di stato, nelle successive elezioni amministrative ha eletto un sindaco vicino ai repubblicani. Un grave smacco per Eugène Rougon, che è diventato un pezzo grosso del governo imperiale. Per riconquistare la sua cittadina natale (sempre retrograda, legittimista e clericale), il potente ministro invia segretamente l'abate Foujas, divenuto strumento nelle mani di Eugène. Fin dalla sua prima apparizione Zola paragona la figura dell'abate a delle nuvole nere che arrivano ad oscurare una giornata di sole; la sua entrata in scena insieme alla madre mi ha trasmesso una sensazione di ribrezzo come quella che mi diede la prima apparizione di Uriah Heep quando lessi “David Copperfield”; mi ha messo addosso un'inquietudine che non riesco neanche a spiegare; una sorta di presagio sinistro di catastrofe imminente (soprattutto la madre).
L'abate Foujas è sicuramente uno dei personaggi più riusciti e la figura meglio descritta dalla penna di Zola in tutto il romanzo. Misogino, arrivista, falso, misterioso, intrigante, ambizioso, ostenta una povertà assoluta grazie alla sua tonaca sporca e sdrucita; nonostante disprezzi la politica, osserva in silenzio e con pazienza la situazione locale e inizia a costruire trame, calunnie e intrighi, sempre seguendo i preziosi consigli di Eugène Rougon. La conquista di Plassans dell'abate Foujas avviene poco per volta, a piccoli passi: prima conquista le donne borghesi attraverso la promozione di opere pie rivolte alla “salvezza” delle fanciulle “disinibite”, poi conquista i ragazzi attraverso la creazione di un circolo rivolto ai giovani ragazzi, figli degli uomini più influenti della cittadina, per “salvarli” dai vizi come gioco, alcol, donne o dal fare una vita dedita all'andare a zonzo.
L'abate arrivato di soppiatto in città riesce a manipolare e ingannare tutti, tranne Félicité Rougon, l'unica che è a conoscenza del suo ruolo e del motivo della sua venuta a Plassans; la vecchia Rougon riuscirà a tirare i fili di tutta la faccenda e a sfruttarlo per il suo tornaconto personale.
I primi che l'abate ingannerà sono i coniugi Mouret: Marthe è una donna tranquilla, umile, sottomessa, atea, madre amorevole, dedita alla famiglia e alla casa, la cui vita viene sconvolta e travolta dalla follia ossessiva e dalla passione erotica – religiosa per l'abate. La sua fragile mente non regge a tutto ciò e questo la porta a tradire se stessa e la sua famiglia. Suo marito François è un maniaco dell'ordine, un po' avaro, ma è in fondo un uomo buono e profondamente fragile. Viene falsamente accusato di maltrattamenti dalla stessa moglie, e ciò lo porta dapprima a perdere la stima di coloro che gli stanno vicini (famiglia, amici, domestici), poi dei suoi concittadini e questo lo porta a perdere il senno e tutto quello che ha costruito negli anni precedenti.
I personaggi principali ma anche quelli secondari sono ben tratteggiati e delineati in maniera eccellente, come sempre nei libri di Zola, e questo conferma ancora una volta la maestria dell'autore francese. A poco a poco vengono rivelati vizi, virtù, debolezze, meschinità, avidità dei personaggi, analizzati nella loro complicata psicologia in maniera precisa, acuta e chirurgica dalla penna-bisturi dello scrittore.
Una delle altre caratteristiche che amo nei libri di Zola, e apprezzo sempre di più, è la sua capacità di saper scrivere, mostrarci e farci vivere in prima persona il clima, le divisioni, la vita quotidiana di un piccolo centro fatto di pettegolezzi, maldicenze, meschinità, invidie (soprattutto nei salotti della città); una società, quella di Plassans, borghese e provinciale, cinica, bigotta, immorale e corrotta in cui non si salva nessuno.
La conquista di Plassans è un romanzo amaro, drammatico e intenso, dalla scrittura profonda e acuta, in cui non manca la graffiante ironia; un libro in cui lo scrittore francese racconta temi a lui cari: la natura umana, gli intrighi politici, l'ipocrisia del clero, il sesso, la follia, le fragilità umane.
Un libro che ho trovato molto attuale, che si legge con piacere e dalla narrazione incalzante; avvincente e ben scritto, intenso e vivo in alcune parti, dalle descrizioni affascinanti e coinvolgenti, con alcune immagini che restano indelebili nella mente del lettore. Indimenticabili e potentissime soprattutto le scene finali: i borghesi e i nobili di Plassans seduti sul marciapiede che guardano estasiati l'incendio della casa di fronte, il loro chiacchiericcio, la loro indifferenza glaciale di fronte alla tragedia che si consuma sotto i loro occhi; una scena che dimostra tutta la superficialità, la meschinità e l'indifferenza di queste classi sociali.
Zola, ogni volta che lo leggo, non finisce mai di stupirmi anche nei suoi libri considerati minori.
Quando si manda un uomo screditato a compiere una missione rischiosa, lo si rinnega fino al giorno in cui lui trionfa...