Yumi, une jeune japonaise d'Osaka, veut retrouver son demi-frère afin d'honorer la promesse faite à son père. Cet ex-officier de l'armée impériale, qui sévit en Birmanie de 1942 à 1945, lui a avoué sur son lit de mort avoir eu un enfant d'une Birmane, abandonnée lors de la débâcle de 1945. Mais le contact avec le jeune homme sera rude...
Testo molto interessante che mette a confronto due popoli diversi, quello birmano e quello giapponese, legati da una pagina sanguinosa della storia e come hanno affrontato il loro passato: la seconda guerra mondiale, devastante per entrambi, e il ruolo di carnefici e vittime per quanto riguarda l'imperialismo colonizzatore portato avanti dal sol levante. Il privato si fa politico, l'esperienza del singolo è riflesso della storia del paese, la memoria collettiva influenza quella personale e la capacità di un paese di rispondere al passato influenza le scelte dei cittadini. Molto interessante è l'aspetto psicologico dei tre attori principali, ma anche quello dei personaggi secondari, che all'inizio sembra incomprensibile, dicotomico e teatrale ma iuna volta superata la barriera culturale, quando si smette di proiettare la propria sensibilità e di ricercare comportamenti per noi logici e ci si mette in ascolto è possibile cogliere una gestione dei sentimenti e dei rapporti sociali e familiari totalmente diversa eppure ugualmente, intensamente umana, plasmata da secoli di cultura a noi lontana, codificante comportamenti e emozioni in modo ben differente. Un ottimo testo per gli appassionati di antropologia e di psicologia del trauma. Per chi lo ha letto nonostante il finale non sia aperto, io non posso che immaginarmi una continuazione improbabile ma che felice. Un allert inevitabile sulla scrittura che è leggiadra ma non memorabile, d'altronde è la traduzione dalla traduzione in francese: ma non toglie piacevolezza alla lettura