Senza dubbio Fernando Pivano non mente, ma a mentire è sicuramente Niki, una bugiarda patologica dal naso a becco che si aggira tra le modelle del White Bear. Passa qualche anno e Niki scompare. Lazzaro Santandrea, eroe immaturo, cavaliere con molte macchie e qualche paura, ascolta per caso una ragazzina raccontare le stesse eccitanti menzogne che raccontava Niki. Il furto di bugie è un reato grave - peggio dell'omicidio - giacché la menzogna è l'unica cosa che appartiene veramente all'uomo, in quanto la costruisce lui. Armato del "senso della frase" - unico antidoto al vizio dell'agnello - e accompagnato da taxisti psicopatici e attori falliti, Lazzaro si mette sulle tracce di Niki, non per arrivare alla verità ma per ritrovare la bugia. Cappuccetti rossi in fuga, paralitici massacrati, Babbi Natali armati di revolver sono le marionette perverse che si agitano nella Milano di Pinketts, uno straordinario teatro metropolitano degli errori e degli orrori.
Andrea G. Pinketts nasce a Milano nel 1961 sotto il segno del leone ascendente ariete, sin da piccolo dimostra una pertinace tendenza all'insubordinazione e alle armi da fuoco, specialmente a quelle puntate contro di lui. Studi irregolari, espulsione dal liceo linguistico per avere mal-menato il preside disossandolo. A 17 anni dà prova di resistenza nella giungla urbana quando, essendo rimasto chiuso all'interno di un cinema periferico a causa di un colpo di sonno indotto da una bottiglia di whiskey tracannata durante la proiezione di "Tre contro tutti", demolisce il portone del cinema a colpi di mannaia. Dopo dodici giorni di servizio militare evade dalla caserma dei granatieri di Orvieto e, per evitare spiacevoli conseguenze, si finge psicopatico. Tra le sue attività annoveriamo: fotomodello, cacciatore di dote, istruttore di arti marziali, giornalista investigativo (premio "Una Remington per la strada" 1991). Le sue inchieste sul settimanale "Esquire" lo hanno visto di volta in volta sviluppare l'arte del trasformismo diventando negro, barbone, viado, satanista, pornodivo col nickname di "Udo Kuoio il re della frusta". Ha sempre avuto una passione sfrenata per le cattive compagnie, la letteratura, i bar equivoci, i sigari e le donne. Non necessariamente in questo ordine.
Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il senso della frase.
Al terzo libro di Pinketts posso finalmente dire che Pinketts mi piace. Più di tutto mi piace la sua prosa, ironica, giocosa, onesta; il suo personaggio, Lazzaro, a cui non si può non voler bene, e tutti gli altri, tra cui spicca la nonna (a sentir lei, da giovane era stata una bellezza, ma adesso una specie di Braccio di Ferro disegnato da Segar).
Fino a metà libro il sentimento principale era l'irritazione per la scrittura e la trama che trovavo senza senso, si quello della frase c'era, ma un po' fine a se stesso. Poi abituandomi allo stile sono arrivato alla fine con curiosità. Preferisco Pinketts nella versione del primo Lazzaro santandrea (Lazzaro vieni fuori) però che dire all fine si rimane attaccati fino all'ultima pagina
“Caro Pinketts, mio caro giovane pazzo amico, quanto sei bravo. Sei così bravo che mi metti soggezione. Hemingway diceva “si impara a scrivere scrivendo”. E poi, si impara a scrivere vivendo - come fai tu. Non smettere mai, né’ di scrivere, ne’ soprattutto di “vivere”. Dio ti protegga.” Fernanda Pivano. Terzo libro di Andrea che leggo in ordine rigorosamente di pubblicazione, ci sarà anche il quarto. Romanzo noir, ambientato a Milano, Ironico, autobiografico, dissacrante e con il “senso della frase”.
Pinketts, per me la versione italiana, o meglio milanese, del grande Bukowsky, americano. Entrambi attratti dall’umanità sotterranea, dalla bontà dei cattivi, da quella onestà di fondo di bottiglia spacciato per brillante (cit) …
Libro difficile da collocare: giallo, azione, grottesco? Variabile direi e proprio grazie alla sua variabilità condita con qualche pensiero azzeccato, è diventato piacevole anche per me che prediligo altre cose. Nel blog un commento più approfondito: http://ferdori.wordpress.com/2010/08/...
Pinketts ha, per sua stessa definizione, un gran senso della frase. Peccato che di questo scoppiettante dono sia più vittima che maestro, finendo per inanellare frasi a effetto che esplodono come fuochi d'artificio senza mai dire granché; il soverchio accumulo finisce per stuccare. E un po' di senso della trama, per dire?