Certo che rispetto al mondadoriano "Lo scacco di Maigret" il nuovo titolo adelphiano "Maigret prende un granchio" è bruttino..
Un Maigret abbastanza sintetico, un'indagine di atmosfera molto buona: in una Parigi come sempre brumosa, il nostro commissario si trova a dover proteggere (grazie a una raccomandazione niente meno che ministeriale) un odioso ex compagno di scuola riemerso dai ricordi di Saint-Fiacre: Maigret pensa che sia l'ennesimo sopruso di un compagno prepotente, questi però la mattina dopo viene trovato morto, e per il nostro eroe cominciano gli scrupoli di coscienza: aveva fatto davvero tutto il possibile, oppure agendo di malavoglia aveva trascurato qualcosa di essenziale?
A questo primo scacco ne segue in realtà un secondo, perchè il commissario, perduto in un labirinto di odii verso la vittima, forse influenzato da un certo disprezzo e quindi sospetto verso la piacente segretaria apparentemente fedele al padrone che pure la umiliava sessualmente, individua il vero colpevole solo quando costui si è appena reso uccel di bosco.
Ritorna anche potente, come in altri suoi romanzi, il tema dell'alcolismo.
SPOILER
Ancora una volta siamo lontani dal poliziesco tradizionale: non solo non ci verrà detto se le lettere minatorie se le scriveva davvero la vittima da solo, ma nemmeno quale fosse il vero movente dell'assassino: è sufficiente che avesse il carattere giusto..