Un secolo e mezzo prima del viaggio di Cristoforo Colombo, in Italia si conosceva già l’esistenza dell’America. La prova sta in un antico manoscritto perduto, ritrovato e ora conservato in un luogo sconosciuto. Una scoperta straordinaria che ci rivela un medioevo insolito e misterioso.
In un’opera scritta da un frate milanese del Trecento, Galvano Fiamma, si nasconde una breve menzione di una terra chiamata Marckalada, situata a ovest della Groenlandia. I marinai che viaggiano per i mari del Nord ne parlano come di una terra ricca di alberi e animali, dove si trovano grandi edifici e vivono dei giganti. È una notizia sensazionale: la prima menzione del continente americano nell’area mediterranea, un secolo e mezzo prima del viaggio di Colombo. Ma chi è Galvano Fiamma e da dove ricava queste informazioni? Cosa si sapeva davvero in Italia delle regioni al di là dell’oceano? Per rispondere a queste domande sarà necessario interrogare molti suggestivi personaggi: gli esploratori vichinghi che dall’Islanda approdarono sulle coste americane; il prete del porto di Genova, che tracciava carte geografiche; i mercanti che dal Mediterraneo si recavano al Nord per acquistare pellicce e uccelli da preda; gli imbarcati sulle galee genovesi scomparse nell’Atlantico mentre cercavano di raggiungere l’India navigando verso ovest. Il risultato è una ricerca appassionante come una spy story, una trama internazionale ricca di colpi di scena.
Al netto di alcune tirate provinciali su quale continente o popolo sia grande o piccolo culturalmente rispetto all'altro, che oggi mi sembra un fare francamente superato e che mi sembra una piccola caduta di stile, Chiesa ci racconta della scoperta dei testi di Galvano Fiamma, frate domenicano del '300, di cui ignoravo l'esistenza, della sua pochezza come storico e del copista Ghioldi e soprattutto del breve racconto di Marckalada, derivante probabilmente dal Markland norreno che stava a indicare, sempre probabilmente, il continente americano ben 150 anni prima di quando ci arrivò Colombo. Facendoci sapere quindi che alcuni in Italia già a quei tempi erano a conoscenza della terra che fino a oggi credevamo ci avesse fatto conoscere il navigatore genovese. E supponendo, o immaginando, che Colombo avesse sentito parlare delle saghe nordiche dove si raccontava delle terre che oggi chiamiamo America (Vineland, Markland). Vicenda che racconta anche Alejo Carpentier nel suo romanzo L'arpa e l'ombra. Della notizia rimane traccia sui quotidiani del 2021 e il libro in questione non aggiunge nuove scoperte. Ci racconta però, con stile quasi romanzesco, di come il manoscritto abbia attraversato la Storia fino ad arrivare a noi, indagando sui possibili e probabili, ma anche improbabili, collegamenti tra vari personaggi. Lo fa, come un buon filologo, seguendo e leggendo i documenti, cercando di rispettare il sentire dell'epoca, e quando si lancia in ipotesi, lo dichiara apertamente. Un nuovo tassello che si aggiunge alle errate convinzioni sulla «Scoperta», che molti, troppi, ancora considerano tale, nonostante il sentire comune sia cambiato rispetto a un tempo, dove l'eurocentrismo ha lasciato spazio a una più profonda considerazione dell'altro e che grazie agli approfondimenti storici ci ha fatto conoscere o verificare le atroci nefandezze compiute dai conquistadores e colonizzatori. E che ci fa capire come la circolazione del sapere e delle idee fosse superiore, nel medioevo, a quanto siamo abituati a pensare. Mi è piaciuto poi il rigore di Chiesa nello spiegare il procedimento filologico, materia, la sua, dal fascino letterario di altri tempi.
Interessante. Un testo divulgativo di facile comprensione che aiuta a comprendere meglio cosa fanno i filologi. Da un manoscritto inizialmente non particolarmente promettente e a forte rischio di noia emergono notizie molto affascinanti e così la ricerca filologica assume tinte avventurose e che rimandano a tempi in cui il viaggio e la scoperta avevano un carattere davvero esaltante. Immagino l'eccitazione dell'inaspettata scoperta di argomenti così straordinari da parte del gruppo di studiosi che hanno affrontato lo studio del testo di Galvano Fiamma.
è molto interessante ma volevo un qualcosa di più (anche se lui stesso dice che è una specie di trailer per un'opera futura)
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due commenti extra:
1. odio i ricchi e gli americani (l'ordine varia in base al giorno)
2. questa parte mi ha fatto ridere per un buon quarto d'ora: "Si trattava di quaestiones di teologia e di scienza: come possano i demoni, per definizione sterili, generare figli umani; [...] e altre faccende del genere (per chi fosse interessato alle risposte: 1) i demoni si travestono da donne, si accoppiano con degli uomini fecondi, incamerano il loro seme, poi si travestono da uomini, si accoppiano con delle donne feconde e trasmettono loro il seme che in precedenza hanno sottratto agli uomini. Così diventano padri, ma non son veri padri"
Marckalada di Paolo Chiesa è un capolavoro di divulgazione filologica. Racconta la storia di un frate milanese di metà Trecento, Galvano Fiamma, che riporta in una cronaca notizie geografiche su luoghi esotici: l'Etiopia, la Groenlandia, l'America. Centocinquanta anni prima di Colombo qualcuno in Italia sapeva dell'esistenza di terre a occidente. Marckalada è soprattutto uno specchio di cosa dovrebbe fare un filologo che insegna all'università, perché Chiesa racconta di aver lavorato sulla cronaca di Fiamma in gruppo, insieme a suoi studenti durante un corso universitario. Da quel corso sono nate delle tesi di laurea e dei materiali condivisi, senza i quali questo libro, gli articoli scientifici e la futura edizione del testo non ci sarebbero/saranno.
Un libro che è molto di nicchia ma su un argomento molto interessante e che ancora oggi fa discutere. Chi sapeva e cosa si sapeva del continente in seguito (impropriamente) battezzato America, prima del 1492. I vichinghi certamente sapevano. Ma quella conoscenza era filtrata a sud, tra i popoli delle nazioni mediterranee? Evidentemente , si. E questo lo sappiamo grazie a un testo ritrovato e riletto oggi dall'autore, filologo medievale. Galvano Fiamma , frate milanese ed erudito del 1300 sapeva e citò il continente con il nome datogli dai vichinghi "Markland", da cui la "Marckalada del titolo. Con arguzia e piacevolezza nonostante il tema magari un po' specialistico, Chiesa tiene desta l'attenzione del lettore.
Facciamo tre e mezzo... Il tema è da quattro pieno, interessante e anche ben raccontato. Alcune digressioni autocompiaciute e interi capitoli marginali (sì, interessante come si pubblica su una rivista letteraria, ma insomma...) allungano un po' troppo il brodo. Forse il materiale per un libro intero era troppo poco e per avvicinarsi alle 200 pagine serviva rimpolpare, ma da lettore ho un po' patito da un lato certi passaggi e dall'altro avrei voluto qualcosina in più, ad esempio sulla parte "nordica". Accattivante, ma non aspettatevi lo wow.
Può essere d'interesse un saggio su un manoscritto trecentesco di un autore sconosciuto ai più e che pretende di voler raccontare l'intera storia del mondo? A quanto pare sì. Lo stile divulgativo ma non sciatto consente l'immersione nelle vicende e nei contenuti di un manoscritto trecentesco di Galvano Fiamma, ignoto a chi non si occupi di storia e storiografia milanese del Trecento. Il titolo funziona da esca, ma a funzionare è soprattutto il risultato complessivo. Poco interessanti le ultime trenta pagine che sono una coda per dare una cornice al saggio (e, forse, pagine all'editore).
Ho adorato questo libro. È il resoconto onesto e sincero di un lavoro filologico, raccontato nella maniera appassionante di un romanzo di avventura, dando importanza a ciascuno degli attori che hanno reso possibile questa ricerca. Non c’è sforzo di presentare la scoperta in modo sensazionalistico, bensì solo la volontà di presentare nel modo più chiaro e reale possibile l’iter di una ricerca, la passione per un lavoro, il fascino - ma anche i limiti - di una scoperta.
Il libro si legge facilmente e ha il pregio di coinvolgere e interessare il lettore fino alla fine. L’argomento presentato è inedito, ma dubito fortemente che lo rimarrà a lungo. Avrei aggiunto un’altra stellina per la serietà con cui viene presentato il tutto, non sempre riscontrabile in testi analoghi (o presunti tali).
Un saggio scritto magistralmente. Oltre all’argomento in sé (sapevamo dell’esistenza dell’America prima che Colombo la scoprisse?) è interessantissimo capire come si cercano, come si trovano e come si interrogano le fonti. Mi ha fatto imparare tante cose nuove e alla fine è questo che chiedo ad un saggio.
Un libro divulgativo appassionante come un romanzo (sia per il modo in cui l'autore è venuto a contatto con il manoscritto, sia per aver scoperto che 150 anni prima di Colombo in Italia ci fosse qualcuno che aveva sentito parlare di terre al di là dell'Atlantico)