Stupenda raccolta di "povesti" (romanzi brevi e/o racconti lunghi) che comprende, oltre a quella omonima, anche la famosa "Mogano", "Madre matrigna" e "Alle porte".
"Mogano" è l'esempio più chiaro delle tematiche care a Pil'njak: la neonata rivoluzione è un caos vorticante che si abbatte sulla Russia millenaria e che si mischia con essa. Un concentrato di tutta la "russità" del periodo immediatamente successivo al '17. Insomma, lo sfacelo della tradizione, la confusione violenta del nuovo che incombe e che avanza inesorabile. Miseria e caos, sì questi i termini che mi sembrano più adatti. L'autore si concentra sugli effetti del caos nelle cittadine di provincia e nella vita di tutti i giorni. L'alternarsi della stagioni, la neve, il disgelo, i boschi, le paludi, i fiumi e le campagne e il perpetuarsi di ataviche superstizioni. Le antiche campane, staccate dai campanili e fatte precipitare al suolo, all'impatto emettono suoni che l'orecchio russo mai ha udito. I soldati, i comitati esecutivi, le nuove direttive, la crisi e le ristrettezze economiche. La grande tradizione degli antichi mobilieri e l'arte della porcellana (farfor). Si incontrano gli "juròdivye" (i c.d. "semplici in Cristo" della tradizione) e i "kulaki".
La lettura non è facile, richiede dedizione. Il suo stile è particolare, con riflessioni filosofiche, parole chiave ripetute quasi ossessivamente, immagini poetiche che si alternano a molte scene ruvide, crude e scabrose. Continui cambi di scena e flash-back. La ribellione delle donne.
Molto bello, ma su un tono differente, è la "Storia della luna che non fu spenta", racconto di un comandante d'armata (komandarm) che si piega ai suoi superiori, accettando di sdraiarsi sul tavolo operatorio per un intervento chirurgico cui vorrebbe in realtà sottrarsi.