Jump to ratings and reviews
Rate this book

Pieśń umarłych

Rate this book
(...) Ma, nel momento del cheshbon hanefesh, facendo il bilancio della mia vita, devo riconoscere che i miei veri maestri, per guidarmi e per spingermi avanti, mi attendono non in luoghi prestigiosi e lontani ma nelle piccole aule piene d'ombre e di canti dove un ragazzo al quale assomigliavo studia ancora oggi la prima pagina del primo trattato del Talmud, sicuro di trovarvi tutte le risposte a tutte le domande. Meglio: tutte le risposte e tutte le domande. Perciò, spesso per me l'atto di scrivere non è altro che il desiderio inconfessato o cosciente di incidere alcune parole su una pietra tombale: alla memoria di una città scomparsa, di un'infanzia esiliata e di tutti coloro che ho amato e che se ne sono andati prima che abbia potuto dirglielo. Elie Wiesel

176 pages, Paperback

First published June 1, 1966

1 person is currently reading
56 people want to read

About the author

Elie Wiesel

274 books4,566 followers
Eliezer "Elie" Wiesel was a Romanian-born American writer, professor, political activist, Nobel laureate, and Holocaust survivor. He authored 57 books, written mostly in French and English, including Night, a work based on his experiences as a Jewish prisoner in the Auschwitz and Buchenwald concentration camps.
In his political activities Wiesel became a regular speaker on the subject of the Holocaust and remained a strong defender of human rights during his lifetime. He also advocated for many other causes like the state of Israel and against Hamas and victims of oppression including Soviet and Ethiopian Jews, the apartheid in South Africa, the Bosnian genocide, Sudan, the Kurds and the Armenian genocide, Argentina's Desaparecidos or Nicaragua's Miskito people.
He was a professor of the humanities at Boston University, which created the Elie Wiesel Center for Jewish Studies in his honor. He was involved with Jewish causes and human rights causes and helped establish the United States Holocaust Memorial Museum in Washington, D.C.
Wiesel was awarded various prestigious awards including the Nobel Peace Prize in 1986. He was a founding board member of the New York Human Rights Foundation and remained active in it throughout his life.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
9 (30%)
4 stars
13 (43%)
3 stars
5 (16%)
2 stars
2 (6%)
1 star
1 (3%)
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
850 reviews115 followers
August 4, 2017
Viaggio nel male

Come raccontare l'indicibile? In questa raccolta di scritti Elie Wiesel ci comunica cosa è stata la Shoah, partendo dalla sua esperienza personale....I ricordi del padre, dei maestri, del paese natale, dei carnefici si legano a riflessioni sempre lucide e spietate sul concetto di colpa, di vergogna, lasciandoci solo con domande. La conclusione è molto potente, Wiesel alza la voce, accusando il mondo di indifferenza (verità storica incontrovertibile) e reclamando il diritto dei morti di essere lasciati in pace. Alla fine resta sempre la domanda senza risposta che ci impedisce di chiudere la vicenda dentro qualche armadio e tranquillizare i nostri animi scossi: "Come è stato possibile?"
Profile Image for Rosanna .
486 reviews29 followers
June 11, 2024
Storia di una vita, di molte: 6.000.000 di vite.
E’ un libro da compiere, una Storia, un Futuro che, già presente, im.paura.
C’è una parola che Elie Wiesel scrive spesso, con tutta la potenza che porta dentro e dietro: notte.
E’ una parola che terrorizza anche me, a volte, mentre il sogno è sospeso, quando Morfeo abbandona.
La ‘notte dell’Umanità’, questo afferma Elie e sì, c’è stata, c’è ancora.
Con una scrittura mirabile, Elie mi conduce per mano agli ultimi 3 capitoli e sembro aver capito tutto, ogni piccola cosa, ogni sfumatura, ogni piega e parola…e invece non ho capito niente. Dopo tanto leggere, nulla.
1- L’ultimo ritorno; 2- La nostra colpa comune; 3- Difesa dei morti. La casa avita, le responsabilità comuni, la difesa di chi è rimasto, non solo di chi non c’è più, ché non c’è più l’Ebreo.
La Storia mi sbatte addosso, con tutte le sue feroci domande.
pag. 175: Vi rivelerò un segreto, uno fra mille, sul perché gli ebrei non hanno resistito: per punirvi, per preparare una vendetta a scoppio ritardato. Voi non meritavate il loro sacrificio. Se, in ogni città e in ogni villaggio, in Ucraina e in Galizia, in Ungheria e in Cecoslovacchia, gli ebrei formavano interminabili processioni notturne e marciavano verso l’eternità come portando in se stessi gioia pura, quella che annuncia l’avvicinarsi dell’estasi, è precisamente per farvi conoscere l’ultima verità su coloro che vengono sacrificati ai margini della Storia: “Voi non meritate, restando in vita a questo prezzo, né salvezza né riscatto; non meritate neppure questa lezione di grande dignità e coraggio che, a nostro modo, noi vi diamo, malgrado tutto, dirigendoci verso la morte, guardandola in faccia, a fronte alta, con la gioia di possedere questa forza, questa fierezza.”
E oggi? Quale lezione dobbiamo ancora imparare?
Profile Image for MonicaSo.
318 reviews
June 5, 2025
Di un libro autobiografico è difficile esprimere un giudizio: posso forse decidere se la vita dell'autore mi è piaciuta oppure no? Nella vita di Elie Wiesel c'è un accadimento molto forte,  già raccontato ne "La notte", che è la morte del padre ad Auschwitz... e la morte di milioni di ebrei che lo portano a riconsiderare il suo intero rapporto con Dio.

Questo però non è un libro incentrato solo sull'Olocausto perché si racconta anche di incontri importanti, precedenti e successivi alla prigionia.

Il capitolo più importante è sicuramente l'ultimo: una lunga riflessione su come si sarebbe potuto evitare la Schoah se ci fosse stato un vero interesse da parte di tutte le nazioni "civili", una riflessione dura che non fa sconti a nessuno. Tutti sapevano ma a nessuno importava salvare l'ebreo? Vista così è ancora più ignobile e siamo veramente tutti colpevoli.
Profile Image for Chiara Pignanelli.
123 reviews10 followers
November 23, 2019
Ci sono libri che, durante la lettura, ti lasciano inebetito a fissare il vuoto dopo un paragrafo particolarmente significativo. Con questo libro mi è successo parecchie volte. Non perché tratti l'argomento Olocausto in modo più brutale rispetto ad altri sopravvissuti, ma perché Wiesel pone delle domande scomode, utilizza episodi della sua vita per chiedere e chiedersi, per interrogare Dio sul perché è accaduto ciò che è accaduto. Perché Auschwitz, perché il silenzio del mondo.
È il mio primo libro di Elie Wiesel ma cercherò di recuperare presto il resto della sua bibliografia anche se con terribile ritardo.
Profile Image for Massimiliano Carta.
86 reviews
August 5, 2023
"Perché avevamo preso su di noi peccati e delitti che nessuno di noi avrebbe mai avuto il desiderio né la possibilità di commettere? Forse ci sentivamo colpevoli malgrado tutto. Era più semplice. Era meglio credere che il castigo da noi subito avesse un senso, e che quindi l'avevamo meritato; credere in un Dio crudele ma giusto era meglio che non credere affatto".
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 14, 2017
"La lezione dell'Olocausto, se ce n'è una, è che la nostra forza non è che illusoria e che in ciascuno di noi c'è una vittima che ha paura, che ha freddo, che ha fame. E che si vergogna." (Difesa dei morti, p. 179)
Profile Image for AlterEgoo.
171 reviews
January 29, 2025
2,5⭐

Zbiór 13tu ciężkich, autobiograficznych opowiadań około-wojennych, o bolesnych, tragicznych doświadczeniach autora, przesyconych teologicznymi i moralnymi rozważaniami, studiami nad wiarą, Torą, Talmudem, obrządkami i przemijaniem.
1. "Śmierć ojca" - opowiadanie o ojcu autora, Szlomie ben Nisselu, który zginął w Buchenwaldzie. Narrator rozmyśla, co powinien robić w rocznicę jego śmierci (czy ponownie wyuczyć się rozdziału Miszny i znów wyrecytować Kadisz?), opisuje w co wierzył i jak postępował jego ojciec za życia, samą śmierć, której był świadkiem... - 2⭐;
2. "Moi nauczyciele" - wspomnienie tych, którzy w młodości uczyli narratora o Talmudzie, o Mussar, tosafot czy o Biblii i zginęli z rąk niemieckich oprawców, o ich duchach i bezustannym czuwaniu za plecami, obserwowaniu pisarza... - 2⭐;
3. "Wieczorny gość" - opowieść o ostatniej wspólnej wieczerzy Pesach w 1944 roku w domu rodzinnym, na której zjawił się tajemniczy gość, opowiadający o masakrze gminy żydowskiej w Kołomyi, potem w Kamieniu Podolskim, o cierpieniu Izraela w godzinę kary. Gość okazał się później prorokiem Eliaszem... - 2.5⭐;
4. "Sierota" - rzecz o pierwszym przyjacielu narratora, który był sierotą i wspólnie uczęszczali do szkoły elementarnej, do chederu oraz o kilku innych, którzy albo umarli pod koniec wojny lub po niej, albo kontakt się po prostu urwał... - 2⭐;
5. "Jom Kipur, dzień bez odpustu" - 15to letni narrator, wspólnie z umierającym od nadludzkiej pracy i głodu ponad 40to letnim Pinchasem przeżywają pierwszy Jom Kipur w Oświęcimiu i podważają prawa i sens Dnia Odpustu - 2.5⭐;
6. "Stara znajomość" - lata po wojnie, dorosły już narrator spotyka w autobusie w zakorkowanym Tel Awiwie "swojego" dawnego blokowego z Oświęcimia - pana życia i śmierci, oprawcę i postanawia wyrzucić mu w twarz wszystko, co ten robił w obozie, a w myślach przeprowadzić rozprawę sądową nad jego winą bądź niewinnością... - 3.5⭐;
7. "Barbara" - spotkanie nad Sekwaną z prostytutką uświadamia narratorowi ogrom smutku i niezrozumienia, których wciąż doświadcza... - 3⭐;
8. "Testament Żyda z Saragossy" - historia hiszpańskiego Żyda, któremu narrator uświadamia jego korzenie i pochodzenie podczas zwiedzania Saragossy - 3⭐;
9. "Szalony Mosze" - wspominki o chorym umysłowo, bezdomnym Żydzie - Szalonym Mosze z młodości narratora (opisany też w "Moi nauczyciele"), który znalazł się już w pierwszym transporcie opuszczającym Getto, a duch którego bezustannie nawiedza narratora w dorosłym życiu... - 2.5⭐;
10. "Żyd Wieczny Tułacz" - opowieść o starym, osobliwym, "wszystkowiedzącym" Żydzie (a raczej wybuchowym kloszardzie-dziwaku), który był Mistrzem narratora przez trzy lata jego pobytu na uchodźstwie we Francji (od '45 do '48go roku)... - 2.5⭐;
11. "Ostatni powrót" - narratora po 20 latach ('44-'64) odwiedza rodzinne miasto Sighet w Rumunii, powracają duchy przodków, wspomnienia, ból i świadomość, że nikt go tu nie chce, nikt ze starego świata nie przeżył... - 3⭐;
12. "Nasza wspólna wina..." - filozoficzne rozważania na temat procesu Eichmanna w Jerozolimie i jego skutków oraz znaczenia dla ludzkości. Kontrowersyjne wydają się oskarżenia, że "bez pomocy albo bez cichej aprobaty Ukraińców, Słowaków, Polaków, Węgrów Niemcy nigdy nie mogliby rozwiązać „,kwestii żydowskiej" tak całkowicie i tak szybko. (...) Nie jest to zwykły przypadek, że obozy największej zagłady powstały u nich, w Polsce, a nie gdzie indziej." ... - 2.5⭐;
13. "W obronie pomordowanych" - traktat filozoficzny, w którym autor uzasadnia, "że pomordowani (w obozach) zasłużyli na coś innego niż to pośmiertne upokorzenie (...) (chęć mówienia w ich imieniu)"... - 2⭐.
Profile Image for Barbara Ab.
757 reviews8 followers
February 27, 2016
Un pugno allo stomaco. Riflessioni personali dell’autore su vari periodi della sua vita e sull’Olocausto.
E’ l’unico scrittore finora che ho letto che fa presente che tutti sapevano ma nessuno faceva niente. Nessun capo di governo prese decisioni – anche semplici e fattibili come bombodare le linee ferroviarie che portavano ad Auscwtich e Treblinka - o invitare gli ebrei ungheresi, per esempio, che erano vicino al confine russo e potevano sentire la radio inglese a fuggire oltreconfine. Questi ultimi fino al 44 – quando tutti sapevano dello stermino sistematico degli ebrei – non ebbero la possibilità di fuggire e furono sterminati pochi mesi prima della fine della guerra.
“Uno degli episodi più tristi di questa guerra, che non mancò certo di episodi tristi, ebbe per eroe un leader ebreo polacco in esilio a Londra: per protestare contro l’inerzia degli Alleati, e anche per scuotere l’opinione pubblica, Arthur Ziegelbaum, membro del “Comitato nazionale della Polonia libera”, si tirà una rivolotellata alla testa , in pieno giorno, davanti all’entrata della Camera dei Comuni. Nel suo testamento esprimeva la speranza che la sua protesta sarebbe stata ascoltata.
Fu ben presto dimenticato: la sua morte si rivelò inutile. Se aveva creduto , col suo rifiuto di vivere fra uomini volutamente ciechi, di commuoverli, si era sbagliato. Ziegelbaum morto o Ziegelabum vivo: per quei cuori di pietra la cosa era indifferente. Per loro non era altro che un ebreo polacco che parlava degli ebrei e viveva la loro agonia, per loro avrebbe potuto morire laggiù, con gli altri. Arthur Ziegelbaum è morto per niente. La vita continuava, la guerra pure: contro le potenze dell’Asse che , a loro volta, continuavano la loro guerra contro gli ebrei. E il mondo si tappava le orecchie e chiudeva gli occhi. A volte i giornali pubblicavano qualche riga: che il ghetto di Lodz era stato liquidato; o che il numero degli ebrei europei già massacrati superava i due milioni o i tre milioni. Queste notizie venivano pubblicate come se si trattasse di avvenimenti normali, senza commenti, senza angoscia: sembrava normale che gli ebrei si facessero uccidere dai nazisti. Mai il popolo ebraico era stato così solo.
Più frugo e più ragioni trovo per perdere la speranza. Spesso ho paura di riaprire questo vaso di Pandora: è sempre un nuovo colpevole che ne emerge. Non ha dunque fondo questo vaso malefico? no, non ha fondo.
Le mie parole sono prive di odio, lo ripeto. L’odio non è una soluzione. Ci sarebbero troppi bersagli. Gli ungheresi ci mettevano più passione dei tedeschi nel perseguitare gli ebrei; i romeni davano prova di maggiore efferatezza dei tedeschi; gli slovacchi , i polacchi, gli ucraini braccavano gli ebre dubdolamente, quasi con amore. Forse dovrei odiarli: mi guarirebbe. Ma cosa posso farci: ne sono incapace. Se l’odio fosse una soluzione, i sopravvissuti avrebbero dovuto incendiare il mondo appena usciti dai campi.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.