Una formulazione matematico-deduttiva della meccanica classica. Un testo molto popolare tra i fisici, dicono.
L'apprezzamento di un libro del genere non può che dipendere fortemente dal background del lettore. Io sono ingegnere delle telecomunicazioni (pure un po' arrugginito), quindi in una posizione intermedia tra il pubblico ideale (matematici e fisici) e un profano assoluto. Mi ci sono avvicinato con scarso ottimismo, mettendo in conto di dover abbandonare il testo per inadeguatezza manifesta della mia preparazione.
Il primo capitolo è stato una piacevole rivelazione: la derivazione delle leggi della meccanica dalla definizione di lagrangiana e dal principio di minima azione di Hamilton. Niente di nuovo, immagino, per chi abbia studiato Meccanica Razionale (noi ingegneri dell'informazione ne siamo stati privati, e a questo punto me ne rammarico, senza ironia). L'esposizione è concisa ma efficace, il formalismo elegante. L'approccio, valido un po' per tutti i capitoli, è il seguente: alla formulazione generale segue la declinazione di alcuni casi specifici, via via più complicati.
Sono riuscito a seguire bene fino poco dopo la metà del libro. Poi ho perso un po' il filo, non sapevo più quali erano le variabili indipendenti nelle innumerevoli equazioni alle derivate parziali... L'introduzione dei tensori nel trattamento del corpo rigido mi ha dato il colpo di grazia. Di nuovo, immagino che ad es. per un ingegnere strutturista queste cose siano il pane quotidiano, per me era tutto nuovo, e il testo è a tratti *troppo* conciso.
A chi abbia un background simile al mio, consiglio senz'altro la lettura, per tornare a percepire la potenza dell'approccio analitico, respirare l'aura quasi sacrale di una materia senza tempo.