Un libro magnifico, dove l'autrice riesce a far sentire estremamente vive, reali le due protagoniste, due tra le più importanti scrittrici del '900: Katherine Mansfield e Virginia Woolf. Grazie a un enorme e prezioso lavoro di ricerca, ma anche a una grande passione per la scrittura di entrambe le protagoniste, si entra nelle quotidianità di queste due donne eccezionali, nelle loro storie, case, amicizie e opere.
Entrambe estremamente fragili, cagionevoli nel fisico e nello spirito, sono riuscite a produrre opere incredibili, a esplorare nuove vie per la scrittura, a svecchiare la letteratura, a diventare protagoniste femminili in un mondo maschili, mettendosi in gioco e affrontando i loro limiti con grande caparbietà.
Mi chiedo a quali vette avrebbe potuto aspirare Katherine Mansfield se non avesse dovuto lottare per tanto tempo contro una malattia devastante, un marito inetto e egoista e una famiglia d'origine che non l'ha mai praticamente sostenuta. Un destino atroce e ingiusto l'ha costretta a condurre una vita "non vita" da cui alla fine ha voluto sganciarsi per vivere come era suo desiderio. Le idee nella sua testa erano però state sempre molto chiare e la sua scrittura è sempre stata schietta, limpida e soprattutto il principale obiettivo della sua vita.
Virginia, snob e ricercata, vivendo in un ambiente molto intellettuale, con mille interessi da portare avanti insieme al marito, spesso stanca e debilitata, ha fatto fatica a trovare quella modernità che cercava, quel "nuovo" a cui aspirava e alla fine è riuscita a diventare un gigante.
Il libro esplora la relazione intessuta tra queste due donne che avevano poco in comune se non la scrittura, la letteratura, che riuscivano a ritrovarsi dopo mesi di silenzi e di lontananza anche solo grazie a un cenno, a un'occhiata, che discorrevano di letteratura e anche a sorridere e a irridere a Joyce.
L'amicizia tra Katherine e Virginia è stata oscurata, come spesso avviene tra donne, dall'invidia, dalla gelosia, dai pettegolezzi, dalla lontananza ma in entrambe il rispetto per la bravura dell'altra è sempre stato presente.
Katherine la pragmatica, Virginia la snob: due estremi che si attraevano, nonostante tutto. Un rapporto ricco ma anche ambiguo, che forse entrambe non sono riuscite a dipanare fino in fondo.
Dal diario di Virginia Woolf dopo la morte di Katherine Mansfield:
..."«Ero gelosa della sua scrittura: l’unica scrittura di cui io sia mai stata gelosa» ammise, in quel lungo sfogo sul diario. E continuò: «Probabilmente avevamo qualcosa in comune che non troverò in nessun altro, mai piú».
Nessuna come Katherine l’aveva resa tanto gelosa, nessuna come Katherine l’aveva fatta sentire meno sola. Nessuna l’aveva ferita di piú – con i suoi giudizi, con le sue assenze – nessuna le aveva regalato «ore impagabili» quanto lei. Per nessuna aveva cambiato programmi, preso e perso treni, e fatto piú di una volta il primo passo. Perché nessuna era come Katherine.
«Una donna che tiene alla scrittura quanto me è una tale rarità, da rimandarmi una stranissima sensazione di eco, dalla sua mente alla mia, un attimo dopo che ho parlato»: cosí aveva scritto Virginia, l’estate di due anni prima, dopo aver salutato Katherine, che partiva per la Francia. Dal canto suo, Katherine, nell’ultima lettera che le aveva spedito da Mentone, aveva dichiarato: «Sei l’unica donna con cui io desideri parlare di lavoro. Non ce ne sarà mai un’altra». Nessuna come Katherine, nessuna come Virginia. Quel «nessuna», valeva per entrambe?"...