Can Xue (Chinese: 残雪; pinyin: Cán Xuĕ), née Deng Xiaohua (Chinese: 邓小华), is a Chinese avant-garde fiction writer, literary critic, and tailor. She was born May 30, 1953 in Changsha, Hunan, China. Her family was severely persecuted following her father being labeled an ultra-rightist in the Anti-rightist Movement of 1957. Her writing, which consists mostly of short fiction, breaks with the realism of earlier modern Chinese writers. She has also written novels, novellas, and literary criticisms of the work of Dante, Jorge Luis Borges, and Franz Kafka. Some of her fiction has been translated and published in English.
Uno dei romanzi più visionari che io abbia mai letto finora. Can Xue ha reso la sua scrittura (per nulla semplice) un'arma per una critica spietata alla società cinese e, per estensione, al mondo contemporaneo: in una provincia cinese dove si staglia in potenza una fabbrica denominata S in cui gli abitanti lavorano e, accanto a essa, si ritrova una piccola strada fatta di casupole ammassate e gente in delirio, qui il sole pare artificiale e l'avvento di fenomeni benevoli, come la pioggia, non porta che catastrofe e sogni agghiaccianti, collettivi e spietati. È la coralità delle voci, che si fanno sempre più frenetiche, ad accogliere il lettore in un inferno dantesco in cui niente ha senso: dal cielo scende cenere nera, il sole ora rosso vivace diventa scuro, piccolo o enorme, a seconda dell'intensità dell'inquinamento, tossico a livelli estremi, che sembra avere vita propria. L'ignoranza sulla tossicità di ciò che produce la fabbrica e la sua discarica pare agli occhi degli abitanti un complotto al quale nessuno trova spiegazione: ne vivono solo le conseguenze. Pesci che cadono dal cielo, schiene squamate che trasudano olio e il cancro che colpisce ogni forma di vita, anche quella più piccola. E poi le epidemie, quelle incrociate, con i pipistrelli, da noi anche occidentali temute. Tutto il marcescente, il putrido, e l'orrido consuma quelle povere vite, che faticano a darsi una risposta, una risposta che desiderano avere dal capo distretto o dalle autorità superiori, ma che non avranno mai. Ogni cosa soffoca nella polvere, dai polmoni stritolati da sentori di fili pallidi che fanno tossire violentemente chiunque abbia ingerito carne infetta e contaminata, chiunque abbia bevuto pioggia nera raccolta semplicemente per sopravvivere e igienizzarsi. È la commedia macabra dei senzaluce, di chi povero viene sfruttato da quello che siamo diventati, consumisti e untori di peste per il benessere individuale. Alla fine, sì, è proprio vero il mondo sta facendo passi da gigante....
Questo e' il quarto libro di Can Xue che leggo, credo quindi di poter affermare con cognizione di causa che la sua letteratura sia altamente sopravvalutata. Dialoghi in cielo poteva avere un suo senso, vista anche la natura breve e fulminea della narrazione dato che e' una raccolta di racconti. Nei romanzi invece tutto diventa un gioco intellettualistico (leggere l'insopportabile Frontier per credere) dove e' difficile trovare un senso e, non si capisce bene perche' (ma forse e' semplice misoginia) le donne sono o tutte puttane o ossessionate dal diventarlo - vedi Love in the new millennium, forse anche peggio di Frontier in tal senso. Dalla sua, questo Strada di fango giallo almeno ha il pregio di ridicolizzare il linguaggio paranoico di partito tipico degli anni '60 e primi anni 70 che ancora influenzava la vita dell'era postmaoista degli anni 80, quando il libro e' stato effettivamente scritto, forse a dimostrare che l'autrice aveva ancora qualcosa da dire allora, mentre ormai non fa altro che parodiare se stessa.
Nie potrafię tej powieści ocenić, bo poziom abstrakcji wywaliło w kosmos. Przez całą książkę w sumie nie wiadomo o co tak naprawdę chodzi. Za to tylu ohydnych, smrodliwych i brudnych opisów nie widziałam dawno. Z początku i końca można już coś więcej wyczytać. Przebijają się słowa lub zdania odwołujące się do idei komunistycznych. Środek to rozmowy o snach, ciągłe zmienianie tematu, by nie poruszać najważniejszych kwestii życia i władzy. Ludzie mieszkający na ulicy Żółtego Błota wolą żyć marami, omamami, niż stawić czoła rzeczywistości. Wypierają prawdę o sobie i innych, stale zmieniają nastawienie, rozsiewają plotki. Ukrywają swoją prawdziwą naturę. Ja "odczytałam" tę książkę jako obraz rządów Mao, ale według przedmowy, można ją zestawić z współczesnymi Chinami. Pod koniec pojawia się sporo błędów, jakby spieszono się z korektą. Generalnie nie wiem co mam myśleć...
L'anno scorso l'avevo 'votata' al toto Nobel e questa lettura me lo ha confermato, forse l'ho addirittura preferita rispetto ai racconti di Dialoghi del cielo perché è più immersiva essendo un romanzo .a parliamo di dettagli. Spero davvero che arrivi tutta la sua produzione in Italia, come sta avvenendo nei paesi anglofoni, perché le traduzioni di Masci me la stanno facendo davvero godere e la terza di copertina fa ben sperare in questo senso. Sicuramente per apprezzarla appieno dovrei conoscere molto di più la storia e, soprattutto, la letteratura cinese (infatti mi piacerebbe prendere un saggio a riguardo) però le atmosfere dense, i richiami onirico-deliranti (è stata paragonata a Borges e Kafka) mi hanno conquistata. In questo testo ci muoviamo al confine fra vita e morte, in quel momento dove la vitalità abbandona ma la linfa ancora scorre, tutto è degrado, marcio, degenerato: la frutta è passata, la discarica incombe, gli insetti sono compagni di ogni momento, i topi scorrazzano, le case si sorreggono a malapena, il cancro erode da dentro diversi personaggi - una malattia silenziosa ed invisibile che corrode come il verme nella mela. Il racconto è fuori dal tempo, sospeso in un eterno racconto riferito, dove nulla succede ma tutto è narrato da qualcuno la cui affidabilità è sempre dubbia, come se fosse un incubo. Ogni dettaglio appare deformato, il grottesco la fa da padrone, tutto condito da un linguaggio che quasi risulta parodia, tipico dei paranoici e dei complottisti che confonde, creando una sensazione di straniamento. Eppure il testo ha una sua compattezza e logica intrinseca, infatti il lettore pur perdendosi non sente un senso di incompletezza né inconcludenza. Personalmente sono rimasta ammaliata.
"Och, ulico Żółtego Błota, ulico Żółtego Błota, a może istniejesz wyłącznie w moich snach? Może jesteś tylko dygoczącym ze smutku cieniem?"
Po tych słowach narrator "Ulicy Żółtego Błota" awangardowej pisarki Can Xue porzuca nas samych na pastwę brudnej, onirycznej, nieistniejącej, przepełnionej wychodkami, robactwem, śmieciami i popiołem idei, tworu, a także społeczności - ulicy szarawego, przebrzydłego, pożółkłego od moczu błota. Jest to prawdopodobnie najważniejsza książka najistotniejszej autorki naszych czasów ze względu na ubraną w metafizyczne szaty poważną tematykę stojącego w miejscu społeczeństwa, w którym każdy jest ślepy i głuchy na cudze problemy, w którym każdy patrzy wyłącznie na czubek własnego nosa tak długo jak nie ma żadnych tematów do plotek, w którym każdy żyje wyłącznie partyjną propagandą. Nie jest to świat dla ludzi, którzy pragną marzeń, lecz dla tych, którzy są gotowi na koszmar, w którym wszelkie sny legną w gruzach. Jest to twór dla osób, które są gotowe zmusić się do niejedzenia niczego przez najbliższy możliwy czas ze względu na przebrzydłość tego arcydzieła. Ale brzydotę także należy wyodrębniać i sławić.
Prob most disgusting and repelling thing I have ever experienced and yet it was addictive and powerfully evocative. The yellow road is about being lost in a nonsensical society where nothing is ever true or false, there is no truth left at all, just big words and paranoia and a people that does not believe in its redemption.
Okrutnie męcząca lektura. Jak taki w kółko powtarzany nieśmieezny żart, na dodatek bez puenty. Wszystkie kwestie bohaterów ułożone według jednego samego schematu - nawiązanie do tego, co się dzieje i w kolejnym zdaniu całkowita zmiana tematu albo powtarzana, jak mantra, jakaś jedna kwestia/opinia. Niby krótka książka (200 s.), ale mogłaby spokojnie mieć 50. Daję 3* za język, abstrakcję, niezywkle obrazowe, namacalne przedstawienie syfu i ohydy.
Cercando di uscire dalla mia comfort zone ho letto "La strada di fango giallo" della cinese Can Xiue, anche in odore di Nobel. Che dire, è un libro difficile sotto mille punti di vista: non ha una vera e propria trama, ma dei flash, delle scene alcune alla David Lynch con dialoghi assurdi e personaggi che entrano in un cono d'ombra e poi ne escono come altri personaggi; il sottotesto è probabilmente la rivoluzione culturale cinese, di cui non sono un esperto e probabilmente mi sono sfuggiti mille riferimenti; come i mille riferimenti linguistici che probabilmente ci sono nell'idioma originale; infine è un libro che tratta di un'umanità ripugnante in una natura che lo è ancora di più: l'autrice si concentra molto sulle esalazioni, secrezioni e deiezioni corporee; le case pullulano di topi, scarafaggi, pipistrelli, millepiedi...che non esitano a diventare pasti; anche la natura ci si mette con piogge dense e nauseabonde, un sole che secca e fa sudare ed un vento che porta polvere. E direi che mi posso fermare qua ma potrebbe peggiorare. Insomma, non è una lettura da sotto l'ombrellone e se Can Xiue dovesse vincere qualcosa penso che difficilmente potrebbe essere un successo commerciale o una riscoperta come Han Kang.
“- È in atto un complotto nella strada di fango giallo?, una voce giunse da un posto molto lontano.”
Percepire un libro lungo il doppio rispetto alla sua reale lunghezza non è necessariamente un aspetto negativo. Può capitare con quei romanzi che sono particolarmente complessi, articolati, oppure con un linguaggio tortuoso o ampolloso. Nel caso specifico nulla di tutto questo. Qui mi sono trovata di fronte ad un romanzo pesante. Ma nemmeno in questo caso pesante con accezione fortemente negativa. Lo definisco “pesante” perché è abbastanza cupo, anzi, direi quasi… oscuro.
Non è la prima volta che mi “scontro” con la letteratura di Can Xue e ne esco, anche stavolta, leggermente destabilizzata; non so se l’avete mai letta, ma i suoi racconti sono assolutamente visionari, surreali, al limite dell’assurdo. A molti non piace. Lo capisco, non fa impazzire nemmeno me, ma non mi sento di definirla - come mi è capitato di leggere in qualche recensione - sopravvalutata. Sarebbe come ritenere sopravvalutati Gogol o Bulgakov perché hanno scritto libri come Il naso o Uova fatali. Il loro intento era preciso, come credo sia quello di Can Xue. Partiamo dal chiarire che si tratta di un lavoro scritto nel 1987, prima della protesta di Piazza Tienanmen e il conseguente massacro, perciò in quella fase di “Riforma e apertura” post Rivoluzione culturale. E che l’autrice è cresciuta proprio durante la Rivoluzione di Mao, e ha una biografia piuttosto complessa e non rosea. Viene da pensare che tutte le immagini che lei evoca con la sua scrittura siano metafore legate alla storia politico - sociale della Cina, qua e là, nella storia della strada di fango giallo, lei lo fa dire ai vari personaggi che, ad esempio, gli scheletri che rotolano fuori dalle case sono metafore e non vanno considerati come scheletri, che bisogna astrarre. Solo che queste metafore ed allegorie a noi arrivano piuttosto oscure. Ecco, forse questa autrice ha il limite (per me e per coloro che non conoscono a fondo la storia recente della Cina) di nascondere dietro alle immagini astruse alcuni aspetti forse poco conosciuti fuori dall’orbita cinese. Più che un limite suo, credo sia un limite di parte dei lettori. Senza dubbio ha una grande capacità immaginifica, creando un mondo che si sviluppa attorno ad una putrescente e fetida strada, dove la coralità dei personaggi sembra un’unica voce disperata. Dove nessuno riesce più a distinguere i vivi dai morti, chi è chi, perché le case marciscono e sono invase dai più disgustosi insetti. Gli abitanti della strada sono costantemente prigionieri del sonno e dei sogni ed il sogno, una volta cominciato, dura per sempre.
“La strada di fango giallo è infetta, uccide la gente.” e gli abitanti sono in balia degli elementi: il caldo torrido, la pioggia nera e sporca, il vento furioso ed incessante. Loro cercano di trascinarsi e sopravvivere. Potrebbe essere che tutte le mie precedenti elucubrazioni sulla Cina siano del tutto sbagliate e che Can Xue racconti solo degli effetti negativi dell’inquinamento (c’è la fabbrica S, lungo la strada) sul terreno, sulle acque, sulla salute fisica e mentale dei suoi astrusi abitanti. Forse perché non si deve fare del male alle cose, se solo si riesce a convivere in armonia si evitano malattie e calamità. Ma potrei sbagliare ancora interpretazione, perché lungo la strada di fango giallo le cose si mostrano con un aspetto e l’istante successivo è tutto smentito, il vero diventa falso e il falso diventa vero.
E’ il primo romanzo che leggo (anzi, in questo caso ascolto) di Can Xue e ne sono rimasta sorpresa ed entusiasta.
La prima cosa che colpisce è lo stile, decisamente post moderno, sperimentale. Questo rispecchia perfettamente il contenuto, dove non c’è una storia tradizionale, sembra dominare l’assurdo, che nulla abbia senso, soltanto l’imputridire di cose, animali e persone torna in ogni pagina.
Quello a cui il lettore si trova di fronte è un incubo grottesco, marcescente, oltre il disgusto, che fotografa istantanee di vita – stagnante, sempre uguale, trascorsa nel timore, nel complotto, nel chinarsi a un potere politico dalle forme incerte – degli abitanti di questa fantomatica strada.
Il tema, rivestito di vesti simboliche, sembra proprio quello di ritrarre una società stagnante in cui tutti sono ciechi e sordi ai problemi altrui, in cui tutti guardano solo a sé finché non ci sono argomenti di cui spettegolare, in cui tutti vivono solo di propaganda di partito – più parole che fatti.
Sono rimasta conquistata dalla visionarietà e audacia dell’autrice, non vedo l’ora di leggere altro di suo.
Sicuramente molto sperimentale ed interessante, pieno di dialoghi assurdi e con una minuziosità nelle descrizioni non adatta a tutti. Io l'ho letta come una enorme parabola di un mondo che va a rotoli e in cui nessuno riesce o vuol riuscire a far qualcosa di diverso dal constatare o teorizzare. La presenza di dialoghi e situazioni apparentemente senza senso e la mancanza di una vera trama rendono ancora più inquietante tutta la situazione. E' stata veramente una lettura strana ed inquietante. Forse, avrebbe guadagnato qualcosina di più se fosse stata ancora più breve: in questo caso, soprattutto la parte iniziale, risulta faticosa: ma forse solo perché è la parte in cui si cerca di realizzare cosa si stia leggendo.
CAN XUE – CZYLI JAK DOSTAĆ NOMINACJĘ DO NOBLA ZA KSIĄŻKĘ O KUPIE Bądź gotów na zanurzenie się w świecie nie kończącego się koszmaru – takie słowa znajdują się w przedmowie utworu. Kiedy sięgamy po tę powieść czujemy się zafascynowani takim wstępem. Myślimy co czeka nas w środku. Jednak do ostatniej strony nie byłam w stanie znaleźć czegoś wartego uwagi. Mogłam posłuchać autorki i zostawić ten koszmar na mojej półce z książkami. Jednak parę zdań później czytamy zaczekaj i wszystko samo się wyjaśni, a jeśli nie, to najwidoczniej z tobą jest coś nie tak. Te słowa autorki pozostawiają gęsią skórkę jednocześnie fascynują czytelnika. Na próżno. Dla mnie nie wyjaśniło się nic. Już od pierwszych stron możemy mieć wrażenie ze mamy do czynienia z fikcja, wiele razy wspominany jest popiół spadający z nieba, który najprawdopodobniej ma być odzwierciedleniem deszczu, tylko w brudnej i absurdalnej formie. Wczytując się w resztę fabuły, wiemy, że autorka nie mogła użyć tutaj deszczu, ponieważ byłby on symbolem oczyszczenia. A w tej powieści nie ma miejsca na oczyszczenie. Wszystko powinno być brudne, paskudne i jak najbardziej odrażające. Wtedy najlepiej będzie wpasowywało się w wykreowany świat. Wszystko było pokryte popiołem, domy były brudne, nie było widać okien, a ludzie odczuwali jego skutki na sobie mając przez cały rok katar i zaczerwienione oczy, lecz nikt nie wiedział skąd on się bierze. Przesada to jedyne słowo jakie pojawia mi się w głowie podczas czytania tego utworu, pomijając ulice i ludzi spowitych popiołem z niewyjaśnionych przyczyn nie zadających sobie pytania, dlaczego tak się dzieje. Do opisów zwykłych rzeczy, które musza być złe; ludzie nie są kojarzeni z ludźmi, są kojarzeni ze śmiercią, bo skoro na ulicy są ludzie jest tam również z nimi śmierć. Owoce nie mogą być dobre i słodkie, są przejrzale i nadgnile. Dlaczego tak jest, nie wiemy tego ani my a ani oni. Jednak my potrafi sobie zadać pytanie, dlaczego? A oni nie muszą go sobie zadawać, bo to koszmar, do którego są już przyzwyczajeni. Wspomniany sen, główny temat tej książki, można interpretować (choć autorka przestrzega, aby nikt nie interpretował jej książki) jako ucieczkę od rzeczywistości. Jeden fragment może nam to potwierdzić, spano do południa, aby zaoszczędzić na jednym posiłku. Jednak moją tezę można szybko podważyć, ponieważ sen bardziej spadał na ludzie niż ludzie sami chcieli w niego zapadać. Potrafili zasypiać idąc przez ulice, jedząc śniadanie lub wykonując potrzeby fizjologiczne. Nie wiadomo czym był ich sen. Jednak musiał im nie przeszkadzać. Cały ten koszmar, w którym tkwili im odpowiadał, albo nauczyli się z nim żyć. Motyw oniryczny zawarty w książce zamiast być magiczny jak to często bywa w powieściach, jest tak samo obrzydliwy jak inne części tej książki. Ludzie śnią o komarach wypełniających ich wnętrza, zdechłych kotach. Ciężko w takim przypadku mówić o marzeniach sennych. W głowach mieszkańców kłębią się same koszmary. Irytującym aspektem tej książki są nasuwające się na język czytelnika pytania. Jak można mieszkać na takiej ulicy widzieć jedna fabrykę i nie być zainteresowanym do czego służą kule produkowane w niej. Ludzie żyjący tam zdaja sobie sprawę z absurdu w jakim się znajdują jednak nie robią niczego by mu zapobiec. Jest to tłumaczone ich zabieganiem, ale za czym gonią? Kiedy wyszło słońce wszystko gniło. Woda z kranu nie nadawała się do picia, bo podobno jakieś zwłoki zablokowali wylot pompy. Starcy na progach podciągali nogawki, żeby ukazać stopy, z których ciekła cuchnąca ciecz by nacieszyć przechodniów widokiem czerwonego mięsa. Kiedy pojawiła się zaraza i szukano nosiciela ludzie pragnęliby pochodził on od ich rodów. Pewien stary brodacz zaszedł w ciążę i po dziesięciu miesiącach urodził bliźnięta, a pewna kobieta pytona. Nie wiem w jakim celu jest prowadzona tak absurdalna narracja. Obrzydliwe porównania słońce czerwone jak płuca świni, to częsty aspekt tej ksiażki. Kupa, gnijące zwłoki, krew i pierdy to najczęściej powtarzające się słowa. Kim był Wang Ziguang i dlaczego miał pomóc mieszkańcom? Nikt nie zwraca uwagi na ludzką krzywdę, ludzie wpadają do studzienek z których cały dzień unoszą się krzyki, ludzie rozmawiają o tym dopiero jak krzyki ucichną. Obojętność to główna cecha mieszkańców Ulicy Żółtego Błota. Kwestia ulicy żółtego błota to zagadka. Chyba żadne zdanie nie opisuje bardziej fabuły tej powieści. Dlaczego ktoś chciałby przeżyć ponad 80 lat? W naszym świecie pewnie każdy. Na Ulicy Żółtego Błota zapewne nikt. Można by było zastanawiać się, dlaczego, jednak zagłębiając się w codzienność opisywaną przez mieszkańców, dziwimy się jedynie, dlaczego wcześniej nie postanawiają pożegnać się z tym światem. Dlaczego pozwalają na te wszystkie rzeczy, które ich spotykają. Takie i wiele innych pytań powstawały mi w głowie, podczas czytania. Chciałabym poznać na nie odpowiedź, jednak wiem, że książka nie zawsze musi na nie odpowiadać. Dlatego pozostaje mi tłumaczyć sobie, że to sen, a wręcz koszmar. Po skończeniu tej książki po prostu siedziałam i na nią patrzyłam. Myślałam, że zakończenie jakoś zrekompensuje mi czas, który na nią poświeciłam. I uzyskam odpowiedź na pytanie, które przez cały czas chodziło mi po głowie. O co naprawdę tu chodzi? Jednak ja się jej nie doczekałam. Może ty mój drogi czytelniku będziesz miał szczęście.
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Can Xue to jeden z najoryginalniejszych i najbardziej wyrazistych głosów literackiej sceny Chin. Co ciekawe, autorka podkreśla, że w jej twórczości nie należy doszukiwać się nawiązań do historii czy współczesnej sytuacji Chin. Dosyć to niepopularne wśród chińskich pisarzy. Can Xue cechuje unikalny styl, sama o sobie mówi, że wyprzedza czasy. Pisze podświadomością i nigdy nie poprawia swoich tekstów. Niestety, to czuć.
Czytając „Ulicę Żółtego Błota” dosłownie zanurzamy się w koszmarze sennym. Sposób narracji to pomieszanie z poplątaniem, nie ma początku ani końca, brak tu także dominującego wątku czy punktu kulminacyjnego. Bohaterowie zachowują się irracjonalnie, nic nie jest pewne, a prawda dosłownie nie istnieje. W tym absurdzie i grotesce pełno jest przemocy, obrzydliwości, zgnilizny i ekskrementów. „Ulica Żółtego Błota” każdą swoją stroną odpycha.
Trudno mi odnaleźć jakikolwiek sens w tej książce. Sama Can Xue mówi: „Nie martw się o to czego nie rozumiesz, po prostu czekaj i wszystko samo się wyjaśni. A jeśli nie, to najwidoczniej z tobą jest coś nie tak”. Okazuje się, że w moim przypadku zdecydowanie chodzi o to drugie. Wymęczyłam się czytając tą książkę,
Już w przedmowie od tłumaczki czytamy ostrzeżenie: „Drogi czytelniku, sięgasz po tę książkę na własną odpowiedzialność”. Jak najbardziej się pod tym podpisuję!
L' abilità di scrittura di Can Xue è sorprendente. In un micro cosmo delimitato da una strada di fango giallo e da una fabbrica X pululano esistenze tra il reale ed il grottesco tanto da non riuscire più a distinguere il reale dall' immaginario, un incubo da cui il lettore vorrebbe fuggire. Un'umanità dormiente affronta una pestilenza e l' ignoranza ne colora imbrattando di fango le cause remote. Lettura molto impegnativa, continui richiami alla propaganda maoista,densa di metafore. Capolavoro che sfugge ai mondi onirici delle precedenti opere e si classifica forse in un nuovo genere letterario.
Przeczytałam z ciekawości, czy pod koniec przyzwyczaję się do tego, jak obrzydliwa jest ta książka i czy ten przekaz, będzie dla mnie jakkolwiek logiczny. Nie przyzwyczaiłam się i nie był logiczny. Ja rozumiem, dlaczego ktoś może lubić tę książkę, jednak nie należę do tej grupy osób. Nie czytajcie przy jedzeniu. Poważnie mówię. Mimo wszystko nie odmówię kreatywności...
Baaaardzo specyficzna książka, napewno nie dla każdego Nie zachwyciła mnie szczególnie, przekaz był prosty (trochę jak czytanie folwarku zwierzęcego), i przez to książka była strasznie monotonna, tak naprawdę po pierwszych 50 stronach reszta już nic nowego nie wnosiła XD
Nie jestem pewny co przeczytałem. Chętnie posłucham kogoś mądrzejszego od siebie, kto mi wyłuszczy bardziej sens tej książki. Sama lektura... W połowie dziwnie fascynująca, w połowie ohydna. Jest to specyficzna mieszanka, na pewno nie dla każdego.
Nie wiedząc co napisać, posłużę się cytatem: przeraża i zachwyca, fascynuje, jest hipnotyczny, pozwala na imersję, zanurzenie się w labiryntowy, absurdalny, groteskowy świat.
Jednych odrzuci fekalny surrealizm, drudzy zachwycą się alegoriami społeczno-politycznymi, jeszcze inni z obojętnością wzruszą ramionami. Wszystkich ich jestem w stanie zrozumieć. Oniryczna proza odpychająca i magnetyczna zarazem. Książka nie dla mnie, ale na pewno znajdzie swoich koneserów.
4 per l'originalità e la scrittura espressiva e onirica. 3 forse, per l'eccessivo prolungamento.
Riporto comunque la citazione del New York Times, molto azzeccata: "Leggere la narrativa di Can Xue è come correre al buio in discesa: si gode dello slancio, ma si ignora la direzione ".