L'angoscia di fronte alla domanda: "che tempo fa?" è certo più forte quando un semplice evento atmosferico può distruggere in pochi minuti un anno di lavoro. Allora non è poi così strano vedere il parroco del paese incedere nella tempesta, il piviale viola scosso dal vento, fendere l'aria con l'aspersorio dell'acquasanta e implorare con voce ferma Dio di fermare la grandine: "Per Deum verum, per Deum vivum". In un mondo sempre più abitato da suoni nuovi e pervasivi è facile perdere le voci antiche che scandivano lo scorrere del tempo: il canto del gallo all'alba, il rintocco delle campane che annunciava momenti lieti o tristi, il grido dell'acciugaio e il richiamo del venditore ambulante di carta da lettere. Suoni quotidiani, destinati a tutti. Il cibo, a ben guardare, oltre che un nutrimento necessario è anche qualcosa di cui si deve "aver cura". La tavola è luogo di incontro e di festa e la cucina è un mondo in cui si intrecciano natura e cultura. Preparare il ragù può diventare allora un momento di meditazione e la bagna càuda un vero e proprio rito in cui gli ingredienti che la compongono rappresentano uno scambio di terre, di genti, di culture. A dispetto di ogni localismo (anche culinario) tutti i cibi anche i più nostrani, sono carichi di debiti con l'esterno e con chi, in terre lontane, ha coltivato le materie prime, le ha fatte crescere e le ha raccolte. Storie ricche di personaggi singolari, di saggezza popolare, di amore per la terra, di riflessioni sulla vita, la morte e la ricchezza della diversità.
Enzo Bianchi è un saggista italiano, monaco laico, fondatore della Comunità monastica di Bose, a Magnano, della quale è stato anche priore dalla fondazione fino al gennaio 2017.
Enzo Bianchi è un monaco cristiano fondatore della Comunità monastica di Bose a Magnano (provincia di Biella, in Piemonte). In questo libro, una sorta di memoir, ci narra i suoi ricordi di infanzia legati al suo paese, dove persone umili vivevano la propria vita in semplicità. Molti passaggi mi hanno fatto tornare bambino, di quando mio nonno mi raccontava la sua infanzia e giovinezza. Bianchi sottolinea l'importanza del cibo che, ai tempi, non era semplicemente un bisogno biologico da espletare ma una condivisione di vite e sottolinea i sacrifici che si affrontavano per poter assaporare un bicchiere di vino e un tozzo di pane. Concordo nel dire che i primi saggi sono i contadini, veri e propri maestri di vita.
Ricordi di tempi andati. É giusto andare avanti, non sempre credo che "si stava meglio quando si stava peggio" ma ogni tanto vale la pena guardare indietro e ascoltare memorie come queste.
Un'autobiografia costruita intorno ai temi della dimensione familiare del cibo e della terra, dell'alunnato spirituale, del conflitto generazionale. Traspare una grande capacità di riflessione sul senso della vita, negli aspetti contemplativi come nei piccoli dispiaceri quotidiani.
Enzo Bianchi, fondatore e priore della comunità monastica di Bose, in provincia di Biella ha raccolto in questo libro, aneddoti e personaggi della vita contadina del Monferrato, sua terra di origine. E' una raccolta di massime contadine, un bagaglio di saggezza popolare che lo ha accompagnato nella vita arricchendo così anche gli insegnamenti cristiani ricevuti. Sono modi di dire che aprono la porta a riflessioni profonde quali chi eravamo, chi siamo ora, le nostre paure, le nostre armi con le quali affrontiamo le angosce e le incertezze del futuro. E' anche una profonda riflessione sulla vecchiaia, purtroppo non un periodo sereno con la soddisfazione di una vita vissuta in maniera feconda e conclusasi nella pace della beatitudine celeste come indica la Bibbia, ma un periodo diventato incerto e angoscioso poiché è venuto a perdere anche la sua funzione "testimoniale", la funzione fondamentale cioè di passare alle nuove generazioni quel patrimonio ricco di esperienza e saggezza accumulato negli anni. E' un libro molto bello, un saggio sulla vita, sulla morte, sulla vecchiaia, sulla ricchezza della diversità, è una ricca testimonianza di vita che non cade nel frequente trabocchetto dello "stavamo meglio quando si stava peggio, o dal far sembrare tutto idilliaco ciò che è passato, ma è un libro che mi ha messo molta tristezza e mi ha dato l'impressione che oggi siamo tutti dei Davide che combattono Golia armati di fionda e chicchi di riso....
Commossa e commovente summa della saggezza del tempo passato, unita a insegnamenti più "eruditi" tratti dalla Bibbia. La vita dei nostri nonni in un paesino del Monferrato è mostrata con nostalgia ma senza idealizzazioni. Alcune cose mi hanno davvero sorpreso, ad esempio nel dopoguerra ballare era considerato un peccato e bisognava confessarsi. Oppure, le donne dopo aver partorito erano considerate impure e per 40 giorni non potevano entrare in Chiesa, nemmeno per battezzare il figlio. Comprato dopo aver visto l'intervista a Enzo Bianchi http://www.youtube.com/watch?v=tMBeBu... http://www.youtube.com/watch?v=fqs0Q0... "Far da mangiare a una persona amata è il modo più concreto e semplice per dirgli 'Ti amo' "
Stupendo. Riflessivo, introspettivo, formativo. Un'autobiografia in alcuni punti molto nostalgica ("rimpianto dell'età dell'oro", che magari tanto oro non era), ma che fa pensare e riflettere sul mondo attuale che, in conclusione, sembra poi non essere così distante sotto certi aspetti dal mondo contadino/rurale del dopoguerra.
È una autobiografia che fornisce la sua visione della società contadina del dopoguerra, della fame, del vecchiaia e della morte. Interessanti certi passaggi ma mi aspettavo di più.