Dublino. Siamo a casa di Rose e Ben. Lei è in cucina, lui sta per uscire, come tutte le mattine. Ma questo è un giorno diverso dagli altri, perché Ben non è diretto in ufficio: sta lasciando Rose e i tre figli, sbattendo la porta in faccia a più di vent'anni di matrimonio. Tornerà? E quando? Dopo una convivenza che fino a ieri credeva felice, Rose si ritrova di punto in bianco scardinata fin nelle più intime fibre. "Non era più la metà di una rispettabile, solida coppia borghese. Era la metà di niente." Mentre segue un percorso interiore scandito da sentimenti contrastanti nei confronti dell'uomo che credeva di conoscere e da altrettanti dubbi e sensi di colpa, Rose si trova obbligata a far fronte all'emergenza economica immediata, a doversi improvvisare capofamiglia, a inventarsi un mestiere e un nuovo equilibrio famigliare. E grazie al sostegno delle persone che le sono vicine e alle risorse che non sapeva di avere, riesce a riprendere in mano le fila della routine domestica e a ricucire le lacerazioni della propria anima. In una sorta di doppio percorso, dove ala cronaca diretta dell'abbandono e dei suoi penosi strascichi si alterna a mo' di contrappunto una serie di flashback in cui vengono ricostruiti gli avvenimenti che hanno segnato il suo vissuto, a quarantadue anni Rose trova una voglia, anzi, una gioia assolutamente nuova di vivere e di sorridere. In La metà di niente, che è il suo felice romanzo d'esordio, la dublinese Catherine Dunne raggiunge uno splendido esito: grazie a una stupefacente autenticità di linguaggio e a una resa quasi fotografica delle situazioni e degli stati d'animo ci regala un ritratto, tanto vero e toccante quanto ironico e pieno di brio, di una crisi di coppia vista al femminile.
I became a fulltime writer in 1995, but I’ve been writing ever since I can remember. From short – very short – stories as a child to the usual excruciating poetry as a teenager: I’ve probably being putting words on paper for almost half a century now. What a thought.
As a child, it took me a few years to learn that there was a difference between reading and writing. For me, if you loved books, then of course you were going to try and write your own. But that was an almost impossible ambition in the Ireland where I grew up. I did the next best thing: the thing that kept me closest to books. I became a teacher, and I taught, very happily, for seventeen years. I loved teaching and still very much enjoy the Creative Writing workshops that I often facilitate.
But writing increasingly became a compulsion, almost an obsession. Nothing else satisfied in the way that writing satisfied, and so I continued to attempt poetry, short stories, non-fiction essays, honing my craft, serving my apprenticeship, until I finally finished my first novel, In the Beginning.
In the Beginning was published in 1997 and was very well-received, both critically and popularly. It was translated into several languages and went on to be shortlisted for the ‘Bancarella’ – the Italian booksellers’ prize.
A Name for Himself followed a year later, and was short listed for the Kerry Fiction Prize.
Between 2000 and 2014, I have published seven further novels: The Walled Garden, Another Kind of Life, Something Like Love, At a Time Like This, Set in Stone, Missing Julia and The Things We Know Now.
My non-fiction book, An Unconsidered People was published in 2003.
I’ve also written short stories and non-fiction pieces for various publications, among them Moments, Travelling Light, and Irish Girls about Town.
I receive a lot of requests to discuss various aspects of the creative process: the role played by inspiration, imagination, dedication and craft. I can’t answer all of these questions individually, so part of this website has been dedicated to a ‘Readers’ Forum’ in order to attempt to answer the most frequently-asked questions.
Quando Mario lascia Olga nel romanzo I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante (uscito cinque anni dopo questo della Dunne) si nasconde dietro un’espressione fumosa: “vuoto di senso”. Qui, invece, quando all’inizio della storia, una mattina, in cucina, Ben lascia la protagonista Rose, è più diretto ed esplicito: “non ti amo più”, dice. Ahia, il vuoto di senso forse si potrebbe riempire: ma la fine di un amore come si ricuce?
Non importa, perché né Olga né questa Rose si bloccano: entrambe imparano ad andare avanti. E certo, in questo romanzo d’esordio della quarantatreenne irlandese Catherine Dunne, il processo è meno chirurgico e purulento, più lineare (l’alternanza in flashback del passato col presente non complica la narrazione, serve piuttosto ad addolcirla, neppure a spiegare il presente) e tutto sommato prevedibile. Alla fine del processo, l’approdo è medesimo: si vive anche da soli, senza necessariamente essere coppia, non è un’altra persona che ci completa e identifica. Siamo la metà di niente, la metà di un’entità poco importante, aleatoria. Siamo il nostro tutto, e non abbiamo bisogno di essere la metà di qualcosa.
Edward Hopper: Morning Sun.
I due mariti filibustieri – ma, magari, banali e stronzi rende meglio l’idea – usano formule diverse per dire la stessa cosa: ho un’altra, che è più giovane di te, e fa sentire più giovane anche me, mi agita la linfa vitale come tu non sai più fare, non dimenticarti che io sono Peter Pan. Questo Ben è stronzo due volte perché oltre lasciare Rose senza preavviso, da un momento all’altro, con tre figli da accudire, la lascia con pochi soldi e non l’aiuta economicamente. Fatica doppia, o tripla, per Rose.
Mentre Elena Ferrante squassa sconquassa e fa male, Dunne è dolce e consolatoria. Mentre la scrittrice italiana non sa cosa sia l’ironia, quella irlandese si appropria dell’umorismo per raccontare una rinascita e rigenerazione, un nuovo inizio che comunque rimane tutto sommato alquanto superficiale, per non dire prevedibile, e anche un po’ poco verosimile nel percorso di affrancamento economico.
Allora, partiamo subito dai pregi del libro (purtroppo pochi): la scrittura è semplice e scorrevole, lo si legge velocemente, i capitoli sono brevi e ciò porta ancora di più ad una narrazione dinamica. E ora i difetti: manca di sentimento. La protagonista, che dovrebbe essere l'emblema della disperazione, non trasmette NULLA! E poi, i risvolti della storia sono parecchio banali e a tratti surreali (o forse sarebbe meglio definirli semplicistici e fantasiosi?). Faccio un esempio per farvi capire a cosa mi riferisco. **** inizio spoiler **** Come prevedibile, la protagonista si trasforma in una super-donna. In un paio di giorni trova subito un'opportunità di lavoro (solo questo basterebbe a farlo rientrare nella categoria dei libri fantasy) e inizia a impastare e infornare centinaia di panini nel suo forno di casa, manco casa sua fosse un panificio (e poi, altra trovata fantasiosa: per fare il pane si alza alle 6 e alle 10 di mattina è già tutto pronto e consegnato. L'autrice non ha mai sentito parlare delle 6 ore di lievitazione necessarie per fare un pane decente? Io provai una volta con una sola ora di lievitazione e venne uno schifo!!!). E infine... rullo di tamburi, nel giro di pochi mesi mette su un'azienda di catering! (E qui l'impressione che il libro sia ambientato nel paese dei balocchi è sempre maggiore...) **** fine spolier **** Non so esattamente il motivo per il quale decisi di acquistare questo libro, forse perché era parecchio famoso e immaginavo qualcosa di più profondo... e invece mi sono ritrovata a leggere una storia che sembra fatta con lo stampino, dai risvolti scontati e superficiali. Mi ha dato l'idea di un manuale di autostima per mogli lasciate dai propri mariti, in cui il messaggio principale è: le donne ce la fanno, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione economica... sì, però a patto che riusciate a fare la "moltiplicazione dei pani e dei pesci". Secondo me una donna appartenente alla vita reale e nelle condizioni della protagonista, leggendo questo libro pieno di cavolate si demoralizza ancora di più!
È la storia di Rose, che un giorno, dopo vent'anni di matrimonio e tre figli, si ritrova piantata dal marito Ben che, semplicemente, dice che non l'ama più.... Ho letto critiche molto dure e recensioni contrastanti. A me personalmente è piaciuto molto, forse perché ha toccato corde del mio passato (purtroppo) che non hanno potuto evitare che mi immedesimassi con Rose e i suoi figli, vivendo la stessa rabbia e la stessa amarezza del tradimento, dell'abbandono, la stessa paura di un futuro divenuto improvvisamente incerto, la stessa umiliazione di dover mendicare soldi che fino al giorno prima erano dovuti, con quella sensazione di impotenza, di una vita che va in pezzi e ciò nonostante con la stessa forza di ricostruire da soli una quotidianità che sia vagamente serena, per amore dei propri figli. Ci sono libri che a volte parlano di noi e a noi, libri incontrati per caso, che sicuramente non saranno capolavori dal punto di vista stilistico, ma che tra le righe nascondono i nostri ricordi e sì, io purtroppo ricordo molto di quanto è raccontato in questo romanzo. Voto: 4 ****
Al contrario degli altri ho letto prima il seguito di questo libro, comunque il risultato non cambia molto. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma non mi ha certo entusiasmato. A me queste donne che si sono annullate per anni durante il matrimonio vivendo solo per far felice il marito, per farlo sentire un sultano in casa danno veramente fastidio. Poi una cosa che mi ha colpito molto in questo libro e anche nel suo seguito è che nei momenti di difficoltà, per far fronte alle situazioni di emergenza...si prende una bella tazza di tè e tutto passa!
Una storia attualissima, uno stile fluido, una lettura gradevole, scorrevole e coinvolgente. Mi è piaciuta la scelta di capitoli brevi ed il loro altalenarsi con flashback che mettono apposto alcuni pezzi del puzzle e rendono decisamente più interessante il romanzo, che altrimenti sarebbe riuscito troppo piatto. Ho apprezzato un po’ meno la parte finale che poteva esser approfondita un po’ di più. Vincenti i personaggi femminili... un po’ meno quelli maschili.
Una storia purtroppo comune, che accade in Irlanda, ma che potrebbe accadere dovunque; di un uomo egoista che, dopo vent'anni in cui ha annullato la moglie - che non ha più amici e neanche un lavoro, ma si è dedicata solo a tenergli la casa ordinata come piace a lui e a occuparsi dei tre figli - si stanca di lei e si innamora di una donna meno passiva, proprio come non ha mai consentito a Rose di essere. E quello che è peggio, si comporta da bastardo persino con i figli. Un libro che lascia in bocca tanta amarezza, ma anche tanta soddisfazione per le reazioni di Rose.
È il primo libro della Dunne che leggo e ammetto che mi è piaciuto e la protagonista ha tutta la mia simpatia. Ogni tanto bisogna leggere qualcosa di leggero pur nel disastro di una vita coniugale che sfuma e la reazione che ha Rose non è niente male!!! Chiaramente ci sono delle esagerazioni, perché anche una donna forte non so se avrebbe retto coì bene!! Ammetto anche di avere invidiato un po’ la sua autorità sui figli! Brava Dunne
Dublino: Ben e Rose, una vita e tre figli insieme. All'improvviso qualcosa si rompe e Ben decide di andarsene. Rose ha quarantadue anni e deve rimboccarsi le maniche: tra pianti e attacchi di ira si rende conto che aver perso Ben le ha restituito la libertà e, per la prima volta, la possibilità di scegliere ciò che davvero la fa stare bene. Un romanzo di crescita, separazione e riscoperta di sé che, tuttavia, a tratti annoia, complice anche la piatta linearità del racconto di Catherine Dunne. Letto oggi sembra banale, ma è comunque un racconto edificante.
"Piano, piano. Ogni giorno ha la sua pena. Quanto basta per arrivare a sera." Una mattina, mentre Rose sta preparando la colazione il marito Ben, improvvisamente, le annuncia che il loro matrimonio è finito, lui la lascia, senza spiegazioni e chiudendosi la porta alle spalle. La vita di Rose le crolla addosso, ha tre figli a cui accudire, non lavora ed era certa che tutto questo non le sarebbe mai accaduto, dopo un fortissimo schock iniziale, raccoglie tutte le sue forze, aiutata dalle sue amiche, cerca di ricostruire piano piano una normalità per la sua famiglia così fortemente colpita nell'animo, un dolore profondo quello dell'abbandono, provato dai figli e per lei un senso di sconfitta e di grande responsabilità per non aver ancora accanto a sé un marito che la ama. La Catherine Dunne ci racconta di una separazione vista con le sensazioni, le emozioni, i turbamenti di una donna: la sorpresa e lo smarrimento prima, il dolore poi ed infine l'accettazione di un nuovo stato quello di libertà. Un grande lavoro quello della scrittrice che in modo incalzante ci racconta come l'abbandono di un marito, traditore ed irresponsabile, può causare su una donna/madre e su i loro tre figli la perdita di una vita che è sempre trascorsa su binari ben delineati di colpo viene stravolta, non ci sono più certezze e verità, tutto un mondo è da ricostruire, con fatica, orgoglio, coraggio e con grande forza d'animo. Rose passerà momenti terribili, ma nonostante tutto troverà dentro si sé una forza che non avrebbe mai creduto di avere e ricostruirà un'ambiente per la sua famiglia dove vivere il più serenamente possibile, cosciente che nulla sarà più uguale a prima e che quello in cui credeva si è infranto miseramente una mattina mentre stava preparando la colazione. "...ho detto che gli uomini e le donne sono come tanti traghetti. Esternamente sono molto simili, nel punto di partenza e nella destinazione. La tragedia è che mentre uno è ancora impegnato nel tragitto di andata l'altro ha appena iniziato quello di ritorno." Un libro da leggere, oggi più che mai, ci parla di un matrimonio dove una donna e un uomo vivevano insieme, ma con sensazioni completamente diverse, Rose ci credeva ancora con tutta sé stessa, amava il marito e viveva per la famiglia, Ben non sopportava più niente, amava un'altra donna, voleva essere di nuovo libero e senza più figli ad intralciare, Rose aveva accanto a sé "la metà di niente".
Ben scritto, tenero e commovente. Rose, la protagonista, è sempre vissuta per gli altri soffocando i propri bisogni, finchè un bel giorno il marito la pianta in asso per un'altra donna e lei si ritrova ad essere, come recita il titolo, la metà di niente. Il romanzo descrive il suo sgomento, la sua amarezza, le sue paure, ma anche il suo cammino, piano piano, giorno per giorno, a piccoli ma inarrestabili passi, verso la libertà, l’autonomia e l’autostima, insomma verso una vita vera.
Un romanzo scritto con la stessa grammatura stilistica di un atto notarile: piatto e senza pathos, dal principio fino alla fine. Non c'è uno snodo, una evoluzione, una catarsi. La protagonista è priva di ogni spessore, un pollo freddo. Il motivetto "ogni giorno ha la sua pena, quanto basta per arrivare a sera" è riproposto fino allo sfinimento. Insomma, una minestra riscaldata.
Il sublime racconto di come una donna abbandonata dal marito trova la forza per ricominciare a vivere, e per costruirsi la felicità alla quale per lui aveva dovuto rinunciare. Un romanzo meraviglioso, una storia splendida e dei personaggi ai quali ci si affeziona subito. Aggiungerei che la copertina è meravigliosa, azzeccatissima rispetto alla trama oltre che bellissima in sé. Consigliatissimo!
Ci sono libri scritti con uno stile talmente affascinante da far scordare la banalità della trama e altri, dalla trama rigogliosa che fa scordare la piattezza dello stile. Il libro di esordio della Dunne non appartiene a nessuna delle due categorie.
La trama segue la separazione di una coppia borghese, banale quanto i loro nomi. Ben e Rose, sposati da vent'anni, con tre figli, sono una famiglia benestante e incredibilmente noiosa. Ben è il più vitale dei due, non necessariamente in maniera positiva. Un bel giorno scarica Rose abbastanza brutalmente, per andare in vacanza con l'amante. A parte la brutalità dell'abbandono, si può capire come dopo vent'anni di mancata comunicazione con Rose, Ben possa essersi scocciato....
Rose è una casalinga passiva e ottusa, il cui motto è "Ogni giorno ha la sua pena, quanto basta per arrivare a sera". Tipica "allegria" di stampo cattolico-irlandese. Apparentemente, Rose non ha notato nessun segno di crisi e la dipartita di Ben la coglie totalmente di sorpresa. Questo la dice lunga sui loro rapporti, per cui mi sento di "incolpare" anche Rose per il fallimento del matrimonio.
Casalinga uggiosa e totalmente dipendente dai soldi del marito, Rose ha un rigurgito femminista e in un paio di settimane si trasforma in un'imprenditrice, cominciando a guadagnare per mantenere se stessa e i figli.... A questa improbabile indipendenza guadagnata così alla svelta, si unisce un epilogo frettoloso e insoddisfacente, in cui Ben, da patetico uomo in crisi di mezz'eta si trasforma in una specie di mostro insensibile.
La tesi del libro sembra essere che gli uomini hanno torto al 100% e che sono incapaci di comunicare in maniera razionale. Questo può essere - in parte - vero, ma quello che si evince dalla questa storia è che anche le donne sono incapaci di comunicare, vedi ad esempio le scenate isteriche che coinvolgono Ben e Rose.
Una storia piena di sentimenti e di sentimento. L'anatomia di una crisi familiare viene affrontata passando per i gesti quotidiani svuotati del loro senso o pregni di significato, mentre dal dramma dell'abbandono si passa alla certezza di una crescita, di una riscoperta, di una rinascita con la netta sensazione che la vita riserva sempre meravigliose sorprese se solo si ha il coraggio di affrontare gli ostacoli che si incontrano lungo il percorso.
La metà di niente è un romanzo che scorre senza troppe pretese: una lettura semplice, a tratti piatta, che non offre grandi novità né sul piano narrativo né su quello stilistico. Tuttavia, in alcuni passaggi emergono spunti interessanti di riflessione sulle dinamiche di coppia e sulle fratture emotive che si creano nel tempo. Nonostante la sua prevedibilità, è una lettura scorrevole, adatta a chi cerca una storia leggera senza l’impegno di un coinvolgimento profondo.
Una storia semplice, che purtroppo in tutto lo sviluppo non è riuscita a entusiasmarmi, né per le riflessioni, né per un vero approfondimento psicologico. La protagonista seppur tutto il libro sia incentrato su di lei, sul suo punto di vista e sulla sua evoluzione, non mi è entrata dentro per quanto tutta la narrazione cerchi disperatamente di farti affezionare a lei. Qualche spolverata di irrealtà che strappa qualche sospiro **Inizio spoiler - - fine spoiler**. Ho fatto la scorsa di tossicità nelle relazioni e violenza (non solo fisica), e non solo da parte di lui che potrebbe essere definito "il merda". Decisamente spero che i divorzi non arrivino ai livelli di bassezza narrati. Menzione onorevole per il titolo in italiano: molto evocativo e molto bello.
Lo stile è buono, molto scorrevole. La tematica è poco originale (crisi della coppia causa tradimento) però è trattata bene. I punti di vista sono soprattutto femminili: la protagonista è molto ben delineata
Conosci una persona per ventitré anni e credi di non avere più nulla da scoprire al riguardo, sui tuoi sentimenti per le sue azioni, su come parlare in sua presenza e a che ora vuole trovare i vostri figli vestiti per la colazione.
Poi questa persona ti sorprende: un lunedì mattina si presenta in cucina con una valigia piena e l’annuncio che sta andando via per sempre perché non ti ama; il terreno ti crolla da sotto i piedi, non sai come gestire i ragazzi che vorranno una spiegazione, soprattutto non sai che fartene di te!
Cosa sei ora, se non la metà di una coppia? Quello che per tutta la tua vita adulta ti ha definito ora non è altro che passato, oltretutto un passato marcio, sbagliato, che non hai saputo interpretare e riconoscere.
Rose ha incontrato Ben a 19 anni, e ha iniziato a modellare la propria personalità su quella dell’uomo, nascondendo i propri scatti, i sentimenti negativi, soffocando le passioni in favore di una vita familiare quieta e un rapporto placido con il marito che si fa carico del suo sostentamento economico. Adesso che di punto in bianco si ritrova sola, con una casa da mantenere e tre figli da affrontare, inizia a capire a cosa ha rinunciato per amore della tranquillità, quali siano le sue reali potenzialità, ma soprattutto quanto sia sempre stato forte il desiderio di sentirsi apprezzata per l’impegno che ha sempre infuso in ogni gesto quotidiano.
Catherine Dunne è impeccabile nella descrizione delle fasi che Rose attraversa in seguito a questo sconvolgimento totale: momenti di disperazione, rabbia e sconforto si alternano alla ferma volontà di dare ai ragazzi una vita normale, senza privazioni ma soprattutto senza che scoprano di essere stati totalmente abbandonati da un padre che sembra lavarsi le mani di moglie e figli.
La metà di niente è la storia di una donna che scopre di non dover partire da zero, ma solo tirare fuori qualcosa che è stato sepolto per una vita, imparando a convivere innanzitutto con sé stessa e con la consapevolezza di poter essere una persona valida.
Un libro che si legge con la mente aperta e il cuore caldo, stupendo e deciso.
Eng
You know a person for twenty three years and you believe you have nothing more to discover about it, about your feelings for his actions, about how to speak in his presence and at what time he wants to find your children dressed for breakfast.
Then this person surprises you: on a Monday morning he shows up in the kitchen with a full suitcase and the announcement that he is going away forever because he doesn't love you; the ground collapses from under your feet, you don't know how to manage the guys who will want an explanation, above all you don't know what to do with yourself!
What are you now, if not half of a couple? What has defined you for all your adult life is nothing but the past, plus a rotten, wrong past that you have not been able to interpret and recognize.
Rose met Ben at the age of 19, and began to model her personality on that of man, hiding her shots, negative feelings, stifling passions in favor of a quiet family life and a placid relationship with her husband who takes charge of its economic livelihood. Now that she suddenly finds herself alone, with a house to support and three children to deal with, she begins to understand what she has given up for the sake of tranquility, what her real potentials are, but above all how strong the desire has always been to feeling appreciated for the commitment she has always infused in every daily gesture.
Catherine Dunne is impeccable in the description of the phases that Rose goes through following this total upheaval: moments of despair, anger and despondency alternate with the firm will to give the boys a normal life, without deprivation but above all without discovering that they have been totally abandoned by a father who seems to wash the hands of his wife and children.
Half of nothing is the story of a woman who discovers that she does not have to start from scratch, but only brings out something that has been buried for a lifetime, learning to live first of all with herself and with the awareness of being able to be a valid person.
A book that can be read with an open mind and a warm, wonderful and strong.
Catherine Dunne, nel 1997, fece il suo debutto nel mondo letterario con il romanzo 'La metà di niente' (In the beginning, in lingua originale), suscitando pareri che ancora oggi tendono ad uniformarsi. La maggior parte dei lettori lo ha considerato un libro deludente, monotono e insipido, privo di twists e sfiancato dal peso di una protagonista uggiosa vittima delle sue stesse geremiadi. Non esattamente un esordio grandioso, eh Catherine? Per quel che mi riguarda non propendo assolutamente per una bocciatura totale, pur avendo una corposa lista di recriminazioni per la signora Dunne. Ho detestato con ogni singola fibra del mio corpo lo stile narrativo e il registro linguistico impiegati, il linguaggio fin troppo scarno ed essenziale, le scarse capacità descrittive dell'autrice e i continui lamenti della protagonista, Rose, ora in lacrime tra le braccia di Martha – l'amica che, in quattro e quattr'otto, si fionda in Irlanda dalla lontanissima Australia per farsi una pinta di vino con la compagna piantata dal marito - , ora in preda ad attacchi di pianto incontrollato e crisi isteriche immotivate. E detestare contemporaneamente lo stile e la protagonista di un libro rende la missione più complessa di quanto ci si possa immaginare. Tuttavia, prendendo il mio coraggio a due mani – e rifiutandomi di vanificare l'ennesima lettura dell'anno - , ho tentato di concentrarmi sui significati che stanno alla base di questo libro e sull'immagine universale del tradimento e delle famiglie spezzate che si evince dalla rappresentazione della famiglia Holden. Di grande interesse è, ad esempio, la primissima percezione che Rose ha dell'accaduto – ovvero dell'improvvisa e inaspettata partenza di Ben con un secco “Non ti amo più” -. A destabilizzare il suo equilibrio non è tanto l'addio del marito in sé, quanto il fatto che un tale episodio si sia potuto verificare in casa sua, che lei, Rose Holden, madre di Damien, Lisa e Brian sia stata piantata in asso! Lei! Proprio lei! E' “agli altri” che dovrebbe accadere, alla “gente che viveva in piccole case con frotte di bambini”, non alle “famiglie solide e perbene”. Al di là del suo spiccato egocentrismo, è questo un atteggiamento in cui possiamo facilmente ritrovarci, una filosofia cui aderiamo spesso senza troppa consapevolezza, un tempo reinterpretata in chiave appena più tragica dall'artista Marcel Duchamp: sulla sua tomba fece infatti incidere l'epitaffio, da lui stesso composto, “d'altronde sono sempre gli altri che muoiono”. Ora, forse questa Rose Holden manca del genio e dell'intelligenza di Duchamp, ma l'idea che sta alla base delle loro parole è di fatto la stessa: siamo esseri corruttibili nient'affatto immuni alle sventure, e solo quando inciampiamo in una di esse ci rendiamo conto che forse “gli altri” potremmo essere proprio “noi”. Arriva poi il momento in cui l'impensabile, ciò che avevamo visto sconvolgere la vita della vicina di casa, delle signore che si affrettano lungo le corsie del supermercato, delle lavoratrici che nascondono il proprio dolore dietro una maschera di trucco, ecco che diventa normalità e in virtù di esso è necessario ristrutturare la propria vita. Ora scavando nel passato, alla ricerca di indizi che ci erano sfuggiti e che ci avrebbero permesso di porre un freno alla tragedia prima che facesse tutto il suo corso, ora tentando di rimettere insieme i cocci di un vaso che potrebbe ancora essere recuperato, rendiamo accettabile e vivibile ciò che prima non lo era, combattendo quel mostro di rabbia che rischia di montarci dentro giorno dopo giorno, sfruttando le nostre energie per riempire d'amore la vita di chi può ancora essere salvato. Un romanzo che, dunque, non mi sento di bocciare e di definire un flop totale – nonostante i rimproveri prima elencati -, ma di consigliare a chiunque creda che le sventure possano essere solo una faccenda “propria” o una faccenda “degli altri”. Vi ricrederete.
Tre stelline e mezzo. L’atmosfera cupa che aleggia in tutto il libro, dall’inizio alla fine, ha penalizzato un po’ la valutazione generale. La storia è scritta bene, il linguaggio è scorrevole, interessante la sovrapposizione temporale del presente (narrato al passato) e dei ricordi (narrati al presente). D’altro canto è anche vero che l’argomento trattato è parecchio scomodo: induce a porsi delle domande che per amor di serenità forse è più semplice evitare, ma non utile. Tutta la trama ruota intorno al percorso emotivo della protagonista, Rose, lasciata dal marito ad occuparsi dei loro tre figli e a far fronte al sostentamento della famiglia. La descrizione della donna tratteggia una figura estremamente rigida, una persona che necessita di programmare ogni cosa, di riempire i vuoti della giornata per il terrore che possa esserci del “tempo” dinnanzi a sé. Rose ha bisogno di non essere mai sola con se stessa e questo accade anche prima che il marito la lasci. La sua severità è rappresentata ovunque ed è, forse, propria di molte donne che vivono la vita degli altri, per compiacere un marito, un compagno, i propri figli. Anche con gli stessi figli, per esempio, Rose si "lascia andare" sempre in maniera accuratamente studiata non rivelando mai se stessa. Non credo che essere dei "duri" in ogni situazione sia indicativo di un miglior lavoro genitoriale. Ammetto di non essere entrata molto in sintonia con lei, anche se in alcuni punti del libro le avrei tranquillamente battuto il cinque. Su Ben, non mi pronuncio. Un uomo che lascia la moglie e i figli senza una spiegazione, senza sicurezza economica, senza curarsi del loro benessere psico-emotivo, per me non è nemmeno un uomo. Quindi, glisso. Nel complesso, lo consiglio. E’ un libro che stimola la riflessione, curato, non banale, forse un po’ maniacale nei contenuti, ma posso presumere che fosse nell’intento dell’autrice per ricercare la continua tensione all’equilibrio verso cui la protagonista protende e di cui abbisogna fin da quando è ancora ragazza e non madre/moglie. Quasi quattro stelline, va ;)
"Non era più la metà di una rispettabile, solida, coppia borghese. Era la metà di niente." Moglie e madre della borghesia irlandese viene improvvisamente abbandonata dal marito. Dopo un attimo di incredulo sbandamento, ritrova la fiducia in se stessa e impara a gestire casa e famiglia da sola. Ricostruisce così una vita più appagante e dignitosa sia per lei che per i figli, riscattandosi da anni di un matrimonio che l'alienava e l'avviliva. Un romanzo d'esordio notevole di una scrittrice da tenere d'occhio.
Leggere un libro in due sere per me, in questo periodo, è una vera eccezione. O il libro è di una rara bellezza e non mi consente tregua. O è talmente semplice, che scorre senza problemi. Purtroppo questo appartiene alla seconda categoria. E mi ha lasciato pure una vaga sensazione d'ansia e d'inadeguatezza.
Un giorno Ben entra in cucina. Sta cercando Rose, che è occupata a bollire le uova. «Rose.» Ultimamente non l'ha quasi mai chiamata per nome, perciò lei alza lo sguardo sorpresa. «Dobbiamo parlare.» Il mondo crolla, anni e anni precipitano turbinando, vite vengono distrutte. Adesso Rose sa che tutte le venture sono state annunciate da quella frase. Dobbiamo parlare. «Devo andar via per un po'. Penso che abbiamo bisogno di stare ognuno per conto proprio, solo per un periodo. Mi dispiace farlo così, ma è che non sono felice.» Rose fissa le uova. (...) In questo romanzo d’esordio, la scrittrice irlandese alterna la cronaca dei fatti che stanno accadendo nel 1995, anno in cui Ben decide di voler tornare a essere felice, e la ricostruzione della storia che li ha portati da giovani fidanzati a quello che sono diventati oggi. "Non era più la metà di una rispettabile, solida coppia borghese. Era la metà di niente." Questa frase, secondo me, racchiude l’essenza del libro. Rose e Ben anelano entrambi al riconoscimento sociale, a costruire un nucleo che li faccia sentire accettati, dove ognuno si comporta con giudizio e secondo quanto gli viene richiesto, senza chiedersi mai se è questo ciò che davvero vogliono. Quando Ben annuncia alla moglie di aver deciso di andarsene, non sta infliggendo un duro colpo a una moglie innamorata, no, ma a una donna che ha fatto dell’apparenza e della convenienza il suo stile di vita. La sua prima reazione, infatti, non è di disperazione per l’abbandono, ma d’incredulità, perché queste sono cose che succedono agli altri, non a lei. Ma chi sono gli altri? Sono quelli che accompagnano i figli a scuola, che fanno spesa al supermercato, che puliscono casa ogni giorno, che aspettano la ciurma la sera con un piatto fumante in tavola. Gli altri non sono altro che noi. E quando tutte queste attività quotidiane perdono di senso, non possiamo fare altro che chiederci: chi sono io? Perché “gli altri” continuano a girare per il supermercato come se nulla fosse successo? (...) Gli altri elementi del romanzo, tutto sommato, sono meno interessanti (...). I continui flashback rendono la lettura veloce, ma non arricchiscono più di tanto le figure dei protagonisti, né del loro contorno familiare. Rose e Ben rimangono due personaggi piatti, senza grandi evoluzioni, fondamentalmente bloccati nel loro egocentrismo (...)
Rose e Ben vivono in Irlanda, hanno tre figli, una casa di proprietà, una piccola azienda e una vita borghese discretamente agiata. Rose e Ben sono una coppia come tante, e in fondo non ha tanta importanza se l'amore non fa più scintille: finché c'è un focolare domestico, e la sicurezza di poter portare avanti la famiglia, può andare bene tutto così. A Rose, almeno; perché a Ben non va più bene. Ed è lui che, da un giorno all'altro, decide di andare via di casa, senza dare spiegazioni. Dov'è andato suo marito, perché, e con chi? Come fare a spiegarlo ai ragazzi, o forse è meglio attendere, perché ritornerà? Quando Ben si chiude la porta di casa (e forse un pezzo di vita) alle spalle, Rose si ritrova improvvisamente carica di interrogativi. Di fronte al vuoto, però, non c'è tempo da perdere: deve rimboccarsi le maniche. E' pur sempre la vecchia Rose, quella che ha saputo vivere per vent'anni con un uomo che non le ha mai offerto davvero ascolto, comprensione, rispetto della sua individualità. Con lui Rose si è abituata ad assecondare, a glissare, a fingere, a portare avanti un ménage stanco ma in apparenza solido. E allora, che la fiction continui. Solo che, quando si rende conto d'essere stata solo "la metà di niente", perché il suo rapporto con Ben - sin dal fidanzamento e dai primi anni del matrimonio, ricordati in flashback al presente - non ha mai veramente funzionato, Rose inizia a scoprire le sue risorse. Che non sono poche. Con un linguaggio preciso, quasi tagliente, che descrive nitidamente la psicologia dei personaggi e soprattutto della protagonista, Catherine Dunne, 41enne al momento della scrittura del romanzo, come la sua Rose, ci regala uno spaccato di vita quotidiana incredibilmente reale, in cui ogni donna lasciata dal partner potrà probabilmente riconoscersi. Rose crede d'essere debole, ma si scopre forte; dipende dallo stipendio del marito, ma è in grado di guadagnarne uno suo; sostituisce con disinvoltura, con i figli, l'autorità paterna e, da sola, riesce a venire a capo del mistero della scomparsa di Ben. C'è probabilmente molto di autobiografico nel romanzo della Dunne (che, come Rose, ha perso il suo secondo figlio); c'è sicuramente, nelle sue parole, un'eco che risuona, in qualche modo, in ogni donna.
Per cominciare, ti dirò che mi piace tantissimo il titolo: “La metà di niente”, e perché? Semplicemente perché da senso a tutto quello che vive e sente la protagonista con il trascorrere dei giorni. Una mattina si alza come sempre, comincia a preparare la colazione per i suoi figli e marito, e questo, da punto in bianco la lascia, senza una spiegazione aldilà che il fatto che ha smesso di amarla... così, della notte al giorno. Lei poteva disperarsi, correre dietro di lui, chiedere spiegazioni, cercare una riconciliazione a tutti costi... ma invece, rimane ferma, e inizia un lavoro dentro se stessa incredibile. La sua prima e principale preoccupazione è che i suoi figli non rimangano traumatizzati per l'abbandono del padre, per questo cerca di mantenere un'ordine, fino anche una così detta “ruotine” con loro. Allo stesso tempo deve cominciare a preoccuparsi della situazione economica, già che fino a quel momento era suo marito che si arrangiava con tutto, e adesso se ne era andato, gli aveva abbandonato. Lei si domanda cosa fare e la sua prima risposta è demoledora: ‘niente’. Fino a quel momento era stata la segretaria di suo marito, l'anfitriona delle cene che lui organizzava, l'incaricata di mantenere l'ordine della casa, la madre dei suoi figli... “la metà di una rispettabile e salda coppia borghese.” E adesso? ...adesso semplicemente era “la metà di niente”. Ovviamente non è vero che lei non sappia fare niente, soltanto che sempre aveva pensato, creduto, di sentirsi realizzata al fianco di suo marito, esclusivamente con quello.
Per questo, per la forza che fa vedere la protagonista; forza che ha radici nel ammettere i propri sbagli, fallimenti, responsabilità, nel sovrapponessi al colpo ricevuto, nel sapere cercare aiuto, sia nei suoi figli, che in suoi amici; è che vi raccomando questa lettura. Soprattutto alle donne, già che molte volte crediamo l'aver bisogno di un altro per essere complete, crediamo di dovere essere la metà di... dimenticando che già siamo complete, tanto quanto lo sono loro.
Rose e Ben sono una coppia benestante e tranquilla, con tre figli, di età differenti e solita routine quotidiana mediamente felice. Una mattina Ben, lascia Rose e i figli inaspettatamente. Da quel momento inizierà il percorso di Rose, in un flusso di coscienza di sentimenti e riflessioni, scandito da azioni quotidiane pratiche. Si ritroverà a dover far fronte alle necessità familiari da sola, a gestire la parte economica, burocratica e i sentimenti differenti dei tre figli di fronte alla nuova situazione. Al tempo stesso Rose fa un lavoro su sé stessa, riflettendo sui dioi ricordi, sull' inizio della storia con Ben e di tante piccole cose che forse erano campanello d' allarme. Grazie all' aiuto delle amiche si ritroverà una donna nuova, in rinascita e piena di forza, che non pensava di avere, tanto da riuscire sia a resistere al ritorno di Ben e sia a realizzarsi professionalmente. Mi è piaciuto molto questo libro, l' autrice è riuscita a toccare corde profonde dell' animo femminile, nel momento di una crisi di coppia importante, riuscendo ad alternare i momenti di down di Rose e la forza che ricava da tutta la situazione. La descrizione del litigio tra lei e Ben verso la fine, dove lui è molto aggressivo e la colpisce, mi ha toccato molto e sembra veramente attuale. La scrittura viaggia tra il presente e il passato di Rose, fatto di ricordi che aiutano a ricomporre la sua storia personale e il rapporto con Ben.
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Avevo seguito una presentazione al Circolo dei Lettori di Torino con l'autrice. Lei presentava un altro volume, se ricordo bene 'La metà di niente' ed io ero rimasta molto colpita da questa scrittrice irlandese, così gentile eppure con un carattere che mi sembrava sprizzasse forza e dedizione. Aveva raccontato della sua scrittura e di come dedicasse del tempo ogni giorni alla scrittura anche per non arrivare a comporre, e comunque si metteva lì. L'incontro mi era molto piaciuto e me ne ero uscita volendo leggere qualcosa di suo. Avevo scelto 'La metà di niente' perchè lei lo aveva citato, in Italia era diventata famosa perchè la moglie di un noto politico al suo divorzio aveva detto di sentirsi appunto 'la metà di niente'. Non avevo aspettative altissime il romanzo è veramente lontano dalla mia area di lettura ma ciò nonostante la scrittura dell'autrice mi aveva davvero colpito. Del come una coppia si disgrega, di come ci si lascia e di come le abitudini in fondo non sono veramente 'nulla'. Avevo amato questo romanzo, mi aveva riscaldata e fatto pensare. La normalità a volte si sfascia ed è proprio questa la normalità, imparare a lasciare andare e a costruire altro da capo. Un libro che mi ha dato speranza.