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La bufera e altro

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Nel 1956, diciassette anni dopo "Le occasioni", Eugenio Montale pubblica il terzo grande capitolo della sua opera in versi, "La bufera e altro", che ne conferma la piena, esemplare centralità nel panorama della poesia del Novecento. La “bufera” del titolo è da riferirsi alla guerra, e dunque all'attraversamento di una tragedia storica, ma, come lo stesso autore chiarì, «è anche guerra cosmica, di sempre e di tutti». E dunque il libro si caratterizza per una aperta tematica vertiginosa, che oltrepassa l'epoca stessa della sua composizione. In questo quadro straordinariamente complesso trovano spazio le figure femminili di interlocutrici privilegiate come Clizia e Volpe, ma anche l'ardua meditazione a ridosso delle ombre degli scomparsi, spinta fino a quella che Gianfranco Contini definì «l'abolizione della barriera fra vita e morte». Montale si muove in un ampio territorio, insieme reale e allegorico, quotidiano e apocalittico, variando i toni, passando dagli accenti più alti a soluzioni epigrammatiche in una lingua di più prosastica e meno lirica eleganza. La bufera e altro si impose subito come un nuovo capolavoro, che oggi possiamo finalmente leggere con l'ausilio di un innovativo, attesissimo commento e di importanti contributi saggistici, tra cui quello di Franco Fortini, che di questi testi ebbe a scrivere: «Rattrappite e indistruttibili, le poesie di Montale sono state per me il paragone stesso della poesia intesa come veglia d'armi e arte regia. Non le rileggo: ma in certe ore si aprono nella memoria, rompendo grumi e cartilagini dell'età sanguinosa che con noi hanno attraversata».

536 pages, Paperback

First published January 1, 1956

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About the author

Eugenio Montale

183 books201 followers
Eugenio Montale was born on October 12, 1896 in Genoa, Italy. He was the youngest son of Domenico Montale and Giuseppina (Ricci) Montale. They were brought up in a business atmosphere, as their father was a trader in chemicals. Ill health cut short his formal education and he was therefore a self-taught man free from conditioning except that of his own will and person. He spent his summers at the family villa in a village. This small village was near the Ligurian Riviera, an area which has had a profound influence on his poetry and other works. Originally Montale aspired to be an opera singer and trained under the famous baritone Ernesto Sivori. Surprisingly he changed his profession and went on to become a poet who can be considered the greatest of the twentieth century’s Italian poets and one who won the prestigious Nobel Prize in Literature in 1975 "for his distinctive poetry which, with great artistic sensitivity, has interpreted human values under the sign of an outlook on life with no illusions."

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Profile Image for booksummoner.
180 reviews2 followers
September 17, 2024
“Come la scaglia d'oro che si spicca
dal fondo oscuro e liquefatta cola
nel corridoio dei carrubi ormai
ischeletriti, così pure noi
persone separate per lo sguardo
d'un altro? E poca cosa la parola,
poca cosa lo spazio in questi crudi
noviluni annebbiati: ciò che manca,
e che ci torce il cuore e qui m'attarda
tra gli alberi, ad attenderti, è un perduto
senso, o il fuoco, se vuoi, che a terra stampi,
figure parallele, ombre concordi,
aste di un sol quadrante i nuovi tronchi
delle radure e colmi anche le cave
ceppaie, nido alle formiche. Troppo
straziato è il bosco umano, troppo sorda
quella voce perenne, troppo ansioso
lo squarcio che si sbiocca sui nevati
gioghi di Lunigiana. La tua forma
passò di qui, si riposò sul riano
tra le nasse atterrate, poi si sciolse
come un sospiro, intorno - e ivi non era
l'orror che fiotta, in te la luce ancora
trovava luce, oggi non più che al giorno
primo già annotta.”
Profile Image for Giada- Hajime.
417 reviews2 followers
Read
January 18, 2025
Non ho le competenze per dare un voto.
La mia poesia preferita : il sogno del prigioniero

(…)
L’attesa e’ lunga,
Il mio sogno di te non e’ finito.
143 reviews
April 11, 2026
Non è un’eredità, un portafortuna / che può reggere all’urto dei monsoni / sul fil di ragno della memoria, / ma una storia non dura che nella cenere / e persistenza è solo l’estinzione. / Giusto era il segno: chi l’ha ravvisato / non può fallire nel ritrovarti. / Ognuno riconosce i suoi: l’orgoglio / non era fuga, l’umiltà non era / vile, il tenue bagliore strofinato / laggiù non era quello di un fiammifero.

In La bufera e altro, Montale fa confluire i filoni tematici delle raccolte poetiche precedenti e anticipa la svolta prosastica e disincantata di Satura: per questo motivo, l’opera si configura sia come un libro di sintesi sia come un libro di passaggio verso una nuova concezione della poesia. Al centro, come indica il titolo, si pone il motivo della guerra, intesa sia come guerra terrestre (la Seconda guerra mondiale) sia come conflitto universale e permanente dell’uomo contro il male. Come nelle Occasioni, a opporsi al male storico e ontologico è la figura salvifica della donna-angelo, Clizia (Irma Brandeis), che qui subisce un ulteriore processo di smaterializzazione e sublimazione, venendo trasfigurata prima in Iride e poi in Cristofora. Tuttavia, nelle sezioni finali del libro, collocate nel clima del dopoguerra, sembra esaurirsi la sua missione salvifica; al suo posto emerge una figura femminile più terrena, legata alle forze elementari, istintive e naturali dell’eros, capaci di resistere all’aridità dell’esistenza contemporanea. L'avvento di questa nuova musa terrestre, Volpe (Maria Luisa Spaziani), coincide con una trasformazione più generale della poetica montaliana caratterizza da un progressivo allontanamento dal lirismo alto delle raccolte precedenti in favore di un tono più prosastico e dimesso, destinato a diventare la cifra stilistica peculiare di Satura. Ciononostante, la nuova figura non rappresenta una vera alternativa salvifica: essa segnala piuttosto un mutamento di prospettiva, un abbassamento di tono e di aspettative, per cui l’amore non è più rivelazione, ma esperienza contingente, legata al tempo e al corpo. Per questo motivo la raccolta si chiude nel segno dell'attesa di Clizia, nell'augurio che possa ritornare, se non nella storia, almeno in un tempo irreale e metafisico.
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